In maniera a dir poco assurda mi ritrovo su Tumblr. Sono cambiate così tante cose che per la prima volta, in vita mia, non riesco a trovare la forza di raccontare.
Un pezzo di cuore sul web.
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In maniera a dir poco assurda mi ritrovo su Tumblr. Sono cambiate così tante cose che per la prima volta, in vita mia, non riesco a trovare la forza di raccontare.
Un pezzo di cuore sul web.
Come da tradizione, riesumo questo vecchio blog e ci pubblico su qualcosa, un po’ perchè inizia un altro anno, il terzo, un po’ (tanto) perchè sento il bisogno di scrivere, come non mi succedeva da troppo tempo. Inutile stare a discutere di quanto le cose siano cambiate, mi limito (a provare) ad analizzare la situazione così come mi si presenta davanti, dando per scontato che chi ascolta (ammesso che qualcuno ascolti) sappia già tutto. Ho sempre cercato di dare un quadro completo delle cose, sono fermamente convinto che sia necessario per poter realmente farsi un’idea e, magari, dire la propria. Il che mi rendo conto, potrebbe rendermi logorroico in determinate occasioni. La cosa mi importa relativamente. Non è ancora settembre e a me sembra giugno. Quel mese a metà tra “sta finendo” e “sta iniziando” per intenderci. Sono tornato di nuovo quassù e fuori fa caldo. Non sono abituato al caldo qui. Lo associo alla fine, non all’inizio. Questo già basta a scombussolarmi. Come se non bastasse, settembre (mettiamo che sia settembre, per facilitarmi il compito) mi porta da sempre a riflettere, e quando rifletto tiro sempre fuori qualche problema. Neanche troppo tempo fa davo per assodato che ormai questa fosse la mia dimensione. Nel senso, mi sentivo (e mi sento) parte di questa città, “disfaccio i bagagli” (pochi probabilmente coglieranno il senso) con tranquillità e mi consideravo felice. Non so se oggi non sono felice, mi sento strano, mettiamola così, che in fondo vuol dire tutto e niente. Dopo quasi due anni, per la prima volta ho pensato che sarei voluto rimanere a casa, giusto un altro po’. E questo, sul serio, da me non me lo sarei mai aspettato. L’estate è finita, non dovrei vedere l’ora di tornare qua. In fondo non ho passato neanche delle vacanze così esaltanti. Mica brutte, ma neanche da dire che qualcuno possa invidiarmele. Eppure mi ritrovo a volerle prolungare, a non voler credere che stia iniziando (e necessariamente finendo) di nuovo. Le strade di casa, l’ultima sera, prima di tornare (è curioso che oggi utilizzi il verbo “tornare” per indicare Milano, un tempo non me lo sarei mai sognato), dicevo, quelle strade, quei posti in cui sono cresciuto, che Dio solo sa quanto ho odiato in alcuni momenti, oggi li sento più vicini, e li osservo con malinconia. Come a dire: non vi ho apprezzato appieno. Forse non è neanche questo il punto, perchè io ci ho provato ad apprezzarli, erano loro a disprezzarmi. Li guardo con un sorriso oggi, e non è una banalissima immagine, perchè sul serio, quella sera, prima di tornare a casa, credo di aver sorriso. Senza pensarci. So che probabilmente tutto ciò è condizionato anche un po’ da te. Che avrei voluto avere più tempo, anche se forse non era il tempo ciò che mi serviva. Non so se tra me e te succederà mai qualcosa, ho imparato a non dare mai nulla per impossibile, la vita, il karma, Dio, qualsiasi cosa governi quest’universo ha saputo sorprendermi in passato, ed è inevitabile che lo rifaccia in futuro. Da piccoli avevo una cotta per te, ora, dopo più di un decennio (usare questa parola mi rende più consapevole di ciò che dico), come te lo vengo a spiegare quello che mi sta succedendo? Non so se scriverti, ignorarti, continuare così, a mandarci frecciatine, che in fondo un po’ mi ricorda le superiori, e io, i ricordi belli, non li rifiuto mai. So che ora tu abiti a centinaia di chilometri da me, ed è l’unica cosa certa. Non so se sono pronto a una storia o finirà male come tutte le altre volte. Mi sono rotto di vederle finire così, e dopo tutto questo tempo continuo a non spiegarmi cosa ci sia di sbagliato in me. Cosa succede in “quel” momento. Quello del passo decisivo. Spero questa cosa non mi condizioni per tutta la vita, perchè quello che ti succede a 21 anni di certo non puoi ignorarlo come un semplice colpo di tosse. Spero accada qualcosa, magari non che mi sconvolga, ma che mi dia una scossa, mi faccia sentire. Qualcosa di veramente bello, sarebbe anche ora cazzo.
Sono felice di averlo fatto. Esserci riuscito di nuovo. Come ai bei tempi.
Benvenuto anno nuovo.
