Yvan Sagnet has been campaigning against the exploitation of migrant workers in Italy for years. His organization No Cap works to ensure fai
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Yvan Sagnet has been campaigning against the exploitation of migrant workers in Italy for years. His organization No Cap works to ensure fai
ARTE Re: Slavery in Italy (Episode 8)
Yvan Sagnet from Cameroon is battling modern slavery in Italy's agricultural sector. Sagnet once worked as a low-wage farmhand. Now he is fighting for the rights of seasonal farmworkers, taking criminal recruiters, or gangmasters, to court.
Yvan Sagnet calls them slaves: the hundreds of thousands of seasonal farmworkers from Africa and eastern Europe on Italy's fields. Without their labor the country would have no tomato, orange or olive harvest. But the workers are exploited and often forced to live under inhumane conditions in ruins or shanty towns called ghettos. In 2011 Sagnet himself briefly picked tomatoes on the fields near the southern Italian town of Nardò. For four days he labored to fill the 350-kilogram crates. He earned 14 euros a day, ten of which he had to hand over to the gangmaster, or Caporale, for transport and water. Caporale is the term for the criminal recruiters who control and exploit the workers. After a 14-hour day working under the blazing sun and even being beaten, Sagnet took home only four euros. He helped to organize the first strike among the farmhands. It was a success, and since then he has been an activist for the rights of the farmworkers and against the gangmasters. Despite death threats, he has set up an organization called NoCap, a label to certify produce farmed under ethically acceptable conditions. And he has taken his fight against exploitation and slavery to the courts. So far, the Italian justice system has responded slowly. It's a fight that will take a long time to win.
E mi domando cosa siamo, noi, se mangiando un mandarino a tavola, d’inverno, non sentiamo il sapore amaro della prigionia
Mi prendo questo spazio per parlare di qualcosa probabilmente irrilevante per molte persone, ma che sento il bisogno di divulgare per espandere per quel che mi è possibile la conoscenza e di conseguenza la consapevolezza. Oggi ho preso parte a una conferenza tenuta da Libera, in cui hanno presentato il problema dello sfruttamento presente in tutt'italia portando la testimonianza di chi l'ha vissuta in prima persona. Yvan Sagnet è un ragazzo che arriva dal Camerun in Italia motivato da un grande amore verso questo paese, con grande fatica riesce a prendere una borsa di studio per il politecnico di Torino, che però perde il terzo anno, vedendosi così costretto a lavorare per poter studiare, viene indirizzato in Puglia alla raccolta di pomodori dove però scopre una terribile realtà. Nella tendopoli dove si trasferisce per lavorare vi sono duecento tende messe a disposizione dal comune che ospitano più di ottocento persone, i caporalati che fungono da tramite tra l'investitore agrario e i sia migranti che italiani, prelevano i lavoratori alle tre del mattino per portarli nei campi per la raccolta dei pomodori, pagandoli 3,50 € per cassa di pomodori, Yvan ci mette due ore a riempirne una, ma al guadagno dei lavoratori va sotratto il prezzo del trasporto di 10 € e del panino e dell'acqua 4 €, questo perché è severamente vietato portarsi del cibo. In oltre in caso di uno svenimento (lavorando piegando la schiena ripetutamente sotto il sole è molto frequente) si deve versare un ulteriore somma di 20 € per essere portati in un ospedale. Dopo una settimana di lavoro in condizioni disumane Yvan decide di ribellarsi e seppur con difficoltà convince gli altri lavoratori a scioperare per i loro diritti sanciti dalla costituzione. A oggi il problema dello sfruttamento è ancora presente, non solo al sud ma in tutt'Italia. Quando un frutto e un ortaggio hanno un prezzo estremamente ridotto bisognerebbe pensare al lavoro di quante persone ci sta dietro. Sentir parlare questa persona che ha passato sulla sua pelle tutto questo con speranza nel nostro paese mi ha dato una carica incredibile, come del resto è incredibile tutto ciò che ha fatto quest uomo anche a nome dei diritti degli italiani.
La Tredicesima Ora - La storia di Yvan Sagnet
Yvan è un giovane di ventisei anni ed è arrivato dal Camerun in Italia nel 2007 per iscriversi a ingegneria al Politecnico di Torino. Ha scelto il nostro Paese perché si è innamorato dell’Italia festosa che ha visto partecipare a quei mondiali di calcio del ’90 dove gioca anche la squadra nazionale del Camerun. Per mantenersi Yvan svolge dei lavori occasionali fino a quando con la crisi crescente, nel 2011, non trova più niente. E allora da Torino si sposta in una masseria di Nardò, in Puglia, a raccogliere pomodori. E lì conosce uno dei lati peggiori del nostro Paese: la ferocia del caporalato. Uomini e donne costretti dalle 12 alle 15 ore di lavoro pagati tre euro e cinquanta a cassone (quasi quattro quintali), botte, penali, condizioni di vita così degradanti da trasformare una vecchia masseria pugliese in un girone dell’inferno. Ma Yvan sceglie di dire no alla violenza e allo sfruttamento, si ribella e organizza una protesta che porterà ad un grande sciopero di braccianti stranieri, sfruttati dai caporali, per chiedere il riconoscimento dei loro diritti. Grazie a quello sciopero, all’interesse suscitato nella stampa, nelle istituzioni e nella magistratura si arriverà a una legge nazionale contro il caporalato. La storia di Yvan Sagnet è la concreta testimonianza che anche le realtà più terribili e umilianti per la dignità delle persone si possono cambiare. Yvan non solo è riuscito a laurearsi al Politecnico di Torino in ingegneria delle telecomunicazioni ma ora lavora per la Flai CGIL, dove si occupa proprio dei diritti dei lavoratori stranieri. latredicesimaora.rai.it