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Dentro questo libro alto 5 cm ci siamo anche noi!
Nessun luogo è lontano
Veronica de Giovanelli, Andrea Grotto, Cristiano Menchini, Stefano Moras
Ex Macello, via Alvise Cornaro 1/b, Padova
dal 6 Settembre al 5 Ottobre 2014
Un progetto di Sottobosco
a cura di Eugenia Delfini
Visual Improvement Tiziano Manna
Promosso da
Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Padova
Con i patrocini di
Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia
FAI – Delegazione Padova
Kio-A-Thau Sugar Refinery Artist Village, Taiwan
Sponsor Tecnico
Winezon
---
Il blog del progetto: nessunluogo.tumblr.com
*scarica la scheda catalogo di Andrea Grotto
*scarica la scheda catalogo di Veronica de Giovanelli
*scarica la scheda catalogo di Cristiano Menchini
*scarica la scheda catalogo di Stefano Moras
---
La parola paesaggio designa tanto una porzione di territorio nella sua concreta realtà fisica e morfologica, quanto la rappresentazione di una porzione di spazio dotata di valori estetici: a partire da questo presupposto, le ricerche in mostra indagano il paesaggio sia in quanto espressione della nostra identità sia in quanto generatore di esperienze estetiche.
Nonostante a un primo sguardo si possano cogliere notevoli differenze stilistiche tra i lavori esposti, sono diversi gli aspetti teorici e metodologici che li accomunano. Per gli autori in mostra l'uomo è parte integrante del paesaggio, non esterno ad esso, e la pittura di paesaggio non un'attività di mimesi ma lo strumento attraverso il quale tentare di riavvicinarsi e di riappropriarsi del reale. Questo movimento sui margini, tra il reale e la sua riproposizione estetica, permette loro di costruire una relazione sempre nuova con il mondo, di scoprirlo e di ripensare ciò che ci è conosciuto, contribuendo alla produzione di altri punti di vista. In questo lavoro di identificazione e successiva rielaborazione del paesaggio, la tela diventa sinonimo di possibilità e il lavoro un procedere per gradi: il tempo per soffermarsi su un particolare vissuto o luogo e per dare visione al presente, qualsiasi cosa suggerisca.
Il nostro è sempre stato un paesaggio culturale, ovvero non solo natura ma anche opera umana, territorio sul quale l'azione dell'uomo ha inciso in profondità, attraverso i millenni, lasciando ben poco della sua conformazione originaria. Di conseguenza la nostra coscienza del paesaggio è quella di una natura percepita attraverso una cultura (Paolo D'Angelo) e l'esperienza che compiamo di fronte ad esso non può essere mai un'esperienza puramente sensoriale, ma un processo che organizza quel che vediamo sulla base di componenti immaginative, emotive, memoriali e identificative. Su questo discorso si innesta il lavoro di Veronica De Giovanelli che
riflette sul paesaggio come dimensione relazionale frutto della mediazione tra stato di natura ed esigenze umane. La sua è una forma di esplorazione intima e di presa di coscienza della singolarità dei luoghi, un'indagine costante tra sé e i contesti attraverso cui cogliere e restituire le qualità inespresse di un determinato spazio. Da sempre interessata a quelle che sono le energie sottese e le variabili dello stato di natura, da una parte nelle sue opere inscena manifestazioni di fenomeni naturali e dall'altra gli interventi per mano dell'uomo che hanno inciso profondamente sul paesaggio. Attraverso il punto di vista aereo e l'applicazione di velature fresche, fatte sedimentare in tempi diversi, Veronica evoca i luoghi e le strutture che abitano il nostro territorio, evidenziando l'idea di paesaggio come palinsesto e stratificazione vorticosa.
