Il #sindaco di #cagliari #zedda ha reso #viaroma #pedonale ma i #pedoni in giro sono pochi #estate2017 #sardegna #seratasarda (presso Via Roma)

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JESI / CORDOGLIO DELLA FONDAZIONE PERGOLESI SPONTINI PER LA MORTE DEL MAESTRO ALBERTO ZEDDA
JESI / CORDOGLIO DELLA FONDAZIONE PERGOLESI SPONTINI PER LA MORTE DEL MAESTRO ALBERTO ZEDDA
JESI, 7 marzo 2017 – «Profondo cordoglio e tristezza della Fondazione Pergolesi Spontini per la scomparsa del Maestro Alberto Zedda. Uomo di sterminata cultura musicale e di profonda sensibilità artistica, con l’esempio di quanto realizzato a Pesaro con il Rossini Opera Festival ha contribuito in maniera significativa alla nascita di un progetto di valorizzazione dell’opera di Gaspare Spontini…
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La panchina, una primavera da verificare. Lettera da Piazza S. Sepolcro.
Non te la prendere, Sancio,
che in questa folla ho cercato le biglie nere dei tuoi occhi come si fa con la memoria, nei cassetti gonfi di scartoffie inutili. Nelle grandi citta’ i passanti si osservano come in un acquario. Si paga per assistere allo spettacolo delle varieta’ in fuga. Ma qui memoria e desiderio giocano brutti scherzi, e dietro ogni angolo sgarrupato si nascondono i nemici, l’invidia, la fama, il compagno di banco con la forfora, il professore di tesi alcolizzato, le troike di balentes che mentono nelle lacoste, l’avvocato coi pantalono bianchi ch’e’ gia’ estate, la moglie ossessionata dal culo piatto, la tipa che non te l’ha mai data per via dell’apparecchio. L’amore. L’amore fruscia fra la folla col coltello tra i denti.
E’ la truce, tediosa, confortante circolarita’ dell’alveare.
Sentivo che sarebbe stato l’ultimo giorno d’estate. Ho naso per ste robe. C’e silenzio intorno. La gente sa che domani arrivera’ il vento a riempirci le gole di sabbia.
Io mi appiccio una cicca, in piazza S. Sepolcro, mentre il Marina caffe’ noir si riempie per l’ultima volta di fricchettoni e l’ambra dei lampioni oscilla sfocando il passo di quel cagnaccio la’. Mi pare una volpe. E’ tempo d’infilare il naso fra i rifiuti della festa.
Ma poi arriva lei, mi si siede accanto e sbuffa:
“Che stanca, wow....”.
“Una roba impegnativa, la cultura”.
“Gia’. Sono sfinita. Mi chiamo Chiara. Ho visto i tuoi occhi di turco, prima, fra la folla. Tagliuzzavano tutte le cose in vista.”
“Salamalecummete. Non temere. Sono un saladino gentile.”
“ Sei di queste parti?”
“Mmmm, direi di si. In realta’ sono appena tornato. Sono stato fuori per quattro anni”.
“Ah si?! Dove?”
“Istanbul. Facevo la spia per il Mossad. Infiltrato in un bagno turco d’alto profilo. Mi ha fottuto l’accento. Colpa della mia esse sibilante.”
Ride e mi stampa le pupille sugli zigomi.
“In realta’ vengo da Londra. Facevo il cameriere. Ma immagino di aver servito qualche spia, ad un certo punto. Ogni lavoro puo’ essere glorioso, con un po’ di fantasia.”
“Immagino di si. Io lavoro in un call center. Ma l’immaginazione non m’aiuta”.
“Infatti. Ecco perche’ sono tornato. Ho spremuto la fantasia come un limone, ma mi ritrovavo fra le mani sempre gli stessi spaghetti alle polpette. Mai un accidente di documento segreto. E poi Putin i dissidenti ormai li accoppa con le sostanze radioattive. Niente sparatorie. Una noia mortale”.
“Capisco. Stessa roba per me. Ho studiato filosofia. Tesi sulla poesia di Vico. Ma non sono i corsi e ricorsi a servire. E’ il call center a rendermi libera...”
“E la volonta’ di potenza dove la metti?! E’ una bufala. Son d’accordo. E poi quel coprofago viveva in un ostello con le zitellacce. Vatti a fidare”.
Un grappolo di zeccucce sghignazza, a pochi passi dalla panchina. Un tipo s’e’ mostrato nudo da uno dei balconi che si affacciano su piazza Dettori. Mutandone di pelle e posa mussoliniana. Protestava contro gli schiamazzi. La facciata antistante la chiesa e’ ricoperta da lenzuola che invitano al silenzio la ciurma. “ Preghiamo gli avventori di rispettare i residenti. I bambini non dormono”, sfoggia con rabbia un grugno pakistano.
“Avventori”...il multiculturalismo dovrebbe sempre partire dai palazzi. Metterlo per strada e’ un esperimento rischioso.
“Hai trovato Cagliari cambiata?”
