praticamente tutte le volte in cui scrivo qualcosa qui sopra lo faccio dal cellulare, scrivo nel senso premo sulle letterine in ordine dopo che ho già pensato e ripensato a cosa scrivere nelle mia testa, dopo che addirittura ho già pensato a quali parole usare, anche se poi quando mi metto a scrivere i concetti si concretizzano in un modo che non avevo previsto, così come sta accadendo in questa introduzione più lunga di quanto volevo, in ogni caso, scrivo, rileggo una volta e pubblico, poiché so come funziona il mio cervello mi capita quasi sempre di rileggere ciò che ho scritto passata qualche ora perché so già ci ritroverò altri errori o distrazioni, infatti è sempre così, ma ho comunque bisogno di scrivere e pubblicare subito, questo metodo di espressione così veloce è il risultato di una rottura nella mia personalità avvenuta alcuni anni fa, un altro sintomo di questa spaccatura è il fatto che non uso maiuscole o punti e spesso i miei periodi sono lunghi e sbagliati, ho capito che per catturare quanti più pensieri possibili non potevo fare altro che scrivere così, come una specie di messaggio vocale, insomma, tutto questo per dire che questo post qui, che per ora esiste soltanto nella scrittura e non ha ancora una forma per essere letto, non riesco a scriverlo, anzi, non riesco neanche a pensarlo, esiste in uno strato di subconscio così profondo che non è ancora diventato parola, che dico, non è ancora diventato pensiero, o ancora, si è fermato nello stato primordiale, quello delle sensazioni, quelle sensazioni che soltanto se elaborate si evolvono e diventano concetti, questo post per giorni e giorni è esistito soltanto nella carne, quei pizzicori quei pruriti quello sfarfallio di pelle con cui il nostro io più profondo ci comunica i suoi bisogni più istintivi, quindi ora cerco di capire questi pensieri tattili, perché voglio capirli voglio definirli voglio cercare di farci qualcosa, anche se in questo momento dentro sento una specie di pietra e sembra che i miei organi si stiano muovendo per trovare una nuova collocazione
l'esigenza di scrivere questo post nasce dalla lettura di un libro, lo sbilico di alcide pierantozzi, un libro in cui lo scrittore racconta di cosa significa per lui convivere con la malattia mentale e lo fa raccontando i fatti concreti, i problemi che insorgono quando si inizia ad assumere gli antidepressivi, ma anche raccontando cosa significa convivere cercando di capire e prevedere come funziona il proprio cervello, qua ci vorrebbe un punto, perché voi ci avete mai pensato effettivamente a capire il funzionamento del vostro cervello, nel senso, perché mi sembra che la maggior parte delle persone invece si concentrino su come poter funzionare nel mondo cioè là fuori che ne so a lavoro all'università a una festa a un matrimonio insomma tra gli altri, gli occhi sono rivolti verso l'esterno e funzionano da filtro ma soprattutto da scudo dei nostri pensieri, però questo comporta anche una separazione tra fuori e dentro, uno guarda innanzitutto fuori, la nostra personalità si muove continuamente per adattarsi a ogni situazione, e non parlo di una sottomissione capitalista o qualcosa del genere, parlo di sopravvivenza, non siamo gli stessi e cambiamo in base al contesto ma, mi chiedo, in quanti veramente si pongono effettivamente domande concrete per capire come funziona il proprio cervello, forse è una domanda sciocca, forse tutti voi l'avete capito in tenera età come funziona il vostro cervello, io no, e per questo mi fa strano pensarci in termini così concreti
ex mi convinse ad andare dalla prima psichiatra della mia vita, forse avevo trentasei anni, non lo so perché il tempo nella mia testa è confuso, primo indizio che ho ignorato, insomma in età adulta mi è stata diagnosticata una depressione maggiore e mi hanno prescritto uno psicofarmaco e un ansiolitico, li ho sempre descritti così, so persino i nomi ma non so i principi attivi, la mia personalità tende ad affidarsi ai professionisti senza neanche porsi domande al riguardo, pensate, non ho neanche mai aperto il foglietto illustrativo, ho assunto queste due pilloline per anni senza pormi domande anche per due motivi: sto male da quando avevo quindici anni e mi sembrava logico che fossi arrivato a quel punto e, punto due, finalmente stavo meglio, però ero in balia degli eventi e se l'età adulta è capire o cercare di capire il funzionamento