│❖ 20.𝟶𝟻.𝟸𝟶𝟸𝟷 │❖ ɢɪᴀʀᴅɪɴᴏ Hᴀʏᴀᴡɪᴀ -- Rᴀᴠᴇɴғɪʀᴇ , Vɪʀɢɪɴɪᴀ │❖ #Ravenfirerpg Era passato un mese esatto dal terremoto, e quanto accaduto in città, non era passato inosservato agli occhi della Blossom come a quelli di chiunque, in quanto aveva stravolto le vite di tutti. Un evento più unico che raro, che aveva portato diversi racconti da parte dei malcapitati che erano finiti tra le grinfie di uomini e donne dall'identità sconosciuta, ma che Leah aveva bisogno di conoscere. In quanto rappresentante del proprio popolo, doveva sapere esattamente più cose possibile, in modo da poter cercare un'offensiva, in modo da proteggerle tutte, senza che nessuna di loro potesse vivere un'esperienza tale una seconda volta. Era stata molto austera forse, nel chiedere a tutte loro di vedersi nel punto in cui la loro vita era iniziata, ma Leah aveva bisogno di sentire tutte le loro versioni, per procedere ad una linea di pensiero e di azioni. Per tutti viste come un popolo beniefico, sapevano essere una sorpresa, e in quel caso, avrebbe fatto in modo che tutte loro potessero difendersi da quello che a tutti gli effetti, poteva rappresentare un nemico. Seduta ai piedi dell'albero Hawayia, Leah lasciò che la brezza primaverile le solleticasse la pelle, mentre il sole le entrava dentro, confortandola ma allo stesso tempo infondendole tutta l'energia possibile per affrontare quella conversazione con le proprie sorelle. Perchè seppur lei apparisse troppo sicura di sè, come se nulla potesse scalfirla o indispettirla, celava un grande cuore, quel cuore che per tutta la propria razza, batteva ardentemente. Riaprì gli occhi, non essendosi nemmeno accorta di averli chiusi, quando sentì pian piano avvicinarsi le proprie sorelle in primis, e dietro a loro tutte le altre. Quella conversazione avrebbe dato un nuovo punto di svolta, o forse no? Sarebbe riuscita a tenerle tutte sotto alla propria guida, persino quelle più restie? Le accolse quindi tutte con un sorriso, facendo cenno loro di sedersi assieme a lei sull'erba, in modo da essere tutte allo stesso livello, senza sentirsi un gradino più in altro, vista la propria posizione per la razza e per il Consiglio. « Sono estremamente felice di vedervi, tutte quante. Nessuna esclusa. » Le ultime due parole pronunciate, erano rivolte a quelle che avevano poco amore verso ciò che erano, o per assurdo, non volevano essere ciò che erano.
Belle Blossom
Il mese trascorso non era stato semplice per Leah. L'avevo vista cercare di rimanere salda in mezzo a molti interrogativi, in mezzo a molte sofferenze, in mezzo ad una città la cui natura era stata travolta - coprendo il verde con polvere e macerie, danneggiando la fauna e le persone, persino quelle più lontane dal soprannaturale. Come potevamo dormire serene se anche la Natura, attraverso il terremoto, si era rivoltata contro di noi? La preoccupazione, l'amore con cui desiderava proteggerci tutte era evidente sul volto di mia sorella. E speravo che ognuna delle fate presenti avrebbe visto quello, e creduto in lei quanto io credevo. - "Siamo qui" - dissi mettendomi seduta a terra alla sua destra, vicina, ma alla rispettosa distanza che mi era stata insegnata per il ruolo che Leah ricopriva. Tutte noi volevamo esserci le une per le altre, e gli sbalzi di potere, gli attacchi... erano cose di cui dovevamo parlare, ponendo fine alla credenza che le fate non potessero far niente per Ravenfire. La città era casa nostra. L'Albero Hayawia era casa nostra. E noi avremmo difeso tutto quello.
