Fondamentalmente una cosa: mi sono iscritta di nuovo all'università.
La mia carriera accademica è alquanto strana: ho studiato ragioneria alle superiori, solo per capire che era esattamente quello che non avrei mai voluto fare nella vita.
Quindi mi sono iscritta a lingue, anche se in realtà avrei voluto fare mediazione, ma siccome alla maturità avevo preso un voto relativamente basso (perché è già tanto se sono riuscita a finirle le superiori, un voto alto mi sembrava veramente impossibile) a mediazione non mi hanno voluta e mi sono dovuta "accontentare" di lingue.
Anche qui, la mia carriera non è stata brillantissima: al secondo anno ho avuto una crisi esistenziale e mi ero convinta che non ce l'avrei mai fatta. I problemi erano fondamentalmente due. Il primo - che mi accompagna ancora adesso - è che sono una procrastinatrice cronica e quindi sapevo già che avrei impiegato più tempo del necessario. Il secondo è che al secondo anno ho avuto una crisi esistenziale, mi ero convinta che non ce l'avrei mai fatta a finire perché studiavo, studiavo, studiavo, ma alla fine al massimo riuscivo ad arrivare ad un 25, mentre le mie compagne studiacchiavano e prendevano 30. Questo non perché io sia stupida, ma perché arrivavo da una scuola che non c'entrava niente di niente (ragioneria non ha molto in comune con lingue) e quindi avevo un metodo di studio completamente sbagliato e poi ovviamente mi mancavano le basi. Aggiungiamoci pure che non sono molto in grado di esprimermi con le parole "parlate", e ovviamente gli esami a lingue sono praticamente tutti orali, e il gioco è fatto.
Quindi dopo i miei cinque anni di triennale (intervallati da una pausa di riflessione con servizio civile annesso), ho trovato lavoro in un'agenzia viaggi. Praticamente lo schifo.
Dimenticavo di dire che già durante le superiori in realtà avevo iniziato a covare il sogno di diventare insegnante di italiano come lingua straniera, quindi appena sono riuscita a guadagnare un po' di soldi con il lavoro in agenzia, mi sono iscritta ad un master per cercare di fare quello che davvero volevo fare. Dopo un anno e mezzo di lavoro, sono stata brutalmente licenziata (magari ci torno un'altra volta, per ora è abbastanza dire che il mio ex capo è un coglione): avevo quasi finito il master, dovevo solo fare lo stage. Non avendo più niente da fare qui e spinta dal sempre presente Luca, ho deciso che volevo fare il tirocinio in un'università di Londra. Quindi ho iniziato a mandare cv e domande varie via mail a tutte le università di Londra finché una santa donna non mi ha risposto dicendo che mi avrebbe ospitata volentieri nei suoi corsi di italiano all'università di Greenwich.
Due mesi a Londra che sono volati, appena tornata in Italia e concluso il master ho iniziato a mandare cv a destra e a manca e ho trovato il mio attuale lavoro in una scuola di italiano.
Sono ormai quasi due anni che lavoro lì, guadagno poco, sono super-precaria e non posso andarmene di casa perché non ho abbastanza soldi per farlo, ma avevo voglia di fare qualcosa. Qui tutti fanno qualcosa: chi va ad Harvard, chi va a Yale, chi si sposa e fa figli, chi compra casa, chi convive, chi cambia città.
Così ho deciso di fare la specialistica che non avevo fatto prima. Mi sono iscritta a dicembre (a linguistica, se a qualcuno interessa), tra poco ho i primi esami e ovviamente non ho ancora iniziato a studiare perché in fin dei conti sono sempre la stessa cretina procrastinatrice che faceva la triennale.
Come se non bastasse, ho deciso di iniziare con uno degli esami che per me è più complicato.
Adesso mi sembra di non farcela, che il lavoro e l'università insieme sono troppo, che è impossibile organizzare tutto e fare tutto bene. Ma se mi fermo a pensare, se rileggo questo post, mi accorgo che in dieci anni ho fatto tante cose che pensavo non sarei mai riuscita a finire: le superiori, la triennale, andare a Londra per lo stage, trovare il lavoro dei miei sogni. Allontanarmi da persone che ho sempre pensato fossero fondamentali, ma in realtà mi facevano solo stare male. Quindi chissà, magari riuscirò anche in questa impresa della specialistica.