Mi trovo qui da poco meno di una settimana ormai e le valigie sono esattamente dove le ho appoggiate il giorno in cui sono arrivato. A terra, in mezzo alla stanza, aperte, coi vestiti in disordine, ammucchiati l'uno sull'altro. Se mi conosco, almeno un pochino, non credo le disfarò mai. Se le lascio lì, mi ostacolano, devo cercare di evitarle se non voglio inciampare, anche solo per andare in bagno. E mi convinco che in fondo non sono a casa. Non so se vorrò mai sentirmi a casa qui, di sicuro oggi c'è un solo posto in cui riesco davvero a sentirmici. Non riuscivo proprio a capirli questi discorsi prima di arrivare a Milano. Non ce l'ho con Milano, forse un po’ con le persone, questo si, non per qualche motivo in particolare, forse semplicemente perchè non sono le persone che mi hanno circondato sin da piccolo. La cosa divertente è che mi piace anche questo posto. Il punto è che forse casa è dove c'è la famiglia, o dove hai gli amici. Ho riflettuto molto ultimamente sul perchè un posto riesca a essere casa tua. Non credevo di essere il tipo da definirsi legato alle proprie origini, non volevo neanche averle delle origini, mi sbagliavo. Chissà se un giorno disfarò i bagagli. Chissà se un giorno mi sentirò soddisfatto o semplicemente a posto, dopo averlo fatto. Per ora li lascio lì, tra i piedi. E non vedo l'ora di inciamparci.
Non riesco proprio a resistere alla tentazione di rebloggarmi. Il post è di più di anno fa, sarà stato novembre 2013. Credo sia una delle sensazioni più strane che si possa provare, quando la vita riesce a prenderti per il culo. “Chissà se un giorno disfarò i bagagli”. Beh, non mi sento di dire che sia un maniaco dell’ordine, di certo, oggi, non ho più voglia di inciampare.
Ritrovare vecchie sensazioni.
Non so come ricapito su tumblr. Sarà passato un anno, forse più. Non rispondo da tantissimo (e mi scuso per inciso), qui è cambiato tutto e a rileggere vecchi post mi sento a disagio come poche altre volte in vita mia. Non mi pento, ci mancherebbe, quando ho scritto quelle cose le pensavo, eccome, solo non riesco a spiegarmi come possa essere riuscito a metterle per iscritto. Sparisco, prima di ricascarci.
Non smettete mai di scrivere.
Fammi vedere come scrivi e ti dirò chi sei.
Sto abituandomi lentamente a non aprirmi.
Voglio tornare indietro.
Diario di bordo
Resoconti. Sembra un appuntamento fisso, arrivo a Milano, salgo su questo maledettissimo pullman e sento l’istinto quasi irrefrenabile di raccontare. Adoro gli aeroporti. Penso che gli aeroporti rappresentino quanto di più vasto, umanamente parlando, tu posso visitare. Arrivo a Lamezia: durante la coda per salire sull’aereo uno degli stereotipi più popolari di sempre. Lui che ci prova. Giuro, sembrava quasi la scena poco dopo l’inizio di un film. Quella in cui i due protagonisti introdotti finalmente si incontrano e la storia può iniziare. Lui: “dai tuoi gesti sembri piuttosto turbata, come se stessi pensando a quello che è appena successo. Vuoi partire e dimenticare”. Si va da analisi introspettive degne del miglior Freud a “beh sull’aereo potremmo dire che io e ‘mia figlia’ dobbiamo stare vicini” - “:))) grazie per il ‘mia figlia’”. Esatto cristo, ci stava. Proseguiamo. Saliamo sull’aereo. Ovviamente dove ci sediamo? In mezzo alla coppia di vecchietti ettipare. Logicamente tu hai il posto all’esterno ma la signora ti chiede (ti impone) se può sedersi al tuo posto perché in mezzo non può stare. Il signore dal finestrino non lo muovi manco per il cazzo. E ti inculano felicemente in mezzo. Il karma Dio, il karma. Un’ora e mezza e arriviamo. Scendiamo. Ah dimenticavo, come al solito decidono a random di imbarcarmi il bagaglio. Scopro che l’aereo è atterrato dal lato opposto rispetto a dove si trova il ritiro bagagli. Mi faccio tutto malpensa a piedi. Non da solo, in pace, è solo mezzanotte e mi aspetta una notte sul libro di privato, figuriamoci. Becco l’estremista radical chic che attacca bottone e inizia a sbraitare contro Monti, la Carfagna, cazzi e mazzi. Continuo a sorridere e annuire finché trovo la mia valigia e scappo via. Ora sono sull’autobus. Non siamo ancora arrivati. È quasi l’una, la metro è chiusa e mi manca il mare, gli amici e l’estate. Sono così banale che mi fermo. Ciao Milano.
E che è stanotte quest'ansia da settembre?
Un giorno mi nomineranno amico del secolo.
Gggggià.
(ma il karma dov'è?)
