Credevo di essere speciale per lui.
Invece eccomi qui, distesa sul letto alle 8.00 di mattina,di domenica, a pensare a quel “noi” che ora mi sembra dannatamente falso.
Potrei dormire, no? Fuori fa freddo e io sono stanca. Allora perché i miei occhi non si chiudono? Perché la mente non mi si spegne? Ancora lui, il suo sorriso, il suo sorriso che beh, spesso è anche il mio. Lui è l’unico per me. Ma ecco, io non lo sono per lui. Io non sono la sua prima ragazza, nè il suo primo amore.
Non sono la prima per cui è stato male o ha pianto, nè l’unica a cui a fatto un regalo. Non sono la sola ad averlo reso felice, ad averlo coccolato, ad aver ricevuto i suoi caldi baci sulla fronte e sul collo. Ci sono state decine di ragazze con cui ha fatto le stesse cose, prima di me. Quindi, mi domando, che ho io di diverso? Loro era più alte, più magre, più belle, si vestivano e comportavano meglio. Eppure le ha lasciate, una dopo l’altra. Quanto ci metterà a lasciare anche me? Quanto tempo passerà prima che si stanchi delle mie lacrime immotivate, dei miei capricci, della mia gelosia e tutti miei millemila fastidiosi difetti? Non molto, suppongo. E a quel punto io che farò? Spiegargli che piango perché non ho mai permesso a nessuno di trattarmi tanto male quanto ha fatto non servirà a farlo tornare da me. Dirgli che i miei capricci sono quelli di una bambina che sogna di vivere la favola con il suo principe azzurro, che spera in regali e sorprese degne di una Cenerentola sarebbe inutile. Fargli capire che la mia gelosia è solo fottuta paura di perderlo sarebbe semplicemente impossibile.
Insomma, quando io sarò diventata una delle tante tornerò ad essere sola.
Sì, sola perché per lui ho rinunciato a feste e amici, anche a quelli a cui tenevo di più.
E ora, solamente ora, mi rendo conto che non avrò mai niente in cambio se non i ricordi di un amore consumato.