Il paesaggio è dentro di noi prima di essere intorno a noi (Ugo Morelli), per ciò la relazione con la natura non può ridursi alla sola identificazione estetica, come mera immagine, ma va ricercata anche all'interno di dimensione cognitiva e simbolica del paesaggio. Negli ultimi anni Andrea Grotto ha attraversato diverse fasi di ricerca che lo hanno portato a ripensare il paesaggio come ad un insieme simbolico di oggetti: realtà di riferimento da cui partire per interpretare il mondo ed esplorare i nostri universi concettuali ancorati al reale. Questo atlante simbolico in progress, annette forme sedimentate nel suo immaginario, delineando da una parte una sua personale geografia emotiva e dall'altra il suo interesse per le connessioni esistenti tra le immagini che compongono la nostra quotidianità e quelle radicate nell'immaginario collettivo.
Il tempo è sospeso, gli ambienti non sono riconducibili a qualcosa di identificabile, il paesaggio si fa scultura, il fruitore è libero di identificarsi con l'immagine o semplicemente di farla propria. Il serbatoio di immagini da cui attingere non è più allora solo il paesaggio ma la sua personale memoria, i ricordi d'infanzia e le suggestioni legate a specifici luoghi: è a partire da tutto questo che Andrea ricostruisce dei set attraverso la sola riproposizione dei suoi elementi ausiliari - tappeti, scivoli, vasi, bastoni e scatolini - come fossero muti testimoni da cui ripartire per una rielaborazione dei luoghi del vivere.
Rispetto a questo approccio sui confini tra il proprio mondo interno e quello esterno, Stefano Moras vive il paesaggio come una materia sempre ricca di suggestioni, luogo dell'accadere, palcoscenico delle trasformazioni organiche e vegetali.
I suoi lavori sono il risultato di studi ravvicinati della natura, un discorso molto personale tra autore e linguaggio, una ricerca costante che gli permette di comunicare e relazionarsi con il mondo. I suoi quadri sono come delle piattaforme sulle quali frammenti stratificati e parcellizzati della realtà si accumulano, scompaiono o riemergono. Fuori o dentro la superficie pittorica, la sua è una ricerca legata ai processi che possono suggerirci delle visioni del nostro reale, un modo di procedere nel quale ogni esperienza si sovrappone a quella precedente in un continuum ed incessante evolversi e ridefinire il suo apparire. Stefano non è interessato alla riproduzione o alla traduzione della realtà fine a sé stessa quanto alla sua rielaborazione a cui arriva attraverso un delicato lavoro di scomposizione e ricostruzione per frammenti. Così la tela diventa spazio vivo dove individuare delle coordinate e procede attraverso la proposizione di piccoli atti poetici, fatti di intagli, accostamenti, associazioni libere di forme, materiali e colori.
Negli ultimi lavori in particolare l'ascolto dei fenomeni naturali e dei loro passaggi di stato non è più qualcosa di esterno ma qualcosa che si ritrova nel suo stesso fare, riscoprendoli come parte del processo pittorico. Nulla è stabilito, si tratta di inseguire una necessità, legata al proprio sentire, che tende verso processi di scoperta ignoti e inaspettati che si cristallizzano in visioni di insieme, frutto del confronto costante con la realtà circostante.
Il paesaggio è allora ciò che risulta dalla nostra relazione con il mondo, ovveroil risultato artificiale di una cultura che ridefinisce perpetuamente la sua relazione con la natura, tanto che l'esperienza del paesaggio è in generale e in primo luogo, un'esperienza di sé (Michael Jacob).
Perché esista un paesaggio devono allora esserci inevitabilmente un individuo e la natura, e tra i due deve innescarsi una relazione. La ricerca di Cristiano Menchini nasce proprio dal confronto fisico con il paesaggio, dal contatto diretto e dallo studio quasi scientifico di microcosmi vegetali. Muovendosi nello scarto che c'è tra il vero e la finzione, Cristiano ripropone universi simbolici, metafore di un mondo percepito, superfici dinamiche e indipendenti dalla realtà, non tanto per riprodurre un semplice gioco di rassomiglianze, quanto per evocare spazi altri senza tempo, che da qualche parte forse esistono o sono esistiti. L'interesse è per i processi a noi invisibili che determinano lo sviluppo del mondo vegetale, la parte organica e morfologica della natura che cambia a seconda del clima, del vento, della luce. Alcuni suoi lavori evocano calibrati ecosistemi vegetali, altri invece scenari primitivi realizzati in scala reale, altri ancora infine, attraverso la ripetizione di un unico elemento vegetale nello spazio della tela, orientano il discorso verso l'astrazione formale.
