Non posso stare bene un giorno a settimana e dannarmi i restanti 6. Io ho bisogno dei piccoli gesti, ho bisogno di capire che non sia un sentimento vissuto in modo passivo. Non me ne faccio niente dei regali e dei ti amo se poi dopo essere stati 3 giorni assieme scompari. Scompari e non mi dici cosa fai, dove vai. Scopro sempre tutto all’ultimo io, e io è così che mi sento, in ultimo. Lasciata alla fine. E porca troia questo non vuol significare che non apprezzo le cose, le apprezzo e come, ma non può essere una cosa con così tanti sbalzi, perché mi sento come sulle montagne russe, prima sono in cima a tutto e poi mi ritrovo in fondo dal nulla. Prima non era così. Prima ogni scusa era buona per parlarmi, prima non era solo un “come stai” “cosa fai”, prima era un “parliamo di qualsiasi cosa ci passi per la testa”. E questa cosa nei mesi si è persa. L’avevo persa anch’io per un periodo, lo ammetto, mi ritrovavo ad avere dubbi sulla distanza, perché mi faceva male, e, cercando di non pensarci, mi limitavo nel parlare (non che mi sia mai messa a fare solo le domande sopra elencate, ma si, a parlare un po’ meno). Poi mi sono resa conto che non aveva senso, che una relazione a distanza è anche questo. Raccontarsi le cose è una meraviglia, renderci partecipi l’uno della vita dell’altro è bellissimo. E se non ti chiamo più al telefono è perché ho paura di quella telefonata. Non voglio passare una chiamata a dirci solo “come va” “cosa fai” “come è andata oggi”. No. Voglio una telefonata in cui ci diciamo “hey lo sai cosa è successo?”, voglio stare a parlare ore e ore di tutto, del più e del meno, a sorridere anche per la più grande scemenza. Hai detto che sono la tua famiglia ma io non mi ci sento affatto. O almeno, mi ci sento quando siamo insieme, ma non mi basta. Non può bastare, perché siamo distanti 500 cazzo di km e io non posso accontentarmi di sentirmi bene solo quando ti vedo. Io voglio star bene ogni giorno, certo, ci possono essere anche delle giornate no, per l’amor del cielo, ma può essere una volta a settimana e non il contrario. Alle volte mi chiedo se sono io che pretendo troppo da questa relazione, che la mia età richieda una cosa ancor più stabile di quanto essa lo sia, e che tu non sia pronto. Ma in fin dei conti è normale, hai 18 anni ed è l’età in cui ci si vuole divertire e non pensare a qualcosa di stabile, e io mi chiedo se riuscirò ad aspettare che passi questa fase, perché mi sento di voler ancora più attenzioni. Sarà l’essere completamente da sola, sarà la distanza, ma ne ho un disperato bisogno, e il fatto che tu non lo capisca mi distrugge. E sono stufa, di vomitare intendo. Non è stress, non lo è mai stato. Quando vomito è perché sento una fitta così grande al cuore che mi viene la nausea e butto fuori tutto nel cesso. E non è mai stato così accentuato, non ho mai avuto così tante volte la nausea. Prima piangevo, ma mi tenevo tutto dentro, e ora che ho deciso, per te, di non chiudermi più non riesco più a controllarmi. Non riesco ad esprimere un pensiero che subito ti innervosisci o addirittura ti arrabbi, e non va usata la scusa del “sono tutte critiche” perché non penso che se io noto queste cose è perché sto esagerando, o perché sono sotto stress. Non ci sono sotto stress cazzo, sono abituata a peggiori stress psicologici, e attualmente non noto le cose per stress, le noto perché sono così, o almeno le fai sembrare. E non dovrebbe nemmeno arrivarmi un tipo di pensiero del genere, non è normale pensare che il proprio ragazzo non ti consideri. E io mi ritrovo più e più volte a chiedere scusa a caso, a dire che non fa niente, perché è lì che mi chiudo. Ed è il momento peggiore, perché non parlare proprio sarebbe meglio, tenersi dentro tutto e far finta di niente è già qualcosa. Ma iniziare a parlare e fermarsi perché non si regge che l’altro continui a remarti contro è terribile. Non so cosa fare sinceramente, non so se smettere definitivamente di parlare e utilizzare solo questo quadernino o boh. Tanto comunque lo leggerai, e ti ritroverai ad arrabbiarti con me, mi sentirò dire che non apprezzo le cose ma che critico e basta. Oramai è un abitudine, l’ennesima.











