hello vonnie

Love Begins

ellievsbear
Sweet Seals For You, Always

❣ Chile in a Photography ❣
The Stonewall Inn
Doug Jones
Game of Thrones Daily

blake kathryn
2025 on Tumblr: Trends That Defined the Year
No title available
taylor price
YOU ARE THE REASON
Not today Justin
EXPECTATIONS
let's talk about Bridgerton tea, my ask is open

#extradirty

shark vs the universe
NASA

roma★

seen from Türkiye
seen from China
seen from Germany

seen from United States

seen from United Kingdom

seen from United States
seen from Canada

seen from Venezuela

seen from Malaysia
seen from United States
seen from France
seen from Brazil
seen from Saudi Arabia

seen from Bangladesh
seen from Canada

seen from United Kingdom
seen from United States
seen from United Kingdom

seen from Malaysia

seen from Colombia
@adenine-u
Stare insieme fa male solo quando i sentimenti diventano finestre dalle quali non si vede bene il cielo.
A. D. Distefano (via sonoquellachesono)
Giusto per.
Vorrei fornire una guida utile per selezionare, anche in futuro, gli Amici con la A maiuscola dai conoscenti con la c minuscola. Iniziamo da cosa un Amico non deve fare. Un Amico non è tale se non è disposto a condividere anche le sfighe... e non solo le sfide. Ovvero, non basta esserci dopo, bisogna esserci prima e, soprattutto, non sparire durante i casini combinati o i dubbi irrisolti. Un Amico non si giudica dal fatto che ti è vicino, anzi a volte è proprio quello che ha capito quando starti lontano, che bisogna apprezzare di più. Un Amico non ti dà sempre ragione solo perché ti vuol bene, spesso per lo stesso motivo è l’unico a darti contro, sta a te capire il perché. Un Amico non ti frega il ragazzo o la ragazza, ma se lui o lei ci stanno, dovrebbe dirti cosa sta succedendo (in questo caso alcune mazzate, non solo morali, sono da mettere in preventivo...). Infine, un Amico non si riconosce solo dalle affinità, ovvero dal fatto che legge gli stessi libri, frequenta gli stessi posti o mangia le stesse cose, ma anche dalle differenze (quelle che negli altri siamo portati a chiamare difetti), accettandole di buon grado pur non condividendole, mettendosi spesso in discussione.
Filosofia di vita (sbagliata)
Mi chiese cosa volessi fare da grande. Io mi guardavo intorno e non sapevo che dire, che neanche lo sapevo quand'è che si comincia a essere "grandi". Non risposi, ma ci pensai parecchio. Una domanda banalissima, la classica domanda che tutti ti fanno quando sei piccolo. Io ero sicuro di non essere un bambino, ma a quello domanda ci pensai: "grande... Che vuol dire essere grande?". E poi capii che io non ero piccolo, ma di grande avevo ben poco. Avevo mille sogni, mille risorse e troppo tempo che sembrava troppo poco. Il giorno seguente la incontrai di nuovo e le dissi:"voglio fare il filosofo". Sorrise e chiese che lavoro, esattamente, facesse un filosofo; "insegna agli altri la filosofia", pensai. Ma non le dissi niente, restai zitto, muto, come il giorno prima: e feci bene. Non ho mai studiato veramente filosofia, che un filosofo che fa filosofia, non la insegna: chi la insegna, in fondo, non fa filosofia. Quando me ne resi conto ero ancora piccolo, potevo ancora scegliere e scelsi di non fare il filosofo: "che lavoro è il filosofo?", mi chiedevo e mi sbeffeggiavo per averci anche solo pensato. A distanza d'anni ricordo ancora G. che sorride e mi guarda ammirata, ma perplessa. Filosofia non l'ho mai fatta, ma ora posso affermare di essere piccolo nonostante la mia età, che ad essere grande non ci ho mai neanche provato: il mio sogno è lì e io sono qui, troppo piccolo per raggiungerlo.
Se la notte arriva Non ascoltar le grida Non aspettar mattina.
Muoviti, senza destar sospetto Sotto coperte, su’ tuo letto Chiama pure chi ti batte in petto
Se la notte arriva Non temer alcuna sfida Alzati, forte come prima E ridi come fosse un vizio.