Nessun luogo è lontano nasce come punto di incontro di più esperienze per osservare il quotidiano attraverso l'arte e per riflettere sui differenti modi di vedere, percepire e fare esperienza del paesaggio. In un'epoca in cui la relazione con la natura non è più data ed è da reinventare e ricreare, la mostra, vuole restituire il desiderio di entrare in risonanza con il paesaggio, provando a recuperare questa relazione attraverso la visione estetica e la sua rappresentazione. Il titolo della mostra, tratto dal libro omonimo di Richard Bach, riporta l'attenzione su questo: nessun luogo è lontano, tutto ciò che non è in mostra è possibile guardarlo fuori o ritrovarlo dentro di noi come qualcosa che non è mai andato perduto.
Nessun luogo è lontano Veronica de Giovanelli, Andrea Grotto, Cristiano Menchini, Stefano Moras
mostra a cura di Eugenia Delfini
Ex Macello - via A. Cornaro 1b, Padova
Inaugurazione: Venerdì 5 Settembre ore 18.00
6 Settembre – 5 Ottobre, 2014
ingresso libero | orario 15:30 – 18:30 | chiuso lunedì
In collaborazione con
Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Padova
Con i Patrocini di
Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia
FAI - Delegazione di Padova
Sponsor tecnico Winezon
Visual Improvement Tiziano Manna
Segui il progetto su nessunluogo.tumblr.com
La parola paesaggio designa tanto una porzione di territorio nella sua concreta realtà fisica e morfologica, quanto la rappresentazione di una porzione di spazio dotata di valori estetici: a partire da questo presupposto, le ricerche in mostra indagano il paesaggio sia in quanto espressione della nostra identità sia in quanto generatore di esperienze estetiche.
Displacement Reactions
A cura di Eugenia Delfini (Sottobosco)
Opere in mostra: Parallel di Enrica Cavarzan e Giuliana Racco, Transitando di Nicolò Degiorgis, Immaginari di Confine di Giuseppe Fanizza e Andrea Kunkl, Ibis Redibis di Nicola Nunziata.
Inaugurazione: domenica 29 settembre 2013 ore 19.00
Dal 30 settembre al 20 ottobre 2013
11.30 – 13.00 | 18.00 – 22.00 | lunedì chiuso
DI.ST.URB (Distretto di studi e relazioni urbane/in tempo di crisi)
Corso Nazionale 131 Scafati (Sa) c/o Centro Culturale Ferro3
*Le conversazioni con gli artisti
*Scarica il catalogo della mostra con le conversazioni integrali
Il progetto intende volgere lo sguardo verso quegli immaginari visivi che hanno iniziato ad indagare dinamiche identitarie in terre di confine.
Sono diverse le riflessioni affrontate dalle ricerche in mostra: dal concetto di identità “delocalizzata” al sentimento di appartenenza territoriale, dal tema delle “travelling cultures” al rapporto uomo-paesaggio, dall’idea che si ha del confine quale linea di demarcazione tra il dentro e il fuori, fra il Noi e il Loro, alla riflessione a proposito dell’accrescere di condizioni esistenziali “singolari-plurali”.
