Grande liberale…ce ne fossero…
“Non abbiamo bisogno di chissà quali grandi cose o chissà quali grandi uomini. Abbiamo solo bisogno di più gente onesta.”
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Grande liberale…ce ne fossero…
“Non abbiamo bisogno di chissà quali grandi cose o chissà quali grandi uomini. Abbiamo solo bisogno di più gente onesta.”
Benedetto Croce
Vangelo che ci porta alla contemplazione
Lettura del Vangelo secondo Giovanni (4,5-42)
In quel tempo. Il Signore Gesù giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunse una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete: ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore - gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ha da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
Dalla Parola alla vita
Papa Francesco scrive: «Per tutti è un tempo favorevole per poter uscire dalla propria alienazione esistenziale grazie all’ascolto della Parola e alle opere di misericordia». L’invito è molto chiaro e sarà il filo rosso che guiderà le nostre riflessioni ascoltando la Parola e scegliendo, di volta in volta, alcune opere di misericordia per un concreto “esercizio di cristianesimo” da vivere nella settimana.
1. Il messaggio della Parola. «Gesù, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua». La situazione di partenza è di impotenza: l’uomo desidera la salvezza, ma scopre che essa è… in fondo al pozzo. Il pozzo è profondo e l’acqua non è a portata di mano: questa è la condizione dell’uomo che cerca la salvezza e non la trova. Gesù ci prende per mano per condurci nel cammino della fede. Il dialogo di Gesù con la Samaritana è lo stesso che ogni cristiano intesse con lui nella preghiera. I passi che Gesù ci invita a compiere sono tre: chiede attenzione, suscita il desiderio della grazia, cambia il cuore con il suo perdono. Per noi, concretamente, questi passi costituiscono il programma quaresimale. Nella preghiera e nel silenzio più intensi ascoltiamo la voce dello Spirito Santo che ci parla di Gesù; il desiderio della grazia ci conduce alla celebrazione della riconciliazione che permette di scoprire il volto misericordioso del Padre; l’acqua donata da Gesù purifica dal male e dona, nel perdono, gioia e pace.
2. Le opere di misericordia. L’incontro di Gesù con la Samaritana ci suggerisce di «dar da bere agli assetati» e «consigliare i dubbiosi». Sappiamo che nel mondo i deserti stanno avanzando e che folle immense sono oppresse da una cronica mancanza d’acqua. L’acqua rende possibile la vita e dove manca l’acqua tutto rischia di morire. Noi non sappiamo neppure cosa significhi soffrire la sete. Il pensiero che tante sorelle e fratelli non riescono a soddisfare questo bisogno primario ci deve indurre a un serio ripensamento del nostro modo di vivere. Senza rendercene conto siamo diventati sciuponi e dissipatori di tante ricchezze del creato. Sant’Ambrogio ci ammonisce: «Il superfluo dei ricchi è il necessario dei poveri». Ognuno, nella propria coscienza, deve trovare la maniera di non sprecare l’acqua e in genere il cibo, e anche cercare di far crescere intorno a sé la cultura del rispetto del creato e di una vera condivisione dei beni tra tutti gli uomini.
Dobbiamo aggiungere che Gesù, nell’incontro con la Samaritana, non si è lasciato guidare dai pregiudizi, ma si è avvicinato a lei mostrando comprensione per la sua situazione e, al contempo, aprendo la sua mente e il suo cuore a un cambiamento profondo. Nella vita quotidiana di ciascuno di noi, sul lavoro o in famiglia, ci capitano tante occasioni in cui siamo chiamati a non giudicare, ma anche a non tacere. Imparare a dire la verità con garbo e umiltà è oggi una delle opere misericordiose più urgenti.
Commento di don Luigi Galli
Martedì 12 settembre Meditazione Quotidiana J.Main da "Il Silenzio e la Quiete"
Dalle parole e dalle azioni di Gesù comprendiamo che Dio si volge totalmente a noi in Gesù, e nella nostra meditazione, prendendola molto seriamente, rendendola il fulcro della nostra vita, ci volgiamo totalmente a Dio in Gesù.
