E’ la prima volta che mi guardi negli occhi
Quest’anno è stato diverso, luminoso, faticoso. Forse tutto è iniziato due anni fa, quando Valentina mi chiese cosa volevo fare e io le dissi “Voglio solo stare con le mie amiche”. E iniziai a farlo. Solo negli ultimi mesi capisco quanto sia stato tossico quel rapporto, per tutti quegli anni. Non ho più bisogno di trincerarmi in un rapporto e difendermi da tutti gli altri. Di essere me e di permettere agli altri di essere esattamente quello che sono, o almeno di provare a farlo, farli sentire liberi. Mai come quest’anno ho ricevuto tante belle parole dalle persone che conosco, mai ne ho dette così tante a mia volta. Voglio bene a tante persone, e queste persone mi vogliono bene, e mi vedono, e io le vedo. Sembra una cosa da niente invece sono qui che piango, forse perché sono stata molto sola quando ero piccola, forse perché ho sempre avuto tanta paura degli altri. Ora cammino con le mie gambe nel mondo e sento di aver cambiato sguardo. Sono estremamente grata di avere le persone che ho nella mia vita, per tutte c’è un motivo, a tutte voglio bene, a tutte spero di fare del bene.
Vorrei avere più parole di quelle che ho per ricominciare a scrivere, a raccontare le sfumature dei giorni e delle notti. L’altro giorno sul bus ho pensato: adesso si che ho qualcosa da scrivere. In realtà non so cos’è che avrei da scrivere ma indubbiamente ho sentito delle emozioni, di quelle che mi mancavano.
Mi ha ricordato molto Nicola, di quando mi disse dopo la prima volta a casa sua che ero molto dolce e che non se lo aspettava. All’epoca la parola dolce non riuscivo proprio a collegarla a me, rimasi quasi offesa, com’ero strana. L’altro giorno è stato diverso, mi ha detto “sei estremamente dolce” e io ho riso, sorpresa ancora una volta, è stato istintivo e ho chiesto “come mai?” mentre mi raddrizzavo sulla poltrona per non sembrare troppo morbida. Ha detto: vedo solo questa parte di te; la luce entrava dalla finestra socchiusa e mi tagliava in due, esattamente a metà, in verticale. Io mi stiravo come un gatto, senza paura della nudità e del mio corpo bianco. Mi ha succhiato il seno rimasto nell’ombra, ho riso mentre chiudevo gli occhi verso il sole. Mi sono sentita molto piccola, molto al sicuro. Ci siamo guardati spesso, anche se ogni tanto dovevo chiudere gli occhi. Lo toccavo con timore.
Mi fa paura aver sovrascritto tutti i ricordi della notte con lei. Perché? Perché questo vorace sentire, prendere tutto, per poi non sentire niente? Eppure ero tutta lì. I nostri corpi nudi e sconosciuti intrecciati così velocemente, le tette in bocca, la lingua, le dita dentro, la sua bocca aperta, il suo viso bellissimo, gli occhi socchiusi. Mi ha detto “Quanto rumore qui dentro” toccandomi con un dito la testa, guardandomi fissa negli occhi.
