Il titolo della mostra Displacement Reactions nasce a partire da ciò che accomuna tutti e quattro i lavori esposti: l’indagine a proposito delle reazioni allo spostamento umano attraverso i territori e l’osservazione delle trasformazioni che stanno investendo la costruzione delle identità, sempre meno legate ad un territorio di appartenenza e più vicine ad un universo simbolico che le determina come interstiziali, meticce e frontaliere. Dall’altra parte il titolo fa anche riferimento alla trasformazione chimica detta “reazione di spostamento semplice” tra un elemento più reattivo e uno meno reattivo, reazione che porta alla liberazione dell’elemento meno reattivo e alla formazione di un nuovo composto: una suggestione che ricorda come questo processo legato alla transizione di “corpi” sia osservabile anche in altri sistemi come quello microscopico dei composti materici.
È sui confini che le soggettività cercano spazi di erranza e di fuga, coabitano, transitano e si ibridano ed è proprio a partire dalla raccolta di materiali inerenti identità “deterritorializzate” che le ricerche in mostra prefigurano e iniziano un dialogo con l’osservatore e la realtà.
Immaginari di Confine, l’installazione a tre canali video di Fanizza e Kunkl, apre il dibattito intorno al concetto di “Fortezza Europa” attraverso le testimonianze degli abitanti locali e non, delle isole di frontiera di Ceuta, Lesbo e Lampedusa; le due stampe fotografiche di Nicola Nunziata che fissano i due momenti temporali dell'installazione Ibis Redibis, realizzata al porto vecchio di Bari nel 2011, prefigurano un processo di transizione introducendo la riflessione sul migrare secondo una visione sia esistenziale che politica; Parallel, la pubblicazione di Cavarzan e Racco, è il primo libro di una serie nato con l’intenzione di raccogliere testimonianze, scritti e immagini che riflettono sugli aspetti legati al transito simultaneo degli individui tra e sui territori; infine Transitando, il ritratto documentario di Degiorgis, svolto in Alto Adige-Südtirol, indaga le contaminazioni e le contraddizioni culturali di un territorio di frontiera.
Un’arte che assomiglia sempre più alla vita vuole rendere il senso del processo anziché il prodotto e, sperimentando il dilatare dei confini naturali dell’operare culturale, comprovare la sua esistenza stessa: un’attività situazionale che vuole essere tante cose insieme. (Eugenia Delfini)
Di.st.urb. (Distretto di studi e relazioni urbane/in tempo di crisi), spazio dedicato alle arti visive annesso al circolo culturale Ferro3, si pone l’obbiettivo di attirare ed aggregare un ampio e diversificato gruppo, costantemente in fieri, di artisti, di critici e curatori, nonché di intellettuali afferenti ad altri ambiti e discipline interessati al confronto con i linguaggi dell’arte, adottando una prospettiva globale, ma prestando la massima attenzione anche al territorio. Prima ancora che area espositiva, funzione che pure gli è assolutamente propria, esso va dunque inteso come un cantiere in cui soggettività differenti per formazione e vocazione concorrono nell’articolazione di un discorso sempre suscettibile di nuovi apporti e sconfinamenti, ma anche costantemente fedele a due linee-guida ben definite. Esse sono sintetizzabili nei termini di un’arte come esercizio di strenua messa in questione della sua stessa natura, nonché come pratica votata al continuo confronto con la dimensione socio-politica, il che, allo stato attuale, si traduce inevitabilmente nell’intreccio con i nodi costituiti dai molteplici volti - economico, ecologico, politico, sociale - della crisi mondiale in corso, che è in definitiva crisi irreversibile dei paradigmi sui quali da oltre due secoli si fonda la civiltà occidentale.
PERFORMANCE VOYAGE VENEZIA
an exciting evening of live & video performances and media art
Saturday, 1 June 2013, at 7 pm Sottobosco, via Buccari 1, 30171 Venice
How to find: http://goo.gl/maps/b3mc6 from Venice - Autobus N°2 first stop on via Piave, then straight on until via Buccari crossroad. from Mestre train station - straight on on via Piave until via Buccari crossroad.