Esci da scuola. Piove. Fa freddo. Torni a casa. Assapori la felicità. Pranzi. Vai in camera tua. Non guasti il letto, prendi una coperta. Ti ci corichi. I jeans diventano caldi, d'improvviso. Candore. Prendi la console. Accendi la tv. Fuori il grigio. Dentro il grigio. Sembra sia sempre sul punto di fare buio. Ma è sabato. E sei felice. Ti addormenti. Rannicchiato. Apri gli occhi ed è buio. Sono le 5. Il calore del termocamino. La casa riscaldata. Vai in cucina. Accendi la tv. Sky Sport 24. Latte, pane e nutella. Torni in camera tua. Pigiama. Pc. Mamma che porta le pizze. La partita in tv. Papà sul divano. Il post-partita. Le interviste. Guasti il letto, stavolta. Ti infili sotto il piumone. Rimbocchi le coperte. Più in alto che puoi. Ti si chiudono gli occhi. Provi a resistere. Provi ad ascoltare la tv. Non resisti.
Ricordo quei sabati d'inverno. Una vita fa. Era semplicemente felicità.
Dio santo si va avanti. Le cose cambiano, tutto cambia. Non puoi pretendere che il mondo si fermi, che tu sia sempre felice come allora e le vite degli altri rimangano a servizio della tua. Non ne posso più delle persone "non sono pronto per farlo", "non voglio andare". Cazzo muovetevi, svegliatevi, basta nostalgia, LE COSE CAMBIANO e magari qualcuno direbbe che è un po' tutto una merda ma non è un motivo valido per lamentarsene di continuo. Non sopporto più le persone che hanno paura di cambiare. Cambiare è intrinseco, avete presente la solita solfa sull'uomo diverso dagli altri animali perchè dotato di ragione? L'uomo è diverso dagli altri animali perchè dotato della facoltà di cambiare, di adattarsi, di muovere il culo. Svegliatevi, le cose cambiano, le persone si evolvono, e non è sempre summer paradise, cazzi e mazzi, e il segnodiun'estatechevorreipotessenonfiniremai.
Update 2.0 loading.
Scaricare le colpe. Cristo quanto crimine mi fate salire.
Grazie per il follow :)
Figurati :)
Scarlett Johansson
Quanta perfezione.
but I ain’t a turnin’ back
to livin’ that old life no more
Mi da abbastanza fastidio quando le persone pretendono di insegnarti tutto. Ho sempre apprezzato i consigli, quelli sinceri, scambiati a quattrocchi e da soli. Consigli sentiti, che nascono e muoiono per te. Sono un tipo orgoglioso, credo, spesso, ma so riconoscere il puro esibizionismo. Forse sto cambiando, dicono che quel che siamo dipende in buona parte da chi ci circonda. Mi sto circondando di nuovi amici, lentamente, e non riesco a capire se sia meglio proseguire su questa strada. Probabilmente qualcuno che a me ci tiene avrebbe detto che non devo cambiare, per nessuno al mondo. Ho sempre sostenuto che fondamentalmente le persone non cambiano, si evolvono tutt'al più, ma ci sono atteggiamenti, tratti che non possiamo modificare, neanche se ci sforzassimo. Non so dove sto andando a parare. A volte sento la necessità di mettere per iscritto qualche pensiero per capire se riesco ancora a rendermi conto di cosa mi turba. Come al solito non ho capito un cazzo, il ché in fondo è confortante, non sono mai riuscito a inquadrarmi davvero. Sono quasi certo di non voler cambiare. Ma avrei bisogno di qualcuno che mi dia conferme, mezze certezze, che a volte mi dica dove sbaglio e cosa fare. Ho sempre fatto tutto da solo, perchè così ho imparato e di questo mi sono convinto, ma spesso sento che un aiuto sincero e sentito riuscirebbe a fare comodo anche a me. Non so perchè le persone credono che non abbia mai bisogno di aiuto, appaio abbastanza autonomo probabilmente. Ecco, basterebbe anche questo. Qualcuno che mi dica se è così che le persone mi vedono. Perchè non puoi mai guardare da fuori ciò che succede dentro di te, e (anche solo voler tentare di) migliorare diventa un gioco al massacro. Aristotele credeva che la società dovesse vivere in uno stato di charis, e che il dare dovesse venire sempre prima del ricevere. Mi rendo conto che Aristotele probabilmente pippava roba buona, e io di certo a citarlo non ci faccio una figura migliore, ma se la smettessimo per un attimo di vivere nel sospetto e ci concentrassimo sull'idea che in fondo aiutare gratifica innanzitutto noi stessi, forse disagiati come me alle 2.14 del mattino non avrebbero bisogno di sfogarsi quassù e si ritroverebbero a chiacchierare tranquillamente con qualcuno, passeggiando magari per le strade di Milano, che a essere onesti, è meravigliosa le sere d'estate.
Stacco e torno sui libri. Un ultimo piccolissimo pesantissimo esame e sarò libero. Di non fare un cazzo.
Quanto cazzo mi prende.