che pezzone super mega bello

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@unmatto
che pezzone super mega bello
Nicko Cecchini (Canadian, d.o.b. unknown) - Castle Walls Lead Me to Despair (2026)
ogni tanto mi torna la lontana curiosità di iscrivermi alle app di incontri, poi mi ricordo le dinamiche con cui funzionano, il fatto che venivo puntualmente ghostato quando veniva fuori il mio lavoro o il fatto che mi piacciono i videogiochi, e allora lascio perdere, anche se ho pensato alla descrizione adatta: è vero ho quasi quarant’anni e faccio il banconista gelataio, la colpa è di una serie di sfortune di cui, non ti preoccupare, non parlerò al primo appuntamento, ma vedila così: gelato gratis, così come il fatto che mi piacciono i videogiochi ha un lato positivo inaspettato: le mie dita sono velocissime
si avvicina al banco una famiglia di cinque persone, salve, vedo lo scontrino, due gelati piccoli e tre medi, come sempre con gli scontrini numerosi prendo dei coni classici e li metto nel portaconi come semplice riferimento, figlio uno, io voglio il cono al cioccolato, io, sono soltanto come riferimento, figlio due fa i capricci, figlio due, io voglio la coppetta, io, sono soltanto dei riferimenti per me così non perdo il filo, mamma, anche io voglio la coppetta, io sospiro e dico, da quale iniziamo, figlio uno, dal mio, io, tu hai il piccolo o il medio, figlio uno, voglio pistacchio, io, piccolo o medio, figlio uno mi guarda come se parlassi un'altra lingua, mamma, lui ha il medio, prendo il medio al cacao, io, vuoi soltanto pistacchio, figlio uno continua a non capire, la mamma dice sì, metto il pistacchio, io, vuoi la panna, figlio uno dice no e do il cono a figlio uno, io, ora quale facciamo, figlio tre, io voglio nocciola e limone, io, tu quale hai, figlio tre, nocciola e limone, papà, lui ha il medio nocciola e limone, prendo il cono come riferimento, io, vuoi cono o coppetta, figlio tre mi guarda come se parlassi un'altra lingua, aspetto, aspetto, aspetto, ripete, nocciola e limone, inizio a comporre un cono, figlio tre, anche io voglio il cono al cacao, tolgo l'unico gusto che ho messo, di solito teniamo i coni sporchi da mangiucchiare nei momenti morti ma questa volta lo butto via sporco, prendo il cono al cacao e gli compongo il gelato, figlio uno, anche io volevo due gusti, mamma mi chiede, quanti gusti vanno sul medio, io, fino a tre, mamma, però ne hai messo uno a mio figlio, io, ho chiesto a suo figlio se bastava uno e proprio lei ha risposto di sì i gusti che ci vanno sono fino a tre così ne ho messo tre volte pistacchio, la mamma rimane di sasso, il figlio uno continua a lamentarsi, io, quale facciamo ora, il padre, il mio, io, IL SUO QUAL È, il padre, il piccolo, io, vuole un cono o una coppetta, padre, coppetta, poso un cono piccolo e prendo una coppetta, io, che gusti mettiamo, padre, anzi no cono, poso la coppetta e riprendo un cono, padre, quanti gusti, io, due, padre inizia a leggere i gusti soltanto ora, aspetto, aspetto, aspetto, figlio tre, io voglio questo cono, dice mentre si avvicina all'espositore e prende il cono grande, io, quello è grande per favore puoi posarlo, la mamma mi fulmina con lo sguardo, intanto tutti i miei colleghi mi guardano sottecchi con sguardi di compassione, il padre, ce l'avete melone, io, no i gusti disponibili sono soltanto quelli esposti, il padre, e non c'è melone, io, no, padre, allora soltanto cioccolato con panna, compongo il cono cioccolato panna e glielo do
