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Egoismo
Indifferenza
Rassegnazione
Ecco cos’è che ci rovina. Così è sempre stato, ieri come oggi. Così sarà... se non troviamo la forza di opporci.

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Egoismo
Indifferenza
Rassegnazione
Ecco cos’è che ci rovina. Così è sempre stato, ieri come oggi. Così sarà... se non troviamo la forza di opporci.
Sea Inside
Sommario:
Prologo
Capitolo 1
Capitolo 2
Capitolo 3 [Updating]
- Nivh
#Sidera
{ Tenebra e silenzio avvolgono l'ombra solitaria al chiar di luna. Pensieri profondi trovano così la strada per riemergere dall'abisso della coscienza, come guidati dalla sua pallida luce. Insieme alle stelle, l'anima risplende. }
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Sea Inside {Ch2}
by Nocturnal
Lingua: IT Genere: Fantastico
~Capitolo 2: Incontri~
Gli unici rumori che riecheggiavano per quelle strade abbandonate, erano quelli dei miei passi e i battiti del mio cuore. Più pensavo ad Alain, abbandonato lì su quei sacchi polverosi, più sentivo la preoccupazione scorrere nelle mie vene, e da li andare dritto alla testa. Ho deciso così di fermarmi qualche secondo.
Mi ritrovo seduta sulla veranda di una di queste case ormai in decadenza, con finestre rotte e intonaco sbiadito, se non crollato. L'asse di legno dei gradini sul quale sono poggiata non è dei migliori. In effetti, mi ricorda vagamente quelli del molo dove eravamo attraccati. Forse anche peggio. Eppure so che non è il momento migliore per rimpiangere una poltrona: il leggero mal di testa è diventato ormai come un tamburo che provoca fitte dolorose ogni volta che risuona nella mia mente. -Aiuto...- Sussurro confusa mentre massaggio le tempie. Avevo ormai appurato che quelle case erano vuote, e che l'intero piccolo paesino costruito sulla scogliera era come una città fantasma. E nemmeno, visto che in quel momento anche la presenza di uno spettro col lenzuolo sarebbe stata gradita. Tuttavia proprio mentre esprimo nella mia tesa dolorante questa opinione, un altro rumore inizia a diffondersi per le strade solitarie di quella landa desolata.
Inizialmente sento dei passi. Man mano che si avvicinano, anche un respiro affannato. Mi alzo per andare a dare un occhiata. Che siano i soccorsi? Forse quest'isola non è del tutto deserta, penso, allontanandomi dall'ultimo gradino disastrato, e un ombra svolta l'angolo della casa. Non ho il tempo di realizzare ciò che è successo, che mi ritrovo nuovamente distesa a terra in seguito ad una caduta. Eppure, se per la prima volta si era trattato di una frana, non avevo idea di cosa fosse appena successo. "Ti prego, basta! Vi ho detto tutto quello che sapevo, lo giuro" Grida un voce, e sento le sue parole come nella mia testa. Non attribuisco molto peso a questa sensazione, e penso che probabilmente questo mal di testa inizi a tirarmi brutti scherzi. Alzo lo sguardo dal terreno scoglioso e spalanco gli occhi carichi di sorpresa. L'ombra, o meglio, la ragazza che mi aveva travolto era intenta a massaggiarsi una gamba. Il suo viso era incorniciato da un caschetto con una frangetta, di un rosa shock tanto brillante capace di competere persino il sorriso di Alain. -Ma cosa... chi sei? Tutto bene?- le chiedo mentre mi rialzo, sentendo il mio corpo più dolorante di prima, se possibile. Tendo una mano alla ragazza dai capelli rosa, rendendomi conto che, così come io ero intenta ad osservare quella stravagante caratteristica, anche lei sembrava rapita da chissà cosa in me. -Emh... Non fare caso a questo...- Indico il mio corpo, convinta che stesse osservando il disastroso stato in cui ero ridotta. -...È stata solo un pessimo inizio di giornata. Credimi.- "E lei... lei non è una di loro... Dobbiamo andare, non c’è tempo" intima la ragazza afferrandomi il braccio, e ancora una volta l’eco della sua voce si riflette nei miei pensieri.
