È il mio 14 anniversario su Tumblr 🥳
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@solo-stef
È il mio 14 anniversario su Tumblr 🥳
Cari amici,
torno da voi molto tempo, e me ne scuso.
Purtroppo porto pessime notizie. La malattia ha preso una rincorsa che non mi lascia speranze, solo pochi mesi di vita, 3 mesi, forse 6 ad essere ottimisti.
Ho passato un mese e mezzo a farci i conti, a maledireil maledibile, a capire come passare questo tempo senza sentirmi continuamente un prodotto difettoso, o scaduto, un vuoto a perdere. A cercare di dare un senso a tutto, anche se un senso non sono riuscita a trovarlo.
Poi mi sono detta: basta. Basta piangersi addosso, basta cercare spiegazioni che non esistono. Sono stata sfortunata, questo e' tutto. Due anni di battaglia e di speranze e siamo qui: non e' colpa di nessuno, a volte la vita puo' essere poco riconoscente, amen. Non crediate che io sia diventata zen tutt'a un tratto, anzi: e' solo che sono molto pragmatica, cerco di accettare quello che mi arriva e che non posso cambiare.
Sto facendo chemio di IV linea, a breve iniziero' una radio terapia alla testa, ho metastasi anche li'. Non so nel lungo termine questo cosa vorrà dire, che perdero' la memoria? che perderò le mie facoltà? I medici ovviamente si guardano bene dal raccontarmi a cosa andro' incontro, lo scopriremo immagino.
Nel frattempo sono tornata in ufficio la mattina, per cercare di ritrovare una qualche normalità, sono contenta di fare metà giornata, non potrei certo fare le 8 ore, ma mi aiuta stare fra la gente, parlare di altro, fare finta, per qualche ora, di essere "normale". E del resto e' un posto dove lavoro da 28 anni, e' un po' casa, nessuna pressione, nessuna aspettativa, solo tanto affetto che in questo momento aiuta.
La mia figliola e' stata qui due settimane con la bimba, un angelo caduto dal cielo, non so nemmeno se la potro' rivedere. Ringrazio di aver provato la felicita' di aver tenuto fra le braccia il fagottino, in questo momento quasi tutto e' un regalo che apprezzo tantissimo. Quando non si sa per quanto si puo' avere una cosa bella, questa acquista un valore inestimabile.
Vi lascio per ora con una foto di speranza, e non siate troppo tristi, se mai vi venisse di esserlo: io sono contenta di cio' che ho fatto fin qui, spero di poter ancora fare qualcosa per dare un senso a questo tempo che mi resta. Vi abbraccio tutti, non so se aggiornero' ancora il blog, son sincera. Grazie per il vostro affetto e per la vostra vicinanza.
Stamani allegra come Heidi a Francoforte 🙄
La cosa alla quale tuttora non mi abituo e' a come reagiscono le persone, per lo piu' conoscenti, magari colleghi di lavoro con cui ho poco scambio, che mi chiedono come va.
Me lo chiedono e io quindi rispondo, in genere senza mai entrare in troppi dettagli, mantenendo il discorso su un livello molto superficiale, "ultimamente non va troppo bene, gli esami ci diranno, faccio piu' fatica, qualche mese fa stavo meglio". E gia' dalle prime frasi li vedi spaesati, lo sguardo perso, che cercano di dire qualcosa e in genere se ne escono sempre con il classico "via, vedrai che andra' meglio" o peggio "resisti" che, per l'amor di dio, si resiste eccome, pero' non mi pare il massimo da dire.
Il condividere notizie non proprio positive (e ripeto, mi mantengo sul vago perche' tanto chi ti chiede come va non vuol davvero sapere come va, vuole sentirsi dire "non c'e' male" perche' ha bisogno di essere rassicurato) spiazza in genere gli interlocutori con cui ho meno confidenza, li costringe a fare i conti con una realta' un po' difficile da gestire a livello emotivo, e subito si dibattono come pesci nella rete cercando una qualsiasi via di fuga.