figlio uno, anche io voglio la panna, mamma, anche mio figlio vuole la panna, la mamma prende il cono del figlio e me lo allunga, io, signora una volta che un prodotto lascia il banco non posso più toccarlo per una questione di igiene, mamma, mio figlio vuole soltanto un po' di panna, io, gliela metto in una coppetta a parte, mamma, ma come la mangia sul cono, io, signora prima suo figlio aveva detto di no alla panna e io ho eseguito ora se vuole la panna la può mangiare soltanto così, mamma mi fulmina, metto un po' di panna in una coppetta e gliela do, io, ora quale gelato facciamo, figlio due, posso avere una coppetta anziché di un cono, io, questi coni che ho preso sono soltanto come riferimento qual è il tuo gelato, figlio due mi guarda come se parlassi un'altra lingua, la mamma mi dice, l'ultimo medio, sostituisco il cono con la coppetta, io, che gusti mettiamo, figlio due, ce l'avete limone, io, sì l'ha scelto anche lui, indico suo fratello, io, tutti i gusti li puoi leggere lì, figlio due, allora limone, io, soltanto limone, figlio due, sì, io, con panna, figlio due, no, guardo la mamma ma la guardo soltanto non dico niente né faccio espressioni, faccio un cazzo di cono medio mettendo tre palline di limone perfettamente distinguibili anche se so fare un medio con un gusto mettendo la quantità giusta con una sola pallina do la coppetta senza panna al figlio, prendo l'ultimo piccolo, io, cono o coppetta, la mamma ci pensa su, ci pensa ancora su, aspetto, aspetto, aspetto, ci pensa come se stesse decidendo se comprare casa, mamma, coppetta, sostituisco il cono con la coppetta, io, quali gusti mettiamo, mamma, aspetta devo ancora leggere i gusti, sto fermo con la coppetta in mano che aspetto, i miei colleghi ormai hanno pietà, mi hanno detto dopo che per sfortuna c'erano tante persone se no come accade spesso mi avrebbero aiutato a smaltire lo scontrino dividendosi gli altri gelati, la mamma poi ha scelto i suoi gusti, la mia sensibilità mi suggerisce che vabbè era soltanto una famiglia che voleva mangiare il gelato in una giornata di sole, però questa maleducazione, questa indecisione che obbliga all'attesa, la vivo centinaia di volte al giorno, la maggior parte dei clienti non porta rispetto a me ma pensa soltanto a sé, al suo gelato, ad ascoltare la propria indecisione, è capitato che un genitore mettesse fretta al figlio per non farmi aspettare, qualcun altro si è anche arrabbiato con il figlio perché non poteva cambiare idea e farmi perdere tempo e si è scusato con me, però la maggior parte dei clienti non sono così, comprano un gelato e pensano di comprare anche me e vogliono il pacchetto completo daccapo, sorriso smagliante, tutte le domande di rito, la battuta pronta
dopo aver servito questa famiglia ho detto che mi sarei preso due minuti per bere, le mie mani tremavano, non avevo sete ma era una scusa per allontanarmi, mentre sorseggiavo l'acqua in laboratorio ho pensato, domani inizio a cercare un nuovo lavoro
Oh intelligenza! solitudine infiammata, che ogni cosa consuma fino al silenzio!