Ecco su che cosa verte la meditazione: trasformare le nostre vite, affinché siano completamente incentrate nella coscienza di Gesù, e ciò significa entrare nella vita eterna.
La cosa sorprendente del vangelo è che il nostro destino è di entrarci ora, oggi, se solo sappiamo ascoltare, se solo riusciamo a cambiare e a prendere sul serio le parole di Gesù.
Allora possiamo comprendere il meraviglioso destino che abbiamo ed entrare nella sua coscienza, aprirci totalmente ad essa e superare tutti i limiti, tutti i limiti che ci sono imposti dai nostri schemi concettuali e culturali, dalla capacità di illuderci e di fantasticare; aprirci alla sua coscienza significa viaggiare al di là di tutto ciò nel mistero della sua vita infinita.
Ciò che dobbiamo capire è che ciascuno di noi non solo riceve questa chiamata, ma ha la capacità di trascendere i limiti imposti dal nostro stesso egoismo, dalle illusioni e dai desideri. Entrare nella vita eterna aprendo la nostra coscienza umana a quella di Gesù equivale a entrare adesso, in questa vita, nella vita, nella pace e nella gioia illimitate: una pace che è una via al di là di ogni comprensione.
Come Meditare
Siediti. Stai seduto immobile con la schiena dritta. Chiudi gli occhi delicatamente. Poi interiormente, in silenzio, comincia a recitare una sola parola – una parola sacra o mantra. Si consiglia l’antica preghiera cristiana “Marànathà”. Recitala scandendola in quattro sillabe di eguale lunghezza. Respira normalmente e metti tutta la tua attenzione alla parola, ascoltala mentre la pronunci, in silenzio, con delicatezza, fedelmente e soprattutto – semplicemente. l’essenza della meditazione è la semplicità. ripeti il mantra per tutta la meditazione e giorno dopo giorno. non visualizzare nulla ma ascolta la parola mentre la dici. lascia andare tutti i pensieri (anche i buoni pensieri), le immagini e altre parole. non combattere le distrazioni, ma lasciale andare pronunciando la parola fedelmente, con delicatezza e attenzione e ritorna ad essa immediatamente se ti accorgi di aver smesso di ripeterla o se l’ attenzione sta vagando altrove.
Silenzio significa lasciare andare i pensieri. Quiete significa lasciare andare ogni desiderio. Semplicità significa lasciar andare l’auto-analisi.
Medita due volte al giorno tutti i giorni. Questa pratica quotidiana richiederà del tempo per progredire. Sii paziente. Quando ti arrendi ricomincia da capo. Scoprirai che un gruppo di meditazione settimanale e un collegamento con una comunità può aiutarti a sviluppare questa disciplina e consentire ai benefici e ai frutti della meditazione di pervadere la tua mente e ogni aspetto della tua vita nei modi che essa ti insegnerà e ciò ti riempirà di gioia.
Dom Laurence Freeman, OSB
Lunedì 11 settembre Meditazione Quotidiana J.Main da "Il Silenzio e la Quiete"
Nella meditazione serale viene ricapitolata l'intera giornata. Viene riassunta in Gesù e nella sua presenza nel vostro cuore.
Tutte le tensioni, le preoccupazioni e le gioie, tutte le cose buone e quelle cattive, sono riunite in Gesù.
Ma tutto ciò dipende dalla pratica. Non si può imparare leggendo libri sulla meditazione o ascoltando conferenze. L'unico modo per imparare è meditando.
Ecco perché è essenziale meditare ogni giorno, mattina e sera. È una richiesta non indifferente, ma ci porta alla meraviglia di ciò che ci è stato rivelato nel vangelo. Nell'esperienza della preghiera autenticamente silenziosa, scopriamo ciò che Gesù ha realizzato e ha dato a ognuno di noi.
Il segreto della meditazione è rimanere rilassati e vigili, silenziosi e semplici.
Se volete sapere perché, allora leggete la lettera di San Paolo ai Colossesi dove parla dell'essenza del messaggio cristiano. La meditazione concerne proprio il cuore di questo insegnamento e, arrivando a capire l'essenza del cristianesimo nella vostra esperienza, troverete Dio nel vostro cuore.