E finisce quindi che sono io a rassicurare loro, andando dietro ai vari "vedrai che andra' meglio" in tutte le declinazioni; e a questo davvero non riesco ad abituarmi.
Quando vinci meriti lo champagne, quando perdi ne hai bisogno.
The bodyguards.
E buongiorno a tutti ♥️
David Bowie, Annie Lennox and Queen... What else?
Pressure … Queen and David Bowie
Here:
Queen, David Bowie and Annie Lennox
La meraviglia.
Annie Lennox super inquietante con quel trucco, David Bowie sempre affascinate.
Che dire ragazzi, per me quei momenti, quei cantanti, quelle canzoni restano insuperate, e scusate se posso sembrare qualunquista o una vecchia nostalgica ma non mi farete cambiare idea, con tutto il rispetto per tutti i cantanti moderni che, confesso, conosco molto poco.
Per gli estimatori del capotondo, eccomi in tutta la mia sfolgorante rotondita' de testa, la foto e' di un mesetto fa, ora ho un po' piu' di peli sulla zucca ma sempre molto molto corti.
La metto piu' che altro perche' insomma, tutto va come vuole ma eccoci qui, a resistere.
28/01/2026
La giornata e' una di quelle nelle quali resteresti volentieri a letto: acqua a catinelle, il cielo si rovescia sui tetti, sugli ombrelli, sulle strade e sui marciapiedi, e non pare voler fare sconti: piove a dirotto da ore ormai.
L'appuntamento con i medici per la consueta visita pre infusione chemioterapica e' alle 9.50. Mi sveglio alle 7.00 e mi dico che e' troppo buio e troppo presto per mettere anche solo un braccio fuori dalle coperte: altri 5 minuti, dai.
5 minuti sono diventati un'ora e mezzo: la signora che viene ad aiutarmi a casa una volta la settimana, entrata con le chiavi perche' le avevo detto che sarei andata via presto, mi trova a letto con le cispe agli occhi.
Da quel momento e' tutta una corsa: salto fuori dal letto in mutande (davanti alla signora ma vabbe', dettagli) mi precipito in bagno (e meno male che mi sono ricordata di chiudere la porta!) poi mi vesto mentre faccio il caffé, sono già le 8.30 cavolo. La signora si spertica: ci penso io, vai via! e allora grazie, grazie! e sono già fuori dalla porta.
Navigatore, portami a Careggi! RAPIDO!
Bellina, ma che l'hai visto quanto piove? io i miracoli e un li posso miha fare!
Il mio navigatore, toscanizzato, ha anche il senso dell'umorismo, e infatti ci ho messo un'ora ad arrivare a Careggi; roba che, per lo stesso tempo, potevo andare a Viareggio, e invece.
A Careggi cmq e' stata una passeggiata arrivarci, in confronto al delirio di trovare un posto in quello che si ostinano a chiamare parcheggio dell'ospedale. Una clinica universitaria con migliaia - ma che dico migliaia - milioni di persone fra medici, infermieri, OSS, pazienti e visitatori dovrebbe avere un parcheggio a diciotto piani, invece noi abbiamo un parcheggio condominiale, nel quale la gente, già alle 9 di mattina, parcheggia anche in verticale pur di poter lasciare la macchina e andare a fare quello che deve fare. I ragazzi di colore, carichi di ombrelli, calzini da uomo e fazzoletti, si sbracciano - signora! vieni qui, aspetta un momento, quello va via! e intanto mi domando quanto potra' costare un ombrello, perche' naturalmente continua a diluviare.
Finalmente mollo l'auto in qualche modo e di corsa mi avvio verso il padiglione dell'oncologia, cioe' di corsa fino ad un certo punto, l'affanno arriva gia' dopo 5 minuti di cosi' detto passo da bersagliera, come mi dice la mia sorella che ha un anno piu' di me e va lenta come una lumaca.