Josè Gorostiza, Morte infinita
ho appena chiuso la gelateria ed è la sera più bella della settimana perché mi aspettano due giorni di riposo, mi incammino di corsa verso la metro per non perdere l’ultima corsa quando dietro di me sento una voce maschile che urla
ROBBÉ TU HAI TROPPA PAURA
mi giro di scatto, a pochi metri da me c’è una coppia lui lei, lui alza le mani e si scusa, scusami non volevo urlare, gli rispondo, no è che mi chiamo roberto, lei fa, pure io, e scoppiano tutt’e due a ridere mentre io proseguo verso la metro
(penso a una battuta scema che non dico, strano nome roberto per una ragazza)
scendo le scale della metro e mi confronto con il mio collega sui nuovi assunti, quando nella folla vedo un personaggio famoso, ma famoso assai, che viene in gelateria boh una volta al mese, mi guarda, lo guardo, mi saluta, gli sorrido e rispondo al saluto
(avrà pensato, ma questo ha una faccia familiare, boh chi cazz è, vabbè lo saluto)
corro corro corro prendo l’ultima corsa e penso, ma cosa cazzo è successo negli ultimi cinque minuti
è risuccesso, esco dalla gelateria stanchissimo per averla ripulita e apro la app per controllare l’arrivo del prossimo bus, mancano quattro minuti, allora inizio a correre corri forrest corri mi fermo al semaforo e rieccolo, personaggio famoso, aspetta il verde come me, ci scambiamo uno sguardo e ci salutiamo, è stata una scena molto romantica perché ci siamo chiaramente riconosciuti, ormai abbiamo un rapporto consolidato in cui ci salutiamo anche fuori la gelateria 🤝
un po’ come quel vecchietto cliente abituale che ho salutato fuori la gelateria, lui mi guarda sorpreso pensa chiaramente ma questo chi cazz è poi gli si illumina il viso capisce e mi saluta, quando è tornato in gelateria mi ha detto, sono felice di incontrarti ovunque le nostre vite sono connesse, FRATM
finalmente mi sono accaparrato a un prezzo decente un videogioco che adocchiavo da tempo, vai l'ho comprato e basta quando è subito in sconto, senza aver visto video o letto recensioni ma dopo aver visto qualche trailer e letto qualcosa riguardo il concept, mi ha incuriosito l'idea e mi ha sorpreso la veste grafica, parlo di cairn, un videogioco dove si impersona una scalatrica il cui obiettivo è scalare una montagna alta così che non è stata mai scalata, quindi lo scopo è scalare man mano pareti rocciose, trovare appigli, gestire la fatica
come pensavo è un videogioco molto rilassante che regala quei momenti di pausa che sicuramente cerco in questo periodo, per dire, non c'è neanche la musica, solo il fischio del vento o il vociare della natura e i suoni di fatica della protagonista
c'è tutta una componente ruolistica, c'è l'inquadratura tattica dove puoi vedere da lontano la parete rocciosa per cercare di pensare il prossimo percorso da fare (se arrivi a un punto in cui non ci sono appigli devi tornare indietro e perdi tempo), bisogna muovere i singoli arti e muoverli per cercare un appiglio sicuro, gestire la stamina e riprendere fiato quando senti che la protagonista si sta affaticando
inoltre cairn concede questi scorci incredibili che ti spingono a prenderti qualche attimo di tregua prima di cercare la prossima parete rocciosa da scalare per arrivare al prossimo checkpoint
anche se gestire lo zaino con gli oggetti che hanno una loro fisica è carino, pensare di dover gestire anche la fame e la sete della protagonista non mi entusiasma perché gestire questi parametri non mi ha mai fatto impazzire come dinamica nei videogiochi, però, tutto sommato è un videogioco che mi coinvolge e diverte, con meccaniche semplicissime che man mano si fanno sempre più impegnative
eccoci al periodo più bello dell'anno, quello delle insalate, ieri ho mangiato un'insalata pronta marca conad con lattughino crostini di pane olive verdi scaglie di parmigiano, l'ho accompagnata con boh due euro di pizza bianca, un pranzo che non mi ha soddisfatto a dire il vero così ho detto sai cosa la faccio io un'insalata buona, così ho fatto un'insalata buona per la cena di stasera, insalata con rucola, pomodorini, tonno al naturale comprato in offerta nel vasetto di vetro mica cazzi, mais e un uovo sodo, ne ho fatto in quantità penso anzi pensavo giusta ma in realtà è tantissima, però non ho timore perché è comunque molto leggera e dopo averla mangiata sarò comunque molto attivo, perché ovviamente colpo di scena sarà la mia cena ma stasera due giugno ovviamente lavoro buona festa della repubblica
le femmine mi sorridono e io rispondo con una smorfia che pare un sorriso, i maschi mi chiamano we caro e io rispondo we caro dimmi tutto
alle prime risponderei: ma c’vuò?
