Amore. Probabilmente è una delle poche parole che mi piacerebbe usare per apostrofare qualcuno, per farla girare e sapere che quel ‘soprannome’ è per lei. Che il sorriso che viene di conseguenza è per me.Amore, già. Amore era il figlio di Venere, che si invaghì di una ragazza mortale, Psiche.Lei dovette affrontare di tutto per averlo, ma alla fine si sposarono e nacque una bambina meravigliosa, questo vuole il mito.
Amore è un po’ strano da definire.L'amore è il sole che vuoi d'inverno e la neve che vuoi d'estate. L'amore è quel bacio sul collo, alle tre del mattino mentre pensi che lei dorma e invece le scatta un brivido che senti sulle tue labbra. Lei che si sveglia, ti sorride e ti bacia. Ti stringe e senti il suo cuore battere sotto i tuoi polmoni.L'amore è volersi bene.Volersi bene a 18, 30 e 70 anni. Tenerci. Pensarci. Capirsi. Parlarsi. Anche non dirsi le cose.L'amore per me è spegnere il cellulare, pigliare le chiavi della macchina e andare da lei. Andarci superando tutti i limiti, per arrivare all'unico che non puoi superare, lei stessa.L'amore è anche curarsi di se.Dei propri oggetti.Dei propri libri.Delle proprie amicizie.L'amore però, è anche e soprattutto saper soffrire. Saper piangere. Perché devi anche sapere quando e come piangere.L'amore è -quasi- tutto. L'amore c'è. Magari per me di meno, forse rasenta lo zero Kelvin, però c'è.