Ospedale civile di Venezia.
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@verso-sera
Ospedale civile di Venezia.
Ritenere il cuore un organo pensante, é una vera idiozia. Usare il cuore come figura retorica che sostituisce il concetto astratto di emozione, significa non essere stati capaci di evolversi da quei paradigmi educativi obsoleti che, rischiosamente, ci avviluppano nelle sabbie mobili del nozionismo. Il cuore é muscolo striato e involontario, tutto qui. Il cervello e la sua biochimica giocano il ruolo principale nel mantenimento, o meno, dei nostri equilibri. La comprensione dei meccanismi coscienti e incoscienti, crea un moto evolutivo. La capacità di un pensiero critico, nasce anche da questo. Tutto il resto é la copia di un passato orrendo che tende a infliggere terribili forme di dissonanza e in cui corriamo il rischio di restare impigliati senza la possibilità di riconoscere, a noi stessi e agli altri, il diritto alla fragilità e una decente indulgenza.
Sic est.
La location non é male, ti fa battere il cuore.
Il mio cuore ha un buco, me lo ha detto il cardiologo. É rischioso, ma si può chiudere. Mia madre era accanto a me e le ho tradotto, in LIS, ogni parola.
Quasi ogni parola.
Condividere.
Coltivare, curare, condividere.
La segnaletica veneta, é di una precisione assoluta.
Le persone normali mi inquietano. Non perché siano cattive. Non perché siano stupide. Per qualcosa di molto più strano. Per la loro capacità di sopportare qualsiasi cosa. Lavori che odiano. Relazioni che li svuotano. Conversazioni che li annoiano. Sogni che hanno seppellito da vent'anni. Eppure continuano. Un giorno dopo l'altro. Un anno dopo l'altro. Come se fosse naturale. Come se la sofferenza lenta fosse il prezzo inevitabile dell'esistenza. Mi hanno sempre detto che questa capacità si chiama maturità. Io non ne sono convinto. Perché c'è una differenza enorme tra la forza e l'adattamento. La forza ti permette di attraversare l'inferno. L'adattamento ti convince a costruirci casa. Ed è questo che mi inquieta. La facilità con cui gli esseri umani riescono ad abituarsi a ciò che li spegne. A ciò che li restringe. A ciò che li rende sempre meno vivi. Forse il problema non è chi si ribella. Forse il problema è chi riesce ad adattarsi a qualunque vita.
La capacità di sopportare qualsiasi cosa non è una virtù. È una diagnosi.
- Manuele Dalcesti
Semina, raccolto, goduria.
“La traccia su Pavese, non era eseguibile?”
In che senso?
Tra le tracce per la maturità scientifica, nel 1992, c’era quella su Cesare Pavese.
Come lo so?
Ho una certa età e ricordo bene quale traccia svolsi.
Finimmo il programma, un mese prima degli esami.
Ciao prof. 🤍✨
Non sapevo che il buio non è nero che il giorno non è bianco che la luce acceca e il fermarsi è correre ancora di più.
— Goliarda Sapienza
Pensa che grande rivoluzione planetaria ci sarebbe se milioni di ragazzi di tutte le parti del mondo con i loro zaini sulle spalle cominciassero ad andare in giro per la natura.
Cit. J. Kerouac
Incontri di classe.
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