Affanno si o no sono dentro, c'e' pieno di gente di tutti i tipi, tantissimi anziani, tutti col loro numerino in mano, in attesa di essere chiamati. Anche io sono con numerino in mano e lo sguardo fisso sul tabellone blu, ad ogni dindon sobbalzo, fino a che compare il mio numero. Alleluja!
Arrivo alla stanza 7, oggi c'e' una dottoressa ganzissima, ci salutiamo come vecchie amiche, mi racconta che e' venuta in bici al lavoro, quindi ha tirato un bel po' d'umido, e insomma piove e come va, dolore ne hai? la tachipirina Stefania la prendi? quante volte? Le racconto del dolore ai reni, che aumenta durante le chemio - ok dai, facciamo un'eco di controllo! primo posto disponibile a Careggi fine febbraio, sorride imbarazzata, vuoi provare a prenotare esternamente? e mi da' la ricetta, la risposta e' scontata.
Parliamo della terapia, tac di controllo prenotata per il 7 maggio, e' troppo avanti, va anticipata, ma non c'e' posto; aspettiamo fine febbraio, mi dice la dottoressa, a fine mese ci aprono qualche slot aggiuntivo. Azzardo qualche domanda sul dopo chemio, che si fa? se non dovesse funzionare, cosa che temo visto che c'e' un peggioramento del dolore e dell'affanno, dove ci buttiamo? Mi guarda, abbozza un mezzo sorriso un po' forzato: Stefania, ancora non lo sappiamo. Purtroppo la mutazione ha reso tutto piu' difficile, la nuova malattia e' di tipo peggiore della vecchia, non e' una situazione facile. Deglutisco. Gia', che non fosse facile l'avevo intuito ma continuo a sorridere, vabbe' dai, dico, mica puo' andar male sempre, dio santo! Ad un certo punto le cose si raddrizzeranno!
Se anche le cose si raddrizzeranno succedera' forse un giorno ma non e' oggi quel giorno.
Gli esami del sangue non vanno bene, i neutrofiti (globluli bianchi) sono troppo bassi, bisogna rimandare la chemio. Routine normale, ci sta che succeda, la terapia, mi dice la dottoressa, si sta facendo sentire, cmq il midollo lavora, vedrai che tra una settimana si puo' far tutto. Io continuo a sorridere, certo, dico, che cosa sara' mai una settimana insomma.
Ma dentro di me s'e' spezzato qualcosa. Anche l'ultima paratia della diga che teneva tutto sotto controllo ha ceduto e mi ritrovo tutt'a un tratto a fare i conti con tutto. Perche' io? perche' cosi'? Perche' se c'e' una cosa che puo' non andare per il verso giusto non ci va? Perche' perche' perche' tutto? Lo so, non e' niente spostare la chemio di una settimana / 10 giorni, ma questo mi da' la chiara sensazione di non poter controllare nulla, di essere in mezzo ad un casino che non posso gestire perche', per quanto mi sforzi, la malattia prende sempre il sopravvento, sempre. E per quanto io mi adoperi, mi organizzi, per quanto io combatta e ripeta, piu' a me stessa che agli altri, che insomma dai, tutto va abbastanza bene, arrivera' il giorno in cui dovro' dire che non va bene, che non ce la faccio, il giorno in cui dovro' smettere magari di lavorare o in cui dovro' constatare che sto perdendo la mia autonomia. E questo mi fa paura. Il non sapere come si evolvera' il tutto, ne' quando, mi spiazza piu' di quanto io sia disposta ad ammettere.
Mi asciugo gli occhi e il naso, ha smesso di piovere. Mi avvio verso la macchina lasciata in quel parcheggio condominiale, in uno stato fra rabbia, nervosismo e rassegnazione. Nel parcheggio c'e' sempre il caos, i ragazzi di colore continuano a sbracciarsi e a guidare gli utenti verso questo o quel vialetto, mentre cammino un sasso sotto la scarpa mi fa vacillare e in un attimo mi ritrovo con un ginocchio in una pozza, imprecando contro tutto e tutti. Finalmente posso sfogare un po' del risentimento senza sembrare una pazza! ma poi penso alla figura di merda collezionata in un nanosecondo per colpa di un cavolo di sasso, ma da quando in un piazzale asfaltato ci sono i sassi? e cosi' oltre al nervoso ora ho anche un senso di vergogna, avranno pensato guarda sta vecchia rimbambita, manco sa camminare.