Nuovi passi, e parole concitate entrano in scena lì dove fino a poco prima sembrava non esserci anima viva. -Ehm... loro?- borbotto prima di voltarmi verso la direzione da cui provengono quelle voci. -Arriva qualcuno...Devo chiedere aiuto, mio fratello non sta bene!- "Attenzione!"
D'improvviso un sibilo fende l'aria verso la nostra direzione. La punta di un arpione da caccia subacquea resta incastrato lì dove fino a pochi secondi prima vi era la ragazza, che mi guarda ora con aria perplessa da dietro le mie spalle. "Come ha..." Esclama meravigliata, tuttavia dalla sua bocca ancora una volta non esce alcun suono. "Lascia stare, vieni!" -Aspetta, come fai a parlare così?- le domando mentre prendiamo a correre, come cercando di scappare dalle nostre ombre. "Parlare... ? Ammeno che lei non intenda... Non sarà che ...riesci a sentirmi, vero?” La stradina che percorriamo diventa sempre più stretta e astiosa. Il profumo della brezza marina sempre più intenso si fa largo nei miei polmoni. -Certo che ti sento, forte e chiaro, quindi ti spiacerebbe spiegarmi cosa sta succedendo?!- Intravedo la fine della scogliera e uno strapiombo davanti a noi. Tuttavia la ragazza dai capelli rosa non sembra aver intenzione di volersi fermare. Riesco a bloccarla ormai a pochi metri dal vuoto, afferrandola per il braccio. -Sei matta per caso?! Vuoi ucciderci entrambe?- "No, tu non capisci! Dobbiamo saltare, è l'unico modo!" I passi alle nostre spalle diventano sempre più vicini. Chiunque ci sia dietro di noi, non ci metterà ancora molto. -Cosa sta succedendo, spiegami, ti prego. Chi sei tu? E chi è che ti sta inseguendo? Perché?-
-Eccola li!-
-È con qualcuno, Signore!-
-Prendete entrambi!!!-
Le voci ormai erano chiare e forti alle nostre spalle, e il volto della ragazza era una maschera di puro terrore. "Ti spiegherò tutto una volta al sicuro, ora... Seguimi!" Disse, o meglio pensó. E i suoi pensieri che, per motivi a me sconosciuti, arrivarono dritti nella mia mente, furono accompagnati dall'immagine di una chioma rosa che sprofonda nel vuoto. -Una caduta libera da una scogliera. Pff, che vuoi che sia. Certo. Mi sembra giusto.- Feci qualche passo indietro per prendere la rincorsa, in preda a chissà quale istinto: coraggio o suicida. Non avevo idea del perché mi fidassi di quella sconosciuta, del perché lo stessi facendo. Ma non era di certo facile stabilire cosa fosse peggio fra il gettarsi da una scogliera, o l’essere presa da un gruppo di sconosciuti armati di arpioni subacquei. Era u vicolo cieco. I passi si mossero rapidi. Il corpo fece uno scatto e mi ritrovai a saltare così che la terra, o meglio la roccia, torna ancora una volta a mancare sotto i miei piedi. Ma per poco.
Due braccia mi afferrano saldamente, e mi riportano indietro da quel salto verso il vuoto. -L'ho presa!- Esclama vittoriosa una voce attutita alle mie spalle. -Toglimi le mani di dosso!- La presa dell'individuo venne improvvisamente meno, ed indietreggiò all'istante. Uno strano odore di plastica bruciata, riempì l'aria. Mi voltai di scatto giusto in tempo per vedere un gruppo di 6 individui con strane tute in plastica, che si osservavano in silenzio da dietro le loro maschere anti-gas. Uno di questi tiro fuori da una custodia una strana siringa con un liquido verde. -No. Non. provarci. - intimido io, e una folgore cade non molto lontana da lui, abbagliando tutto intorno con la sua luce. - Cerbero alpha a rapporto, Maestro. - Appena la luce accecante permette la Visione, riesco ad intravedere il volto coperto dalla maschera a gas allontanarsi da me, con una siringa ora vuota in una mano, e l’altra portata vicino ad una piccola auricolare. La testa prende a girare ancora più forte. -...Negativo, Maestro. Eppure... ci siamo imbattuti in un piccolo... contrattempo.- I colori, le immagini, e gli odori diventano indistinguibili. Il mondo intero sembra intento a diventare una spirale.
