Come dare un nome a questo mostro?
Sono anni che mi segue in questo posto.
Come anime che vogliono la vita ad ogni costo.
E mi abitano, sono ospite
Di un cancro freddo che a volte
Stringe la gola col sapore della morte.
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@tuttoqua
Come dare un nome a questo mostro?
Sono anni che mi segue in questo posto.
Come anime che vogliono la vita ad ogni costo.
E mi abitano, sono ospite
Di un cancro freddo che a volte
Stringe la gola col sapore della morte.
Ti stringo
Come se ci fondessimo,
A diventare
La più forte delle leghe.
Voglio scattare foto ai tuoi occhi verdi Che, davanti al sole e in riva al mare, Mi affogano anche se so nuotare.
Riapro gli occhi, strappo le cuciture
Tra le palpebre fuse da bruciature.
Tocco il petto, sto in silenzio,
Sento battere e nel buio mi alzo.
Non capisco se sono io
O guardo un mostro al posto mio,
Che mi invade lo scheletro,
Che mi alza la testa,
E forse è meglio sia lui
A comandare adesso.
Je serais poète et toi poèsie.
Francois Coppée
Chiudo qui la mia voglia di dolore,
ora che il mio sangue non ha più lo stesso odore, opera di emorragia di battiti legati a chi non crede
che un giorno questo fuoco possa trasformarsi in neve.
Ho sentito che il mio corpo, temprato come il vetro, ha subito furie e inganni con i baci col veleno.
Ora che il collasso l'ho provato e mi ha annoiato, miro a fare del mio umore una arma superiore,
come Jekyll fatto a pezzi da Hyde, poi muore.
Dopo tutto questo tuono, guardo il mio Inferno da scalare,
io devo poter dirti "ce l'ho fatta ed è speciale".
C'eravamo una volta, Aspiranti e sedicenti innamorati, Incidenti, sopra questa vita morta, Di due cuori su autostrade di rimpianti.
Attreverso i riflessi dei finestrini
Sognavamo noi sui prati verdi in collina,
Posavamo su noi stessi gli occhi vicini
E stringevamo le mani come le palpebre la mattina.
Ero la tua neve, Tu la piena che ho calmato, Ora tu sei vera, Io l'inferno che hai creato. Tu lì in alto vivi Io qui domo i demoni Bruci il cuore e ridi, Fuoco e sangue semini Mentre giù son vividi Gli scatti agli occhi madidi Che immaginavo fragili, Deboli, instabili. Le inedite di te, Nessuno ha visto mai. Ho parole tue in mente Che tu non ricorderai, Pietre miliari incise Con le labbra nei sorrisi. Se sospenderai l'orgoglio, Dal basso senti l'urlo Di chi con la sua pelle Voleva spianarti lo scoglio.
Sai cos'é il dolore? É incidersi sul petto “ti odio” Con le gocce a terra che formano il tuo nome, Ancora respiro e mi avveleni col tuo odore, Senza fiato cado a terra, mi calpesti, come superiore. Se provo a ricompormi il mio sorriso muore, Accoltellato dalla mano per cui persi il mio sudore.
Piango sangue, sudo urla. Sei felice ora? Ora che ho le vene strappate Usate come imbragatura per le tue cadute, Il cuore a metá, un puzzle, Per rendere il tuo battito più stabile. Sono un mostro di parti deformi Per urlare "si puó fare" ai tuoi sogni. Masticato, divorato dall'interno Hai scartato la mia anima E adesso mi ricreo trascinandoti all' Inferno.
