E’ passato un po’di tempo, qualche anno a dirla tutta.
Il viaggio, come ogni vita ha cambiato forma in divenire, ma e’ giusto considerare questo capitolo concluso. Dalla sua conclusione, 2012, ho ancora pedalato diverse volte tra Cina, Cambogia e Thailandia, ma il grande Transect, il mio primo appuntmento con l’Asia termino’a Phnom Penh a Febbraio di quella anno, un anno e 14.000km dopo la mia partenza da Sapporo. Da quel primo appuntamento pero’ abbiamo continuato a frequentarci, tant’e’ che tuttora mi trovo in Asia.
Ora sto solo mettendo una maniglia sul mio cassetto dei ricordi: e’il mio preferito e se lo meritava.
Chiang Mai, Aprile 2019
Io con la mia nuova bici e il cappellino trovato per strada in Laos.
E’ finito un semestre nella scuola in cui insegno, ne e’iniziato un altro.
C’e’ un po’di fobia del foglio bianco.
In questo preciso momento i miei genitori sono sull’autobus, diretti verso Phnom Penh. Mia madre ieri sera guardava Rai Italia in albergo, mio padre era estatico per I giorni passati in Thailandia. Il mondo si restringe un po’.
Alle 5 lascero’ questo ufficio, saltero’ su un tuk tuk e andro’ a prenderli.
Spesso mi sono ritrovato a scrivere per aggiornare il blog, ho diverse pagine salvate nelle bozze. Ma al momento di pubblicare mi sono detto di no.
Perche’ questo silenzio? Perche’ in fondo sento questo periodo a Phnom Penh come separato da Asiatransect, il viaggio per il quale avevo inziato a scrivere il blog.
La mia vita qui a Phnom Penh ha un tono completamente diverso da quella del viaggio, sulla tende ci sono due dita di polvere, ed e’come avessi perso il filo. Siete stati in molti a scrivermi per sapere cosa mi fosse successo e cosa stessi combinando qui a Phnom Penh, e ho risposto raccontandovi un po della mia quotidianita.
Ma non mi sono mai sentito di postare su questo blog.
La vita qui e’una pausa nella pausa, anche se in pausa non lo si e’mai veramente. Medito perfettamente inserito negli ingranaggi della societa’ contemporanea, ma per quanto la vita qui sia estremamente facile non durera’ a lungo.
A Maggio era venuta a trovarmi una conoscenza dal Giappone. La mia macchina fotografica era nella sua borsa quando due uomini in moto gliel hanno brutalmente strappata dalla spalla. L ho preso come un segno.
Da Maggio non ho piu fatto foto ne ho scritto, ho vissuto senza stare troppo a rimuginare. Come I cambogiani mi sono avvolto un telo attorno alla vita e ho fatto bollire del riso. Preparato lezioni, fatto il punto della situazione. Come mi e’servita questa pausa! Il viaggio come l ho vissuto da Sapporo a qua non aveva piu nulla da darmi. Qui ricordi ora valgono oro.
Trovo che quando si comincia a viaggiare colpiscono subito le differenze, e cosi’e’per diversi mesi.
Cerchiamo il diverso, quello che ci incuriosisce. Si finisce pero’ col trovare quello che ci rende uguali, la base che ci rende tutti un grande popolo, il resto e’ contorno.
In questi 6 mesi sono stato minacciato con una pistola, convocato a progettare 216 appartamenti, giocato nella serie A di basket (siamo in Cambogia eh!), e altri episodi degni di aneddoti che raccontero’ in un bar delle vallate piemontesi in data da definire.
Ma soprattutto mi sono svegliato alle 7.30 tutti i giorni, ho gestito la mia vita, la mia casa e il mio lavoro. Ho cercato di fare pulizia, di organizzare il peso enorme dei ricordi che gia’ ho accumulato nella prima meta’ del viaggio. E poi ho messo da parte qualche soldo.
L esigenza di scrivere non ce l ho proprio, ma questo blog l ho sempre tenuto credendo che far vedere il mondo senza censure, e senza inutili romanticismi alla Licia Colo’ avesse un utilita’. Tutti I vostri commenti mi hanno dimostrato che fosse proprio cosi’.
Sia chiaro: la liberta’ resta il mio valore piu’ importante, senza liberta’ tutto perderebbe senso e vivrei per inerzia. Per questo ho un telefono da 10 dollari e un computer da 200, non mi vincolo. Liberta’ per me ha voluto dire sapermi fermare a riprendere fiato, seguire il mio ‘’gut feeling’’ per imbarcarmi in questa nuova esperienza. Quando questo perdera’ senso ripartiro’, le mie radici non crescono mai abbastanza da fermarmi.
