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Lazy Sunday
Good morning!
Come le Seven Kingdoms della Song of Ice and Fire, così Napoli, l'Italia intera inventata da Elena Ferrante nella quadrilogia dell'Amica Geniale.
-L'amica geniale
-Storia del nuovo cognome
-Storia di chi fugge e di chi resta
-Storia della bambina perduta
Un mondo credibile e affascinante, brutale e misero, vivace e prospero; guastato e risanato, mescolando il bene con il male. Cosa sia poi il buono, cosa il cattivo, è tanto arduo a dirsi quanto stabilire chi vince, chi perde. In un universo veritiero di profonda umanità, nessuno si salva.
Le pagine scorrono animate da numerosi, numerosissimi personaggi, tutti in tremendo pericolo tranne pochi, pochissimi, forse soltanto due, Elena, che presta la sua voce al racconto, e Lila, che di quel racconto è il controcanto. Come nel romanzo fantasy di Martin, è la violenza che domina la parola, una inellutabile violenza che tutto travolge, l'amore, il sesso, gli affetti familiari; una violenza che deforma corpi e luoghi e che si sforma, si trasforma, perdura. Che può combattersi, forse, soltanto privandosi della forma stessa, scomparendo, dissolvendo, senza lasciare traccia alcuna.
Le tracce sono solo della scrittura: parole si affollanno e "veramente" creano come se tutto fosse vero. E con rammarico si lascia l'ultima pagina, dell'ultimo volume, risucchiati ormai in quel mondo fantastico.
even in the smallest place, can a garden grow
what we need now.
The National - Christmas Magic [Bob's Buskers]
La scrittura è una delle cose più forti che rimangono di una persona morta: una fotografia è solo una rappresentazione, una mediazione; un vestito, un oggetto, niente ha la potenza di una calligrafia. La pressione della penna sul foglio, un'indecisione, una cancellatura: quando vuole ricordare sua madre, quando proprio ha voglia di farsi più male possibile, Irene ne ricalca la scrittura col polpastrello. Quel contatto fisico è l'approssimazione più vicina del corpo del genitore che possa permettersi.
Da "Gli eroi imperfetti" di Stefano Sgambati. Minimum Fax 2014
Foto di Man Ray
Marina I. Cvetaeva. Giovinezza.
"Queste due peculiari proprietà della poesia cvetaeviana emergono specialmente in quella <lettura con creazione>, che la Cvetaeva instancabilmente esigeva; ma tanto più e ancor più tangibilmente esse si manifestano nel corso del processo della traduzione , aiutando il traduttore a prendere la via giusta, come conducendolo per mano. [...] Ogni traduzione è soltanto un simulacro, soltanto un approssimativo equivalente dell'originale, ma molto dipende dal grado di avvicinamento, dalla corretta comprensione della specificità del dato organismo poetico. E' una questione di scelta." dall'introduzione all'edizione Universale Economica Feltrinelli di Pietro A. Zveteremich
restiamo in casa, l'amore è anche fatto di niente...
Dettagli “La notte stellata" 1889 - Vincent Van Gogh
these are a few of my favorite things!
<3
"La ragione, signori, è una bella cosa, è indiscutibile, ma la ragione non è che la ragione e non soddisfa che la facoltà ragionativa dell'uomo, mentre il volere è una manifestazione di tutta la vita, cioè di tutta la vita umana, con la ragione e con tutti i pruriti." Si legge immergendosi nel proprio "sottosuolo" l'opera di Dostoevskij scritta nel 1864 a inaugurare la stagione dei grandi romanzi. Memorie del sottosuolo [edizione Einaudi Tascabili Classici,2.99 euro in ebook, traduzione di Alfredo Polledro] di Fedor Dostoevskij
è il libro DA leggere. Un romanzo, forse. Un romanzo, certo, in cui chi parla si congeda dal lettore affermando la propria condizione di anti-eroe. E proprio per questo confermando il suo valore di voce contradditoria, onesta e distonesta, irrazionale e profondamente razionale, malvagia eppur buona. L'uomo del sottosuolo è l'uomo scarnificato, è quella voce che ogni essere dotato di sensibilità si trova, suo malgrado, ad ascoltare.
Libro da sottolineare, parole da leggere e rileggere e da ripetere a memoria nella testa. L'uomo del sottosuolo siamo noi. Siamo noi quando accettiamo i limiti della nostra razionalità. Essere razionali non significa essere ragionevoli, nel senso più basso del termine. L'uomo del sottosuolo è un essere che usa con grande perizia le sue facoltà razionali e intellettive, per dividere, analizzare, classificare, giudicare. Ma non è ragionevole, non accettà ciò che la morale comune impone alla nostra ragione. Non riconosce il bene e il male sociale. Anzi, lo riconosce e lo combatte.
E combattendolo afferma la sua unica vera essenza: l'uomo è e deve essere puro volere. Volontà. Che non sempre è buona. Talvolta è crudele. Eppure ci mantiene in vita. L'uomo del sottosuolo tende a far divagare il suo lettore. Ci si rispecchia nelle sue parole come di fronte all'immagine di sè al mattino, dopo esser venuti fuori dall'incoscienza notturna. Ci guardiamo allo specchio e non sussurriamo mai: questo, soltanto questo sono.
Dipinto di Edvard Munch - Notte a St Cloud
"Late Fragment" by Raymond Carver And did you get what you wanted from this life, even so? I did. And what did you want? To call myself beloved, to feel myself beloved on the earth.