Il Nero invade il mio campo visivo. Non posso oppormi all'oscurità che inizia ad avvolgermi, interrotta solo da un piccolo ultimo flashback di capelli rosa che cadono nel vuoto.
~ Fine ~ _____________________________ <--- Prev | Next ---> [[in corso]] - Sommario -
[Nocturnal] ______________________________
Sea Inside {Ch1}
by Nocturnal
Lingua: IT Genere: Fantastico
~Capitolo 1: L’Isola ~
Il piccolo molo in legno in cui eravamo approdati, era ormai in decadenza. Potevo sentire benissimo le travi scricchiolare sotto il peso di Alain, che aveva il passo delicato e leggero quanto quello di un Mammut. Purtroppo però a differenza di quegli animali che affrontarono il periodo di era glaciale, Alain e io ci ritrovavamo faccia a faccia alla calura insopportabile di quella singola giornata. Avevamo corso sulla sabbia bianca e soffice, quanto infuocata, che quella strana isola ci offriva, nella ricerca disperata di ombra. Finalmente gli alberi che avevo intravisto dal lontano, vennero in nostro soccorso, offrendo i non solo riparo dal sole, ma anche un sentiero.
Non ho idea di quanto tempo sia passato da quando ho trascinato Alain per questa strada. Forse minuti, o forse ore, chi può dirlo adesso che siamo circondati da una simile selva. Osservo Alain aprirsi strada davanti a me fra alcune erbaccie che ostruiscono il sentiero. -Stanco di fare Indiana Jhones?- Gli domando ironica. Noto che è da qualche minuto che il sentiero è ormai in salita, e che i movimenti della falce brandita da Alain diventano sempre più lenti. -Sta zitta, Soglioletta.- Mi ammonisce lui, e l’affano nella sua voce conferma le mie supposizioni.
Soglioletta, era il soprannome che quel grande genio utilizzava il 90% delle volte che si rivolegava a me, riferito prevalentemente alla grandezza dei miei seni, piatti quasi come quelli di una sogliola.
Porto una mano al petto per istinto, prima di dargli una spinta scherzosa. Lo scherzo però costa ad Alain una perdita di equilibrio, e di punto in bianco sparisce davanti ai miei occhi inghiottito dalle foglie che bloccano la strada. -Alain!- Grido tentando di afferrarlo, ma il terreno sotto i miei piedi si ritrova a mancare inspiegabilmente. Cado, e rotolo di malo modo. Sento qualche ramo secco rompersi al mio passaggio, la terra che si insinua fra i capelli e le punte di alcune pietre nella pelle. La caduta non dura per fortuna molto, ma l’atterraggio non è stato uno dei più soffici. Cerco di tirarmi su, e mi rendo conto che la malleabile terra è stata ora sostituita da della dura pietra. Mi volto per osservare la frana, e gli ultimi residui di quella terra marroncina che lasciano ora spazio ad una landa desolata di grigio pietra, e qualche arbusto secco che ha avuto il coraggio di crescere tra esso. Alain è disteso a terra poco più distante da me: non esito a fiondarmi su di lui. -Alain...- Mormoro io, e sento una nota di disagio nella mia voce. -...Svegliati, idiota di un Polipo…-
Polipo era invece il soprannome che io, avevo attribuito a lui, dovuto al modo con il quale le sue mani avvinghiavano come tentacoli la prima ragazza che gli capitava a tiro.