…e io aggiungo: in casa si impara l’amore sull’esempio dei genitori-si impara che il creato è opera di Dio-si impara che Dio ha un Figlio e che il figlio si chiama Gesù e che Gesù lo si può incontrare in un edificio che noi chiamiamo Chiesa. Educhiamo i nostri figli e figlie a riprendere le buone abitudini e non ci sarà bisogno di leggi speciali.
Riuniti in Gesù siamo di più
(XXIII settimana TO anno A)
Mt 18,15-20
Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».
*
Quante volte ti è capitato di fare discussione con qualcuno?
Questo brano si colloca nel grande “discorso comunitario”, illuminandoci su un grande dono della comunità cristiana: la correzione fraterna. Matteo ci invita a riconoscerla non come un processo da realizzare, bensì come una manifestazione dell’amore di Dio.
Sant’Ignazio di Loyola scrive nei suoi Esercizi: «Bisogna presupporre che ogni buon cristiano dev’essere più pronto a salvaguardare l’affermazione del prossimo che a condannarla». Ci viene offerto un insegnamento su come comportarci se ricevessimo un torto, una colpa, da parte di un nostro fratello e/o amico.
L’altra faccia della medaglia della correzione fraterna è la libertà che ci prospetta due vie: comportarci da pagani, in cui l’istinto ci fa reagire per vendicarci, o da pubblicani. Gesù, nella gradualità che ci propone, sceglie per noi la via dei pubblicani che ama, serve, con cui condivide la mensa… e alla fine dà la vita per loro.
Il fine della correzione fraterna è ricominciare sempre da uomini nuovi che, cuore a cuore, scoprono la ferita dell’altro senza condannarla bensì donando la luce giusta perché anche il cuore del fratello compia il salto della riconciliazione.
La sfida è rendere partecipe il fratello dello stesso amore che tante volte ha perdonato, risollevato, guarito, sanato le nostre ferite. Pregare per i nostri nemici e per le ingiustizie che dividono la rete sociale è una grande manna per la vita della Chiesa, della comunità, della famiglia, perché il prossimo si ama a partire dal suo peso, da ciò che rende pesante la relazione, vivendo con lui con pazienza e docilità… perché «dove due o tre sono uniti nel mio amore e si amano io sono in mezzo a loro».
Domenica 10 settembre Meditazione Quotidiana J.Main da "Il Silenzio e la Quiete"
Per meditare bisogna imparare a essere immobili. La meditazione consiste nella perfetta immobilità del corpo e dello spirito ed in quella immobilità apriamo i nostri cuori all'Eterno silenzio di Dio, per essere trasportati, dal potere di quel silenzio, fuori da noi stessi, al di là di noi stessi.
La prima cosa da imparare, perciò, è a sedere completamente immobili e l'unica regola fondamentale è quella di mantenere la colonna vertebrale il più dritta possibile. All'inizio di ogni meditazione prendetevi alcuni minuti per sedervi immobili; scegliere una posizione comoda e sedere quanto più dritti potete.
Gli occhi dovrebbero essere socchiusi. E poi interiormente, silenziosamente, cominciare a ripetere nel cuore la vostra parola, il vostro mantra.
La parola che consiglio è Maranatha. E questo è tutto ciò che dovete fare. Non pensate a Dio, non provare alcun sentimento, neppure devoto, nei suoi confronti.
La meditazione cristiana va ben oltre il pensiero o i sentimenti per Dio: consiste nello stare con Lui, vivere non solo alla sua presenza, ma anche dei frutti di tale presenza. Possiamo vivere con il suo potere se vi rimaniamo uniti, e il suo potere è l'energia fondamentale di tutta la creazione, il potere dell'amore.
Quel potere è un fiume poderoso che fluisce nel e per mezzo del nostro cuore. Nella meditazione apriamo il nostro cuore alla pura realtà di quella corrente d'amore. Dove siamo quando meditiamo? Siamo in Dio. E dov'è Dio? È in noi. Molto semplicemente, questo è il supremo convincimento della chiesa primitiva e di tutti i discepoli di Cristo.