Supported by the AVEK Promotion Centre for Audiovisual Culture
Artists' Association MUU has the pleasure of inviting you to PERFORMANCE VOYAGE VENEZIA an evening of performances and works of video and sound art. Showcasing artists and projects of the Artists’ Association MUU from Finland, the event is held on Saturday, 1 June 2013, during the opening week of the Venice Biennale, at the no profit space Sottobosco. The programme includes live and video performances, sound art and the premiere of a new video compilation by MUU. Curated by Timo Soppela. Co-curated by Helinä Hukkataival, Rita Leppiniemi, Marketta Tuomainen.
- Performance Ladies on Stage:Varpu Lukka, Helinä Hukkataival, Sinikka Törmälä and Inari Virmakoski
- Performance Voyage 3
- Performance Portfolio
- MUU VIDEO 2013
- MUU for Ears
ARTISTS' ASSOCIATION MUU, founded 25 years ago, promotes professional artists working across a wide range of disciplines. In May 2013, the organisation had 605 artist members. MUU gallery arranges exhibitions, screenings, concerts and performances by artists and curators from Finland and abroad. http://www.muu.fi/
SrapVideoLab
La Direzione Politiche Sociali Partecipative e dell’Accoglienza del Comune di Venezia ci ha invitati a prendere parte a Srap - Prevenzione delle dipendenze nelle Comunità Rom e Sinte: una rete di 11 partner europei (città, ONG e università) dedicata alla realizzazione di ricerche su prevenzione e riduzione dell’uso/abuso di sostanze legali/illegali tra i giovani Rom e Sinti.
SrapVideoLab è il laboratorio di video narrazione, basato principalmente sulla peer education e sulla multimedialità, che abbiamo ideato per questa occasione e svolto tra ottobre 2012 e febbraio 2013.
Il workshop prevedeva due incontri settimanali, uno a Chirignago e uno a Favaro, della durata di due ore ciascuno, i partecipanti (adolescenti principalmente di provenienza sinta e rom, ma anche italiana) hanno avuto in dotazione una telecamera personale con la quale poter realizzare ed esercitarsi nella produzione di video riprese.
I primi mesi i partecipanti si sono confrontati sia con gli aspetti tecnici che con quelli espressivi e narrativi del linguaggio audiovisivo, successivamente hanno lavorato individualmente alla realizzazione di un proprio videoritratto costruito attraverso le testimonianze di persone a loro vicine e da riprese di contesti e momenti della vita quotidiana che li rappresentano.
Tutti i materiali video realizzati dai ragazzi sono stati infine montati dai Tutor per ottenere un filmato che raccogliesse in un unico ritratto collettivo le singole presentazioni effettuate.
Il video è stato presentato in occasione del “VI Partnership Meeting di SRAP” il 25 febbraio 2013 presso il Centro Don Orione Artigianelli a Venezia.
Link
Blog del laboratorio: www.srap-videolab.eu
Sito del progetto Srap: http://srap-project.eu
Sottobosco
Tutor: Nicola Nunziata e Simona Vitagliano
Project Coordinator: Pasquale Nunziata
Blog editor: Eugenia Delfini
Partner di SrapVideoLab:
Comune di Venezia
UOC Riduzione del Danno
Direzione Politiche Sociali Partecipative e dell’Accoglienza
Servizi Sociali della Municipalità di Chirignago Zelarino
Cooperativa Sociale Gea
Grande festa di inaugurazione di L!brer!a
sabato 15 dicembre 2012
h 18:00 – 24:00
via Buccari, 1 Mestre (Ve)
Un progetto di Sottobosco
a cura di Eugenia Delfini
progetto grafico e sito web Nicola Nunziata
Con la collaborazione dei collettivi informali e delle organizzazioni non profit italiane che vi hanno aderito.
L!brer!a raccoglie i progetti editoriali e multimediali realizzati dalle organizzazioni non profit e i collettivi informali italiani che operano in ambito culturale. Dopo quasi un anno di lavoro di reperimento materiali, sabato 15 dicembre L!brer!a verrà aperta alla consultazione negli spazi di Sottobosco a Venezia.
