ㅤㅤ ㅤㅤ ⟡ ──── ʟɪғᴇ ᴘɪʟʟs jul. 27th, 2026 ⌵ the hague, nl ㅤㅤ ㅤㅤ ㅤ Vergogna. E' il sentimento più insidioso che abbia mai conosciuto. Non arriva all'improvviso, non esplode. Si insinua. Affonda le radici dentro di te come un'edera rampicante, si aggrappa con le unghie e con i denti a ogni tua certezza, finché non resta più nulla di cui fidarsi. Nemmeno di te stessa. Forse, per riuscire a superarla, è necessario possedere una sicurezza che io non ho mai avuto. Una consapevolezza capace di resistere ai giudizi, alle parole, agli sguardi. Continuo a convincermi che esista, nascosta da qualche parte dentro di me, ma ogni volta che provo ad afferrarla mi sfugge tra le dita. Così indosso una maschera. La indosso con gli amici di sempre, con quelli che amici non sono mai stati davvero, perfino con chi dovrebbe conoscermi meglio di chiunque altro. Fingo. Fingo di essere sempre sorridente, sempre composta, quella giovane donna che sembra avere il controllo della propria vita, che potrebbe fare e disfare il mondo con un semplice schiocco di dita. Poi la maschera cade. E quando finalmente mi ritrovo sola davanti a uno specchio, non mi piaccio. Probabilmente è l'eufemismo dell'anno. Chiudo gli occhi e ripenso ai messaggi, alle parole scambiate poche ore prima, all'arrivo in una città che ormai mi sembra estranea. È una casa che non è più casa, non davvero. Tutto è rimasto immobile, sospeso al momento in cui me ne sono andata. Al giorno in cui ho deciso di prendere in mano la mia vita. La mia camera è esattamente come l'ho lasciata. I libri che divoravo durante l'adolescenza sono ancora allineati sugli scaffali, alcuni vestiti aspettano inutilmente di essere indossati e perfino il profumo è lo stesso che sentivo da bambina. Mi ha cullata per così tanti anni che dovrebbe farmi sentire al sicuro. Invece mi ricorda soltanto la persona che non sono più. Eppure la mia mente continua a tornare lì. Alle parole che feriscono più di qualsiasi gesto. A quei silenzi che fanno ancora più rumore. A tutto ciò che lascia segni tanto profondi da rendere impossibile distinguerne l'inizio dalla fine. La vergogna, però, lentamente lascia spazio a qualcos'altro. Rabbia. Una rabbia silenziosa, lucida, che cresce senza fare rumore e si intreccia a una consapevolezza che non posso più ignorare. Lo specchio riflette il mio volto. Una figura esile. Lunghi capelli biondi apparentemente perfetti. Lineamenti che chiunque definirebbe armoniosi. Ma io non vedo nulla di tutto questo. Vedo una ragazza che soffre. Vedo crepe invisibili che nessuno si prende il tempo di osservare. Ferite che hanno bisogno di essere curate, non coperte da parole vuote o sorrisi di circostanza. Le dita si stringono senza che me ne renda conto. Le nocche sbiancano mentre continuo a fissare quella ragazza dall'altra parte del vetro, aspettando quasi che sia lei a distogliere lo sguardo. Non lo fa. È il mio pugno a muoversi per primo. Il rumore del vetro che si infrange spezza il silenzio della stanza. Per un istante non sento nulla. Poi un calore sottile scivola lungo le dita. Il cremisi si insinua tra le crepe dello specchio, deformando quel volto che fino a pochi istanti prima aveva finto di essere perfetto. E finalmente, riflessa davanti a me, non c'è più una bugia. ㅤㅤ ㅤ
















