#wip2021
Si ringrazia @blogitalianissimo perché mi fa usare i suoi bimbi. tw: v*mito
«Vez, la prossima volta vedi di vomitare altrove...»
La macchia è lì sul pavimento, proprio di fronte all’entrata, quasi l’altro avesse atteso con educazione di tornare a casa prima scaricare il contenuto del suo stomaco ubriaco nel primo luogo disponibile.
Questa volta, se non altro, ha evitato il tappeto.
Non riceve alcuna risposta a parte il respiro pesante della sagoma gettata sul divano, un ammasso scomposto ed angoloso di cui a malapena può scorgere i contorni precisi.
«Lore...?»
Appoggia la borsa sul tavolo, con passi cauti si avvicina facendo bene attenzione a dove mette i piedi e lo scuote appena, toccandolo su una spalla, cercando di non muoverlo troppo bruscamente.
È così immobile da sembrare un soprammobile, un oggetto levigato e inanimato che solo per caso è stato vestito di stoffa ed appoggiato dove capita in attesa di trovargli la giusta collocazione.
Lo scuote di nuovo.
Lorenzo grugnisce.
Se non altro è ancora vivo, tanto peggio per lui che dovrà subire le conseguenze delle proprie azioni.
Non credeva avrebbe tirato un tale sospiro di sollievo.
Nella penombra distingue una mano che si alza, il movimento tradito dal debole luccichio del braccialetto argentato che l'altro non toglie mai, e che si abbassa di nuovo appoggiandosi da qualche parte su quel corpo che ora è solo un insieme di linee smussate.
Si sta coprendo le orecchie, probabilmente.
«Sai icchè, Mari? 'Un c’ho punto voglia di vive» strascica, con un filo di voce appena, e nota che è ancora tutto vestito, che la camicia è ancora infilata minuziosamente nei pantaloni, che i capelli sono ancora a posto a parte qualche area schiacciata dalla prolungata sosta tra i cuscini del divano.
Ed ecco lì il problema.
Chiude gli occhi, conta fino a cinque, quando li riapre nulla è cambiato e toccherà ancora una volta a lei sistemare la situazione, probabilmente ficcargli due dita in gola per fargli buttare fuori tutto, portarlo a letto con la forza, eliminare qualsiasi traccia di alcol dall’appartamento.
Se tutto va bene lo sentirà lagnarsi, e forse piangere, per un po'.
Se tutto va male lo vedrà immobile a letto, pallido come un cencio e con un'espressione contorta e sofferente che gli resterà sul viso finché non avrà smaltito i postumi.
Non lo vede sobrio da probabilmente tre mesi e si è quasi’ abituata a quella pantomima: lei che gli dice di smettere, lui che finge di ascoltarla, lei che insiste, lui che non cede perché, sostiene, ha tutto sotto controllo.
Normalmente è vero, solo non questa volta.
Questo, almeno per lei, è uno scenario nuovo.
Lorenzo beve alle feste, agli appuntamenti, in discoteca, beve in compagnia fino a trasformarsi tornando a casa a brandelli, selvaggio e scompigliato, pronto a passare una nottata d'inferno per poi ricominciare tutto da capo qualche ora dopo.
Avvicinandosi, però, non sente altro odore a parte la fragranza troppo agrumata del profumo in cui Lorenzo fa il bagno e il tanfo acre del vomito misto ad alcol.
Mormora una bestemmia e, sì, vorrebbe prenderlo a calci e vorrebbe urlargli qualcosa ma sa che non serve perché quello sul divano è un fagotto di stracci ed avrebbe la stessa efficacia di prendere a pugni e male parole un cuscino, un ammasso di panni sporchi.
Le aveva giurato che non avrebbe bevuto da solo, ché quello è il confine invalicabile tra il sapere ancora quel che si sta facendo e qualsiasi cosa venga dopo, e invece Lorenzo, ancora una volta, è andato da solo ma, fanculo, questo non è un viaggio in Thailandia per riscoprire se stessi.
«Posso sedermi sul divano o hai vomitato anche qui?»
«Icchè ne so io...»
«Non lo so, speravo avessi ancora un minimo controllo sui tuoi riflessi laringo faringei.»
Brontola qualcosa mentre le molle del divano cigolano sentendolo spostare, i cuscini cedono un po’ mentre lei si siede e stende le gambe davanti a sé.
Devono cambiare il divano ma non ha alcuna intenzione di spendere un altro centesimo per un qualsiasi pezzo di arredamento di quella casa.
Le sedie le ha comprate lei e quella non è neanche casa sua.
«Lore, ti fai aiutare?»
«Ho bisogno di dormì.»
«Dopo aver dormito.»
«E, Mari, pare che tu ti stai già a fa i piani pe’ l’anno novo?»
«Tu no?»
«C’ho ventisett’anni, magari crepo, che ne so.»
Non vorrebbe davvero accarezzarlo, non se lo merita, ma non riesce a fermarsi e la mano tra i capelli gliela passa comunque e li sente sudaticci tra le dita, li districa attentamente, continua a fissare l’unica luce accesa della casa che, fioca, illumina il corridoio creando una piccola chiazza aranciata di fronte a loro.
«Ce la fai ad andare a letto?»
Scuote la testa.
«Volevo pulire prima che tornassi.»
«Pulisco io.»
«Te ne sto a fa patì più che alla mimà.»
«Come se far soffrire tua madre non fosse il tuo passatempo preferito.»
La schiena di Lorenzo si muove, per quel che ne sa potrebbe essere una risata come un singhiozzo e si impedisce di controllare, continua solo a passargli una mano tra i capelli e sentirlo sobbalzare sotto alle sue dita.