Eppure sento che in questo momento nemmeno il suo amore per il gentil sesso potrebbe fargli riaprire gli occhi. Cerco di trattenere le lacrime: mi convinco che non è il momento di piangere, che è Alain quello che si lascia dominare sempre dalle emozioni e dagli istinti. Io non posso permettermelo. Non ora. Analizzo la situazione, a partire da ciò che mi è in torno. Il dirupo, mi fratello, gli scogli… Gli scogli. Mi allontano da Alain addentrandomi fra le roccie, e noto una piccola baracca in alluminio, usurata dal tempo. Non lontano da essa vi è una discesa sempre in roccia, ma questa volta sembra essere stata intagliata in un sentiero, probabilmente il continuo di quello che stavamo seguendo. Alla fine di esso riesco a scorgere alcuni edifici colorati. -Le case…- dico pensando ad alta voce mentre ricordo quelle sagome che avevo visto dalla barca. Con non poco sforzo, riesco a trascinare Alain nel capanno e a farlo stendere su un mucchio di sacchi polverosi. Afferro una garza dal mio zaino mono spalla, e fascio alla meglio maniera la sua testa, nella speranza che quel taglio sulla fronte smetta di sanguinare. -Perdonami Alain...- Dico poi guardando il suo volto privo di conoscenza. Una strana sensazione attanaglia il mio stomaco, nel non vederlo sorridere con quei suoi occhi azzurri e luminosi, con quel suo fare rozzo e privo di delicatezza. Esco fuori da quel capanno in alluminio con passo accelerato, tuttavia mi fermo a metà strada per urlargli: -Vado a cercare aiuto, Tu non fare sciocchezze!- Mi volto, e comincio a correre prendendo il sentiero che porta verso quelle costruzioni. Lui non può sentirmi. Alain non può fare sciocchezze in queste sue condizioni, ma ormai è troppo tardi: Lui non sa che probabilmente, la sciocchezza più grande è stata mettere i piedi su quest’isola.
~Fine~
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[Nocturnal]
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Sea Inside {Prologo}
by Nocturnal
Lingua: IT Genere: Fantastico
~Prologo~
Il mare, ha un'essenza tutta sua. Il mare ha il fascino e la bellezza in ogni sua onda, la forza e l'orgoglio in ogni sua burrasca, la delicatezza e la fragilità in ogni sua goccia. Oggi, il mare è calmo, tuttavia è il mio cuore ad essere in tempesta. Continuo a far vagare il mio sguardo e i miei pensieri fra i il blu limpido del cielo e dell'oceano. L'oceano Atlantico, lo stesso che sto solcando da ore ormai su questo lussuoso yatch. Potrei quasi convincermi che sia piacevole, se non fosse per il fatto che il mezzo è rubato, e che stiamo vagando a vuoto basandoci su delle possibili coordinate trovate in un vecchio libro in cantina. Che situazione di schifo, e probabilmente non sono l'unica a pensarlo. Il rumore dello scafo attutisce le imprecazioni che Alain, mio fratello, sta ormai recitando come un mantra da circa 2 ore. La solita testa calda, che non ascolta mai. Lui, e la sua mania del figlio devoto. Prendo a giocare con il ciondolo al mio collo, l'unico ricordo che io avessi mai avuto di nostro padre, o almeno fino a qualche giorno fa, momento in cui quel maledetto libro è entrato a far parte della mia vita. Come se prima non fosse abbastanza incasinata. Passi veloci si muovono sul ponte, e arrivano rapidi a prua. Il biondo dorato dei capelli di Alain sembra quasi riflettere non solo i raggi del sole, ma anche lo splendore del suo sorriso e del suo sguardo, rapiti verso l'orizzonte. -Hey Nim, guarda!!!- Dice lui puntando il dito, e lo seguo alzandomi di scatto. -Ci siamo, Soglioletta, esiste per davvero!- Esclama di nuovo con gioia, per poi correre al timone urlando di organizzarsi per l'approdo. Resto a guardare ancora qualche istante l'oggetto di tanti scalpore. Un isola, di circa 20,2 km2, è l'unica a frapporsi fra quel cielo e quel mare che avevo tanto ammirato fino a poco prima. È ben difficile stabilire se sembra galleggiare nell' aria o nell'acqua, dato il blu intenso che la circonda da ogni lato, e che mette così in risalto le sue cromature. Vi è infatti il verde di alberi, molti alberi, i quali circondano gran parte del perimetro, inclusi qualche scoglio che si erige a montagna. Su uno di questi, delle piccole forme colorate di case erano disposte quasi a sembrare un presepe. Tiro fuori il libro rovinato che custodivo con cura nel mio inseparabile zainetto mono spalla, lo stesso che avevo preso, diversamente in prestito, da Alain anni fa. Lo apro sapendo già la pagina che cerco. O meglio, il disegno. Il disegno di un isola: sospesa nel blu, piena di verde e di una scogliera. La stessa isola che ho di fronte e che diventa sempre più vicina. -Ci siamo.- Mormoro al vento, con la stessa consapevolezza di un naufrago che non può sfuggire alle onde del suo destino.
~Fine~
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Mermaid Melissa
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