Scusate, ma se si decide tutto nelle prossime 48 ore, fatemi capire: gli ultimi sei mesi era per divertimento?
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Scusate, ma se si decide tutto nelle prossime 48 ore, fatemi capire: gli ultimi sei mesi era per divertimento?
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I referendum si personalizzano da quando esistono, ma la domanda resta sulla riforma costituzionale, non sulla permanenza del presidente del Consiglio. In politica le domande contano, un pochino meno delle risposte ma contano. Sicuri che votare No sia il modo migliore per toglierselo di mezzo? Io ci penserei bene.
L’importanza delle domande | Ermanno Iannacci
Non credo al baratro, al disastro, alla rivoluzione, ma non penso nemmeno che l’Italia sia sterilizzata e immune alle tendenze che si sviluppano in Europa. I partiti populisti e di destra hanno rafforzato il proprio consenso dappertutto e nei prossimi mesi si voterà in Austria, Francia, Germania. L’acqua in cui nuotiamo ci sta bollendo intorno. In questo quadro, penso che in caso di vittoria del No batteranno cassa i populisti, gli anti-europeisti, quelli che pensano che accogliamo troppi migranti. A me bastano i tweet di Matteo Salvini per decidermi a votare Sì.
Il rischio autoritario si chiama populismo | Andrea Vigani
L’alternativa è dare ragione a chi pensa che non ci sia futuro nel nostro paese, nel progetto europeo, che la soluzione siano muri, nazionalismo e populismo da quattro soldi. Io credo invece che questa sia una di quelle battaglie che vale la pena combattere fino alla fine, perché, come diceva uno dei massimi filosofi degli anni novanta, Dylan Dog: «Il futuro mi interessa, è lì che passerò il resto della mia vita».
Il 4 dicembre si vota anche sulle bollette | Giuditta Pini
Sono però convinto che una riforma costituzionale che renda il sistema più razionale, che consegni al Parlamento la possibilità di funzionare limitando il ricorso alla decretazione d’urgenza, e semplificando il procedimento legislativo, possa restituire alla rappresentanza politica una parte della sua legittimazione. È una riforma che muta il quadro parlamentare ma mantiene intatto il sistema di pesi e contrappesi costituzionali, e introduce strumenti di inclusione con le modifiche al sistema referendario e alle leggi di iniziativa popolare.
Il rischio autoritario si chiama populismo | Andrea Vigani
Il 4 dicembre nella scheda troveremo un sì e un no di merito e di valenza politica: cambiare o conservare, rimandare o aprire una stagione nuova. Nel 1974 ero un ragazzo, detestavo Marco Pannella come il 99 per cento dei comunisti (l’1 per cento non sapeva chi fosse), ciò nonostante ci impegnammo per vincere il referendum sul divorzio, vincemmo e l’Italia cambiò. Lo dico a chi, per usare un eufemismo, non ama Renzi. I leader passano, i cambiamenti restano e lavorano.
L’urgenza di riformare una pessima riforma | Maurizio Roi
Se oggi qualcuno mi esprimesse i suoi dubbi sulla composizione del nuovo Senato, gli chiederei innanzitutto se finora eleggere una camera riservata agli ultraquarantenni, come se fosse un’esenzione sanitaria, gli è sembrato normale.
L’importanza delle domande | Ermanno Iannacci
Lo sapete che la legge sulle unioni civili ci ha messo 1153 giorni per essere approvata dalla Camera e dal Senato? Ed è stato possibile farlo solo attraverso la forzatura della fiducia imposta dal governo. Mi si risponderà che è questione di volontà politica. Vi informo, dopo tre anni di parlamento, che la volontà politica che ha a disposizione due maggioranze parlamentari diverse ha un alibi grosso come una casa.
Il 4 dicembre si vota anche sulle bollette | Giuditta Pini
Non ho bisogno di essere mobilitato, sono favorevole a una diversa forma di bicameralismo e al riordino delle competenze tra Stato e regioni, e non credo che questa riforma costituzionale apra spazi a una deriva autoritaria, perché quegli spazi già esistono. Il brodo di coltura della deriva autoritaria lo si ritrova nella progressiva erosione di ogni legittimazione della democrazia rappresentativa: la crisi economica, l’Europa, la furia moralizzatrice del populismo pentastellato e il disperato tentativo di inseguirla verso la cancellazione di ogni corpo intermedio hanno già costruito praterie di consenso, come dimostra la gara al ribasso sui costi della politica, sui parlamentari come poltrone e altre amenità.
