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TOUR ETIOPIA ROTTA STORICA
Speciale Festa di Timkat
Dal 09 al 24 Gennaio 2016
La voglia di visitare l'Etiopia è cresciuto in me nel corso degli anni a seguito di letture di cui parlerò in seguito, ma la prima volta che ho contattato in rete un tour operator specializzato per questa meta era il gennaio 2011, ma il viaggio non si concretizzò. Stessa cosa negli anni successivi. Ad agosto 2014, Ignazio -un compagno di viaggio conosciuto durante il mio tour Messico, Guatemala, Honduras- si ricorda dei miei propositi e mi contatta. Siamo li li per prenotare, ma all'ultimo non se ne fa niente. A novembre 2015 nuovo contatto è questa volta ho già pronta la proposta con lo stesso T.O. del 2011. Ignazio, convintissimo, prenota immediatamente senza aspettarmi, partirebbe anche da solo. Io lo seguo appena mi confermano le ferie.
Nel raccontarvi i 16 giorni di un tour di 2830 km mi avvarrò, oltre dei miei appunti, foto, ricordi e sensazioni anche del programma del T.O. (virgolettato, in corsivo e a caratteri più piccoli). Inoltre confronterò le mie, con le note di Vincenzo Meleca, il nostro accompagnatore, (unico per mia esperienza) a cui va il merito di averci contattati prima del tour, per notiziarci, e dopo il tour con i suoi appunti di viaggio. “Vincenzo Meleca, viaggiatore e scrittore, sicuramente non è un nome nuovo, per chi si occupa del Corno d’Africa e per chi non lo conosce due brevi righe di presentazione: è l’autore di “Ritorno a Dahlak Kebir” edito da Greco&Greco Editori, il primo libro in italiano apparso dopo il mitico “Dahlak” di Gianni Roghi, che ha avuto tanta importanza nella diffusione del nome Dahlak nell’immaginario degli amanti dei mari esotici in Italia. Sempre di Vincenzo, è stato pubblicato nel 2012 “Storie di uomini, di navi e di guerra nel Mar delle Dahlak”, in cui si raccontano alcuni episodi che hanno visto la Regia Marina ed i suoi uomini protagonisti nelle acque del Mar delle Dahlak. E’ autore di vari articoli pubblicati sul sito www.ilcornodafrica.it, alcuni dei quali raccontano episodi legati alla storia recente dell’Etiopia: “Il salvataggio dei Falascià, gli ebrei neri d’Etiopia” e a quella dell’epoca coloniale: “Le linee aeree dell’Africa Orientale italiana”; “La battaglia di Culqualber”, “Passo Uarieu”; “Volando su tela e legno e…tanto coraggio”; “La catena alberghiera CIAAO” . Per noi è stato un buon organizzatore, un compagno di viaggio entusiasta, un capitano, un amico.
Premessa
Questo viaggio è stato difficile, ma mi ha entusiasmato. Sicuramente l'Etiopia non è pronta per il turismo di massa, ma sta puntando per diventare la terza meta turistica d'Africa. Di seguito vi racconto quello che, in alcune occasioni, sembrerebbe un tour disastroso, ma che dovete leggere con ironia e spirito di avventura (sempre controllata), esattamente come lo abbiamo vissuto noi. Durante il viaggio abbiamo avuto uno o due alberghi discreti, uno o due pessimi, gli altri decenti, ma con una cosa in comune: i servizi igienici carenti. Ogni mattina censivamo chi non avesse potuto fare la doccia; i bagni allagati; le piastrelle e mattonelle malmesse; la rubinetteria divelta; gli scaldabagni mal funzionanti, sempre da controllare appena entrati in camera; le doccette incrostate di calcare eroganti un filo d'acqua sufficiente per un passabile risciacquo. La cosa non deve sorprendere perché nei villaggi non esiste acqua corrente e tanto meno stanze da bagno nelle case. Un bravo idraulico avrebbe un sicuro avvenire. Per cucinare si brucia legna