Continuero’ a scrivere e raccontare, oggi pomeriggio abbraccero’ I miei genitori che arrivano con una nuova macchina fotografica, mi faccio vivo presto.
Un abbraccio a voi quattro che ricevete questo update su facebook.
27 min. Una raccolta di momenti dal viaggio a Siem Reap. L' autbous, I templi, e Siem Reap com'e'.
27 min. A collection of moments from my Siem Reap schooltrip. The bus, the temples, the spare time in SIem Reap as it is.
Sono stato 4 giorni a Siem Reap  con 3 classi e 3 colleghi. Quando trovavo qualcosa che mi interessasse filmavo. Alla fine ho rimesso tutti i frammenti assieme per mostrarvi la mia esperienza a Siem Reap, senza tagli o ripensamenti
It's been ages I've been thinking what my reaching Angkor Wat would have been like.
Ever since I was in Japan, pedaling towards the Sakura (Spring blossoms) in the south, I ve been fancying about how I would reach this landmark along my journey.
In Utsunomiya, a city not far from Tokyo, I was hosted by Wato Matsui. The guy, who hosted me during the earthquake in Japan, had showed me some Cambodian banknotes he kept since he'd traveled down there.
I fancied quite a bit seeing the tower of the most famous cambodian temple printed on one side of the note, and imagined myself predaling towards this temple, perhaps at sunset, in a scenery full of silence and mysticism.
The moment has come.
Tomorrow I will leave to Siem Reap, the city of Angkor Wat.
Neither I will get there by bike, nor at sunset.
I'll board a bus tomorrow morning, in front of my school. The scenery will be something reminding of high school style trips: you know the big bus waiting with open doors on the side of th road, someone waving from it s door to the latecomers.
Along with two of my classes, and a few workmates (Rin bo, Keriya, Sokheun, and the admin girl of which I don't know the name) I will finally see the temples as part of our Siem Reap field trip.
And to me there could not be anything more beautiful and perfect, than seeing how distant the achievement of this stage is from what I foresaw one year ago.
Then what will be one year from now? I'd rather not think about it now, and leave everything to the almighty undefined. Thinking that it won't be anything like what I imagine keeps my longing for new destinations awake.
Vorrei mostrarvi l'appartmamento che ho preso in affitto a Phnom Penh, ancora vuoto. Nelle ultime settimane ho raccolto oggetti in giro per la citta', stampato grafiche e mi sono divertito ad arredare la mia residenza temporanea a Phnom Penh. Voglio lasciare un impronta. Mi manca la liberta' della strada? No. So che quando voglio posso lasciarmi tutto alle spalle, e il confine per la Thailandia non e'molto lontano. Ma qui a Phnom Penh ho ancora molto da fare e scoprire, progetti di cui vi parlero'piu'avanti. A seguire: My shelter in Phnom Penh 2
Entro in ufficio, metto la mia firma sul registro. Sono le 8.25 del mattino. Un po’sudato, la cravatta stretta al collo. Mi getto in una stanza che, cosi'bianca e fredda , fornisce un contrasto tremendo con la sabbia che copre Phnom Penh.
Mi sveglio tutti I giorni col suono dei tuk tuk dallo stradone, fuori dalla finestra il palazzo di Penh Huoth: vetro e acciaio in mezzo alle casette di mattoni.
Vivo nella perfiferia che cresce. Tra terreni abbandonati in cui ruminano le capre e case troppo strette e troppo alte per essere eleganti.
Il centro di Phnom Penh e’lontano (ma non troppo). Si continua a sud lungo la mia strada (la 598), passando su una ferovia abbandonata ,che funziona da strada tra la slumville, finche si raggiunge uno dei viali principali, chiamato pomposamente ‘Russian Boulevard’.
Qui si trovano il palazzo del Governo, I quartieri generali dell’Esercito e cosi’via. E poi in un attimo si e’in centro, il centro che pullula di scooter e turisti.
Penh Huoth
Sono capitate (come al solito) un mucchio di cose in quest ultimo periodo. Sono stato assente, perche’la vita e I pensieri mi hanno sopraffatto. E’dura trovare un filo logico tra le decine di avvenimenti, riassumere, comunicare.