Nelly Grace Blossom
*Non erano stati giorni facili, per nessuna di noi, ed ero sicura che lei sentisse più di ogni altra il peso delle sofferenze che avevano colpito tutta la città. Avrei voluto aiutarla maggiormente in quegli ultimi giorni, il mio compito era consigliare, supportare e fare in modo che il peso della responsabilità fosse più sopportabile, ma non credevo di averlo fatto come avrei dovuto. I miei poteri erano andati completamente fuori controllo ed ero stata impegnata a ritrovarli, a non far danni, quasi ad imparare tutto da capo, come una bambina piccolissima. Erano stati attimi di controllo, la mia certezza più assoluta era scomparsa da un momento all'altro, sarebbe stato lo stesso se avessi smesso di respirare da un momento all'altro. All'inizio avevo pensato che fosse solamente un problema mio, ma avevo sentito da Arthur Spectra e altri sovrannaturali che non era stato così. Qualcosa di grande era successo ed ero contenta di essere lì in quel momento per poterne parlare con le Leah, Belle e le altre fate. Mi ero seduta alla sinistra di Leah, sorridendo per le sue parole, come a dire che le condividevo tutte e quindi presi la parola.* « Sono stati giorni molto difficili ed è un vero sollievo essere qui con voi... io stessa ho avuto grandi difficoltà con i poteri. Credo che condividendo quello che ci è successo, forse riusciremo a capirci qualcosa di più. »
Josie Cooper
Non era solita riunirsi con quelle che avrebbe dovuto considerare come sorelle. In verità Josie Cooper non riusciva mai a fare quello che gli altri si aspettassero da lei: ma solo esattamente il contrario. Spirito indipendente e aura oscura, la Fata d'autunno aveva accettato di prendere parte a quella riunione perché in fondo non poteva di certo negare la propria natura. Le altre fate le conosceva alcune vista e altre un poco meglio, ma solo Belle e Serena erano quelle con cui aveva avuto più a che fare. Leah, la loro caporazza, la conosceva solo tramite i racconti di Belle. Una sorella maggiore che avrebbe dovuto guidare tutte loro, ma anche un continuo confronto con se stessa se si parlava della sua amica. Josie era seduta un poco in disparte seppur attenta come un gatto. I capelli castani raccolti in una treccia e lo sguardo furbo fisso su chi avesse preso parola come una partita di tennis. Lei aveva perso i poteri e quasi la vita e, dato il suo spirito scientifico, voleva capire che diavolo fosse accaduto a tutte loro. Cosa fosse quel terremoto. Perché avessero reagito così ad esso. Alzò la mano per prendere già parola. Era fatta così. 《Credo che molte di noi si siano sentite perse che si trattasse di avere poteri fuori controllo o, come me, non averli affatto. Avete già delle teorie a riguardo?》
Gerte Heike A. Ivanova
Era trascorso un mese da quando tutta la sua vita sembrava essere stata rivoltata come un calzino. Il suo corpo portava con sé le cicatrici di quell'evento che aveva scosso così tanto nel profondo la fata da farle dubitare perfino di se stessa. Cosa che si pensava impossibile per la Ivanova che non aveva mai mostrato alcun dubbio di quei poteri che la natura le aveva donato. Eppure, a distanza di tempo, si chiese ancora che cosa fosse successo realmente al lago, e chi era quel giovane che sembrava avercela così tanto con lei e Janel? Inspirò una, due, tre volte prima di giungere al luogo ove tutto era cominciato, la sua vita, il suo percorso. Passò lo sguardo sulle fate presenti, un leggero cenno del capo per salutarle prima di stringersi nelle spalle e prendere posto, per una volta, un passo indietro rispetto alle sue sorelle. Stava ascoltando le loro parole prima di intervenire, prima di poter raccontare qualcosa di cui non era nemmeno certa. « Credo che sia qualcosa di più di questo, qualcosa che vada ben oltre i nostri poteri da fata... »
Sarah Jillian Marshall
Mentre ascoltava le Blossom parlare la giovane non poteva che pensare all'ultimo mese a ciò che era successo nella sua vita. Aveva rischiato di perdere suo fratello a causa del terremoto, Gabriel era vivo per miracolo, era vivo perché lei era riuscita a tirarlo fuori dalle macerie ma non ne era uscito incolume assolutamente. La fata per giorni era rimasta seduta al capezzale del fratello con la speranza che la prognosi riservata potesse sciogliersi ed era successo ed ora finalmente poteva dormire sogni tranquilli. Ma in quei giorni non aveva dovuto contrastare soltanto la preoccupazione nei confronti di Gabriel no, contemporaneamente al terremoto i suoi poteri erano come impazziti, si era ritrovata a vedere arbusti uscire dai palmi delle sue mani senza che lei potesse controllali, senza che la pelle delle sue mani potesse sanarsi, erano stati tre giorni orribili quelli, più si faceva prendere dal panico e dalla paura più i suoi poteri erano fuori controllo. L'unguento che Belle le aveva dato faceva miracoli seppur per poco. Certo, quei ricordi sembravano lontani ma Sarah era sicura che non avrebbe dimenticato nulla di tutto ciò. «Qualcosa ha scatenato ciò che è successo, insomma molte di noi si sono ritrovate a non avere poteri mentre altre hanno avuto un sovraccarico, io pensavo di impazzire in quei giorni. I palmi delle mie mani sanguinavano di continuo, ho odiato essere ciò che sono.» Disse sentendosi quasi in imbarazzo ma probabilmente altre sue sorelle che come lei si erano trovate nella sua stessa situazione avevano provato lo stesso sentimento.