o sterco e, specialmente di mattina, attraversavamo villaggi immersi nella nebbiolina dei focolari accesi. Sul nostro percorso, le strade turistiche erano asfaltate per meta del percorso. L'altra meta, in terra battuta, attende di essere bituminata. Le strade, poco trafficate, sono solcate da camion, tir, pullman e poche auto. Niente motorini e biciclette. Il ciglio delle strade e percorso perennemente da viandanti raminghi, appiedati o a cavallo di asini. Ma ti ritrovi anche asini senza padrone, buoi, muli, cammelli, capre, galline che ti attraversano la strada senza preavviso. Più volte ho visto transitare la Sacra Famiglia al completo: Maria con Gesù bambino sull'asinello e Giuseppe che tira le redini, attraverso campi arati da aratri in legno. Alcuni siti turistici sono particolarmente impervi da raggiungere, vedi Debra Damo o Maryam Korkor, dove l'inaccessibilità religiosa-tradizionale dovrebbe scendere a patti con la curiosità del pellegrino-turista. Visitando le Cascate sul Nilo Blu -strada dissestata, traghettamento in barca, avvicinamento a piedi tra i campi coltivati- ho vaticinato che tra venti anni si potesse raggiungerle comodamente su pullman a due piani con parcheggio-shopping a due passi dalle acque. E' penso proprio di non sbagliarmi. L'Etiopia è il paese più povero che abbia visitato, ma ovunque si vede il risveglio economico. Addis Abeba è un susseguirsi di alti palazzi in costruzione e strade in avanzato stato di rifacimento. Ai margini dei caotici villaggi, sorti a ridosso dalle grandi strade di comunicazione, sono in costruzione quartieri di case a schiera con tetti in lamiera. Nelle scuole, dove si fanno due turni di lezioni, si insegna solo in Inglese, e i telefonini sono presenti ovunque.
Prologo
“ “Mi viene difficile raccontare ciò che ho visto, perché certamente non sarò creduto …..” così, nel lontano 1521 e 1522 frate Francisco Alvarez iniziò, una volta rientrato in patria, il suo racconto che fu poi pubblicato nel 1540. L’Etiopia è uno tra i paesi più interessanti del continente africano e del mondo intero. Le ragioni di questo interesse sono molteplici: geografiche, per la straordinaria gamma di ambienti climatici che caratterizzano il suo territorio; culturali, per la sua storia che affonda le radici ai primordi dell’umanità; etnografiche, grazie alla varietà di culture che qui si possono incontrare, dalle più complesse e raffinate a quelle più semplici e ancora legate a una concezione arcaica dell’esistenza scandita dai cicli naturali.”
1° GIORNO 09.01-2016: CATANIA-ROMA-IL CAIRO
Il viaggio inizia con la solita svegliata delle 04.00 per il volo di avvicinamento a Roma da Catania delle 08.05. Il volo è tranquillo e mi accorgo che la nuova alleanza Alitalia-Emirates ha prodotto almeno il nuovo allestimento degli interni dell'aeromobile, mentre lo snack è rimasto desolatamente uguale a prima. Arrivo alle 09.04 con un po di foschia. Mi dirigo immediatamente al banco della EgyptAir dove ho appuntamento con Ignazio che è partito da Palermo. Non ci vediamo da tre anni, ma lo riconosco immediatamente. Insieme aspettiamo la partenza gironzolando per l'aeroporto -lui fa in tempo a perdere un paio di occhiali; il secondo lo perderà durante il tour restando senza- Alle 14.45 partiamo per Il Cairo. Pasto buono a bordo e arrivo alle 18.25 ora locale. Incontriamo parte del gruppo (7 pax) e il nostro accompagnatore Vincenzo e ci dirigiamo all'uscita del volo per Addis Abeba. Iniziamo l'imbarco poco prima di mezzanotte e alle 24.00 in punto si decolla per la capitale etiope.