A febbraio sono arrivato in questa citta’ da una campagna che si diluisce in perfiferia come al solito, e arrivato in pieno centro sono sato ospitato qualche giorno da Amrei.
A Stung Treng avevo deciso che avrei voluto lavorare nella capitale. La vostra sensibilita’ capira’facilemente a cosa sia dovuta questa scelta.
Chiedendo un po’in giro, tra una birra e un altra e’poi saltato fuori il lavoro che faccio ora. Per questo devo ringraziare Giacomo Butte, che ha insegnato qui qualche mese prima di me.
Holiday
Insegno di nuovo, questa volta design d’interni, e gioco in casa come dice qualcuno. Limkokwing e’una scuola che per molti versi ricorda quella da cui vengo io, ragazzi annoiati e ragazzi con passione.
 L’edificio non e’troppo distante da dove vivo, e zigzagando tra moto e auto, sorpassando carrozzerie e karaoke ci arrivo in bici tutte le mattine.
Jewlie
E’successo che una volta sono stato investito: un ragazzino (senza casco ne patente) viaggiava con la madre sul sedile posteriore. Non mi hanno visto e full speed mi hanno tirato dentro.
Per quanto siamo caduti entrambi con poco danno, e la colpa fosse palesemente loro, mi ci volle un attimo per dissuaderli dal chiedermi soldi.
Watch Out
Ma dico per dire e non voglio influenzarvi troppo: non tutti I Cambogiani sono cosi’. C’e’ il mio vicino Mr. Mau, lui si che e’una persona interessante.
Oltre a essere l’unico nella zona che parla inglese (c’e’un vecchio ferramenta poco piu giu’, ma lui mi dice sempre: Bonjour monsieur!) e’uno che ne ha davvero viste di tutti I colori.
Spesso siede con la pancia all aria lungo la strada, sulla sedia di plastica coi bambini che gli ronzano attorno. La moglie fruga tra le montagne di tessuti ammucchiate malamente.
Quando pedalo l’ultima curva, prima di entrare nel cortile di casa, non e’raro che mi urli : ‘hei my friend!’
E allora finisco anch io seduto sulle sedie di plastica, a sgranocchiare molluschi e trangugiare birre che si chiamano Angkor o Cambodia.
Social Life 2
In queste sedute Mr. Mau mi ha raccontato molto della sua vita, di come militasse nei Khmer Rouge (divisione di Kep, ma quando me ne parla si scurisce parecchio), come in seguito abbia vissuto un anno nella D.P.R., e infine sia tornato a Phnom Penh, dove dopo la caduta del regime si e’reinventato tuk tuk driver. In quel periodo viveva alla giornata, mi ripete spesso.
Ora ha un piccolo business coi tessuti, e anche se come dice lui non e’diventato un grande politico come sognava da piccolo, resta un uomo sereno.
Quande cose sono capitate in questo ultimo mese.
Ci sono gli amici ‘della chiesa’, una ragazza molto strana chiamata Rotana (la cameraman del video) e un sacco di alter persone con grandi perche’.
Moving in
Tornato dai 10 giorni a Seoul, e’stato come risvegliarsi da un sogno. Subito c era da mettere a posto la casa che ho preso in affitto. Un giorno, primadi partire per Seoul, in motorino avevamo setacciato tutto il quartiere, e trovato l’appartamento dove vivo. Con 70 euro al mese sono 100 metri quadrati.
Prima stavo su un materasso, poi sempre su di un materasso, ma con un tavolo e delle sedie a cui mangiare.
Dressed up for work
Piano piano metto tutto a posto, riempio questo vuoto con oggetti che mi apparterranno per qualche mese, prima di passare inevitabilemente in altre mani, altre case… la tenda, aperta in mezzo al salone, fa bella mostra di se’.
Ogni tanto, quando non fa troppo caldo, mi corico sul materassino nella tenda e ascolto il traffico e le urla dei bambini dalla strada.
A road by night
Ho dato ragione a qualcuno di credere che il mio viaggio fosse finito, che avessi gettato la spugna.
Tutt’altro, ma correre non serve a nessuno. Vi raccontero’della mia vita a Phnom Penh, dei miei studenti, di una citta’che tra 20 anni sara’come Bangkok.
Cambogia, Corea, Cambogia. 16 minuti di frammenti casuali ricomposti in versione integrale
Cambodia, Korea, Cambodia. 16 minutes of random life fragments rearranged in a seamless video.
