I miei inutili sproliloqui sulla vita. Solitudine, a questo sono destinata.

No title available

★

oozey mess
EXPECTATIONS
I'd rather be in outer space 🛸
𓃗

tannertan36

ellievsbear
we're not kids anymore.
Game of Thrones Daily
Today's Document
TVSTRANGERTHINGS
Cosmic Funnies
Misplaced Lens Cap

Product Placement
"I'm Dorothy Gale from Kansas"

❣ Chile in a Photography ❣
tumblr dot com
h
todays bird
seen from Germany

seen from Türkiye

seen from Austria
seen from Brazil
seen from Türkiye

seen from United Kingdom

seen from Finland
seen from Indonesia

seen from Morocco

seen from United States

seen from Singapore
seen from Canada

seen from Malaysia
seen from United States

seen from Singapore

seen from Uzbekistan

seen from United States

seen from Germany
seen from Saudi Arabia

seen from United States
@adsideravultus
I miei inutili sproliloqui sulla vita. Solitudine, a questo sono destinata.
La scorsa è stata un' estate silenziosa.
Stasera invece, un anno di silenzio sembra cancellato. A fare da sottofondo ci sono le canzoni dei balli di gruppo, le persone che urlano le parole della musica che conosco a memoria. Le moto passano sempre più frequenti per la strada, facendo la voce grossa a chiunque si imbatta in loro. macchine con i finestrini abbassati e le hit estive che avvertono del loro passaggio a tutto volume.
Tu rimani in casa e senti tutto dalla finestra e ti senti sotto vuoto, in una vecchia cassetta in bianco e nero, dove il resto è un contorno alla vita di quel protagonista pensieroso e terribilmente interessante per ciò a cui la sua anima aspira o conserva del suo passato. Sei in una bolla sospeso a rimuginare sulle tue giornate, sulle cose da fare. Ma è estate. È estate fuori ma dentro di te c'è la neve.
Perché finisce un amore come il nostro?
Mi sento come quella casetta bianca che ho visto sulla collina bruciata dal fuoco.
Rido. Faccio una battuta divertente e ridi anche tu. Sei contento mi dici. "Sono contenta anche io" ti rispondo. Parliamo di tante cose e camminiamo scherzando, ridendo. Il sole è caldo, la spiaggia bollente e l'acqua salata è l'unica che riesce a non farci scottare i piedi. Mi spingi verso l'acqua io urlo divertita.
Chiudo la porta di casa alle mie spalle. Penso alla sabbia che scotta, alle cose che ci siamo detti, alle cose che mi dicevi e che ho ascoltato. Poi ripenso che non mi sento ascoltata. Quanto vano è un incontro. Apparentemente normale, sereno, spensierato. Così non è. Io non sono contenta. Lo sono davvero per te. Ma io, io non sono contenta. Quanto si può vivere di felicità transitiva? Non è la mia, è la tua.
Perché non mi chiedi come sto? Perché del resto sto sempre bene, no? Sono sorridente, scherzo, ballo, corro. E poi? Poi sprofondo nel buio della mia testa. Nella paura di ricominciare da capo.
Non mi fido più, non ci credo più negli altri, non credo più in me stessa. Ho paura. Ho paura nel provare qualcosa per qualcuno perché soffrirei ancora e di soffrire ne ho abbastanza. Il mio cuore è pesante. La mia testa è un macigno.
Eppure le apparenze di un'uscita normale queste cose non le dicono. Le apparenze dicono che non hai tempo per stare male, non hai tempo per raccoglierti, non hai tempo per fermarti. Tu vieni dopo, non ha importanza come ti senti, come stai, cosa pensi.
E io ho paura e preferisco l'apparenza. Perché se sai come sto davvero, di sicuro lo userai contro di me. Di sicuro sfrutterai la mia vulnerabilità. Di sicuro, non ne sarò certa fino a che non lo farai. E allora mi dirò che avevo ragione e non lo farò mai più. E pensi che magari perdi l'occasione ma che non ha importanza se ti senti più protetto così. Perché la voglia di mettersi in gioco ancora manca, la paura è troppa. Nessuno perde tempo con te. Nessuno perde tempo ad ascoltarti, ad osservarti, a capire e sceglierti. Sceglierti così: fragile, scoperto, debole. Autentico.
Se nessuno sa di me, non posso sentirne la mancanza. Se nessuno sa di me, non ne ho bisogno. Se nessuno sa di me, posso continuare a fare finta che la mia vita si fermi alle risate e gli scherzi, ai discorsi vuoti che fai su una spiaggia, in una passeggiata, sotto il sole.