ai secondi risponderei: ma chi t sap
È Crono il mostro che fa girare questa ruota della fortuna. E benché a questo punto della narrazione non mi sia ancora possibile scrivere quello che in definitiva voglio dire qui, perché il terreno non è ancora pronto, posso già anticipare che ha a che fare con l'impossibilità di mantenere, nel corso degli anni, la stessa opinione, la stessa visione di un argomento, di un evento, di un'idea. Cambiamo così tanto che perfino una percezione soggettiva non è unica ma molteplice, in quanto costretta a corrispondere all'ampia gamma di personalità che adottiamo a seconda delle circostanze. Prima di prendere la parola bisognerebbe fare una sintesi biografica del momento in cui ciò avviene, e aggiornarla poi ogni volta che si aggiunge qualcosa di nuovo. Alla fine, non solo si otterrebbe l'intero sviluppo di un'idea nel corso del tempo, ma anche lo sviluppo di una sensibilità, ognuna delle quali rotea attorno alle altre al pari di pianeti impazziti, in continuo movimento e mutamento di forma. È un' ovvietà affermare che la mia visione del Messico - e della realtà - era diversa prima che io andassi a vivere lì. Da allora, è trascorso del tempo, io sono cambiata, ma anche il Messico è cambiato, la realtà è cambiata. Le idee che ho adesso non invalidano quelle di un tempo, che erano valide nel momento in cui sono state concepite. Niente può dimostrare che le mie idee attuali siano più giuste o più vicine al vero. Non si viaggia dall' ignoranza alla verità, ma da un'ignoranza a un'altra, forse solo più documentata. Una precisazione, questa, che potrebbe risultare utile per definire le condizioni di partenza di questo saggio, che altro non è se non lo svolgersi dell'evoluzione di un'idea, di una percezione, oppure di una serie di idee o percezioni nel corso di un determinato lasso di tempo e a partire da una prospettiva mutevole. Un tratto di cammino che si fa camminando, senza origine né scopo, a partire da un inizio casuale e senza un punto finale.
la realidad, neige sinno
controllo la data dell’ordine oh non mente, borraccia consegnata il quindici aprile, comprata dopo qualche giorno di ricerche su una borraccia resistente e adatta per la vita quotidiana, in vetro perché non vorrei bere plastica e perché è il materiale che si pulisce meglio, oh borraccia ma sei sicura che vai bene no perché devo portarti in giro per roma
borraccia:
roberto: cosa
borraccia: oh ma non ti fidi forse non hai capito con chi hai a che fare, sono in vetro borosilicato
roberto: in vetro boroche
borraccia: vedi che sei una capra oh, vetro senza piombo quindi si pulisce meglio perché non trattiene i batteri, comprami, resisto a temperature estreme tipo meno venti gradi
roberto: vabbè la mia vita è una landa fredda però mo meno venti gradi mi parono eccessivi…
borraccia: muto, poi ho un sistema antigoccia
roberto: OH MA SEI SICURA
borraccia: OHA MA CHE CAZZ TI STO DICENDO CHE SONO LA MIGLIORE, facciamo così, visto che non ti fidi ti do un omaggio un calzino in cui inserirmi che attutisce i colpi
domenica trentuno maggio, numero quarantasei giorni dall’arrivo della borraccia, a parte che sistema antigoccia un cazzo, la riempio e mi sbava l’acqua sulla borsa manco fossi io sul cuscino, mi ha fatto impazzire, devo capire se è rotta, allora riempio la borraccia e l’asciugo ma niente, bagna la borsa, forse la condensa, VABBÈ, attacco a lavoro e la mie collega fa, roberto la tua borraccia si è rotta, vado in camerino e il calzino è molliccio e sgocciola acqua perché ovviamente è morbido per attutire i colpi ma non è fatto per trattenere l’acqua, quarantasei giorni
