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@anemoname
Frederico Beltran Masses (Cuban-Spanish, 1885 - 1949)
The Venetian Sisters (Las Hermanas de Venecia), N/D
Oil on canvas, 96.5 x 92 cm
Resta sul cotone
Ogni mattina quando sfido lo specchio mi trucco le ciglia.
Ogni mattina prendo un impasto di nero, un impasto di denso cielo buio e con movimenti carezzevoli e saettanti lo avviluppo alle ciglia, sottili gambette d’insetto. Così vestite nella loro piccola corazza di buio oceanico, le gambette sono pronte per la giornata, la pergamena di ore contate che si srotola sotto il mio lieve peso. E guardano tutt’intorno contente e vispe, bimbette con le calze al ginocchio, guardano e assorbono con l’impasto di buio che si fa ambra e attira altri insetti per averli con sè. Guardano e assorbono l’aria che talvolta sa di grigia inquietudine in questa misteriosa città ; accarezzano la pelle degli avventori della strada e ascoltano e rubano i suoni del conservatorio che sempre mi appare alla destra; bramano il profumo della bancarella dei fiori anche se la sua anima è spenta e nessun odore ha la tenacia di aggrapparsi a me. Vogliono i pensieri meschini e i desideri fugaci e così per tutte le ore nel cambio delle luci sul palcoscenico frenetico che è il mio pezzo di mondo.
Ma la sera, quando le candele e gli sbadigli entrano in scena, sempre prendo il cotone e guardo lo specchio come si guarda un vecchio amico e intingo il cotone di un liquido calmo e tocco piano le ciglia, le avvolgo nella coperta di cotone e piano piano tiro via la pece, il buio, la corazza, l’ambra nera e vengono via l’aria, i suoni del clarinetto e gli odori che non volevano attaccarsi e tutte le altre cose incredibili delle giornate semplici e io penso sempre che un giorno magari quello che resta sul cotone lo dovrei cucire insieme e farne così un’inifinita coperta del mondo, una testimonianza del suo vivido mormorìo.
Cicada. Insect life. 1921.Â
An #insect with transparent wings trending this week on Nemfrog.Â
Incipit *3
I campeggiatori
(scritto male su un taccuino rosso, seduta sul muretto, Basilicata)
I ragazzi hanno acceso la brace, sembrano fuggiaschi della Dead Poets Society, con quella bellezza fiera e un po’ sdrucita. Il vecchio della piazzola di fronte ce li ha negli occhi con un guinzaglio invisibile, freme, freme nella mascella per il bisogno di profanare qualcosa. Si sporge un poco con le ciabatte e non si trattiene, raglia sbuffando “l’acqua, tenete vicino l’acqua!” e rimane lì, incerto sul da farsi, le ciabatte gialle sul selciato fremono, fremono anche loro. Vedo controluce un lampo nello sguardo del più selvatico del gruppo e mentre ride negli occhi io immagino le fiamme divampare e danzare, lambire il vecchio, scuoterlo nelle ossa, una gloriosa festa dei folli al calare delle luci bianche.
La bimba non vuole vestirsi, se ne sta mezza nuda e in mutande bianche ballonzoloni tutta impettita.e grida “tu mi compri solo cose da maschio” ma con calma convinzione, con severo placido disgusto. Se ne sta nuda da giorni. Interrompe la resistenza allo scarso ideale di charmant della madre con un costumino ad ananas stampati. Ma siamo onesti signori, la storia conserva negli annali anche vestitini a forma di anguria.
Della signora che frigge tutto il giorno posso solo dire che frigge tutto il santo giorno, immagino sia dell’ordine delle Grazie Immacolate del Fritto, una storica falange estremista la cui fede qui nel sud è molto forte.
Lui appare nei momenti di rarefatto silenzio, il sorriso largo una scialuppa, il taglio grigio perla alla marines, s’incanta nel suo accappatoio rosa nel centro del sentiero per qualche minuto. Assorto con una mano in tasca osserva l’Oceano Indiano, la caduta di Costantinopoli, la brutta giocata a briscola della sera prima.
Gli addetti al folklore del campeggio preparano il Re Leone ma in salsa napoletana. La criniera del leone sembra piĂą che altro una gigantesca patella. Sono perplessa, ma pure i bambini.
(estratto da Re Patella, agosto 2015)
Incipit *2
Il mio nome è Ventôse, Apolline Ventôse come uno dei mesi del calendario rivoluzionario francese. Secondo questo sistema io sarei nata nel mese di vendémiaire, sul sentiero settembrino delle prime foglie cascanti e lustro di vino. Ma il nome (cosa può fare un nome?) me l’hanno plasmato gonfio di vento.