"Mi senti?"
"Ehm, si scusa, ero un attimo sovrapensiero."
"Me ne sono accorto. Ti stavo dicendo che alla fine le ho detto di prendere un caffè la settimana prossima."
"Ah si? E che ha risposto?" dico sfoggiando un sorrisetto malizioso.
"Che le andrebbe."
"Eilà, complimenti!"
Lo spingo verso l'acqua e urla divertito. La spiaggia è bollente e l'acqua salata è l'unica cosa che riesce a non farci scottare i piedi. Il sole è caldo. Parliamo di tante cose e camminiamo ridendo, scherzando. "Sono contenta" gli dico mentendo. Mi risponde che è contento anche lui. Ride. Fa una battuta divertente e rido, anche io.
Non raccontate mai niente a nessuno. Se lo fate, finisce che sentite la mancanza di tutti.
-sallinger.
E se quella che pensi come una sfortuna, in realtà è una fortuna e non lo sai?
Alle volte penso di non voler conoscere più nessuno, perché, inevitabilmente, sfioreri l'esistenza di qualcuno e potrei danneggiarla. Ancora. Ancora. E di nuovo. Quindi per preservare anime innocenti, mi chiudo in me, in modo tale da non intralciare più il cammino di chi, non meritevole della sventura di incontrarmi, verrebbe a fare la mia conoscenza.
La mia umana singhiozza spesso nel buio. Io cerco di capire cosa siano quei versi che non le avevo sentito fare prima. Non vuole giocare, non mi sta rimproverando. Il suo corpo si gonfia e si sgonfia sotto la coperta. La guardo mentre piovono gocce di acqua di mare dai suoi occhi, che oggi non voglio colpire. Io le sto vicino, le accarezzo la faccia e le lecco il nasino, ma lei non smette di bagnarmi le zampe con quell'acqua salata. Allora mi arrotolo e sto fermo vicino a lei. Per un poco non le morderó i lacci delle scarpe e nemmeno le graffieró le mani, perché forse fa così perché mi sono comportato male. Gli umani sono strani, miagolano cose incomprensibili, e gli esce l'acqua dagli occhi. Un'acqua proprio inutile nemmeno si può bere!
Il mio gatto gioca sempre con la sua coda, è un suo grande avversario, per quanto lui tenti di prenderla, è molto più veloce di lui e lo sorprende sempre alle spalle. Ogni tanto riesce a catturarla e dopo averla morsa lascia la presa perché si fa male. Il mio gatto mi insegna che siamo noi i nostri più grandi nemici e che difficilmente riusciamo ad ammetterlo, ci giriamo intorno, giochiamo, poi ci facciamo male in quell'unico momento in cui ce ne rendiamo conto. Allora riprendiamo a cercare la nostra coda altrove.
Sentire la tua voce diversa, più matura. Con l'attesa di ricordarmi quella che avevi quando stavi con me.
Sto a riguardare, le foto e i video, i tuoi accessi sui social. Mi sento una fallita, di nuovo, senza di te, con la paura del ricominciare e quella di non aver mai finito o iniziato.
Sbiadiró.
Come tutte le macchie di salsa sui tessuti delicati. Più le strofini e le lavi più la macchia si espande e resta in trasparenza: tenue, scolorita, ma c'è. Come sangue che non si cancella dalla scena di un crimine, come polvere che continua a rimanere nell'aria e ricade sugli oggetti appena puliti. Sarò l'impronta di una matita che ha scritto troppo forte su un post-it e che può essere calcata. Un'impronta sull'asfalto fresco con la suola numero 36. Mi cancellerai, come i ricordi più tristi e le canzoni estive. Ricorderai il motivetto ma non tutte le parole e il prossimo anno sarò simile ma diversa e ti scorderai di me. Mi dimenticherai perché è così che si fa quando ci si sente feriti e vorrei dimenticare anche io ma non posso, i morti non dimenticano, i morti fingono di vivere e non possono dimenticare i momenti in cui hanno vissuto per davvero. Io non ti dimentico, ti ricorderò, non ti cancellerò, resterai impresso, non sbiadirai.
Siamo come due tirannosauri che tentano di abbracciarsi.
Ti ricordi
Quanto ci piaceva la neve?
E andavamo a pestarla
Perché il rumore ci ricordava
Il presente,
Il continuo amore donato
L'imperterrita convinzione
Che il futuro fosse bianco, candido
Croccante, nostro.
Ora i fiocchi bagnano
Tutte le ombre rimaste
Tutte le mie colpe
Gne.
Sentirsi lasciati sull'isola dell'abbandono.