Ci sono giorni in cui il karma ci suggerisce di non lasciare il letto. Questo probabilmente era uno di quelli.
Ripenso alla planata nella pozza, l'ombrello da una parte, la borsa col pranzo dall'altra, lo zaino che era sulla schiena me lo sono ritrovato sulla testa, dai, a parte tutto una bella prestazione comica.
Sorrido.
Forse si puo' essere ottimisti ancora per un po'. Forse si puo' continuare a sperare che qualcosa, prima o poi, vada come dovrebbe andare. Forse c'e' ancora tempo per darsi per sconfitti. Forse, dopotutto, c'e' ancora tempo.
C'e' solo una cosa che diciamo al dio della morte: non oggi.
Non oggi.
we can?
Cari amici,
sento talmente poco lo spirito natalizio quest’anno che nemmeno mi ero resa conto che domani è Natale.
Spero che possiate passare giorni sereni e tranquilli circondati da persone con cui state bene. Io domani saro' con le mie sorelle e nipoti e figliola e credo sara' una bella giornata; per qualche giorno spero di potermi un po' dimenticare delle terapie e di tutto il resto.
Vi abbraccio tutti, grazie dei messaggi, del supporto, della vicinanza, dell'empatia, e' bello esser qui e tornarci (anche se non spesso quanto vorrei) e trovarvi sempre.
Buon Natale!
Stefy
Stefano Patuanelli
Con una mano il Governo introduce una ritenuta dell’1% su ogni pagamento tra imprese. La chiamano “anticipo d’imposta”, ma è una tassa sulla liquidità: i soldi vengono presi prima che tu sappia se hai guadagnato, prima di chiudere il bilancio, prima ancora di pagare le imposte dovute. Colpisce autonomi, professionisti e PMI che lavorano onestamente e vivono di cassa, non di rendite. E ha gettito solo perché lo Stato ammette che senza prelievo anticipato una parte di quelle imposte non le incasserebbe mai. Tradotto: sei colpevole fino a prova contraria.
Con l’altra mano il Governo mette mano alle pensioni, ma lo fa in silenzio. Dal 2031 i contributi riscattati per la laurea valgono sempre meno, fino a perdere due anni e mezzo dal 2035. E anche quando maturi i requisiti, la pensione non parte più: slitta di mesi, fino a sei. Non è una riforma, è un rinvio sistematico dell’assegno. È risparmio di spesa scaricato sulle generazioni future, scritto nei commi per non dirlo apertamente.
E mentre si chiede a chi lavora di pagare prima e di lavorare più a lungo, si taglia anche la sanità. Nel maxi-emendamento è scritto nero su bianco: meno 140 milioni di euro l’anno al Fondo per i farmaci innovativi, dal 2026 in poi. Meno risorse per terapie oncologiche, cure avanzate, farmaci salvavita. Altro che potenziamento del Servizio sanitario nazionale: qui si fa cassa anche sulla salute.
Il disegno è chiarissimo. Si anticipano le tasse a chi produce reddito, si rinvia la pensione a chi ha lavorato una vita, si riducono le risorse per chi si ammala. Tutto senza dirlo mai esplicitamente, nascosto dietro parole come “acconto”, “decorrenza”, “rimodulazione”.
Questa non è serietà di bilancio. È sfiducia istituzionalizzata verso lavoratori, imprese e cittadini. È uno Stato che non investe, non riforma, non cresce. Incassa prima, paga dopo, taglia dove fa meno rumore.
Meno risorse per terapie oncologiche, cure avanzate, farmaci salvavita. Altro che potenziamento del Servizio sanitario nazionale: qui si fa cassa anche sulla salute.