di ciò che ci circonda, allora io non ero e forse non sono ancora un adulto, pierantozzi conosce i farmaci che prende, io ne so i nomi ma non come funzionano, lui si aspettava che avrebbe avuto conseguenze sulla sua vita sessuale, io no, la psichiatra dell'ASL mi ha detto che il farmaco forse avrebbe cambiato la mia vita sessuale, senza dirmi che invece l'avrebbe completamente stravolta, quando assumevo i farmaci mi era difficile raggiungere l'orgasmo, era faticoso e a tratti persino doloroso, proprio come racconta pierantozzi, così come era difficile trattenere l'erezione, ora che non li prendo più la mia libido è strana, per quanto riguarda le erezioni sto ancora cercando di capire, il punto è che ho vissuto trascinato dalle onde perché per una coincidenza sfortunata si dà il caso che a causa della mia educazione abbia un carattere che non approfondisce il funzionamento delle cose, finché funzionano è okay
la mia infanzia si potrebbe racchiudere in una dichiarazione forse poco professionale che fece una delle sei psicologhe che ho frequentato nella mia vita, disse, è una specie di miracolo il fatto che lei non si sia suicidato, questo perché per anni, ovvero dai quindici cioè da quando ho iniziato a mostrare i primi sintomi fino ai trentasei, ovvero ventuno anni, la mia depressione cioè la chiamo così ma non significa niente ma comunque la mia depressione era un, roberto è fatto così, roberto è particolare, non mi ero mai chiesto come funzionasse il mio cervello e beh non avevo neanche avuto gli strumenti per cercare di capirmi, avevo soltanto quei sintomi che invece secondo gli altri erano semplici caratteristiche del mio carattere, ora, pensateci un attimo, oggi la percezione verso la sanità mentale è ancora assai indietro rispetto un'accettazione culturale e sociale, ma è sicuramente più avanti di quanto non fosse in una periferia napoletana negli anni duemila, il mio cervello pensava troppo, mi rinchiudeva nelle paranoie, mi provocava attacchi di panico, mi faceva isolare, mi faceva percepire più intensamente le emozioni, il mio cervello non mi faceva capire bene i testi che leggevo, potrei continuare un bel po' ma il punto è soltanto uno, non capivo o non capivano il mio cervello mentre venivo paragonato a forza a un mondo in cui non riuscivo a inserirmi
alle elementari venivo definito un bambino prodigio per la mia spiccata sensibilità e le mie doti artistiche, questa etichetta è stata logorante perché ancora oggi non riesco a fare niente a meno che non sia una cosa perfetta, capace di rispettare quella visione idealizzata che avevano di me alle elementari, per questo oggi quando qualcuno mi fa un complimento tendo subito a smontarlo e ridimensionare la sua prospettiva, e per questo qualche anno fa quando è avvenuta la frattura (penso che così si potrebbe chiamare il racconto sulla mia depressione, la frattura), ovvero quando la mia personalità ha capito di essere stata fraintesa e che quindi non ha mai avuto modo di esprimersi o svilupparsi, dicevo per questo ho iniziato a scrivere in questo modo che pare un flusso di pensieri, io che sono precisissimo, che sono adulto da quando ero un bambino alle elementari, mi ero rotto, guastato, avevo bisogno di lasciarmi un attimo andare, di rilassarmi, la frattura è quel distacco che ho sentito sia dal mondo che mi circonda sia dal me stesso che sono sempre stato, sono sbocciato anzi sto sbocciando, perché come cazzo fai a capirti alla soglia dei quarant'anni, come fai ad accettare l'idea che forse tutto quello che sei stato in realtà erano sintomi di una malattia mentale che non è stata mai presa sul serio
roberto non voleva andare a scuola e per questo l'ha abbandonata alle superiori, ho abbandonato un istituto tecnico perché avevo un'intelligenza più creativa, però nel frattempo riparavo da autodidatta i computer dei miei amici che frequentavo l'istituto tecnico e a vent'anni ho programmato da solo un sito in html perché avevo voglia di avere un blog, oggi modifico i file di sistema dei videogiochi per migliorare le prestazioni, roberto legge tantissimo, appena apro un libro devo controllare quando finisce il capitolo, nella lettura mi isolo sì ma leggo lentamente, molto lentamente, penso sia frutto della formazione delle elementari, non so le tabelline e i conti li faccio sulle dita di una mano, anzi, quando lavoro e ci sono piccoli dilemmi sul resto apro