Come si cancella l’identità?
Non lo so
Non lo so per niente
Voting ended onSep 19, 2023
L’ igiene mentale a cielo aperto ovvero Altrove Installazione foto-idraulica/ maggio 2023
L’idea creativa di questa installazione fotografica parte dalla relazione che l’ex ospedale psichiatrico di San Salvi a Firenze – la sua memoria, il suo lascito – crea con l’attualità di altri luoghi, se possibile spazi dalla valenza sociopolitica, in cui ancora oggi c’è urgenza e necessità di azione. La storia dell’istituto di San Salvi non si conclude in se e da qui nasce il bisogno di esplorazione dell’artista.
Quando sono stati chiusi gli istituti psichiatrici, e i pazienti avevano bisogno di un ricollocamento, una delle criticità derivava dal fatto di trovarsi di fronte a persone prive di documenti – individualità ormai smarrite e rozzamente suddivise in categorie: agitati- tranquilli-inquieti-alienati; tanto che loro stessi non ricordavano il proprio nome.
Esistono luoghi in cui ciò ancora accade?
Esistono spazi in cui l’identità viene cancellata per mezzo della società che è sempre più spesso portata ad etichettare, ma anche erosa da un costante processo di ghettizzazione socio- economica.
Uno di questi luoghi è Corviale, complesso residenziale di Roma, dove l’artista, nel dicembre del 2022, ha scattato i ritratti che ci troviamo di fronte.
Sono ritratti degli abitanti di questo Serpentone, esperimento architettonico che consiste in un mastodontico blocco di cemento – lungo un chilometro – in cui sono presenti più di mille appartamenti.
Oggi, questo esperimento di social housing miseramente fallito, accoglie minoranze etiche e nicchie sociali di ogni tipo: pazienti di case di cura, anziani di centri geriatrici, gruppi Rom e Sinti; donne e uomini spinti inesorabilmente sulla strada della criminalità, eventualmente agli arresti domiciliari, segregati in casa con un genitore anziano.
Le fotografie sono state scattate in bianco e nero, in pellicola film da 35 mm, la dimensione è 40x60; sono tra loro collegate da un sistema idraulico controllato da un timer.
Tale sistema meccanico ha un funzionamento molto semplice: fa cadere, con cadenza programmata, alcune gocce di una soluzione preparata con candeggina e acqua che lentamente deformano i volti delle persone ritratte, cancellandone un po’ alla volta – e inesorabilmente – i connotati, lasciando nitido il contesto alle loro spalle. Oltre ad acqua e candeggina, sono presenti dei colori che provengono dal decorso stesso dell’installazione: dalla ruggine delle grondaie di riciclo – poste orizzontalmente per raccogliere le gocce pregne di quelle identità appena smarrite –, portata in un unico condotto dove tutto si mescola e si confonde.
Si tratta di un sistema chiuso che riutilizza quello che consuma, il liquido torna al punto di partenza ma totalmente modificato nella sua essenza, convogliando con sé a ogni giro una nuova natura.
L’installazione prevede un tempo performativo che coincide con la durata del festival; l’opera, seppur controllata e programmata, è in uno stato di continuo mutamento e non è mai possibile prevedere il risultato finale.