Lungo e fuori tema
Immagine: uno smartphone giocattolo. Dal web. Ci si sofferma molto, ultimamente, a riflettere sull'opportunità dell'uso degli smartphone da parte dei giovanissimi; i commenti sono numerosi e si intonano cori di "Vade retro, Satana".
La mia esperienza di insegnante nelle scuole medie superiori è troppo remota perché abbia un qualche significato ma negli ultimi venticinque anni mi sono occupato, per buona parte del mio tempo lavorativo, di organizzare corsi di formazione nell'ambito degli applicativi software più diffusi negli uffici di aziende private e pubbliche; spesso sono stato anche uno dei docenti. Nel 2000 organizzavamo corsi della durata di due o tre giorni (quattro ore la mattina e quattro il pomeriggio) in date consecutive: trattavamo soprattutto la programmazione di Access e l'uso, più o meno avanzato, di Excel, due programmi di Microsoft; non era un un impegno continuativo leggero, sia mentalmente che fisicamente, ma i docenti e i partecipanti lo affrontavano senza eccessiva difficoltà.
Col passare degli anni ho visto la durata dei corsi accorciarsi sempre di più: siamo passati da incontri di giornate piene e contigue ad appuntamenti settimanali di quattro ore e da qualche anno le ore consecutive le abbiamo dovute ridurre a tre. Mi sono sempre rifiutato di scendere a sole due ore, eppure la richiesta di brevità non si ferma: l'ultima, arrivata la settimana scorsa da un ente pubblico, ci chiede incontri di novanta minuti! Dovremmo, insomma, distribuire solo 'pillole' di formazione...
Sicuramente parte del cambiamento nella programmazione degli incontri è dovuto ai ritmi aziendali, ma nei questionari di fine corso, spesso, nel primo decennio del 2000, i partecipanti scrivevano del piacere di imparare; domandavano di partecipare ad altri corsi; sottolineavano la mancanza di ulteriori ore da utilizzare per approfondire la comprensione dei contenuti; adesso invece è molto più diffusa la richiesta di diminuire il carico di ore consecutive di un incontro, ritenendo 'faticoso' il contenuto da affrontare.
In questo quarto di secolo di aule ne ho viste molte centinaia e migliaia sono stati i partecipanti che ho gestito (correggendone i test e valutandone la preparazione) o avuto davanti (si noti che nelle nostre aule, organizzate per competenze il più possibile omogenee e con la presenza di dipendenti solo di una stessa azienda, all'inizio al massimo ospitavamo otto persone, limite che ben presto abbiamo abbassato a sei, per ridurci poi a quattro nei corsi tenuti da remoto); posso perciò affermare tranquillamente che i livelli di attenzione sono sprofondati e la capacità di comprendere si è ridotta a livelli molto bassi; questo non succede nei 'fanciulli' traviati dagli smartphone, ma in quegli adulti, diplomati e laureati, che costituiscono l'ossatura dei sistemi produttivi e gestionali di aziende private e di enti pubblici.
Nella comunicazione interna, e questo sarà sotto gli occhi di molti, le email e i messaggini oggi devono essere brevi (ché sennò nessuno li legge sino in fondo) e possibilmente non più complessi di una frase principale e una subordinata; bisogna scrivere per punti, ben evidenziando graficamente: per catturare l'attenzione sull'importanza di quanto si scrive, si devono usare colore, variazioni di corpo e di tipo di carattere, emoji. Se poi si richiede una risposta, meglio elencare tutte quelle che sono possibili per evitare fraintendimenti e ritardi. Spesso, ahimè, si riceve anche il messaggio succinto: "Ci sentiamo al cellulare (o in una call) perché non ho capito bene e mi spieghi?". E sto parlando di comunicazioni aziendali, tra colleghi o con aziende di clienti...
Sarà colpa dello smartphone, che tutti da decenni abbiamo preso a usare in maniera continuativa? Oppure i fenomeni come il riscaldamento globale, le radiazioni dalla centrale di Černobyl, l'abuso di cibi confezionati, le polveri sottili, i contaminanti nell'acqua potabile, le scie degli aerei in cielo, il COVID, la deriva dei continenti, le tempeste solari, i passaggi delle comete, la scoperta che la Terra è piatta, o chissà cos'altro, hanno contribuito a ridurre il numero dei nostri neuroni attivi, giorno dopo giorno e anno dopo anno?
Ah, saperlo!