Il rischio autoritario si chiama populismo | Andrea Vigani
Il 4 dicembre votare sì e riformare la seconda parte della Costituzione, dal mio punto di vista, corregge quel peccato di subalternità alla cultura leghista, ridà spazio ai comuni e al processo di aggregazione o fusione che faticosamente si è avviato (l’unico in grado di salvaguardare l’Italia dei comuni delle mille specificità con il principio di adeguatezza delle strutture amministrative), semplifica l’assetto dello stato e i tanti conflitti di competenza che hanno impegnato la Corte costituzionale in questi anni.
L’urgenza di riformare una pessima riforma | Maurizio Roi
Se oggi qualcuno mi dicesse che il bicameralismo paritario è una buona idea che va difesa, che permette il controllo di una camera sull’operato dell’altra o che evita di promulgare leggi seguendo ondate emotive, gli risponderei che invece è inutile da settant’anni. Avere due camere non ha mai evitato che si approvassero leggi sciocche o dannose. Non ha nemmeno permesso di avere leggi soltanto decenti quando sarebbe stato il tempo, come nel caso della violenza sessuale o delle unioni civili. Grazie di tutto, ma il bicameralismo paritario può riposare in pace.
L’importanza delle domande | Ermanno Iannacci
Beh, non farò il disertore, e in piena facoltà, Egregio Segretario, le dico che dopo tutta questa strada in salita io questo Sì lo voterò. Vado per l’ennesima volta a “vedere” al tavolo da gioco se le carte finalmente non sono truccate. E sappia che in passato per troppe volte mi è stato proposto, nel segreto della cabina elettorale, di scegliere tra una sciatica cronica e un colpo della strega fulminante.
In piena facoltà, Egregio Segretario | Francesco Castellani
Lo sapete che la vostra bolletta elettrica è diversa da quella del vostro omonimo che abita nella regione accanto? Uno dei due ha un incentivo che l’altro non ha, uno dei due paga di più, non per cause internazionali, ma perché ogni regione ha la sua politica energetica, di incentivi e tassazione sull’energia. Se la cosa risulta complicata a voi, pensate a chi vuole investire nel nostro Paese: 21 politiche energetiche diverse nello stesso Stato.
Il 4 dicembre si vota anche sulle bollette | Giuditta Pini
Ora che Mario Monti e Beppe Grillo si ritrovano insieme nel fronte del no, dopo i tanti successi raccolti da entrambi sull’onda delle campagne contro la “casta”, è bene che almeno nel fronte del sì emerga dunque una posizione diversa. Radicalmente, culturalmente, filosoficamente diversa dall’antipolitica liberista e populista che in fondo, in una forma o nell’altra, ci tormenta da oltre un quarto di secolo.
Avanti popolo | Francesco Cundari
Guardare a queste modifiche – la fine del bicameralismo paritario, il nuovo Senato, formato con le rappresentanze territoriali, dotato di diverse competenze e funzioni – guardare a questi punti di riforma, quelli sostanziali, come a un’involuzione autoritaria e non invece come a una proposta di ricostruzione del rapporto fra cittadino e istituzioni, oggi completamente sfilacciato, non significa solo lanciare un allarme ingiustificato, significa rinunciare ad affrontare il «momento particolare, determinato, concreto» che l’Italia attraversa.
Partiamo dalla domanda di Togliatti | Massimo Adinolfi
Oggi l’Italia presenta un evidente scollamento tra il suo ordinamento formale e quello sostanziale, tra il modo in cui le cose dovrebbero andare e quello in cui vanno effettivamente. La Costituzione vigente, in questo senso, è tanto bella proprio perché presenta i tratti di un’opera di fiction — un rassicurante sceneggiato Rai ambientato nel Dopoguerra, con Beppe Fiorello nel ruolo del Parlamento, che nulla ha a che vedere con il modo in cui le cose vanno davvero oggi.
Per farla finita con l’emergenza infinita | Raffaele Alberto Ventura
quanto più nettamente si disegna il discrimine fra politica e antipolitica, tanto più sfuma la contrapposizione tra le formazioni politiche di destra e di sinistra, che si vedono chiamate a dare congiuntamente risposta alla sfida che viene loro portata dalle forze anti-sistema. Finiscono così con l’avvolgersi in un circolo vizioso: quanto più si avvicinano fra loro per far fronte ai populismi, tanto più perdono identità e credibilità, così alimentando l’antipolitica che provano a contrastare.
Partiamo dalla domanda di Togliatti | Massimo Adinolfi