QUANDO C'ERA LUI
Ciò che l'Italia non vuole ricordare. Nel maggio del ’36 le truppe di Badoglio entravano ad Addis Abeba, capitale di quell’Etiopia “conquistata” scaricando gas sui civili. Ansioso di tornare in Italia a ricevere medaglie, il maresciallo lasciò al generale Graziani il titolo di viceré d’Etiopia, mentre nelle regioni confinanti era ancora attiva la resistenza locale. Per dimostrare la generosità dell’italiano conquistatore, il 19 febbraio del '37 Graziani parlò a 3.000 poveri in fila per ricevere una moneta d’argento. Ma qualcosa andò storto, dalla folla partirono tre bombe a mano, una delle quali ferì il generale. La rappresaglia fascista fu immediata. Uniti alle camice nere, i civili italiani uscirono nelle strade armati di sbarre di metallo uccidendo ogni etiope che si presentava di fronte, incendiando e devastando i quartieri poveri con una violenza senza regole che proseguì fino al maggio successivo. Saccheggi, rapine ed eccidi provocarono l’effetto opposto a quello voluto da Graziani: gli atti di sottomissione agli italiani cessarono e s'ingrossarono le file della resistenza. Dopo una rivola popolare esplosa in agosto, a settembre andò in scena l’ultimo atto di un genocidio criminale, con la decapitazione del capo dei rivoltosi. Ancora oggi le cifre della strage sono incerte, ma si attestano attorno alle 20.000 persone. Nonostante ciò, gli italiani brava gente offrono ancora una lettura celebrativa delle imprese coloniali del fascismo, rimuovendo le colpe di un massacro che solo gli etiopi ricordano ogni anno come il loro “Giorno della memoria.” Assolvendo le colpe del fascismo continuiamo a non fare i conti con il nostro passato, celebrando anzi quel periodo senza affrontare gli atti criminali che abbiamo commesso "quando c'era lui."