La presenza nel nostro cuore è quella del Cristo vivente, e il compito più importante di ogni vita che voglia essere pienamente umana è di aprirsi a tale presenza.
Entro nel testo
(Mt 18,15-20)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».
Mi lascio ispirare
Oggi il Signore propone un modo in cui comportarsi con un fratello che commette una colpa contro di noi. La strada è cercare di aiutare questa persona a comprendere lo sbaglio, senza giudicarla o condannarla. Ogni fratello e sorella è qualcuno da guardare con misericordia, con lo stesso sguardo di Dio.
Non siamo fratelli e sorelle per giudicarci a vicenda. Siamo fratelli perché possiamo reciprocamente aiutarci a crescere, incontrare il Signore e fare verità sui nostri sbagli. E quando Gesù, di fronte a chi non vuole capire il suo sbaglio, dice di trattarlo come un pagano o un pubblicano… ci vuole ricordare come Lui trattava i pagani e i pubblicani. Come coloro che avevano più bisogno della parola di Dio, e non come gente da disprezzare. Come coloro per cui pregare maggiormente, anche se magari ci hanno ferito.
Perché pregare per qualcuno che ha commesso uno sbaglio e non vuole correggersi? Certe relazioni ferite non sono semplici e non ci sono ricette. A volte la preghiera diviene l’unica strada per avere dal Signore la sapienza per poterle vivere nel migliore dei modi.
Poi Gesù ci insegna il valore e la forza della preghiera. Così come nella correzione fraterna la comunità assume una grande forza pedagogica, anche nella preghiera siamo in relazione col Signore come singoli e come comunità, cioè come Chiesa. Anche nella preghiera siamo chiamati a crescere insieme per cercare e trovare la volontà di Dio.
Daniele Ferron SJ
Entro nel testo
(Mt 18,15-20)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».
Mi lascio ispirare
Nell’ampiezza dell’amore del Signore riscopro la dimensione comunitaria della fede. Come posso tenerla rinchiusa, sotterrata nel cuore? Se Dio è amore, di certo questo amore andrà cercando un fratello su cui riversarsi in mille forme. E il mio vivere con l’altro, non scontatamente sereno, mai banalmente semplice, diventa una sfida d’amore. Riuscire ad amarlo nel servizio, a servirlo nell’amore diventa l’attuazione del progetto che Dio ha per me.
La mia identità allora viene definita dall’amore: da quello del Signore, che mi ha messo al mondo; da quello che ricevo dalle persone che mi sono state poste accanto; da quello che dono, che mi rende umana – perché anche il mio Dio con amore e per amore si è fatto uomo per amarmi di più, per amarmi meglio.
Con l’altro e per l’altro mi metto in cammino, allora, perché è nelle relazioni d’amore che intesso che trovo davvero il Signore.
Verena M.
Sabato 9 settembre Meditazione Quotidiana J.Main da "Il Silenzio e la Quiete"
Per imparare a meditare è necessario meditare ogni giorno: ogni mattina e ogni sera. Imparare è una disciplina e dobbiamo essere generosi in termini di tempo, energia e attenzione. Non impareremo mai a entrare nel supremo e incondizionato amore di Dio senza il nostro generoso impegno alla Via e alla disciplina della Via.
Non è sufficiente parlare o leggere di religione o di spiritualità e non basta neppure studiare o avere un direttore spirituale. Dobbiamo entrare personalmente nella fondamentale esperienza cristiana e possiamo farlo solo con la semplicità di un bambino. Questa connessione tra semplicità e disciplina, ci fa capire perché è importante ripetere la parola dall'inizio alla fine. Tutti noi abbiamo una fame spaventosa di auto-analisi, di cura di noi stessi che spesso travestiamo da spiritualità, e se impiegassimo il tempo della meditazione per soddisfare questo desiderio, sarebbe totalmente improduttivo, perché non riusciremmo a soddisfare il nostro bisogno più profondo di unità. L'essenza della meditazione è distogliere l'attenzione da noi stessi e guardare avanti, oltre noi stessi, nel mistero di Dio; è un cammino oltre noi stessi nel suo amore, nell'unione.
