Le cose sono fatte per finire. Il fine di tutto è finire. L’obbiettivo per cui si fatica tanto durante la vita. Nessuno sa spiegare il perché, ci provano da sempre ma nessuno ci è mai riuscito. Per la prima volta l’uomo rimane impotente di fronte a qualcosa, qualcosa che non dipende da lui. Per la prima volta l’uomo non può dominare su qualcosa e si sente debole, fragile, insicuro. E’ proprio per questo che in un modo o nell’altro cerca di rimediare; preso da un falso ottimismo pensa ai modi più assurdi e inadatti per salvare un fiore. Un fiore che è destino ad appassire in ogni caso. Il processo, in realtà, è già in corso: un lento declino verso la fine, iniziato quando venne strappato alla sua Madre Terra per il piacere di qualcuno.
Tolto alla vita da chi? Dall’uomo, ovviamente.
Agisce senza tenere conto delle conseguenze, senza curarsi di ciò che l’atto possa provocare,
re sovrano imperatore Dio
E’ lo stesso uomo a dare il via a qualcosa a cui non può rimediare senza neanche rendersene conto; o forse lo sa perfettamente ma non se ne cura perché non tocca il suo Io in prima persona.
Ora mi chiedo, quindi, perché non lasciare al fiore almeno la sua dignità?
Il fiore appassisce, è inevitabile; ma perché tentare di salvarlo, confondendolo con quelle che a suo confronto sono erbacce, soffocando il suo corpo in un terreno duro, in un letto non suo, circondato da estranei con cui non potrà mai confondersi, che non lo accetteranno mai?
Perché prendere la sua dignità dopo aver preso la sua vita?
Per molti non è un atto di arroganza. Molti hanno paura di vedere appassire quel fiore perché ciò significherebbe perderlo per sempre.
Si agisce per disperazione, per paura di rimanere soli, per paura di non riuscire ad affrontare la perdita, e quella dopo di questa.
Lasciate che il fiore appassisca,
che l’albero perda le sue foglie,
che il volto vinca le sue rughe,
Lasciate alla Morte la sua Dignità.