Di solito misuro lāimportanza dellāanno appena trascorso in base al numero di date che ricordo, ai giorni che nellāarco dei 12 mesi si sono impressi nella memoria. E Dio solo sa quante date abbia lasciato il tuo passaggio, caro 2023.
Sei stato doloroso, confuso, sorprendente, cosƬ pieno dāamore da esplodere. Hai fatto luce e raggiunto momenti di bellezza che pensavo di poter solo immaginare. E invece li sento ancora presenti, mentre ne scrivo.
2023, sei stato lāanno in cui ho cominciato a esistere. Ed ĆØ strano, perchĆ© si usa dire che occorre vivere, non semplicemente esistere, quando invece accade spesso il contrario: viviamo una vita che non ci somiglia e non capiamo che non stiamo esistendo nella nostra veritĆ .
Grazie a te, 2023, sono fiero di me, delle maschere che non porto, delle storture che accolgo e di quelle che rigetto, del dolore che non nego, dei sentimenti di cui sono capace, profondissimi e reali, come le persone amate, che non idealizzo né svaluto e ho imparato insieme a me stesso ad accogliere. In fondo, accogliere è il verbo che gli ultimi 365 giorni mi hanno lasciato.
Il nostro bicchiere, caro 2023, ĆØ mezzo pieno. Ed ĆØ probabilmente una Coca Zero.
Specchiošš











