Soffrite e non accontentatevi. Soffrite. Se siete reduci da relazioni sfinenti, di dipendenza e con strascichi emotivi forti, lasciate che il dolore vi travolga. Toccate il fondo e possibilmente su quel fondo sdraiatevici pure sopra. Accettatevi così come siete in quel preciso momento. Brutte e abbrutite, rabbiose, piagnucolanti, disperate, inermi, incazzate, pessimiste e senza alcuna speranza di sentirvi meglio. In questa fase non è farsi tutti i bar della strada che aiuta. È sdraiarsi sull'asfalto e farsi investire da tutti i camion che passano su quella strada, che aiuta a guarire. Se pensate di poter saltare la fase del lutto disperato per passare subito alla visita settimanale al cimitero con la veletta nera, beh, avete fatto male i conti. Quel dolore soffocato risbucherà fuori, prima o poi. Potrà succedere col “fidanzato del giorno dopo”, quello che come la pillola del giorno dopo deve assolvere alla sua funzione di rimedio rapido e indolore, e che invece si rivela presto un errore di quelli da ulteriore magone, perché poi gli devi pure dire “Scusa, mi sono sbagliata”. Può succedere nel bel mezzo di una vacanza “per dimenticare”, quando pensavi che il peggio fosse passato e invece arriva un down fetente e improvviso, quando stavi solo sorseggiando un tè alla pesca e boh, s'è aperta una voragine dentro che ti ha attraversato all'improvviso come la faglia di Sant'Andrea con la California. Insomma amiche mie. Soffrite. Abbiate il coraggio di farlo, senza una musica troppo alta per non ascoltare i rumori di fondo. Solo così, dopo il febbrone da cavallo , si guarisce. E poi la seconda cosa: non accontentatevi. Mai. Non scegliete “una compagnia”, “una persona affidabile”, il meno peggio, la vostra mano loffia in una mano loffia. Statevene da sole, piuttosto. La solitudine è un'ottima compagnia. Costringe ad ascoltarsi e quando ci si ascolta, di solito, capita anche di sentire cose che non ci piacciono. Ecco, potreste non piacervi, nei primi periodi di solitudine. Allora ci lavorerete su e ci lavorerete per piacere a voi, non a qualcun altro. Stare sole, a quel punto, potrebbe perfino sembrarvi niente male. Io, da sola, superato il tempo del dolore feroce, sono stata felice. Davvero. Ed è a questo punto che si crea il terreno fertile perchè qualcosa possa succedere. Alle persone piacciono le persone che si piacciono. Non sto dicendo che girerete l'angolo e sbatterete il muso contro un tizio carico di pacchettini natalizi e vi innamorerete come nelle commedie americane. Sto dicendo solo che sarete pronte. Non solo perché accada qualcosa di bello, ma perché possa non accadere. Al fatto che il tempo della solitudine si possa prolungare a lungo e che quella solitudine possa diventare un luogo in cui -nonostante tutto- abitare con felicità, in cui l'attesa sia mite e paziente. Soffrite e non accontentarvi, amiche mie. Perché prima o poi qualcosa di bello accadrà. E se non accadrà, sarete troppo impegnate a prendervi cura della vostra vita, per lamentarvene.
Selvaggia Lucarelli (via lamattucci)