10/12/2025
Ed eccoci qui. Alla fine la malattia ha deciso per me, anzi no, in realtà avevo già deciso, la malattia ha confermato la mia decisione.
Dopo giorni di consulti, televisite, colloqui, riunioni familiari e lacrime (molte), avevo già deciso di iniziare il percorso qui a Careggi, perché l'idea di ricominciare un pellegrinaggio fuori sede (allo IEO) non la sopportavo, psicologicamente prima ancora che fisicamente.
Quando tutto era stato pianificato per avviare il percorso chemioterapico a Careggi, la biopsia fatta a Roma ha rivelato che la malattia è cambiata e quindi tutto il discorso di Milano è diventato inapplicabile o non più così consigliato. Alla fine, come dicevo, la malattia ha confermato la mia scelta.
Scelta che ho dovuto difendere con parenti e amici, nessuno la condivideva. "Non ti giudico ma..." e in quel "ma" c'è tutto il giudizio non espresso.
Ho dovuto spiegare perché ho preferito una cura meno efficace ad una che, statistiche alla mano, prometteva risultati migliori. Ho dovuto raccontare che preferisco mantenere la mia indipendenza finché posso, finché ce la faccio. Che per me certo conta vivere il più a lungo possibile, ma altrettanto conta come vivo; che vorrei vivere e non sopravvivere, almeno finché sarà possibile.
Voi direte "ma perché, curarti a Milano era sopravvivere?" No, ma avrei dovuto dipendere da altre persone, e per ogni cosa avrei dovuto fare riferimento ad un centro a 300 km da casa mia.
Ma ora tutto questo è superato, ora si parla già di altro, si pensa ad altro, si programma altro.
Ora sono qui, a Careggi, ad aspettare il mio turno per iniziare questo nuovo percorso. A familiarizzare con luoghi nuovi, a condividere attese, speranze, sale di attesa e poltrone per l'infusione con tante, tante persone, ognuna col proprio percorso, con la propria storia, con la propria malattia. Persone come me.
Qui hanno addobbato per il Natale, festoni rossi sul bancone dell'accettazione, un alberello di Natale in un angolo, un pochino triste in realtà. Le persone che vengono a fare terapie, all'uscita salutano augurando Buon Natale. Una strana normalità. Un pochino mi stranisce, ma poi penso che ci si abitua a tutto; il dolore al braccio mi ricorda che mi hanno messo il port per l'infusione, con 37 cm di cannula fino al cuore: sono un po' bionica.
Ore 14.38: siamo in ritardo, dovevo cominciare alle 14.30. Forza ragazzi che stasera ho la cena di Natale aziendale, non mi fate far tardi dai, abbiamo anche i Secret Santa da aprire, chissà a me cosa mi hanno regalato.
Perché io devo vivere il qui e ora, non lo so se avrò un'altra cena di Natale aziendale, quindi questa non voglio perdermela, oltretutto mi porta in auto il famoso collega, ve lo ricordate? Ora siamo tornati molto colleghi più che altro, ma sempre molto teneri, d'altra parte sono come un orsetto senza capelli e senza peli, faccio anche un po' tenerezza.
Vi abbraccio tutti, scusate se faccio post un pochino rarefatti, mi serve tempo per metabolizzare tutto.
La mia vita in un flash:
Fila per tampone Covid, prendo il numero, ho il 127, passa l'80.
Mi metto in attesa e quando il display segna 125 chiudono tutto per sanificazione, ci hanno messo mezz'ora. 🙄
Cari amici, perdonate la lunga assenza.
Purtroppo non porto buone notizie.
Lo studio sperimentale di Roma, per il quale ho pregato di entrare, e per il quale ho ringraziato una volta entrata nel braccio completo, non ha dato gli esiti sperati; anzi, non ha dato alcun esito, come se non avessi fatto nulla.