Vorrei sottolineare, pertanto, l'importanza di ripetere la parola. Non pensate a Dio, non pensate a voi stessi. Non analizzate Dio e nemmeno voi stessi. State in silenzio. Rimanere immobili e con Lui, alla sua presenza.
Far crescere la fraternità è il tesoro della storia
Ermes Ronchi giovedì 7 settembre 2023
XXIII Domenica –T.O. – Anno A
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità (....)». Tutto comincia quando ci sentiamo debitori, dice Paolo; quando ci sentiamo custodi dell’altro, dice il Profeta; debitori senza pretese e custodi attenti: sono i due nomi belli di ogni persona in relazione. E il terzo è offerto dal Vangelo: restauratori di legami, coloro che incessantemente rammendano il tessuto continuamente lacerato delle relazioni. Se tuo fratello commetterà una colpa contro di te, vai e ammoniscilo. Tu fa il primo passo, ricomincia il dialogo, sospinto dal vento di comunione che è Dio, “cemento del cosmo, forza di coesione della materia, collante delle vite” (Turoldo). Quando un io e un tu ricompongono un noi, quando riparano l’alleanza, il legame che si ri-crea è il mattone elementare della casa comune, il sentiero del Regno, la porta di Dio.
Ma che cosa mi autorizza a intervenire nella vita di una persona? Nient’altro che la parola fratello, percepire l’altro come fratello o sorella... non l’impalcarsi a difesa della verità, non il credersi i raddrizzatori dei torti del mondo, ciò che ci autorizza è la custodia direbbe Ezechiele, è l’I care di don Milani: mi stai a cuore e mi prendo cura. Solo chi ci ama sa prendersi cura e ammonirci nel modo giusto, gli altri sanno solo ferire o adulare. Dopo aver così interrogato il tuo cuore, tu va’ e parla, tu fa il primo passo, prova tu a riallacciare la relazione. Lontano dalle apparenze, nel cuore della vita, tutto inizia dal mattoncino elementare della realtà, il rapporto io-tu. Se ti ascolta, avrai guadagnato tuo fratello. Verbo stupendo: guadagnare un fratello. C’è gente che accumula denaro, gente che guadagna prestigio o potere, e poi c’è gente che guadagna fratelli. Il crescere della fraternità è il tesoro della storia, dobbiamo investire tutto nel capitale relazionale, l’unico investimento che produce vera crescita. E alla fine del percorso di ricomposizione tracciato da Gesù, il Vangelo riporta una frase da capire bene: se non ascolta neppure i testimoni, neppure la comunità, quel fratello sia per te come il pagano e il pubblicano. Lo considererai un escluso, uno scarto, un rifiuto? No. Con lui ti comporterai come Gesù, che siede a mensa con Matteo e i pubblicani di Cafarnao, che discute di figli, di briciole e cagnolini con una donna pagana. Questo percorso mi fa sentir bene dentro la prima espressione del Vangelo di oggi: quando due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro. Parola che scavalca la liturgia: “Non nell’io, non nel tu, lo Spirito risiede nell’io-tu” (M. Buber). Il Signore respira meglio quando è catturato dentro quei nostri abbracci che, qualche volta almeno, ci hanno fatto meravigliosamente perdere il fiato. (Letture: Ezechiele 33, 1.7-9; Salmo 94; Romani 13, 8-10; Matteo 18, 15-20). © riproduzione riservata
Venerdì 8 settembre Meditazione Quotidiana J.Main da "Il Silenzio e la Quiete" 🙏〽️🫶🙏
Nella ricca tradizione della devozione cristiana, la figura di Maria si staglia tra tutte le "devozioni" della Chiesa come uno dei segni più ricchi e più identificabili della reale possibilità di una armonia umana.
Tutti gli aspetti dello spirito umano e della sua relazione con la dimensione corporea della vita si fondano e trovano perfetto equilibrio in Maria: la purezza, la fecondità e la maternità, la forza e l'umiltà.
