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@angitmblr
Weekend in Venice. Sempre meravigliosa. 💚🌈
René Magritte, L' anneau d'or, 1966. 🌠
Un ragazzo etiope di 25 anni.
Salvato dallo staff della nave di Sea Wacht.
Il suo corpo scheletrico, immobile. Accovacciato in un angolino della nave.
Sguardo perso e occhi pieni di terrore e di dolore.
Le mani che tremano e a stento riescono a tenere un crakers in mano.
Senza forza e forse anche senza speranza.
Rinchiuso 10 mesi in Libia nel campo di detenzione di Beni Walid, senza cibo, senza acqua.
Maltrattato e picchiato. Ha visto morire quasi cento persone, bruciate e torturate.
Se questo è un uomo.
@MamafricaO
www.mamafrica.it
Maria
Il nuovo libro di Umberto Eco, pubblicato postumo due anni dopo la sua morte, riporta
...ma sono mille papaveri rossi.
E mentre stamattina nevicava, posto un bellissimo acquerello (Giornata di sole a Parigi) di un pittore croato che non conoscevo, Joseph Zbukvic, nato a Zagabria nel 1952.☀️
Una volta a Bob Marley chiesero se esistesse la donna perfetta. E lui rispose:
A chi interessa la perfezione?
Nemmeno la luna è perfetta, è piena di crateri...
E il mare? è troppo salato e scuro negli abissi.
Il cielo? Sempre così infinito, cioè le cose più belle non sono perfette, sono speciali e ogni donna come ogni uomo lo sono e ogni persona sceglie chi è ′′ speciale ′′ nella propria vita.
Smetti di voler essere ′′perfetta ", prova ad essere libera e a vivere facendo ciò che ti piace, senza voler piacere agli altri.
Amore a distanza (fb)
Il 28 marzo 1904 nacque a Zané Maria Erminia Gecchele. Operaia tessile nei lanifici Rossi e Conte di Schio, maturò una salda coscienza di classe e dopo l’8 settembre 1943 entrò nella Resistenza, nei quadri della Brigata “Mameli” del Gruppo Brigate garibaldine “Ateo Garemi”. Con il nome di battaglia “Lena” operò come portaordini tra il Comando del Gruppo Brigate, il CLN di Vicenza e il Comando Militare Provinciale, girando l’Alto Vicentino in bicicletta, dentro il cui manubrio nascondeva i messaggi. La sua fu una figura tutt’altro che secondaria, tanto che alla Liberazione le fu riconosciuto il ruolo di Capo Servizio Informazioni della Divisione "Garemi", con il grado di capitano.
Nel dicembre 1944 fu tradita da un infiltrato che la denunciò al maggiore Carità. Catturata alle Alte di Montecchio Maggiore, fu condotta a palazzo Giusti a Padova dove aveva sede la banda Carità. Lì fu sottoposta per lungo tempo alle più violente percosse e torture con la corrente elettrica e il ferro da stiro rovente, che non le strapparono una sola parola, anche se lasciarono segni indelebili sul suo corpo, ma ancor più gravi lesioni interne.
Liberata dal carcere il 27 aprile 1945 e sottoposta a visita medica, le furono riscontrate ferite da arma da taglio sulle braccia, la frattura comminuta della mandibola sinistra, fratture dell’ulna e costali e una cronica debolezza cardiaca dalla quale non guarì più.
Morì a Zané il 7 maggio 1975.
Nel 1954 Egidio Meneghetti, docente all’Università di Padova e fiero antifascista, che aveva conosciuto “Lena” mentre anch’egli era prigioniero a Palazzo Giusti, le dedicò una poesia che qui ripropongo:
“La partigiana nuda
Dal Santo do batude longhe, fonde,
rompe la note carga de paura,
e da Palasso Giusti ghe risponde
un sigo spasimado de creatura.
Al fredo, drio dei scuri,
i padovani i scolta l’agonia dei partigiani.
El magiór Carità l’è straco morto
de tiràr ostie e de fracàr pestade:
coi oci sbiessi soto ’l ciufo storto
el se varda le onge insaguinade.
El buta ’n’altra simpamina in boca,
el se stravaca in te ’na gran poltrona
e po’l fissa la porta. A ci ghe toca?
La porta se spalanca : vièn ’na dona.
Partigiana te si la me mama,
Partigiana te si me sorela,
Partigiana te mori con mi:
me insenocio davanti de ti.
Ela l’è magra, tuta quanta oci,
coi labri streti sensa più colór,
ela l’è drita anca se i senoci
tremàr la sente e sbatociarghe ’l cor.
« O partigiana se parlerai subito a casa tu tornerai »
« Son operaia siór capitàn e no so gnente dei partigiàn »
« O partigiana se tacerai per la Germania tu partirai »
« Son operaia siòr capitàn e no so gnente dei partigiàn »
« O partigiana te spogliarò e nuda cruda te frustarò »
« El fassa pura quel che ghe par, son partigiana no voi parlàr »
Partigiana te si la me mama,
Partigiana te si me sorela,
Partigiana te mori con mi:
me insenocio davanti de ti.
Spaìsi i oci nela facia bianca
la scruta intorno quela bruta gente:
fiapa la boca, sul sofà, la Franca
la se impitura i labri, indifarente;
longo, desnoselà come Pinocio,
Trentanove el la fissa pién de voia
e Squilloni, sbronsado, el struca d’ocio
nel viso scuro e ransignà da boia.
El carceriér Beneli, bagolón,
el scorla le manete, spirità,
e dindona Goneli el so testón,
cargo de forsa e de stupidità.
Ma Coradeschi, lustro e delicato,
el se còmoda a piàn i bafetini
po’l lissa i cavei, morbidi e fini,
cola man bianca che à copà Renato.
