TU SEI MIO!
Mio, tuo, suo/a, nostro, vostro e loro: aggettivi possessivi che indicano generalmente appartenenza. Spesso usati nei confronti di altre persone in frasi come "il mio migliore amico", "la mia ragazza", "mia madre", "mio figlio" ecc. Stanno indicare un particolare legame fra due persone, che si appartengono nell'affetto, nella condivisione. Ma spesso non è così. Ho ormai da tempo la convinzione che l'uomo abbia in se la propensione a possedere, non solo cose, ma anche gli affetti, quindi le persone. C'è chi lo fa per paura di perdere l'altro, chi proprio con la convinzione e presunzione di dover possedere l'altro o per tanti altri motivi. Spesso sentiamo l'esigenza che l'altro risponda prima a noi che a se stesso, abbiamo la presunzione di condizionare la vita e le scelte di quella persona solo perchè non ci vanno bene, non si conformano al nostro ormai insopportabile moralismo, perbenismo o al nostro ideale di vita. Mi chiedo, perchè? Da un lato credo non sappiamo accettare l'altro in tutta la sua realtà, abbiamo bisogno di condizionare ciò che non ci piace o di nasconderlo, perchè non sappiamo guardare un bel panorama senza voler escludere ciò che non ci piace. Dall'altro, credo ci sia una crisi della bellezza. Esiste l'assurda presunzione di trovare la bellezza nella perfezione intesa come assenza di difetti, "storture", senza comprendere come tutto ciò sia terribilmente vuoto, una esasperata ricerca della perfezione fisica e morale. A me la perfezione, qualunque essa sia, inizia a fare schifo. Ma più di tutto credo non sappiamo, nè abbiamo l'idea di cosa sia e cosa significhi libertà: non fare ciò che vogliamo, dato che la mia libertà finisce dove inizia quella dell'altro, ma saper essere se stessi, saper esprimere la propria anima, vivere ogni giorno come fosse l'ultimo. Libertà è voglia di cambiare, pensare nuove idee o rimanere convinti delle proprie, libertà è sopratutto saper pensare, che oggi è cosa assai difficile. Libertà è non giudicare mai, astenersi dall'ostinato tentativo di incastonare l'altro nella nostra visione a imbuto del mondo solo perché non siamo capaci di ampie vedute e nuovi orizzonti. Perchè chi cerca di condizionare l'altro altro non è che prigioniero di se stesso, insicuro di ciò che è o vuole essere, incapace di autodeterminarsi, quindi vive nel bisogno di conformare ai suoi ideali e stili di vita l'altro per sentirsi preso in considerazione. Povero miserabile, sapesse cosa si prova ad essere "capitano della propria anima". Sono stanco. Stanco di dover sempre rispondere agli altri e mai a me stesso. Libertà è anche rispondere prima di tutto a noi stessi, anche nelle banalità della vita. Un saluto e bevete e fumate, ma con moderazione. Ma non illudetevi, è solo una piccolissima, ma, forse, importante libertà, quella grande, autentica è ben altro che una canna. Ed è il fine ultimo della vita, vivere liberi.