È proprio questo equilibrio, questa armonia interiore delle capacità e dello spirito umani, la condizione per la preghiera - e, letteralmente, anche la condizione della preghiera. È questa condizione di preghiera che conduce a quella piena e chiara consapevolezza della nostra unione con lo Spirito di Gesù che i primi Padri della Chiesa conoscevano e chiamavano la "vera conoscenza di Dio" - conversione, "illuminazione dell'occhio del cuore".
La maternità di Maria è un segno, un sacramento della sua piena interiorità. Se Maria divenne un simbolo della preghiera di così grande valore per i primi Padri della Chiesa fu perché essi furono ispirati dalla loro esperienza dell'interiorità del mistero cristiano.
In Maria essi videro un riflesso, anzi l'ideale, della propria esperienza. Essi risposero in modo così caloroso a Maria, la madre di Gesù, perché sapevano che ogni cristiano è chiamato a far nascere Gesù dentro di sé; che, come Gesù fu concepito e il suo corpo crebbe in Maria, così, in modo altrettanto reale, Egli è concepito dalla potenza dello Spirito e cresce pienamente in ogni cuore sensibile grazie alla forza dell'amore. Proprio come la disponibilità e la semplicità di Maria - ciò che il vangelo definisce "purezza del cuore" - furono i presupposti affinché concepisse Gesù, egualmente la purezza del cuore è necessaria a ogni cristiano.
Preghiera introduttiva alla meditazione cristiana
Padre del Cielo, apri i nostri cuori alla presenza silenziosa dello spirito di Tuo Figlio. Guidaci all’interno di quel misterioso Silenzio, dove il Tuo Amore si rivela a tutti coloro che ti invocano. Maranatha… Vieni Signore Gesù.
Siediti. Stai seduto immobile con la schiena dritta. Chiudi gli occhi delicatamente. Poi interiormente, in silenzio, comincia a recitare una sola parola – una parola sacra o mantra. Si consiglia l’antica preghiera cristiana “Marànathà”. Recitala scandendola in quattro sillabe di eguale lunghezza. Respira normalmente e metti tutta la tua attenzione alla parola, ascoltala mentre la pronunci, in silenzio, con delicatezza, fedelmente e soprattutto – semplicemente. l’essenza della meditazione è la semplicità. ripeti il mantra per tutta la meditazione e giorno dopo giorno. non visualizzare nulla ma ascolta la parola mentre la dici. lascia andare tutti i pensieri (anche i buoni pensieri), le immagini e altre parole. non combattere le distrazioni, ma lasciale andare pronunciando la parola fedelmente, con delicatezza e attenzione e ritorna ad essa immediatamente se ti accorgi di aver smesso di ripeterla o se l’ attenzione sta vagando altrove.
Silenzio significa lasciare andare i pensieri. Quiete significa lasciare andare ogni desiderio. Semplicità significa lasciar andare l’auto-analisi.
Medita due volte al giorno tutti i giorni. Questa pratica quotidiana richiederà del tempo per progredire. Sii paziente. Quando ti arrendi ricomincia da capo. Scoprirai che un gruppo di meditazione settimanale e un collegamento con una comunità può aiutarti a sviluppare questa disciplina e consentire ai benefici e ai frutti della meditazione di pervadere la tua mente e ogni aspetto della tua vita nei modi che essa ti insegnerà e ciò ti riempirà di gioia.
Preghiera conclusiva alla meditazione cristiana
Possa questa Comunità essere una autentica dimora spirituale per colui che è in ricerca, un amico per chi è solo, una guida per chi è confuso.
Possano coloro che qui pregano essere rafforzati dallo Spirito Santo per servire tutti coloro che vi giungono e per riceverli come fossero Cristo stesso.
Nel silenzio di questa Comunità possano la confusione, la violenza e la sofferenza del mondo incontrare la Forza che consolerà, rinnoverà e solleverà lo spirito umano.
Possa questo silenzio essere la forza che apre i cuori degli uomini e delle donne alla visione di Dio, e così insegnare a vicenda, nell’amore e nella pace, la giustizia e la dignità umana. Possa la bellezza della Vita Divina riempire questa Comunità e i cuori di tutti coloro che qui pregano in gioiosa speranza.