Katherine B. Leigh
Un mese era passato dal terremoto e ancora adesso avevo dei leggeri vuoti di memoria di quel giorno e dei giorni dopo, ma ero venuta anche a conoscenza dalle sorelle fate che erano successi degli eventi che non potevano passare in osservati e che dovevamo assolutamente parlarne con la leader delle fate! Leah aveva chiesto di riunirci tutte nel posto in cui ci ha viste nascere, ai piedi dell'albero di Hawayia. Quella era una giornata primaverile, con tutti i fiori che iniziavo a sbocciare per far ammirare tutta la loro bellezza, ed io ero felice di passare un pò di tempo con le mie sorelle, mi piaceva la mia natura di fata non rinnegavo la mia natura e forse non l'avrei neanche cambiata per nulla al mondo! Ed appena arrivai accennai un sorriso verso ogni sorella, perché per quanto io sia una un pò difficile da capire ma almeno con loro potevo esprimere la mia vera natura, e capivo anche l'importanza di quella riunione « Sono felice di essere qui, e di vedere che dopo quello che è successo siamo ancora tutte qui, anche se io non ho memoria di quel giorno, non chiedetemi perché, cosa che mi sto ancora chiedendo cosa mi sia successo. Ma ora siamo qui, e di nuovo insieme » dissi prima di sedermi a terra a stretto contatto con la natura.
Rosalie Campbell
Mentre tutte le ragazze parlavano la bionda tornò indietro con i pensieri a quel fatitico giorno. Non poteva dimenticare quel giorno nonostante siano passati alcuni mesi. Se aveva avvertito quella scossa? Si. Ma fortunatamente lei non aveva avuto danni, ma non poteva dire lo stesso degli altri, dei suoi amici, delle sue stesse sorelle. Tuttavia la fata poggiò ambedue braccia sulle proprie gambe, le di lei labbra si schiusero e lei poté prendere parola. 《 Io credo che sia successo qualcosa più grande di noi. E--- 》 Si fermò dal pronunziare il restante delle parole guardando ognuna delle sue sorelle, poi il suo sguardo cadde su Leah. 《 Volevo indagare appunto su quanto è successo. Sarah ha ragione molte di noi si sono ritrovate senza poteri, altri hanno subito un sovraccarico. Intendo scoprire cosa sia accaduto davvero. 》
Evadne Leda Spyros
Le labbra strette in una smorfia. Ricordare il terremoto e la sensazione di panico che le ha stretto la gola e lo stomaco non è bello per la giovane Evadne. Una fata fredda come il ghiaccio, ma nata in una stagione calda come l'estate, un vero ossimoro se ci pensate attentamente. Mentre distrattamente rigira tra le mani uno dei suoi "bambini" un coltello con un manico intarsiato in legno d'ebano e decorato con dell'alabastro, non le viene troppo difficile ascoltare le parole delle altre. « Vi siete rese conto che in città c'è più gente del solito? » Evadne è una grande osservatrice e non passa nulla di inosservato sotto i suoi occhi. La " gatta " come in molti la chiamano, arriccia il naso e sospira. « Potrebbero essere umani o, magari, potrebbero essere altro. » Un altro che non ha identificato. Certamente ella non è una tipa da convenevoli come si può notare. Si alza infatti in piedi, il coltello tra le mani, ancora. Certo non vuole fare male alle sorelle, ma a chi le spaventa e le terrorizza sì. « Potrei fare un giro. Ascoltare e riportare a voi quanto sento. In fondo, sono brava in questo. » Alza le spalle quasi fingendo disinteresse. Chiederà comunque aiuto ai suoi amici, questo è ovvio ( almeno a lei ). « Non mi caccerò nei guai, terrò un profilo basso. » Sarà un'ombra, letale in caso ce ne fosse bisogno.