“Si. E spero che il pivello al comune provveda a fornire i barbogi del centro con doppie finestre e condizionatori di Stato. Cagliari mi sembra rifiorita, in questi ultimi anni”.
“Parli di Zedda?!”.
“Quello con la riga da una parte ed il muso da pubblicita’ per il Master and Back. Lui no?!
“Non seguivo la politica nazionale da Londra. Tantomeno quella sarda. Ma la sua passione per il mojito ha fatto notizia. Credo sia un’epifania dei tempi. Gli elettori hanno bisogno di immagini. Negli States hanno scelto le orecchie a ventola, il junk food e le leve smolleggiate di Obama. Ci si immedesimano. Ora stanno arrivando i repubblicani. SETTANTAQUATTRO denti sbiancheggianti e fucili nascosti sotto le sottane. Il pivello ha stile. Si batteva per quelli che altri chiamavano “pastorelli”, gli universitari pendolari di 10 anni fa’. Ora sono medici ingegneri ed avvocati. E muovono voti. E poi se beve il mojito magari gli piace Hemingway. Ha stile, il pivello. Se non ce l’ha fa lo stesso. Come per il lavoro. Basta crederci”.
Chiara intreccia le unghie ben curate in artiglietti gentili. E’ curiosa la stasi dell’iride.E’ bella. Faccio l’uomo di mondo, insomma.
“Sono d’accordo. Fantola faceva il gradasso e s’e’ buscato ventimila voti tutti nel didietro. Io vengo da Iglesias. Ma amo Cagliari. Quando ho dei dubbi attraverso i cunicoli di Castello e mi affaccio nelle piccole terrazze panoramiche. Guardo Cagliari come una donna nuda, distesa. Mi fermo sulle braccia, le dita, la pancia, gli occhi del mare e le mani invisibili sul sesso. Torno a casa che ho sempre voglia di rinnovare il contratto d’affitto. Zedda e’ una speranza”.
“ Potrebbe essere un fenomeno importante. Voglio dire...internet, ste compagnie di bus con le ali che ci sballottano per l’Europa, schiacciati come sardine. I Master and Back, seppur impigliati nelle burocrazie dei vegliardi panciuti. Siamo usciti e ritornati. E guardiamo casa nostra con gli unici occhi che la possono salvare dall’abbandono, quelli del turista innamorato. Non ho seguito le minute. Ma mi pare primavera. La primavera di Cagliari. Come quelle arabe. Non siamo tanto distanti. Abbiamo un pappone al governo pure noi, e palmizi, e terre bruciate e uomini monogami senza troppa convinzione. Donne che scandiscono il tempo con pranzi e cene e puliscono il culo ai bambini fino ai quarantanni. Vecchi che parlano col tempo sugli scranni, mentre l’estate passa sotto forma di targhe straniere e di brezza, per la strada principale. Ci manca il petrolio. Forse e’ una primavera. Una primavera da verificare”.
“Ma non e’ che tu scrivi poesie?”
“No no. Ho smesso quand’ero giovane. Robaccia. Poi ho scoperto che mi piaceva piu’ trovare le parole nelle cose, piuttosto che il contrario. Presente i baci perugina? Ecco, le stronzate che penso sono dentro la cioccolata, mica l’avvolgono”.
“Ora...vecchio....quanti anni hai, turco?!”
“30. Compiuti oggi. A proposito...qualcosa scrivo. Ho un blog. Si chiama Lettere a Sancio Panza. Magari gli vuoi dare uno sguardo”.
“Lettere a Sancio Panza....quindi il Chisciotte scrive...ma...Sancio non dovrebbe accompagnarlo?...”
“ La vita e’ imperfetta. I libri ti regalano il biglietto d’andata senza dirti che quello di ritorno non esiste. Allora si scrive. Un circolo vizioso. Una fregatura. Sancio s’incazza e torna sui campi. Tu ti ritrovi a smoribondare sul letto, pentendoti di tutto. Eppure Cervantes lo dice. Colpa nostra, da cima a fondo. Anche questa una Primavera. Una primavera da verificare. Magari l’azzardo paga . Magari no”.
Rimaniamo a frugarci negli occhi a lungo.
“Turco, ti lascio. Daro’ uno sguardo al tuo blog. Tu tieniti quel sorriso, nel frattempo. Gli occhi tagliano e il sorriso rammenda”.
“Sono solo una vecchia baldracca”.
“Le baldracche fanno affari nella bella stagione. Ciao Turco, stai bene”.
“In realta’ pensavo di trovarmi un avvocato e sposarmelo e dargli dei mostriciattoli e sfilargli la casa al mare”.
“Non sarebbe primavera, Turco”.
“Hai ragione pupa. Ci si vede”.
S’e’ sollevato il vento, poi, Sancio. Ha strappato lenzuola dai fili e l’estate dalla pelle.
E’ arrivato carico di sabbia e ha riempito le gole, come promesso. Dicono sia venuta la pioggia. Ma io, come i randagi, avevo gia' trovato una soglia, ed un balcone. Delle biglie nere dei tuoi occhi manco l’ombra, Governatore.