Ho affrontato la mia testardaggine, e sono tornato a Seoul. 4000km e 8 mesi indietro sulla mia linea attraverso l'Asia, questa volta compiuti in 5 ore di aereo. Vi ho passato 10 giorni e sono tornato a Phnom Penh. un illusione temporanea, 10 giorni surreali nella metropoli, prima di reimmergermi nell afa tropicale di Phnom Penh.Â
Di cibi strani ce ne sono molti da queste parti. Di solito non vado mai a cercarli per conto mio, ma aspetto che capiti lóccasione. Cosi'quando Ben mi propone la Tarantola non mi tiro certo indietro. Anteprima!
Fatico a stare dietro agli eventi, mantengo il controllo della situazione, solo quanto basta per non sperdermi.
Sono successe un mare di cose nelle ultime settimane, ed e'questo il motivo che mi ha impedito di caricare foto o raccontarvi queste esperienze: lo faro' meglio quando questo capitolo sara' concluso.
Seminomadismo. dal Stung Treng in 3 giorni sono arrivato a Phnom Penh, qui ho respirato un po'l aria terrosa inquinata dai 30 gradi di media, un giro per le strade tutte uguali.
Tutte estremamente vive e trafficate. Sono tante le ragioni che mi hanno portato a fare questa scelta, cosi'tante che non sono sicuro di conoscerle nemmeno io.
Ho cercato lavoro, e l'ho trovato. Mi fermo un altro po' qui.
Il viaggio acquista nuove sfumature e si dilata nel tempo. Se potessi riavvolgere il tempo tornerei anche in Corea e Giappone e mi fermerei di piu'. Ma per ora non si fanno passi indietro, e le ruote mi porteranno sempre piu'verso sud.
La meta ha perso molto del suo significato in favore di quello che trovo lungo la mia strada. Vale la pena fermarsi, conoscere e esplorare. Legarsi ad un luogo fintanto che quando lo rivedro'sulla mappa mi parlara' di tutti i ricordi che vi ho costruito.
Staro' diversi mesi a Phnom Penh: ho affittato un appartamento da una famiglia vietnamita, e passato il mocio su tutte le piastrelle in attesa di riempirlo di mobili.
Il 5 comincio ad insegnare. La scuola si chiama Limkokwing, e insegnero' quello per cui ho studiato. Durante questi mesi di semi nomadismo (semi sedentarieta')Â e' chiaro che il blog prendera' una piega diversa.Â
Non fatevi spaventare: meno notti in tenda e meno km in bici non renderanno questa esperienza meno interessante!
PS: un grazie a chi mi ha fatto gli auguri via mail, a presto spero
Bon Anniversaire. Molti di voi non avranno mai visto questo video. E'passato un anno, un anno da quando per la prima volta ho messo piede in Asia. E allora voglio condividere questo ricordo remoto, che sembra quasi appartenere ad un altra persona. Ero a Sapporo, c'era tanta neve, a casa di Kenichi guardavo la mappa del Giappone appesa al muro, e mi chiedevo se mai sarei riuscito ad attraversare quel paese con le mie forze. Oggi fa un anno, un anno di nomadismo!
Dalla Cina non vedevo piu infrastrutture cosi impressionanti, e mi sembra un bel biglietto da visita per la Cambogia. Arrivato alla fine del ponte c e una targhetta, leggo: 'Built by Japanese-Cambodian friendship project'
Ah.
E Stung Treng non e un posto grandissimo, ma tutte le case allineate lungo la riva o per le strade piene di buche mi conducono verso il centro, che e'solo un hub per gli autobus. C e un largo spiazzo pieno di venditori, e un benzinaio con teste di cervo appese ai muri.
Io giro per bene su e giu'per le stradine infuocate: con la scusa di trovare un albergo curioso un po'la mia prima citta'cambogiana.
Il mattino al mercato
Trovo una stanza in uno degli edifici piu alti e piu'nuovi. Un perfetto stile greco dal quale vedo il fiume che circonda la citta, e un mare di tetti di lamiera intervallati da palme. Il paesaggio sta perdendo ogni forma, e la cosa mi fa impazzire.
Incontro un ciclista pazzo che avevo visto salire in Laos: era un Cambogiano chiamato Max, che mi spiego' stava andando da Phnom Penh a Pakxe ( 600km) a prelevare soldi dal bancomat.
Trovo il posto piu secluded e carino per fare pranzo, continuo a viziarmi passando le ore a fare scelte di questo tipo. In un cortile pieno di ghiaia, con un bambino che si rotola tra le sedie di plastica, mangio degli involtini primavera non fritti.
