La battaglia di Versailles: quando la moda americana conquistò la Francia.
Versailles, novembre 1973. Nel luogo che è stato culla del lusso e della moda, con invitati del calibro della Principessa Grace di Monaco e Andy Warhol, performance straordinarie di Liza Minelli e della star degli Anni ’20 per eccellenza Josephine Baker, si affrontarono due squadre di designer in un evento senza precedenti. Una notte che ha cambiato il corso della moda fino ad allora dominata dal gusto francese e passata alla storia come la Battaglia di Versailles.
Uno scontro, ma soprattutto uno show che permise ai designer statunitensi, così mal visti in Europa e in particolare in Francia, di dimostrare che la moda era anche Made in USA.
In effetti, era il periodo in cui il ready to wear era in forte ascesa e gli States sotto questo punto di vista erano un passo in avanti. Tuttavia, l’America non si distingueva ancora per una spiccata creatività: il fenomeno delle licenze era ancora ampiamente diffuso e i designer non facevano altro che copiare i capi delle collezioni francesi. Per questo i creatori francesi erano considerati i migliori al mondo.
L’organizzatrice fu Eleanor Lambert – madrina della prima fashion week a New York nel 1943 – che ideò questo evento dopo una conversazione con il curatore della reggia di Versailles. Il palazzo era in stato di abbandono, non risplendeva più come un tempo e vi era necessità di intervenire per evitare che andasse completamente in rovina. Si pensò così a un gala per raccogliere fondi da destinare al restauro di Versailles che però si trasformò in un’occasione per mettere in mostra i nomi più in vista della moda d’oltre oceano. Così cinque designer americani – Oscar de la Renta, Bill Blass, Anne Klein, Halston e Stephen Burrows – affrontarono alcuni dei più importanti nomi della moda francese – Marc Bohan per Christian Dior, Hubert de Givenchy, Yves Saint Laurent, Emanuel Ungaro e Pierre Cardin. Questi, immaginando che les Américains fossero bravi solo a fare sportswear, pensavano di avere già la vittoria in pugno.
Alcuni modelli di Halston (photograph by Reginald Gray/WWD)
Peccato che la serata sia stata un trionfo per i nuovi arrivati. La troupe di Lambert mise in scena uno spettacolo degno di un musical di Broadway, con Liza Minnelli che diede il via allo show, a cui seguì ogni designer invitato con la propria collezione. Il pubblicò rimase a bocca aperta: lo sportswear di Anne Klein, il glamour di Halston, i colori di Burrows, ma soprattutto l’incedere sensuale e ipnotico delle modelle sul palco, tra le quali si distinsero sicuramente Pat Cleveland e Bethann Hardison, che furono ancora più ammirate essendo le prime modelle afroamericane. Gli americani portarono una ventata di novità, non solo nel design ma soprattutto nell’atteggiamento delle modelle, non più manichini rigidi senza personalità.
Purtroppo, non si hanno molte testimonianze della “battaglia”, poche foto e qualche filmato. Si è trattato di un momento storico per il mondo della moda, un evento che ha permesso ai designer statunitensi di essere riconosciuti come pari dalla moda europea. Una moda sicuramente più funzionale e adatta a tutti i giorni, che può trarre ispirazione dalla strada, ma che non disdegna glamour, eleganza e femminilità.