Chilometri e chilometri d’inaudita lontananza.
Invisible, enorme, inconcepibile e madornale lontananza.
Nemmeno i lampioni lì fuori.
Dice che quando piove così
è pericoloso lasciarli accesi.
Io gli voglio bene ai lampioni.
Pensavo che (sempre che tu sia d’accordo)
sarebbe bello se tornassi questa notte.
Giuro non ti chiederò niente.
non sta lì a dar risposte.
Giusto quelle due o tre cose d’ufficio.
Tipo: hai freddo? hai mangiato? vuoi fare una doccia?
Ecco, facciamo che tu non rispondi a nessuna di queste inutili domande.
Prima forte, poi, un po’ più piano.
Penserai che il mio pigiama è sempre quello.
E in effetti non l’ho mai buttato.
Penserai di aver fatto una stronzata.
Io ti stringerò più forte.
Dal pianto passerai al sorriso.
Perché il mio cuore aritmico fa un casino di Cristo.
che non esiste cosa al mondo
con gli occhi carichi di lacrime.
Penserò, che quella donna sei tu.
Ti chiederò quanto tempo mi resta
prima che il vento ti soffi via.
“non ho la minima intenzione di essere soffiata via.”
Ma non mi fiderò della risposta.
Sono uno che crede ai colpi di scena.
Perciò ti stringerò più forte ancora.
se tornassi questa notte.
Chilometri e chilometri d’inaudita lontananza.
Invisibile, enorme, inconcepibile e madornale lontananza.
Se qualcuno verrà a cercarti
gli dirò di ripassare fra quattrocentottantamila anni.
Quando ormai saremo diventati polvere di stelle.
e tutto il resto, vada pure a farsi fottere.