ora sto sfogliando le borracce in alluminio su decathlon
quando sono venuto a roma finiva il mio percorso psicoterapeutico più importante, non so bene se sia stato anche il più lungo perché la cronologia della mia vita è molto confusa, parrebbe una difficoltà cognitiva legata alla depressione, per fare degli esempi, faccio molta fatica a ricordare con precisione gli eventi accaduti più di qualche mese fa, oppure, a parte che sono una persona adulta e ne conosco la parola, ma nonostante lavori in una gelateria a volte faccio fatica a ricordare una parola semplice come nocciola, o pistacchio, oppure, dimentico le definizioni delle parole e sono lì a ricercarle quasi tutte le settimane, comunque, non ricordo o non lo so quanto sia durata la terapia con la dottoressa, ma mi ha aiutato, mi ero chiuso in casa da anni e lei mi ha aiutato a uscirne, trovare un lavoro, eccetera, in quel periodo la mia vita era molto schematica: curavo un blog di cinema, andavo al cinema da solo, passavo le giornate a casa a giocare ai videogiochi o a vedere film, avevo boh forse venticinque anni ed ero chiuso in casa da anni, in realtà era la seconda volta che mi capitava, la prima era avvenuta dai quindici ai diciannove anni, dopo aver lasciato la scuola, insomma sembra un modus operandi della mia mente che parrebbe essere stata soltanto scalfita sulla superficie dalle varie e varie psicoterapie, quella di cui ho parlato poco fa per esempio era presso una psicologa cognitivo comportamentale, infatti si concentrò sul farmi agire anziché approfondire gli aspetti di quello che le dicevo, altre dottoresse si sono concentrate su altri aspetti e io in fondo mi sono sempre sentito un po' preso per il culo, insomma, non capito del tutto, l'ultima mi ha aiutato molto, mi ha aiutato a capire di più la mia depressione, ha aiutato la psichiatra a diagnosticarmi prima la depressione maggiore poi il disturbo da stress post traumatico, eppure anche in lei c'era qualcosa che non mi quadrava del tutto, forse è quella vocina dentro di me che dice che sono troppo incasinato per poterci capire qualcosa, forse invece non sentirmi capito era davvero un aspetto della terapia
secondo giorno di riposo, sono rimasto chiuso in casa per due giorni, oggi non ho emesso parola anzi forse ho bestemmiato quando mi è caduto il mestolo, ieri mi ha scritto amica e collega S chiedendomi di vederci per una birra, a lei posso dire la verità, le ho detto che non ero in stato di uscire, stasera altro invito da altra amica per andare a una rassegna di cortometraggi in piazza, le ho risposto che la sola idea di uscire mi fa salire una specie di magone all'altezza dello stomaco, il punto è non è se non ricaduto in quel buco nero dell'abitudini, ovvero se sono tornato al periodo in cui non uscivo con la differenza che ho esteso un poco di più la zona di comfort, ma se ne sono mai uscito, se ho davvero mai affrontato quella parte di me che esce di casa soltanto se conosce bene il punto di arrivo, era diverso quando prendevo gli antidepressivi, anzi, a quei tempi uscivo apposta senza meta, ma ai tempi tante cose erano diverse, quando mi sono trasferito a roma ho cercato di fare finta di lasciarmi indietro il roberto spaventato, ha funzionato per tanto tempo in realtà, andavo all'università, la sera mi veniva a prendere una mia amica e mi portava in giro per roma, per me ora quel che facevo in quel periodo sarebbe impensabile, anche se lavoro, anche se esco, posso quasi affermare che durante il tragitto casa lavoro faccio sempre lo stesso percorso, e uno dirà che la strada è quella, okay però attraverso