D’altronde mi merito un bel regalo di compleanno, no?

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D’altronde mi merito un bel regalo di compleanno, no?
“Le parole vive. Le parole ardenti. Le parole mute rimaste fra i denti.”
— Giorgio Caproni (via matto77)
Ogni tanto torno qua per fare un check, sono ormai dieci anni, mi sento così invecchiata
Ho deciso di disinstallare Co-star perché le frasette del cazzo che mi manda tutte le mattine sono della accuse dirette alla mia persona e alla mia anima. Non mi va proprio di stare qua a rigirarmi nel dolore e nei pensieri intrusivi e poi leggermi la notifica che mi dice Perché hai paura della vicinanza? ma vai a cagare tu e la vicinanza. Non ho voglia di interfacciarmi con tutto questo, mi va bene vivere sospesa in questo momento, sapere che questo per ora è ciò che può farmi bene e che la mia libertà è più importante di ogni altra cosa. Metto da parte tutto, tutto quanto, non ho paura della vicinanza, ho paura di perdermi questa libertà che ho ottenuto con le unghie e con i denti. Ho paura di perdere questo lavoro, questa vita, questo momento solo perché non ho ancora imparato a separare le cose e perché sono stata per troppo tempo incapace di farlo. Voglio solo fare quello che mi passa per la testa e quello che mi rende felice, vivere giorno per giorno e non preoccuparmi di nulla. Ma che me ne fotte della vicinanza?
confondo memoria e desiderio
Questo momento della mia vita, in parte felice, in parte umano, in parte assurdo e totalmente diverso, ma totalmente nuovo e totalmente libero lo conserverò in un angolo della mia mente senza farne parola con nessuno. Che è la cosa che mi riesce meglio.
Henni Alftan - Kitchen (oil on canvas, 2016)
Così al limite del tracollo mentale che mi sono sbronzata ieri sera e stamattina sono a lavoro ancora ubriaca con ancora più tristezze e quindi ho scritto alla mia psicologa lontana 400 km da me per chiederle di sentirci.
Sono andata a passeggiare ieri sera, c’era un’aria bella e avevo bisogno di uscire, non ero sola, non so se volevo stare da sola, forse sì, forse no, forse quella compagnia lì la cercavo. Ho parlato di cose dolorose, non lo so perché ma mi andava di frugare nel profondo e dire ad alta voce quelle cose che mi feriscono. Traggo quasi godimento nel parlarne, un piacere sadico per il dolore. Ieri leggevo un passo da Katherine Angel dove si parla di identificare il dolore con l’amore, la violenza con l’affetto, e pensavo a quanto spesso io mi senta quasi in preda a un orgasmo nel momento in cui sono triste, afflitta, dolorante, ferita. Non importa molto chi mi ferisce, che sia io o qualcun altro a farmi del male è comunque una dinamica ciclica che il mio corpo mette in atto. Dopo un po’ di tempo sereno arriva quel momento in cui sento il bisogno di soffrire, è una necessità viscerale, una benedizione che attendo come una vergine orante e poi tutto torna a schiarirsi e io mi sento bene, così bene che potrei morire.
oggi così
Ho appena accettato una caramella da uno sconosciuto in treno, scusa mamma era alla menta
Lo sconosciuto mi offre il suo posto accanto al finestrino, io penso “che gentile, che carino”, poi apro per sbaglio un video opinabile accanto a lui e la magia finisce…
Ho appena accettato una caramella da uno sconosciuto in treno, scusa mamma era alla menta
Dopo sette anni vissuti a Firenze a settembre 2022 vinco una borsa e capisco di dovermi trasferire a Torino nel minor tempo possibile. Inizio a cercare casa, a scrivere a chiunque, a piangere perché in un giorno di disperazione parlo con un tipo che affittava una stanza e questo mi insulta perché se lavoro a Rivoli che cazzo ci vengo a fare a Torino e mi dice che sono proprio una scema. A dicembre faccio un colloquio per una casa, mi scrive Matteo poi Jacopo, i due coinquilini, è una camera singola in una zona tranquilla e comoda per spostarmi in macchina. Rispondo subito sì, guido sette ore per arrivare a Torino, non dormo la prima notte, inizio a lavorare. La prima settimana ho tre emicranie con aura, la seconda la macchina mi dice che devo far sostituire le pastiglie dei freni e, nella strada dal meccanico, prendo un detrito in pieno sul parabrezza che si crepa. La terza settimana vado a Bologna per la fiera e al ritorno inizio a non sentirmi bene, la mattina dopo mi sveglio per vomitare e così per tre giorni consecutivi. Inizio a pensare che c’è qualcosa che non va, che non dovrei essere lì, che non fa per me quel lavoro e quella vita. Piango, mi sento sola. Sono lontana da tutti gli affetti. Poi all’improvviso tutto passa, il cielo è limpido, io vado a passeggiare con Jacopo, a fare aperitivi con Matteo, conosco persone. Sto bene.
Adesso sono in treno, sto andando a Bologna per allestire la mostra che ho curato con il mio collettivo, martedì c’è stato il mio primo opening al lavoro e i miei amici sono venuti per me. Sono felice.
La notte i pensieri sono più pesanti e io dico cose e poi me ne pento ed è un circolo vizioso, vorrei dormire ma non riesco e nessuno può sentirmi e nessuno può ferirmi, fra qualche giorno sarò a Torino, vivrò in una casa nuova con nuove persone e ancora non sento arrivare quella angoscia ma ci sarà spazio anche per questo. Ora mi metto stesa, respiro, provo a dormire.
Torno qua per nostalgia, forse è colpa di Monica o forse sono io che mi sono riempita di progetti futuri e ho smesso di pensare a quanto è bello non avere nulla, niente che ti ingombra la testa, solo passeggiate eterne ascoltando canzoni brutte e fumando sigarette. Questa cosa del tempo che corre veloce mi ha sempre ferita dritta al cuore e io vorrei chiedere a tutti di fermarsi un attimo che io sto correndo solo perché corrono tutti gli altri e invece non sono fatta per queste cose, mi sono adattata e ora sono qui, ho chiuso gli occhi ed è passato il tempo e io non mi ricordo più come si fa ad essere me.
Suzuki Harunobu
1724 - Edo - 1770
Lying girl, dreaming of the act of love, a lamp on the right.–
Colored woodcut on paper. Format: chuban, yoko-e. Framed.
Karl and Faber