Stai bene da sola, ma da sola soffri tanto. Non lo ammetteresti mai, ma si vede da come sei gentile con chiunque, anche con chi non lo merita per niente. Vuoi che le persone ti vogliano bene, e per quanto tu cammini con l’aria di chi non ha bisogno di nessuno tu hai costantemente bisogno di qualcuno. Paure sconfinate e piedi piccolissimi che non ti permettono di scappare abbastanza lontano. Lontana non ci sai andare, poi ti manca l’aria e non sai che fare, ti piace l’Italia, ma non è l’Italia che ti piace, sono quelle dieci o undici persone in tutto senza le quali non sapresti andare avanti, perché ci metti anni ad affezionarti a qualcuno, ma dopo è per sempre. O insomma, quasi. Come tutte le cose belle. Mi fai sorridere quando dici che non credi agli amori infiniti e poi ti trovo commossa di fronte a un cartone animato che avrebbe dovuto far ridere. Tu non piangi mai perché sei delusa, quando sei delusa urli. Quando piangi è perché speri, speri e non vuoi ammetterlo. Sperare ti ferisce, in qualche modo. Credi che non sia da te, così piangi guardando film comici e ti giustifichi dicendo che non sai davvero come mai, “è da quando sono piccola che mi succede”. E ora come sei? Ti senti grande? Ti piace la notte e ti piacciono le canzoni che non si usan più e i modi di dire che non si usan più. Tutto in te è sincero, perfino il modo di vestire e di pronunciare le parole. Perfino il modo di respirare. Non ti controlli, non ci riesci e credi che sia un male, invece è meraviglioso, sei un fiore selvatico, uno di quei fiori che non si può cogliere ma solo guardare. Profumi molto, se tu fossi un ricordo saresti l’odore delle lenzuola appena lavate, se tu fossi in me ti ameresti come gli uccellini amano volare, di un amore necessario. Se tu fossi in me ti ameresti per non morire. Sono qui che ti guardo, assomigli ad una poesia che nessuno mi dedicherà mai, una di quelle poesie che a leggerle pensi che sarebbe stupendo se qualcuno ti vedesse in quel modo e ti amasse così tanto, invece niente, ma non per questo sei meno bella, non per questo, mai…
Mi sono arrabbiata spesso per aver visto dagli altri rispondermi con 90 quando avevo dato loro 100. La prima volta che successe rimasi molto delusa, ma non imparai nulla da quella delusione. Ho continuato a farlo, fino al punto in cui l’ho capito: ognuno è fatto a modo proprio. Spesso ci arrabbiamo per piccole cose che gli altri non capiscono, perché sono fatti cosí. Il massimo che riescono a dare è 90 anche quando tu dai un po’ di più. E se ci rimani male per l’ennesima volta, la colpa è tua. Con il tuo dieci più che continui a dare.
Non ho mai avuto la necessità di dover piacere agli altri. Anche perché la mia indole a mostrarmi completamente si nasconde dietro gesti di sentita selezione. Quel che gli altri conoscono non è quel che ho collezionato dal mio passato, poiché l’ho sempre considerata pura intimità. C’è chi la chiama codardia o addirittura debolezza, io la chiamo difesa delle proprie fragilità. Infondo cosa hai fatto tu per ottenere una parte di me che non sia una stupida battuta mediocre?
“Sono convinto che non bisogna mai donarsi totalmente a qualcuno, che bisogna tenere per se stessi quella piccola parte, che nel peggiore dei casi, può essere utile a ricordarti chi sei.”
Tutta questa gente che sta insieme senza amore non ha il coraggio di cambiare. E tutta questa gente che si ama e non sta insieme non ha il coraggio di rischiare.
“La nostra meta non è di trasformarci l’un l’altro, ma di conoscerci l’un l’altro e d’imparare a vedere e a rispettare nell’altro ciò che egli è: il nostro opposto e il nostro completamento.”
— Herman Hesse
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