3 anni fa, più o meno in questo periodo, mi ero laureata da poco. Vivevo a Bologna, ed ero molto felice.
Mi fa tenerezza pensare alla me di 3 anni fa, che era contenta di aver finito l'università ma allo stesso tempo si sentiva il vuoto sotto i piedi all'idea di un futuro che definire incerto era poco. Mi fa tenerezza pensare a quella volta che, qualche giorno dopo la cerimonia di laurea, ho risposto a uno di quegli annunci farlocchi che sembrano pubblicizzare un lavoro e poi sono tutt'altro. Lo avevano spacciato come un lavoro nel campo del marketing e invece si trattava di vendita a domicilio di aspirapolveri. Niente di male eh, ma ovviamente pagavano a commissione e non avevo manco la macchina: me lo dovevo portare in spalla in giro per l'Emilia, sto cazzo di aspirapolvere?
Allora ho detto di no. Poi ho pianto 3 giorni, perché il lavoro non si rifiuta, è come sputare su un piatto di spaghetti in bianco, che magari non ti piacciono ma è pur sempre cibo, cazzo.
E poi piano piano le cose si sono mosse. Sono finita a vivere in giro per l'Europa. Ho preso coraggio e ho lasciato la protezione dei portici e l'atmosfera delle piazzette. E sono arrivate tante soddisfazioni. Conferme. Passetti avanti verso qualcosa di radioso.
Ma non ho perso solo portici e piazzette. Ho perso tante cose. E ho perso delle persone. Non solo a Bologna, ma in tutte le città che ho lasciato. Perché uno se ne va, e magari non realizza che nel frattempo tutto cambia.
E quindi voglio credere, con tutta la mia forza, che ne sia valsa la pena. Lasciare i miei luoghi. I miei affetti. Lasciare le sigarette in piazza. Lasciare gli spritz a 2 euro che ogni occasione era buona per prenderne uno. E perdere volti, e pezzi di cuore.
Alla fine, ne sarà valsa la pena. Forse.