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@xxblackswan
εὐδαιμονία (eudaimonia) in greco antico significa felicità. Questo sostantivo è formato da εὖ (eu) e δαίμων (daimon): bene e demone. La felicità diventa così perseguibile solo grazie al nostro demone interiore, uno spirito benevolo a cui ci appelliamo involontariamente negli attimi più cupi e che ci aiuta a seguire la luce, la beatitudine e la salvezza.
“Niente è più radicale dell’abbandono, ma niente è più tenace di quei lacci invisibili che legano le persone le une alle altre. E a volte basta un gesto minimo per far riaffiorare quello che abbiamo provato a mettere da parte.”
— Lacci, Domenico Starnone
Se la prese con se stesso, ma alla fine si disse che in realtà era del tutto normale non sapere quel che voleva. Non si può mai sapere che cosa si deve volere perché si vive una vita soltanto e non si può né confrontarla con le proprie vite precedenti, né correggerla nelle vite future. Non esiste alcun modo per stabilire quale decisione sia la migliore, perché non esiste alcun termine di paragone. L’uomo vive ogni cosa subito per la prima volta, senza preparazione. Come un attore che entra in scena senza aver mai provato. Ma che valore può avere la vita se la prima volta è già la vita stessa? Per questo la vita somiglia sempre a uno schizzo. Ma nemmeno ‘schizzo’ è la parola giusta, perché uno schizzo è sempre un abbozzo di qualcosa, la preparazione di un quadro, mentre lo schizzo che è la nostra vita è uno schizzo di nulla, un abbozzo senza quadro. Quello che avviene soltanto una volta è come se non fosse mai avvenuto. Se l’uomo può vivere solo una vita, è come se non vivesse affatto.
“Si direbbe che nel cervello esista una regione del tutto particolare che si potrebbe chiamare “memoria poetica” e che registra ciò,che ci affascina, che ci commuove e che rende bella la nostra vita. L’amore comincia nell’istante in cui la Donna si iscrive con la sua prima parola nella nostra memoria poetica.”
— Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere
Ho aperto la prima pagina di questo libro, che in realtà non avevo intenzione di leggere. E poi eccola, la frase.
“L'amore ci aveva sorpreso inatteso e violento come un assassino che sbuchi fuori d’improvviso, e ci aveva pugnalato entrambi. Così colpisce il fulmine, così colpisce la lama finnica. Del resto, lei sosteneva in seguito che non avvenne così, che noi ci amavamo sicuramente da sempre, senza saperlo, senza esserci mai visti.”
— Michail Bulgakov, Il Maestro e Margherita
“Ascolta il silenzio,” diceva Margherita al Maestro, e la sabbia scricchiolava sotto i suoi piedi nudi, “ascolta e goditi quello che non ti è mai stato concesso in vita: la quiete.”
— Il Maestro e Margherita di Michail Afanas’evič Bulgakov
Tu piovi su di me e io, come terra, ti ricevo.
Frida Kahlo
“I ricordi tristi sonnecchiano per tanto tempo in una delle innumerevoli caverne del ricordo, stanno li anche per anni. Per decenni, per tutta una vita. Poi, un bel giorno, tornano in superficie, il dolore che li aveva accompagnati è di nuovo presente, intenso e pungente come lo era quel giorno di tanti anni fa.”
— Susanna Tamaro “Va’ dove ti porta il cuore”
“Abbi cura di te. Ogni volta in cui, crescendo, avrai voglia di cambiare le cose sbagliate in cose giuste, ricordati che la prima rivoluzione da fare è quella dentro se stessi, la prima e la più importante. Lottare per un'idea senza avere un'idea di sé è una delle cose più pericolose che si possa fare. […] E quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuta al mondo, senza farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora. Stai ferma, in silenzio, e ascolta il tuo cuore. Quando poi ti parla, alzati e va’ dove lui ti porta.”
— Susanna Tamaro, Va’ dove ti porta il cuore
““Eri innamorata nonna?” “Solo di notte, di giorno lo odiavo. Lui mi umiliava, mi tradiva, e dopo con un bacio, gli perdonavo tutto. Una sera non tornò, se n'era andato con un'altra, senza una parola. Ma aveva dimenticato la pistola. Io pensai: mi sparo o sparo a lui? Poi presi un pettine, e cominciai a spazzolarmi.I miei ricci si andavano sciogliendo, colpo dopo colpo.” “Perche’ dobbiamo arrivare proprio a 100 nonna?” “Perche’ al 100 colpo i miei capelli erano lisci. Mi guardai, ero un'altra. Lui non aveva più potere su di me””
— -Melissa P. (via comeroseappassite)
Artemisia Gentileschi, Judith and Holofernes (details), 1620-1621
“Camminare fa passare ogni tristezza, ti va di passeggiare insieme? Meriti del mondo ogni sua bellezza. Dicono che non c'è niente di più fragile di una promessa ed io non te ne farò nemmeno una.”
— Ermal Meta ft. Elisa, Piccola anima
Montale
Me ne andai. Niente uscite di affetto, niente lacrime. Chiusi solo la porta. Chiusi il mio cuore, lo strinsi più che potei e mi dissi che niente, niente doveva più toccarmi in profondità da quel giorno in poi.
(via septeline)
“Ti ho conosciuto al liceo. Che poi, le belle storie iniziano sempre così: si conoscono tutti al liceo. Io avevo l’età giusta per sbagliare, tu avevi l’età giusta per imparare a superare gli errori. Io amavo letteratura italiana, tu matematica. Io cercavo di spiegarti le poesie di Guinizzelli e di Leopardi, tu cercavi di insegnarmi le equazioni quantistiche. Era divertente, perché nessuno dei due ci capiva niente. Tu finivi per associare il valore di x ad una qualche rima, mentre io mi ritrovavo ad elevare al quadrato il titolo delle poesie. Ricordo quando scrissi involontariamente un piccolo 3 accanto alla poesia ”Fratelli” di Ungaretti, che quasi sembrava fosse stata elevata al cubo e tu, sorridendo, dicesti: ”Ma così diventa una famiglia intera.” Spesso non sapevo spiegarmi perché ci amassimo, con tutte le nostre differenze, tutte i nostri dettagli opponibili, tutte le nostre incongruenze. Con gli anni, ho imparato che l’amore, semplicemente, leviga queste incongruenze, fino a fare combaciare le due parti. E noi ci baciavamo, e combaciavamo. Se mi chiedessero come mi sono innamorata di te, penso che la mia spiegazione li farebbe divertire. Le mie amiche mi raccontano sempre di come siano rimaste incantate dalle mani, dallo sguardo, dalle labbra, dal carattere del loro primo amore. Io mi innamorai del tuo nome. Giacomo. Tu eri il mio Leopardi, e le tue poesie più belle le scrivevi con gli occhi.” (via linearetta)
(via beautycollateral)