Un invito è rivolto a tutte le realtà non profit del territorio che non hanno ancora avuto la possibilità di inviare le loro pubblicazioni, questa è una buona occasione per portare i materiali da inserire in L!brer!a e incontrarci.
Ad oggi, nello scaffale di L!brer!a sono presenti i materiali di: Amaze Cultural Lab, Ar.ri.vi, Assab One, Associazione E, Base, Be Queit Please, Bocs, Branchie, Careof, Chan, Connecting Cultures, Disturb Scafati, Eventi Arte Venezia, Esterni, Interno 4, Progetto Isole, Kunstverein, Limno, Largo Baracche, Love Difference, Lungomare, Neon>campobase, Nosadella due, O’, Opera Rebis, Reporting System, Sguardo Contemporaneo, Sintetico, Sottobosco, Spazio Cabinet, Spazio Punch, Superfluo Project, The Wall (archives), Viafarini. L!brer!a http://libreriasottobosco.tumblr.com
Sono arrivati i materiali di Largo Baracche di Napoli e di Kunstverein e Amaze Cultural Lab di Milano! Clicca qui per visionare la lista completa dei titoli che le associazioni fino ad ora ci hanno inviato e se c'è qualche materiale che ti interessa consultare contattaci per un appuntamento.
Una conversazione tra Martina Grifoni e Nicola Nunziata
Martina Grifoni: Com'è nato il vostro spazio? Quali motivi vi hanno portato ad aprirlo?
Nicola Nunziata: Sottobosco è nato per una casualità o meglio per una coincidenza, all'università per un esame era richiesta la costruzione di un sito. All'inizio era un concept, un'idea, un tentativo. Nel dicembre 2008 usciva Sottobosco | An art platform, archivio italiano per artisti e curatori indipendenti, così spiegava il sottotitolo. C'ero solo io dietro che invitavo gli artisti e i curatori giovani che conoscevo a condividere i loro materiali. A Venezia c'era e c'è ancora una scena ricca di sperimentazione, di approcci molto consapevoli e interessanti. Sarà la protezione dalle scene più trendy delle città dell'arte italiana, la laguna, l'inverno umido, gli incontri che si fanno nelle università e in città, non saprei, fatto sta che qui c'è gente appartata che lavora seriamente. Dopo qualche mese incontravo altre persone che volevano interessarsi al progetto in modo diretto, con lo scopo di ampliarlo e di potenziarlo: diventammo un collettivo, così alla parte di archivio si aggiunse una parte più critica, di azioni, produzioni e lavoro context specific per farla breve. Il gruppo che si è andato formando ha incrociato diverse persone e organizzazioni non profit durante questi anni ed è ancora adesso lo stesso (Io, Eugenia Delfini, Fausto Falchi, Tiziano Manna e Pasquale Nunziata) è un gruppo eterogeneo, ci sono due artisti, un antropologo, una curatrice e critica e un esperto di comunicazione visiva.
MG: Qual è il rapporto tra il vostro spazio e le istituzioni per l'arte contemporanea?
NN: Parlare di rapporto è molto utopico, qui da noi le Istituzioni sono le istituzioni e le organizzazioni non profit sono le “associazioni”. Non è un problema di chi dirige le istituzioni o di chi le organizzazioni non profit, è un problema anche giuridico, di formati.Il settore del non profit in ambito artistico galleggia nella categoria generica del volontariato civico, dico galleggia perchè non è né una polisportiva né un museo, né un'associazione dilettantistica né una galleria privata. Un'organizzazione che ha redatto uno statuto, ha un consiglio direttivo, una contabilità e degli aderenti, questo le conferisce natura istituzionale, che non è una brutta parola. Noi collaboriamo con chiunque ci proponga qualcosa di stimolante e importante per la nostra crescita e quella del contesto in cui si va ad agire e abbiamo scoperto che questo può capitare indifferentemente con cittadini, artisti, istituzioni, università o pubbliche amministrazioni.