la strada negli stessi punti, programmare mi aiuta a prevedere i pericoli, non sono scemo e qualche strumento per analizzarmi l'ho imparato anche io, mi chiedo se posso scrollarmi di dosso certi limiti, se posso addirittura sbloccare il mio potenziale, questo pensiero mi fa venire in mente due cose, uno, il mondo è pienissimo di roberto che vorrebbero sbloccare il proprio potenziale ma non ci riescono, due, penso sinceramente sia impossibile riprogrammare il cervello di un uomo adulto che è cresciuto e si è evoluto come conseguenza di certe situazioni e certi traumi
l'illusione che questa volta ha costruito il mio cervello porta a fare credere persino a me stesso che non sono più bloccato in casa, ora vado a lavoro, vado a fare la spesa, eppure non vado più al cinema, se mi invitano a uscire dico di sì per poi dare buca all'ultimo, quando S mi vuole vedere fuori dal lavoro viene lei a casa mia, tutta questa consapevolezza mi fa sentire molto triste e in trappola, so che la mia è soltanto una prospettiva ma è tutto così ingarbugliato da non riuscire a vedere neanche a quale soluzione puntare, una delle mie serie preferita è how i met your mother perché per me non racconta di un ragazzo (che trovo molto antipatico) vuole trovare moglie, ma di un gruppo di amici che si sostengono e aiutano a vicenda, io quei legami non sono mai riuscito a costruirli, avendo lasciato la scuola, essendomi chiuso in casa per anni, aver frequentato una facoltà dove tutti erano molto più giovani, oggi mi resta in mano un pugno di mosche, nella mia testa penso a una soluzione possibile, ovvero ricominciare da qualche parte e cercare di costruire legami, provare ad ascoltarmi di più e fingere di stare bene finché non vedo che in fondo uscire non è poi così brutto, però mi pare la stessa identica situazione di quando mi sono trasferito a roma e so già che non funzionerebbe, allora che si fa, non lo so, so solo che così non ce la faccio, ecco, sogno una vita che non solo non potrei mai avere ma anche una vita che non so se riuscirei a vivere, un lavoro stimolante, amici con cui uscire, attività che stimolino il mio intelletto, sono ferito, mi sento incredibilmente indifeso e spaventato, per la gente appaio a tratti normalissimo, a tratti persino divertente e sereno, dentro però ho un buco nero e sta vincendo, oh se sta vincendo, pistacchio
“il duro carico dell’animo suo stava per rompere in pianto”
nel primo giorno di riposo mi sono isolato, curioso aver letto qualcosa al riguardo proprio ieri, quando mi sento triste mi isolo, ne ho approfittato per finire finalmente di leggere il deserto dei tartari e ho recuperato due spicci, per pranzo avevo previsto uno dei miei cibi sicuri, pasta e ceci, a metà cottura dei ceci ho stravolto completamente l’idea che avevo in mente, ho frullato i ceci, ho saltato in padella i pomodorini, ho messo a cuocere i fusilli
non so bene cosa scrivere, vorrei poter capire
sono appena stato all’inferno: vagone metro senza aria condizionata, profumo di lettiera per gatti nell’aria, qualcuno ascolta ad alto volume cruciani che dice le sue stronzate
Proprio in quel tempo Drogo si accorse come gli uomini, per quanto possano volersi bene, rimangano sempre lontani; che se uno soffre, il dolore è completamente suo, nessun altro può prenderne su di sé una minima parte; che se uno soffre, gli altri per questo non sentono male, anche se l’amore è grande, e questo provoca la solitudine nella vita.
il deserto dei tartari, dino buzzati
«Potrei essere confinato in un guscio di noce e stimarmi re di uno spazio infinito, se non fosse che faccio brutti sogni.»