Esprimiti con tutti in modo aperto Prendi e tieni forte stretto Chi, se per amor o per rispetto, Ti accompagna a un nuovo inizio.
Che ogni vita ha la sue notti, E prendi per vero ciò ch'ho scritto: Per render gli asti un po’ più corti Vivi, ama, ridi. E potrai gridar: “anch'io ho vinto”.
Non ho paura del buio, mi spaventa la luce. Brillare È un imperativo, ma per te vivo E rido, e sospiro. Se questo è un gioco, non voglio giocare Se questo è sogno, mi voglio svegliare. E aspetta: sono nato per essere il migliore, la vita è troppo breve per aspettare gli altri.
Chi fa da sè, non deve niente a nessuno E per me vivo Rido, e sospiro.
Questa è la storia di un ragazzo perso che si ritrova e comincia ad amare solo se stesso.
Questa è la storia di un amore corrisposto, di due mani che si sfiorano a 280 km di distanza. Quello che vedi sono le lacrime versate da Sara ché per 28 giorni al mese ha deciso di sopravvivere. Quello che non sai è il sorriso di Chiara che per 3 giorni al mese ha stampato sul suo viso. Questa è la storia di un aereo che arriva a destinazione, di un treno in ritardo per arrivare in centro. È la storia di una rondine che finché potrà e finché vorrai, volerà da te.
Speciale
C’era una volta l’amore. L’amore andava in lungo e in largo a dare senza condizioni e senza pregiudizi e aveva così tanto indietro che il suo dare diventava più che altro un ricevere, anche se lui non lo faceva per questo. In paese ognuno si vantava di com’era trattato dall’amore e si sentiva diverso: amato, appunto. Ma presto l’ostinazione parlò con la testardaggine e, quest’ultima, con la rabbia. Così la voce si sparse e tutti si accorsero che l’amore si comportava con ognuno di loro allo stesso modo. La leggenda vuole che, accusato e maltrattato dall’orgoglio e dal rancore, fu bruciato vivo e dalle ceneri nacque l’odio: dalle ceneri dell’amore, che trattando tutti in egual modo non riuscì mai a trattar qualcuno in modo speciale.
La metafisica di una spilla
Alberto guarda attonito e incredulo Sara e Claudio che si tengono per mano. Ricorda di quando lui la amava e di quando sotto la pioggia le diceva di camminare piano per farle perdere il pullman, ed aspettarne un altro insieme. Ricorda di quel giorno e di quella spilla che lei portava tra i capelli. In pratica, Alberto, amava quella spilla e amava come lei portasse i capelli quando indossava quella spilla. Comunque Alberto amava persino il suo odore e se ami un odore, vuoi respirarlo ogni secondo.
Ma adesso guarda Claudio mano nella mano con Sara e lei ha ancora la spilla che, però, ora le sta male. E Alberto pensa che, magari, non era il suo odore, nè i suoi capelli e che forse è meglio così. Che alcune spille è meglio perderle che trovarle.
È che do’ peso a tutto quello che sento, errore mio.
Briga (via deepshivers)
Che giorno è, se ti accontenti di te?
Vittoria
Non volava una mosca durante il suo discorso. Si poteva intravedere il luccichio degli occhi innamorati e orgogliosi della sua donna e dei suoi amici. Una lacrima solcava il suo viso e, parlando, pensava a ciò che fu: la rabbia che represse nel sopportare mani pesanti che si prendevano gioco della sua timidezza e del suo fisico poco allenato. Ora guardava il pubblico dall'alto di un palco e finito il discorso tutti lo applaudirono. Aveva vinto.
✖️✖️
Serietà
Mi hanno detto che non si vive per sempre, che un giorno, in pratica, si muore: non respiri più, non pensi più e quello che hai non è più tuo. Che strano: una vita intera a soffrire, a fare chilometri, a studiare chilometri di formule, a seguire il calcio, a scrivere poesie. Una vita intera a crearsi un futuro e poi un giorno (e neanche te ne accorgi) si muore. Così, senza preavviso. Senza che nessuno ti dica:”ehi, si è fatto tardi anche per te”.
E poi mi hanno detto che conviene studiare, che bisogna pensare alle conseguenze e che la paura è un’ottima insegnante. E infine che (menomale) si vive per una sola volta.
E allora io mi chiedo: perché prenderci così sul serio?