Dalla TAC di ingresso nel programma sperimentale, fatta il primo settembre, a quella di controllo fatta a fine ottobre, la lesione e' raddoppiata, passando da 5 cm e spicci a 10 cm e spicci, con interessamenti vari e circoscritti ma, al momento, senza metastasi a giro (almeno, non nel torace e nell'addome, dove ho fatto la TAC; per l'encefalo, altro posto privilegiato da questo tipo di malattia, devo fare una risonanza magnetica la prossima settimana a Roma, quindi incrociamo le dita).
Inutile che vi dica che questa notizia e' stato l'ennesimo terremoto emotivo in un sistema emotivo (il mio) gia' fortemente sotto stress. Sinceramente in questo programma sperimentale ci avevo riposto molte speranze, e lo stato fisico tutto sommato mi confortava, non avendo, nonostante la chemio e gli inevitabili disagi ad essa legati, poi chissa' quali problemi; anzi, il dolore e' anche molto diminuito, e questo mi faceva davvero ben sperare.
E invece.
A questo punto il programma sperimentale e' concluso, il medico mi ha detto che c'e' una percentuale considerevole di soggetti come me che non risponde proprio alla terapia (circa il 40%). Non so se sarebbe cambiato qualcosa se lo avessi saputo prima ma mi sono sentita un po' presa in giro, lo confesso, forse lo avrei voluto sapere.
Ad ogni modo, nonostante il programma concluso, lunedi' e martedi' saro' di nuovo a Roma, lunedi' esami di chiusura sperimentazione (esami ematici, RM encefalo, visita oculistica e non so cos'altro); martedi' broncoscopia in day hospital per prelievo campione bioptico per ritipizzazione malattia (ormai parlo come una specializzanda di Grey's Anatomy eheh)
Nel frattempo devo capire cosa fare, come muovermi.
Non ci sono poi chissa' quali possibilita' per chi, come me, ha un adenocarcinoma IV stadio non a piccole cellule che interessa la pleura. L'intervento chirurgico e' escluso, restano le terapie chemioterapiche convenzionate e non. E qui si entra nel casino.
Nel casino nel senso che, oltre la chemio al carboplatino standard che mi offre la struttura pubblica, esiste una terapia non ancora formalizzata dall'AIFA (ma gia' usata in varie parti del mondo, anche in Europa), molto molto costosa, che viene somministrata allo IEO di Milano, e che, dati alla mano, offre risultati molto migliori rispetto alla chemio standard.
Voi direte: quindi si sa gia' dove si va e cosa si fa!
Non e' cosi' semplice.
La terapia c.d. Mariposa 2, che come dicevo e' totalmente a carico del soggetto che la riceve, ha un costo di circa 8.000 euro a somministrazione, fra ricoveri, farmaci e tutto il corollario. Il primo mese la somministrazione e' settimanale, quindi ci sara' da pensare anche ad un eventuale trasferimento a Milano per non fare continuamente avanti e indietro; dopo il primo mese si va a regime una volta ogni 3 settimane. Gli effetti collaterali di questa terapia, che prevede, accanto alla chemio standard al carboplatino, anche la somministrazione di un farmaco denominato Amivantamab (Rybrevant il nome commerciale), sono molto forti, essendo una terapia fortemente tossica. Questa e' una terapia che verrebbe somministrata ad libitum, non a cicli come altre chemio.
Io non sono certo in grado di sostenere un costo simile, ma familiari ed amici sono disposti a sostenere per me questo costo, forse non per tutta la vita ma per un inizio sostanzioso, per vedere di far fare marcia indietro a questo adenocarcinoma IV stadio non a piccole cellule che interessa la pleura, che ora s'e' proprio messo in moto con molto entusiasmo.
Io sinceramente non so cosa fare.
Non e' facile per me, che da sempre ho fatto conto solo sulle mie possibilita' e capacita', accettare un aiuto cosi' importante; eticamente direi di no, poi penso che a febbraio nascera' la mia nipotina e vorrei poterla veder crescere, vorrei poterci essere per lei e per mia figlia, e mi dico che sono egoista anche solo a pensare di rifiutare un'offerta cosi' generosa. Ma poi penso che saro' sempre in debito con tutti, che forse non saro' piu' in grado di andare nemmeno in vacanza a Viareggio senza sembrare quella che se ne approfitta, che dovrei essere la prima a mettere in campo tutto quello che ho per curarmi, e mi dico: ok campo probabilmente piu' che con la chemio tradizionale, ma come vivo? Senza contare questi effetti collaterali del trattamento, che mi sono stati descritti come molto invasivi e pesanti.