Ghe se strossa el respiro nela gola:
l’è piena de sassini quela stansa;
ela l’è sola, tuta quanta sola,
sensa riparo, sensa più speransa,
e quando man de piombo le se vansa
par spoiarla, ghe vièn la pele d’oca;
con un sguisso de schifo la se scansa:
« Me spoio da par mi, lu no’l me toca ».
Facia brusa, oci sbate, cor tontona,
trema i dei che desliga e desbotona:
so la còtola, via la blusa slisa,
ghe resta le mudande e la camisa.
Camisa da soldà de vecia lana,
mudande taconà de tela grossa…
Ride la Franca dala boca rossa:
«È proprio molto chic la partigiana ».
Carità el rusa: « Avanti verginella ».
El respiro dei masci se fa grosso.
Mentre la cava quel che la g’à indosso
ela la pensa: « Almanco fusse bela …»
Ecola nuda, tuta quanta nuda,
che la querse la pansa cole mane.
Ride la Franca dala lengua cruda:
« Non si lavano mai le partigiane? »
Corpo che no conosse la caressa
e de cipria e de unguento e de parfumo,
pèle che la s’à fato mora e spessa
nel sudór, nela pólvar e nel fumo.
Sgoba operaia, che te perdi el posto!
Cori stafeta, che se no i te ciapa!
rùmega l’ansia che franfugna el sono
e intanto la belessa la te scapa.
La testa la ghe gira, ’na nebieta
ghe cala sora l’ocio spalancado:
l’è tornada ’na pora buteleta
che l’orco nele sgrinfe l’à ciapado.
No la sa dove l’è … forsi la sogna …
la savària con vose de creatura:
« Dame el vestito, mama, g’ò vergogna,
mama g’ò fredo, mama g’ò paura …»
Po’ la ride, coi brassi a pingolón
e co’ na facia stralossà, de mata:
tuti quanti la varda e nissùn fiata,
s’à fato un gran silensio nel salón.
Su da tera la tol le so strassete,
la le spólvara a piàn, la se le mete,
ogni tanto un sangioto… un gran scorlón
e gh’è come un incanto nel salón".
Grazie "Lena".
Ugo De Grandis (fb)
Chiedetevi a chi conviene se il vaccino AstraZeneca viene sospeso
Di Luca Telese
Scusate, non ci sono altre parole per dirlo: é una follia. Trentasette casi sospetti su 17 milioni di dosi certe, non sono nulla, è solo follia. Statisticamente non è nemmeno una grandezza rilevante. Sospendere un vaccino e scombinare un intero piano vaccinale pensato in un anno è follia. Pensare soltanto – con tutta la possibile solidarietà – a tre vittime sospette, e dimenticarsi delle quattrocento (anche oggi) che sono assolutamente certe è follia.
Chiudere un paese con il lockdown e subito dopo rendere questo sacrificio inutile è follia. Prendere una decisione sull’onda della demagogia e del populismo – senza nemmeno commissionare una indagine aggiuntiva – è follia. Le conseguenze di questo atto sono sotto gli occhi di tutti: il cinquanta per cento dell’intero piano vaccinale europeo era fondato fino a ieri sulle forniture di AstraZeneca. E domani? Uccidere la reputazione di questo vaccino significa uccidere un piano vaccinale continentale. Adesso vi voglio dire una cosa semplice e dritta, e dovete farvi una domanda. Perché? A chi conviene tutto questo? Le sospensione di questo vaccino è una decisione che in un modo o nell’altro ha un unico effetto certo: favorisce degli interessi economici.
Riapre un mercato che fini a ieri era chiuso. Adesso tutta Europa pende dalle labbra e dai desiderata dei grandi colossi di big pharma. Adesso l’Europa deve comprare milioni di nuove dosi, in poco tempo, al prezzo del mercato di oggi e non a quello del mercato di ieri. Da chi? Semplice. Dai concorrenti di AstraZeneca. Così il risultato è che l’unico vaccino che costava due euro e mezzo viene demonizzato. Riavvolgete la pellicola del film e ricordatevi cosa è successo: Astra Zeneca costava meno ma è stato autorizzato per ultimo.
Astra Zeneca non aveva bisogno della catena del freddo, ed è stato autorizzato per ultimo. Astra Zeneca però, ha consentito agli inglesi di tornare a scuola: 15 milioni di dosi, nessuna contestazione. L’unico vaccino anglo-italiano, ma noi non lo potremo usare. E adesso guardacaso – i vaccini più costosi e più complessi da distribuire – tornano competitivi. Astra Zeneca dà più copertura, ma per mesi si è detto che ne desse meno. Astra Zeneca non aveva vincoli e criticità anagrafiche, ma fino a ieri veniva detto dall’Ema che ne avess. Bene, adesso il problema è risolto: quel vaccino che non creava profitti smisurati è stato sputtanato ad arte, e sospeso da governi pavidi che non si fanno remore a chiudere intere nazioni, ma che non riescono a spiegare ai propri cittadini che un caso sospetto ogni 425mila vaccini è statisticamente nulla. Sappiate un’ultima cosa.
Oggi non stiano discutendo (solo) di un vaccino stiamo discutendo dei nostri destini nella Pandemia: e non ne usciremo mai, se – come è accaduto oggi – permetteremo alla paura di comandare sulle nostre vite. La paura non è un aiuto contro il virus. La paura è la migliore alleata del virus. (…)
Amazing Roman drinking cups found in Denmark. Found in a grave of a wealthy man, 2-3rd century AD #art #history #museum #roman #house #glass #animals https://www.instagram.com/p/CMXldOqn0iE/?igshid=10wmm53pmcmyh
Moto Guzzi. Non guido io, però!
On the road, moto Guzzi
San Gimignano, Italy