2° GIORNO 10-01-2016: ADDIS ABEBA
Atterriamo alle 04.15 ora locale. L'aeroporto e pressoché deserto cosi riusciamo a ottenere i visti d'ingresso senza le estenuanti code di cui si parla su internet. Alleggeriti di 50 dollari per la Visa, perdiamo qualche altro minuto nel cercare l'ufficio reclami per una valigia rotta, ma vista l'ora e naturalmente chiuso. Ad attenderci ci sono due shuttle dell'albergo, e l'incaricato dell'T.O. locale. Una volta assegnate le camere sono giustamente a letto alle 05.35. Alle 10.00 mi alzo per arrivare fresco e pulito al nostro primo appuntamento. Facciamo un briefing sul tour alle 11.30 nella sala riunioni all'ultimo piano dell'hotel il cui terrazzo ci offre una piccola panoramica sulla città. Nell'occasione conosciamo anche gli ultimi 5 partecipanti del gruppo. Quindi, in tutto siamo 15, più due autisti e Stella la nostra stagista-traduttrice. Cambiamo in moneta locale. Io cambio 100 dollari con 2200 Birr -un grosso mazzo di cartamoneta- è farò una grande fatica per spenderli tutti prima di finire il viaggio. Alle 12.00, trasportati da due pulmini che ci accompagneranno per tutto il tour, siamo seduti in un ristorante per la colazione-pranzo. Invogliato dai compagni, che sono alla loro seconda visita, prendo lo Shiro' (crema di ceci speziati) con pane Injera (piadina grigia, spugnosa e acidula fatta di farina di Teff senza glutine). Questa portata si mangia senza posate staccando pezzi di Injera e pescando o spalmandoci sopra lo Shirò. Dopo pochi assaggi so già che non amerò il Injera mentre lo Shiro' mi piace. Costo, alla romana, del lauto pasto con bibita e the: 100 Birr. Siamo pronti per la nostra prima uscita ad Addis Abeba “città in bilico tra modernità e una sorta di precarietà e vetustà che la rendono viva e affascinante ma anche ricca di contraddizioni. Il mixage del nuovo che avanza e la fatiscenza dell’antico la rende una città particolarmente interessante, ricca di colori, profumi e e contrasti.” Alle 13.40 facciamo tre-quattro soste, prima di arrivare al Museo, per comprare una fornitura di acqua per tutti (faremo altri due rifornimenti durante il viaggio) e una valigia nuova al posto della rotta (si è rinunciato a reclamare per non tornare in aeroporto). Alle 14.15 entriamo al Museo Etnografico, nella vecchia residenza di Hailè Sellasie, circondato dagli splendidi giardini e dalle fontane del campus principale dell’Università. Il Museo ha espositori con tutti i costumi tribali etiopi; leoni spelacchiati; attrezzi artigianali, capanne rurali, foto d'epoca, quadri moderni, dipinti e toilette di re e regina; camere da letto e medaglie d'oro; vesti regali e pale ignee; croci etiopi e strumenti musicali. In 15' alle 15.35 saliamo a Entoto per visitare la chiesa di Debre Mariam, “circondata da portici impreziositi da pregevoli affreschi, dove Menelik venne incoronato imperatore nell’1880 ancorché il suo successore Haile Sellassie.” Seguono il Palazzo e il Mausoleo Imperiale di Menelik II e della Regina Taitù. Alle 16.40 proseguiamo il nostro giro in pulmino con sosta alla Stazione Ferroviaria, ormai in disuso, che collega Addis Abeba ad Asmara costruita dai nostri compatrioti durante l'avventura coloniale Italiana. Percorriamo il malridotto ponte pedonale sugli scambi ferroviari che porta ai quartieri popolari della capitale. Di fronte alla stazione il monumento alla Regina Vittoria dove ci fermiamo in un bar all'aperto per una bibita, disturbati/rallegrati dalla musica assordate da casse rotte di un bar rivale. 30' per rientrare alle 18.30 in hotel. Ignazio accetta di cenare fuori Hotel, mentre io intendo approfittare della cena dovutaci in albergo. 15' per sistemarmi in camera ed esco di nuovo. Nella hall dell'Hotel (ho preso informazioni web) acquisto una SIM card locale per telefonare in Italia e non spendere un capitale. Pago 200 Birr per il contratto SIM con Ethio Telecom di cui 15 birr di traffico compreso e aggiungo altri 100 Birr per la ricarica. Per ottenerli basta: farsi capire dalla signorina che gestisce la botteguccia di souvenir, il passaporto per le generalità di cui si faranno una copia e una foto con la loro macchinetta digitale. In 10 minuti sono a posto per 12 giorni. Per avere in saldo della ricarica basta digitare *804# e si riceve un sms. Ignazio cercherà di ripetere l'operazione durante il tour senza riuscirci, alla fine chiamerà usando i telefoni dei nostri accompagnatori locali risparmiando anche più di me. Finita l'incombenza, telefono a casa e faccio una passeggiata lungo il corso. Purtroppo i negozi sono chiusi, è domenica. Rientro mestamente in hotel per la cena, mentre fuori inizia a piovere. Che tempismo. Solo ora, mentre mi cambio per la cena, mi rendo conto che in questo tour ad Addis Abeba abbiamo solo la prima colazione. Indeciso se uscire sotto la pioggia o cenare al ristorante in hotel, rovisto nello zainetto e trovo una delle due pizzette che ho comprato prima della partenza. Meglio che niente, si fa per dire, è buonissima. Doccia è letto.