Era solo un giorno, camminavo a passo svelto e seguivo con gli occhi il percorso di frammenti d'asfalto partiti dalle mie suole. Dietro il ramo di una palma, pare cullato da del vento sulla guancia, l'occhio t'intravede e mi fermo. Mi avvicino e stringo la fibra del jeans giá increspata prima di alzare la mano destra sfiorandoti la spalla scoperta. Mi accosto al tuo petto e a un centimetro dalla tua pelle inspiro. Ricordo i lenti battiti di ciglia dopo il tuo profumo ma evito e ti sfioro il viso. Ci separa la mia barba nel saluto, mantenendo le distanze di questi mesi. Poco prima di separarci alzo gli occhi e i tuoi capelli son tramutati. Li intrecciano, ora, sfumature non naturali di viola o rosso. Appena ho la forza di guardarti gli occhi, questi sembrano più chiari e perlacei, con la cornice nera che ti ricordo ancora pennellare specchiandoti. Sento, non ascolto, le tue domande scontate ma mi incanto sulle labbra più rosse che mai, da cui provengono. Mi acceca l'immagine della morbidezza e il ricordo del loro sapore mi martella. Mentre cerco di organizzare le mie relative, e anch’ esse scontate, risposte noto l'oggetto del precedente respiro: ti decora il petto ed il collo un ciondolo argentato. Il tutto é offuscato dal tuo congedarmi. Prima di allontanarci ho tempo di abbassare lo sguardo per catturare le tue piccole mani. I nuovi anelli mi colpiscono sulla destra e nella sinistra mi stordisce un’ altra mano.
Quando sorridevi, dietro i denti C'era la porta dell'Inferno, con Satana Che mi frustava e dimenava i venti Col fuoco che saltava, mi cercava, Mi strappavo pelle e ossa Per uscire dalla fossa, Regalarti un po' di forza Dalla mia che era giá morta. Assorbivo ogni tuo pianto, Tramutato in piombo e asfalto. Ricucivo tagli e solchi Mentre mi cavavi gli occhi, Mi procuravi buchi Ballando con i tacchi Sull'amore e sul mio cuore Trafitto e stretto dai rovi del tuo umore. Puoi scappare, sorridere e vivere Ma nel mio giorno del decesso Affogherai con me dentro il mio abisso.
Ti trattenevo a denti stretti, Mi mantenevo con le arterie Impigliate tra i rami e i tetti, Appesantiti dalle macerie Di parole e occhi distratti, Crolliamo nel tuo oblìo, Tu mi lasci, ti alzi e scappi E a bruciare rimango io. Avverto che ora sorridi, Affili lame e indossi gemme, Mentre tu ora mi scordi Io mi sciolgo tra le fiamme.
Davvero pensi sia questa la vita? Ogni secondo passato a mentirsi, Per non pensare di farla finita? Solo carezze, musica e sorrisi, Riempiti da risate e falsi amici? Girati un momento, la discesa é una salita, Io la scalo con le unghie, vedi le mie cicatrici. Ti scivola addosso la vita E ti lavi le mani dal sangue Di chi ha la testa ferita Perché insegue le tue labbra esangue. Provo a star fermo in mezzo alla via, Forse in un'altra vita ci sará posto per l'allegria.
Hai pianto sulle mie camicie Tenendoti alle mie mani, In te l'insicurezza vige Ma ora ti sembra lontana. Camminavi solo se spinta Ed io ti tenevo per mano, Ti sei girata di scatto convinta Solo dai graffi che io ti curavo. Ora i tuoi tacchi sopra il mio cuore Sperano che sia io quello che muore, Balliamo ancora insieme E scommettiamo su chi sará il primo a cadere. Puntandomi una pistola che trema Mi hai portato fino sul ponte. Non aspetterai il mio gesto estremo, Toccherai il grilletto e spingerai forte.
Sorridi, divertiti, distruggiti e passa, Colpisci, difenditi, evita e incassa. Dicevano "tranquillo non ti merita" Ma per ora il mio sangue é l'unica veritá. Mentre stringo i denti, Spacco teschi, senti? Le mie mani fanno a pugni coi carboni ardenti. Bevo acido, respiro fumo lavico Ma le tue azioni mi rendono ancor più arido. Ti mantengo da una mano e con l'altra me la tranci, Mentre cadi nell'oblio mi utilizzi come gancio. "Buona fortuna amore" adesso te lo nego, Morirai innamorata, sì, ma del tuo ego.