Chiara Mancini
Per Chiara essere fata non necessariamente implicava il recarsi nella loro terra nativa. Seppur la sua natura la spingeva molto spesso al contatto diretto con la flora e la fauna, Chiara si limitava a rimanere nel bosco della cittadina in cui viveva senza superare mai il limite verso il mondo delle fate. Quella volta fu diverso. Erano anni che non si recava li, ed entrarvi le procurò un brivido lungo tutto il corpo e le venne quasi spontaneo lasciarsi andare alla sua vera forma, quasi come se fosse stata spinta da una forza maggiore. Gli occhi fissi sul maestoso albero padre con foglie sorprendentemente rosse, seppur non era ancora sbocciata la calda stagione, Chiara fluttava leggera verso quelle che di fatto erano le sue sorelle. Si sedette a cerchio vicino a Josie, l'unica che all'interno della cerchia considerava come una vera sorella e con attenzione ascoltò i racconti di ognuna. Lei ricorda vagamente quello che avvenne quel giorno. Un forte boato e la terra prese a tremare per un tempo lunghissimo a detta della fata e poi il nulla. La spossatezza dei giorni a seguire e la quasi mancanza dei suoi poteri era tutto quello che riusciva a ricordare. Volse infine lo sguardo verso Katherine e prese parola. « Anche io non ho memoria. Ricordo un forte boato, la terra che inizia a tremare. Ero nel bosco, riuscivo a sentire il nervosismo degli animali attorno a me, poi ad un certo punto tutto si è spento. Non sentivo più nulla, i miei poteri erano flebili. Credevo di essere stanca, ma il giorno dopo e quello dopo ancora la situazione era la stessa. » Fece una pausa abbassando lo sguardo sui suoi piedi ricoperti di lievi tatuaggi simili a radici di un albero e riprese a parlare. « Ma so che non è stato un problema solo di noi fate, anche altri esseri hanno subito cambiamenti o perdite di potere. » Ammise sapendo esattamente di cosa stesse parlando. La sua migliore amica, era stata giorni interi malconcia e la sua guarigione solitamente accellerata, dopo il terremoto aveva cessato di esserci. « Non credo sia stato un semplice terremoto. »
Winter Alease N. Lindholm
Ritrovarsi in quel luogo in compagnia delle sue sorelle non era cosa da poco per Winter la quale non aveva mai nascosto il suo essere così tanto restia. Aveva imparato a vivere la sua vita, a non chiedere niente a nessuno, ma soprattutto a tenersi fuori dalle faccende delle fate, eppure in quel momento qualcosa l'aveva spinta ad accettare quell'invito. Osservava ognuna delle sue sorelle prendere la parola, cercare una possibile risposta a ciò che era successo, mentre Winter osservava in silenzio. Aveva fatto un passo indietro mentre ognuna s'accendeva cercando di capire che cosa fosse realmente accaduto. Una di loro addirittura si offrì per indagare sulle motivazioni che aveva portato tutte a perdere o meno i poteri, eppure lei rientrava tra quelle i cui poteri sembravano essere impazziti. Aveva immaginato di gettare radici ovunque, la situazione al Circle Eight era precipitata oltre ogni dire, e in quel momento si sentì, ancora una volta, persa. « Concordo con Chiara, non è stato un semplice terremoto. » Disse con un tono di voce fermo, forse le prime parole che riuscì ad esprimere in un contesto così tanto sovrannaturale. Si prese il suo tempo per osservare ognuna di loro, prima di posare lo sguardo su quello della guida in cui riponeva ogni fiducia. « Persone che non hanno memoria, poteri impazziti... Va bene, non sono mai stata la fan numero uno per essere una fata, ma non mi è piaciuto per nulla non sapere che cosa aspettarmi. Prima la storia di Halloween, adesso questo... Qualcosa sta cambiando a Ravenfire. »












