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scegliere la propria ispirazione
Ciò che si produce (una musica, un quadro, ecc) è certamente influenzato non solo da quello che possiamo chiamare il proprio "genio innato", ma anche da tutto ciò che abbiamo visto essere prodotto da altri. E tra questi altri c'è di tutto. Trattandosi di pittura, ci sono quadri eccelsi e ci sono quadri mediocri. Tutti conosciamo le opere, che so, di Turner come possiamo venire a conoscenza dei cosiddetti "imbratta tele".
Ora arrivo al punto.
Oggi per caso mi sono imbattuta in un canale You Tube dove erano stati caricati per intero dei film in lingua russa. Mi piacerebbe imparare qualche parola di russo in più, quindi stavo cercando qualcosa in lingua originale con i sottotitoli (ho la passione delle lingue straniere, sì, qualche problema? :)  ). Ed ecco che mi rendo conto di una cosa. Sicuramente sto affermando qualcosa di molto contestabile, ma perché quando si parla di arte russa viene sempre in mente qualcosa di epico, di profondo, di solenne, o anche, se vogliamo, di incomprensibile e indigesto? Perché abbiamo tanti grandi registi, capaci di creare opere che più che film assomigliano a poesie, a opere letterarie? Mi è capitato di vedere il lungometraggio di Tarkovsky "Rublev", incentrato sulla vita immaginata del più grande iconografo. Un film lungo certo, anche noioso se vogliamo. Il classico filmone russo, d'accordo. Ma la qualità , la cura, la poesia, la capacità di comunicare qualcosa di grande erano innegabili. I film russi e i libri russi si somigliano in questo, non si accontentano mai delle cose in superficie, ma scavano profondamente nell'animo umano e nella storia, e  lo fanno in un modo tutto loro, tutto "russo, diciamo...
Ehi, esistono anche in Europa film così. Sì, lo so, ma io sto parlando di una sorta di tradizione, di modo di fare. Probabilmente ad un altra persona non dirà nulla tutto ciò, ma io credo che in quei film si respiri una comune aria "epica", diciamo. Probabilmente mi mancano tutti gli strumenti per comprenderli, ma la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di emozionante, di profondamente umano, è palpabile. Uno dei miei film preferiti è "Arca Russa", che mi fece conoscere mio fratello anni fa. Il regista è A. Sokurov. Ecco, perché Sokurov è in grado di fare un film così? Ma come fai a non fare un film così, quando sei costretto a misurarti con tutto ciò che ti ha preceduto? Come fai a non tentare di sfidare il tuo maestro, Tarkovsky? Voglio dire, esiste una tradizione, una "scuola" russa, in cui lo standard è molto alto, ed è naturale che i nuovi autori siano cresciuti a pane e inquadrature poetiche. Certo, conosceranno anche autori stranieri, ma credo che si rifacciano molto al proprio cinema. Per loro fare una scena lirica è naturale, non è un eccezione... Chissà se riesco a spiegarmi... Magari sto dicendo delle insensatezze, non sono un'esperta di cinema, ma non è questo il punto.
La punto è: e noi? Noi "creatori" di oggi (uso la parola "artisti" con parsimonia") cosa dobbiamo fare? Che scuola dobbiamo seguire? Che punti di riferimento abbiamo? Da chi stiamo imparando? Stiamo scegliendo con cura i nostri maestri? Chi vogliamo sfidare? Stiamo mettendo di tutto nel nostro serbatoio mentale? Stiamo buttando le cose dentro a casaccio, pensando che più roba mettiamo meglio è? Non è affatto così. Siamo come una spungna, assorbiamo tutto, e assorbiamo il brutto e il bello. E noi non vogliamo abituarci a qualcosa che sia meno dell'eccellenza, se vogliamo essere veri artisti. Perché è tutto questione di abitudine. Si fa l'abitudine a tutto, senza accorgersene, giorno dopo giorno, finché ci ritroviamo ad includere nel nostro bagaglio di ispirazioni cose che non meriterebbero di esserci. L'uomo ha fatto l'abitudine al brutto: non inorridiamo di fronte ai palazzoni grigi, non inorridiamo di fronte all'impoverimento della nostra lingua, di fronte alla sciatteria, di fronte all'abbrutimento. Il livello si può abbassare, attenzione, si può abbassare anche in noi, le persone che meno sospettiamo. E cominciamo a lasciarci andare, ad essere indulgenti con la nostra noncuranza, e la nostra opera va a rotoli.
Bisogna prendere una decisione. O vogliamo avere come metro di paragone opere di valore, o ci vanno bene anche le stupidaggini.Â
Bisogna far sì che l'eccellenza diventi un'abitudine nella nostra mente. E non solo nell'arte. Non fa niente se le opere che consideriamo valide non sono molte, la quantità di informazioni non è importante. Vale più un libro di un grande autore che trenta di autori sciatti. Sto parlando di un buon uso del nostro tempo, un uso mirato e consapevole.Â
E quando ci imbatteremo in un'opera di minor valore, ne sentiremo l'odore a chilometri di distanza. Non ci saranno dubbi.
Ce ne sono molte, certo.
Ma non ci scoraggiamo.
Lasciamole al loro destino, non sprechiamo le nostre energie.
Abbiamo qualcosa di importante da fare.
Dobbiamo continuare la nostra opera, che è quella di produrre bellezza, affinché sia sempre la stella polare di ogni cosa.