Una di loro mi ha scritto a proposito di Limonov. Del capitolo in cui provo in qualche modo a commentare il fatto evidente che la vita è ingiusta e gli uomini non sono uguali. Alcuni sono belli altri brutti, alcuni sono nati ricchi altri indigenti, alcuni sono brillanti altri oscuri, alcuni intelligenti altri idioti... È la vita che è così, semplicemente? Chi si scandalizza è semplicemente, come pensano Nietzsche e Limonov, uno che non ama la vita? Oppure si possono vedere le cose diversamente? Parlavo di due modi di vedere le cose diversamente. Il primo è il cristianesimo: l’idea che nel Regno, che di sicuro non è l’aldilà ma la realtà della realtà, il più piccolo è il più grande. Il secondo è contenuto in un sutra buddhista che mi ha fatto conoscere Hervé, che ho citato più di una volta, e che un numero sorprendente di lettori di Limonov ha capito che era il cuore del libro, la frase che meritava di essere ricordata e di agire in segreto nei loro cuori, quando le trecentocinquanta pagine in cui è infilata sarebbero state da molto tempo dimenticate: «L’uomo che si ritiene superiore, inferiore o anche uguale a un altro non capisce la realtà».