Quindi sono giorni che oscillo fra il "sì assolutamente" ed il "non se ne parla nemmeno", dove cmq la mia risposta negativa non viene accettata e anzi, sembro arrogante nei confronti di chi vuole aiutarmi perche' insomma, alla fine a te non costa niente quindi, e mi trovo nella incredibile posizione di dover giustificare, motivare, spiegare: non ho le forze emotive per farlo.
Per ora ho preso tempo, ma ho gia' in programma l'inserimento del port a Careggi e la prima somministrazione chemioterapica standard per il 5 dicembre: per quella data dovro' aver deciso. Se inizio la chemio standard non potro' piu' avere accesso al programma Mariposa 2.
L'AIFA probabilmente trovera' l'accordo economico per questo farmaco con la casa farmaceutica (tanto e' sempre e solo una questione di soldi), ma naturalmente chissa' quando, forse nel primo trimestre 2026 verra' approvato il trattamento in prima linea (cioe' per i soggetti che, dopo aver fatto la terapia con osimertinib, in progressione della malattia approcciano questo trattamento); nel frattempo chi puo' se la paga e chi non puo' resta escluso. (io avendo fatto il programma sperimentale Tropion Lung-15 di Roma non sono piu' in prima linea, per cui non posso nemmeno dire che provo ad aspettare un po' per vedere se magari approvano il programma - e cmq con questa progressione che ho non e' raccomandato stare qualche mese senza fare nulla).
Fa schifo sapere che ci sarebbe qualcosa di efficace al quale non si puo' accedere perche' per farlo ti devi letteralmente svenare.
Non passa giorno in cui non pensi a questa cosa, ed anche per questo non mi ero piu' riaffacciata qui, scrivere nero su bianco tutte queste cose mi costringe a farci i conti piu' di quanto vorrei, o di quanto sono capace di gestire emotivamente, ma questa e' la realta', bisogna che ci faccia i conti e che alzi un po'lo sguardo oltre l'oggi, e che pensi anche al domani e al domani l'altro.
Scusate per il papozzo esagerato, scusate l'assenza, scusate la pesantezza: questo momento e' cosi'. Questo momento mette a dura prova il mio sistema nervoso, emotivo, empatico, sociale. Vorrei addormentarmi per sempre, o forse vorrei non dormire mai, vivere tutto qui e ora, finche' posso, finche' ce la faccio.
Vorrei che questa cosa non fosse toccata a me.
E invece.
E si ricomincia: cosa dovrei fare?
Ma per oggi basta, per oggi ho dato.
Torno a non pensare per un po', per riposare un cervello troppo stanco per produrre pensieri lucidi.
Vi faro' sapere poi cosa avro' deciso, spero di ritrovare un po' di positivita' e di poter affrontare tutto con la grinta e la forza che servono, per non soccombere, almeno finche' posso.
Fanculo a tutto.
IO: I turbanti li ho presi su Temu, costano pochissimo!
Sempre io:
Pronta per la rievocazione storica 😂
Tizio, che e' un uomo che a vario titolo transita da questo ufficio ma che non vedevamo da diverso tempo, arriva in ufficio stamattina e, come mi vede col cappello (oggi cappello di lana, perche' ragazzi s'e' fatto fresco e la zucca spelacchiata accusa) si ferma e mi fa: "o te? ti par d'essere in Trentino?" e giu' risate.
M'ha presa alla sprovvista, non ho trovato una risposta efficace da dargli, mi son limitata a dire che mi faceva freddo alla testa.
Guardiamo il lato positivo: probabilmente non ho la faccia da malata.
Pero' checcazz, dai.