di nascosto la calcolatrice, le domande di logica neanche provo a leggerle, il mio cervello si perde tra le cifre, eppure a sedici anni ho lasciato la scuola e da solo mi sono messo a studiare l'italiano e la filosofia, ai tempi ho letto testi difficili di autori che alcune persone non riescono a leggere neanche in età adulta, i testi più semplici e le serie tv mi annoiano perché il mio cervello già prevede gli sviluppi e non solo anche come mi sentirò durante gli sviluppi, gli audiolibri li ascolto a 2x mentre faccio altro, altrimenti non riesco, la noia per me è una cosa particolare da descrivere, persino contraddittoria, sono a mio agio nelle cose noiose che già conosco ma il mio cervello cerca continuamente nuovi stimoli, vivo in un costante equilibrio tra ciò che conosco a memoria e piccole novità, per questo non ho viaggiato molto, l'idea di essere così tanto iperstimolato mi mette in ansia, per questo una vita con me sarebbe fatta di cose ripetute, quando vado a lavoro faccio sempre lo stesso percorso o comunque già dalla mattina so cosa indosserò e quale percorso andrò a fare eccetera, non sono ossessivo ma controllo più volte se ho le chiavi in tasca, se a lavoro delego un compito poi controllo che sia stato fatto come volevo, sono pure della vergine, rido, quindi la mia precisione è ancora più accentuata
non voglio descrivere una persona speciale nel senso più romantico del termine, anche perché con tutte queste caratteristiche belle o brutte che siano non ci ho fatto niente nella vita, quello che voglio dire è che capire come funziono significa o significherebbe trattarmi in un certo riguardo, essere persino più tollerante, penso che il mio cervello non si sia sviluppato completamente perché a metà della mia infanzia ho vissuto un trauma, infatti la diagnosi della depressione maggiore è diventata disturbo da stress post traumatico con tanto di cambio di pillole, sembrava che tutto coincidesse persino la mia memoria che mi fa dimenticare le cose dopo pochi mesi averle vissute, insomma il mio cervello avrebbe dovuto svilupparsi ma non ha avuto gli strumenti necessari per farlo, non è stato capito, mi chiedo cosa ne sarebbe stato di me e della mia sensibilità e curiosità e perché no intelligenza se fosse stata capita prima, se prima avessero capito sì il suo modo di funzionare ma anche i suoi limiti, diagnosi significa anche essere etichettato (anche se a me non importa), ma significa anche sapere bene da dove incominciare per sviluppare adeguatamente un piano di vita attorno a una personalità
se mi sento a un vicolo cieco è perché capisco di essere il frutto di una vita completamente sbagliata, che ha preso direzioni che non ho scelto perché basate su una personalità mai veramente sviluppata perché mai veramente capita, sono cresciuto vestito in abiti normali in un mondo di normali quando, semplificazioni a parte, funziono o non funziono in modo diverso, e non mi sono mai veramente chiesto il modo in cui funziono perché ero io per prima il risultato di quel ragionamento che fanno tutti, roberto è caratterialmente fatto così, ma a parte che una caratteristica non è una condanna e si può sempre migliorare, cosa che provo sempre a fare, ma mi chiedo come io sia arrivato a sviluppare quella caratteristica e mi è facile intuire, per esempio, che esco malvolentieri di casa perché i miei genitori mi elencavano tutti i pericoli che avrei trovato fuori e che avevo sviluppato una paura così intensa da farmi sentire male una volta fossi uscito, ecco, ma come riprogrammo una cosa così, da solo, e mentre tutti pensano che io sia normale, visto il mio ruolo la mia capa mi ha invitato a un meeting annuale dell'azienda, si svolgerà a dicembre, ho già detto di no due volte, già penso al viaggio di tre ore in macchina, alla gestione degli spazi in albergo, che poi detta così mi fa sembrare chissà quanto ansioso, in realtà non lo so, penso ai viaggi che ho fatto e alle convivenze che ho avuto e non mi sentivo così chiuso, oppure, forse rivedo alcuni aspetti della mia persona sotto occhi diversi
non so che altro dire, l'idea di essere stato sempre frainteso, di dover invece avere riguardo verso me stesso così da cercare di capirmi prima di poter raggiungere la serenità, è una montagna troppo grande da scalare, ma poi, questo mi fa pensare a tutto ciò che mi son perso e l'idea mi schiaccia, sono giorni molto tristi, soffocanti