Possano tutti coloro che vi giungono schiacciati dal peso dei problemi dell’umanità, ripartire ringraziando per le meraviglie della vita umana.
Noi lo chiediamo nel nome del Signore Nostro Gesù Cristo. AMEN
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All’apertura del primo Centro per la Meditazione Cristiana a Londra nel 1984 Laurence Freeman ha composto questa preghiera pochi minuti prima che arrivassero le persone in attesa della benedizione della casa. Essa è stata spesso adottata dai gruppi di meditazione come da altre comunità, oltre che dalla Comunità Mondiale per la Meditazione Cristiana.
La preghiera meditativa si è sviluppata anche al di fuori dell’esperienza di questa nostra comunità al punto che la meditazione,quale pratica della contemplazione, continua a sostenere la crescita di molte comunità apportandone pace e giustizia in piena maturità. Sebbene sia una pratica solitaria essa rivela la solitudine quale riconoscimento ed accettazione dell’eterna unicità di ogni persona e dell’eterno ed unico valore di ciascuno condiviso però con ogni creatura del cosmo. Da questa esperienza di preghiera silenziosa solitamente scaturisce la forza della compassione, che è il frutto più specifico della meditazione e la più potente forza al mondo ai fini della trasformazione delle tenebre in luce, necessaria anche per la guarigione delle ferite umane e per il sollievo della sofferenza.
Dom Laurence Freeman, OSB
Giovedì 7 settembre Meditazione Quotidiana J.Main da "Il Silenzio e la Quiete"
Forse avete meditato abbastanza a lungo da rendervi conto che qualunque cosa si dica sulla meditazione, non è mai molto soddisfacente. Se è così, saprete anche che l'unica cosa realmente importante è meditare, seguire il cammino di questo pellegrinaggio ogni giorno della nostra vita.
Parlare di un cammino di questo genere può anche essere pericoloso perché, nella natura del linguaggio, è facile pensare che parlarne significhi conoscerlo. Infatti, se anche ne parlassimo da oggi fino alla fine dei tempi, non ne sapremo quasi nulla.
Il mistero è che, solo se impariamo l'umiltà, la pazienza e la fedeltà di ripetere il mantra, possiamo entrare pienamente in tutto ciò che è.
Questa è la presenza del mistero di Dio, che è, che è adesso, che è sempre, che è tutto. Le strutture storicamente sterminate del linguaggio e gli impulsi egocentrici del desiderio e dell'immaginazione non riusciranno mai a trovare l'accesso a questo mistero.
Il mantra, portandoci nel momento presente e oltre l'ego, passa nella porta stretta che conduce alla città di Dio.
Mercoledì 6 settembre Meditazione Quotidiana J.Main da "Il Silenzio e la Quiete"
Nella società odierna, il nostro atteggiamento verso la vita si basa su presupposti impersonali e materialistici che hanno arrecato un grave danno alla nostra comprensione della realtà della preghiera e alla nostra capacità di pregare. Innanzitutto hanno sostituito il valore della 'presenza' con l'idea di 'funzione' - ciò che conta non è quello che una persona é, ma ciò che fa. La verità è che il valore di ciò che si fa dipende da ciò che si è.
La nostra esperienza dell'amore smentisce sempre i falsi presupposti, ma essi rimangono atteggiamenti profondamente radicati nella coscienza moderna. La meditazione li ricusa alla radice, perché quando meditiamo non cerchiamo di agire: semplicemente partecipiamo alla realtà della divina Presenza e impariamo a rimanere in quella presenza.
Ogni passo che facciamo, ogni volta che meditiamo, mattina e sera, impariamo qualcosa. Più in profondità, scopriamo che essere non significa essere isolati, ma essere realizzati nella comunione.
Cristo ci è eternamente presente e cresciamo nella capacità di essere presenti a Lui.
Nel conseguimento di questa presenza reciproca, di questa comunione, ha luogo la divina trascendenza e noi veniamo trascinati dall'inferno dell'egocentrismo nell'infinita energia e nel totale compimento della realtà che è Amore