di pensieri su questo verso ne potrei scrivere mille, è tratto da amleto di shakespeare, l'ho letto quando ai tempi dell'università ero ancora così illuso da credere che sarei riuscito a leggere tutti i testi che i professori davano per gli esami, mi dicevo, che ero venuto qui a roma apposta per studiare e allora tanto valeva studiare bene, allora provo a leggere amleto, per lo più trovo difficoltà perché non sono mai stato un tipo da letture in versi, poi arriva questo verso qui e chiudo il libro per pensarci, non sapevo che non lo avrei più riaperto, il libro addirittura l'ho rivenduto, non sapevo ancora che quel verso mi sarebbe rimasto dentro come una specie di parassita, e ogni volta che lo intono e ci penso cresce sempre di più, è un verso di una potenza e bellezza spaventosa e mi sento descritto perfettamente (come mi sento descritto dal testo di de andrè il cui titolo dà il titolo a questo blog), ci ho ripensato, ancora e ancora, quando ho sentito dentro di me morire l'ennesima fantasia, sono fantasie così articolate che pensarci mi sfianca ma non riesco a fermare i miei pensieri, immagino e immagino così forte da sentire emozioni per quelle immagini e tornare alla realtà diventa come una specie di incidente improvviso, e questi pensieri sono il mio rifugio, sono re di uno spazio infinito, ma sono anche la mia rovina, quel limite che non riescono a farmi sentire parte della società, sono i miei brutti sogni, stamattina scendo dalle scale del palazzo e avverto una presenza, scendo una rampa e mi ritrovo davanti questa donna altissima ed elegante i capelli legati con la coda gli occhiali dalla montatura grande, mi scandisce bene tutte le parole e mi sembra di essere finito in una recita scolastica, quella che ho davanti non è una persona ma un ruolo, è di un'agenzia immobiliare e vuole sapere se ci sono appartamenti in vendita eccetera, alla fine mi dice che sono stato gentile, vado dritto verso le mie commissioni e rimango stranito dall'interazione, mi ha colpito la forzatura nella voce della donna, il suo modo di scandire con cura ogni sillaba, mi sono sentito un alieno, mi sarei sentito più a mio agio se mi avesse dato del tu, mi sarei sentito di più a mio agio se mi avesse chiamato per nome, non mi sarei neanche chiesto come lo sapesse, in giro vedo tanti visi irrigiditi modellati contro la società, ho pensato che se ci sono incontri che rilassano quei visi irrigiditi, che permettono di abbassare un attimo la tensione di dover performare, allora io non ne conosco e non sono per nessun altro motivo per sentirsi rilassato, non ho creato legami, andavo al supermercato in silenzio e una tizia di tecnocasa mi aveva scatenato tutto ciò e ci pensavo, al mio regno nello spazio infinito, e mi sono sentito in trappola perché ogni architettura che avessi di fronte ignorava i miei pensieri e ogni passante ignorava i miei pensieri e chiunque al mondo ignorava i miei pensieri, questa esperienza romana mi ha prosciugato, non ho finito amleto e ho perso quell'entusiasmo di quello studente alle prime armi che voleva leggere e incuriosirsi, di me non sono rimaste che ceneri, pensavo, a quale potrebbe essere la prossima mossa per avvicinarmi di più a sentirmi più a mio agio, mi sono immaginato per un attimo di ritorno al paesino napoletano, sconfitto, alla ricerca di un lavoro sottopagato, senza prospettiva di crescita, per un attimo mi sono visto, lontano dalla città e da roma, da cui mi sento masticato e sputato via, oppure potrei rimanere a roma, inseguire un guadagno che non mi permette di vivere neanche dignitosamente, questo inconcludente flusso di pensieri è durato giusto il tempo che arrivassi al supermercato, passo dopo passo, poi sono entrato nel supermercato con l'espressione tesa e affranta e nessuno sapeva il perché
combatto il burnout lavorativo emotivo primo caldo con un piatto freddo da portare a lavoro stasera, riso rosso integrale, ceci, pomodorini datterini (sulla confezione c'è scritto "sgrappolati", ha perfettamente senso ma la comunque trovo una parola molto buffa e bellissima), tutto perché avevo voglia di cetrioli e non sapevo come abbinarli (risposta: a caso), ho poi aggiunto succo di limone e menta per dargli quel sapore ancora più fresco da estate yeee, comunque, se fino a qualche tempo fa quando andavo al supermercato per comprare qualcosa da mangiare da portare a lavoro e boh con quattro euro compravo un panino con il salame e una coca, ieri mattina con quattro euro anzi meno ho comprato una di quelle confezioni con le insalate pronte (c'erano alcune foglie verdi, sicuro il lattughino e la rucola, scaglie di parmigiano, crostini di pane e un intruglio di aceto balsamico) e una mela, rispettivamente il pranzo e la merenda, e vi dirò, è stato un pranzo soddisfacente ma soprattutto saziante, è praticamente il secondo giorno di caldo oh oggi a roma fanno ventinove gradi e io sento già che sarà un'estate lunghissima