Poco dopo accanto a me verra'a sedersi una coppia con la pelle bianca. Arrivano in motorino, e sono visibilmente non-viaggiatori. Scopro che sono qui da piu'di un anno, e stanno lavorando per una NGO. Carolin e Josh vivono due case piu'in la' e mi invitano a passare da loro per una festa la sera.
Josh and Carolin
Quando il sole e'gia calato, sulle amache in compagnia di altre 3 volontarie, trangugiamo birra cambogiana. I nomi sulle lattine sono: Cambodia, Angkor... la sera si sta bene, le luci si riflettono sul fiume oltre il balcone e il silenzio, interrotto solo dal raro ronzare di motorini e'totale.
Loro hanno creato una NGO, chiamata beebob. Josh e ún ragazzo molto attivo e quello che fa, o meglio come lo fa, sono una grande ispirazione.
Musica leggera, lampada di riso nella sera tiepida si fa amicizia in fretta.
Domani mi porteranno con loro a visitare la NGO. Josh e'' arrivato qui viaggiando, e ha deciso di fermarsi per lavorare su questo problema.
In un vicino villaggio c era un gruppo di orfani che viveva sotto una tettoia in condizioni estreme. Con l impegno di questa NGO, e tramite una costante attivita di fundraising in Germania, sono riusciti a dare una casa e a pagare gli studi a questi 16 bambini, che vivono assieme come una grande famiglia.
La casa della NGO, sulla destra la cucina all aperto
Il giorno seguente prendiamo il traghetto, attraversiamo villaggi e bumpy roads sul motorino in 3, finche arriviamo a Thalat, dove si trova questa casa.
I bambini stanno tutti seduti a un tavolo, c e chi disegna e chi chiacchiera. Dai loro volti si legge il passato turbulento nel quale hanno vissuto. L amministrazione di Stung Treng ha concesso un terreno alla NGO, sul quale costruire questo centro nel quale presto sorgeranno altre case, un pollaio, e magari una biblioteca. A occpuarsi di tutti i bambini c e una ''mama'', che vive li e li tiene d occhio.
I bambini al tavolo
Per i bambini hanno anche fatto costruire una cucina, e a questo proposito mi raccontano un aneddoto divertente. Un giorno andandoi a Thalat, videro tutte le pentole e attrezzi per la cucina fuori dalla cucina che hanno fatto costruire, coperti da un telo retto da due paletti. Incuriositi da questa cosa chiesero al project manager (Pala') se la cucina che hanno fatto costruire non andasse bene e per caso preferissero cucinare fuori, come uso in Cambogia. Pala' disse : ''no no, tutto a posto devono solo portare la roba dentro '. Ma era solo una scusa. Secondo la versione dei fatti di Josh Pala' poi sgrido'la mama, e la volta seguente, quando andarono di nuovo a Thalat la colsero in flagrante a cucinare all aperto, e non nella cucina. Quando la mama li vide i suoi occhi si riempirono di paura, e raccolta la padella di tutta fretta, scappo' dentro la cucina. Ci volle un po' a farle capire che se effettivamente preferivano cucinare all aperto potevano benissimo farlo.
Mentre Josh gestisce alcune faccende, Carolin mi mostra una strada in costruzione attraverso al loro terreno. I cinesi costruiscono, e hanno cominciato a farlo a loro insaputa tagliando in due il lotto. I livelli di corruzione in Cambogia sono altissimi, e non c e nulla che loro possano fare adesso, nonstante gli fosse stato ganatito l uso esclusivo del terreno. Io pero'mi assento da queste beghe burocratiche, e trovo le draghe ferme sullo sterrato, a incivilire il paesaggio amorfo, una bella visione.
Qui si costruiscono ancora le strade
Trovo anche divertente che all interno del budget abbiano dovuto calcolare il piedistallo per la bandiera della Cambogia, che in questo contesto incoltivato sventola fiera tra arbusti e terra battuta. C e'un po di orgoglio nazionale nell aria, che pero'non attecchisce come in Laos. Niente stampini patriottici sulle auto in questo paese.
Il caldo mi abbatte, e mentre C e J parlano con il project manager io mi abbandono su di una sdraio, sentendomi circondato da un fiume di karma positivo.
Le prime impressioni della Cambogia, una somma di piccole cose che mi fanno sentrie a mio agio tra la gente, mi fanno pensare che forse mi piacerebbe fermarmi qui anche piu che per un paio di settimane in bici.