Celentano e Springsteen, confronto "on the road"
Ascoltando uno dei più grandi cantautori d'oltreoceano, Bruce Springsteen, ed uno dei più granti cantautori nostrani, Adriano Celentano, e soprattutto analizzandone i testi, salta agli occhi come lo stile cantautoriale del Boss abbia le stesse radici dello stile cantautoriale del "boss" del Clan Celentano: il rock'n'roll anni '50 e '60.
Per farla molto breve, bisogna considerare che Bruce ha sempre scritto i propri brani in prima persona e gli ha sempre dato un taglio molto personale e basato anche sulle proprie esperienze di vita privata, ma allo stesso tempo non mancano le citazioni ai testi e alla musica di Chuck Berry, Bill Haley, i primi Beatles e al rock pre-psichedelia, quando il rock era approdato sulla scena musicale proprio come qualcosa che "spaccava", rompendo tutti gli schemi. Molti sono i riferimenti alla ribellione giovanile, alle fughe d'amore, ai corpi e ai sensi, alla rabbia, alla radio e ai motori. Celentano, per i suoi brani, spesso collabora con autori esterni come Gianni Bella e Mogol, quest'ultimo paroliere noto soprattutto per la collaborazione con Lucio Battisti (che segnerà l'epoca d'oro della sua carriera) e con numerosi altri grandi interpreti, che negli anni '60 scriveva brani di gran successo anche ispirandosi alle tendenze giovanili e alle liriche dei brani d'oltreoceano e di oltremanica. Brani come "Una lacrima sul viso" di Bobby Solo, "Sognando California" dei Dik Dik, "Per una lira" dei Ribelli, facenti parte della prima produzione di Mogol, portano con sé la freschezza di quegli anni, e colpiscono soprattutto per l'assenza di fronzoli, di modi di dire, di abbellimenti: sono testi molto diretti e parlano a loro modo delle conseguenze psicologiche del fallimento e della pena d'amore. Un confronto interessante è quello tra i brani "Open All Night" di Bruce Springsteen, pubblicato sull'album Nebraska del 1982, e "Tir" di Adriano Celentano, pubblicato sull'album Esco di rado e parlo ancora meno del 2000. Per entambi gli autori, questi album sono stati di grande importanza. Per Springsteen, Nebraska è stato un album che lo ha illuminato di una luce tenue e calda come quella di un caminetto, lontana dai fari e dai riflettori dei grandi palchi del rock, e gli ha permesso di emergere come cantautore folk anche grazie alla veste spoglia e scarna (a posteriori si sarebbe potuta definire "lo-fi") delle canzoni, eseguite tutte con solo chitarra, voce, qualche armonica, e l'aggiunta di qualche percussione e qualche nota di sintetizzatore qua e là in post-produzione. L'album successivo a Nebraska fu il leggendario Born in the USA che, inutile dirlo, lo consacrò come mostro sacro del rock. Per Celentano, Esco di rado... fu un album che gli permise di arrivare anche alle nuove generazioni dopo i successi musicali degli anni '50, '60 e '70 e quelli cinematografici degli anni '80. Per molti cantanti di musica "leggera" (quella che una volta era considerato rock dirompente!), divenuti famosi nelle decadi precedenti, gli anni '90 erano stati una dura prova, anche per l'influenza esercitata dal rock alternativo, dalla musica elettronica e dal rap/hip hop sul mercato musicale. Negli anni '90, Adriano Celentano riuscì a mantenere la propria popolarità come personaggio televisivo. In ambito musicale, Celentano riuscì a tornare sulla cresta dell'onda a seguito della pubblicazione dell'album Mina Celentano nel 1998, in coppia con Mina, per poi bissare il successo nel 1999 con Io non so parlar d'amore. L'anno seguente, Esco di rado... fu un altro successo e di certo contribuì all'imprimere il personaggio di Celentano nell'immaginario collettivo dei giovani italiani. Ad un primo impatto, soprattutto per l'aspetto musicale, i due pezzi sembrano non c'entrare nulla. Analizzando dettagliatamente i due testi, invece, alcune similitudini balzano subito all'occhio: entrambe le canzoni parlano di uomini che, a causa del proprio lavoro, sono costretti a guidare di notte ("in the wee wee hours" ovvero nelle prime ore del mattino"), quando "gli occhi bruciano" e le idee diventano confuse ("come un vetro io mi appanno"). Per il protagonista di Open All Night, la propria donna è la meta, mentre per il protagonista di Tir è un pensiero, un chiodo fisso che insieme alla stanchezza diventa un tormento, quasi un'allucinazione. Per concludere, prima del confronto, intendo puntualizzare che questo post non è stato realizzato per intavolare chissà quale teoria o palesare un collegamento occulto tra i due artisti, ma solo per analizzare alcune affinità che sono presenti nelle produzioni musicali di artisti completamente diversi, ma che hanno subìto influenze musicali simili.
Open All Night https://www.youtube.com/watch?v=Vf-Y426YMto Traduzione:
Piccola, ho il carburatore pulito e a punto con la sua linea esplosiva romba come un turbojet l’ho rinforzata nelle parti deboli dietro casa ho piazzato una nuova frizione e un nuovo set di luci l’ho portata all’autolavaggio controllato candele e punterie bene, stanotte uscirò mi farò una bella corsa. Parte nord del Jersey, orizzonte industriale sono un cobra tirato a lucido che striscia attraverso la notte devo trovare un distributore, un telefono a gettoni questa autostrada è davvero tetra di notte quando sei tutto solo devo darci dentro col gas, piccola. Sono in ritardo, questo New Jersey di primo mattino è come un paesaggio lunare Il capo non mi sopporta così mi mette a fare il turno di notte questo significa una notte in macchina per ritornare dalla mia piccola nelle prime ore mattutine le tue idee diventano confuse ripetitori radio, non mi volete portare dalla mia piccola? Sotto il cavalcavia, il poliziotto aziona l’interruttore delle sue luci buonanotte, buona fortuna, ingrano due marce Ho conosciuto Wanda quando lavorava dietro la cassa da Big Bob sulla statale 60 pollo fritto sul sedile davanti lei siede sulle mie ginocchia ci puliamo le dita su una cartina stradale della Texano ricordo Wanda in cima a una catasta di rottami di ferro con quei grandi occhi scuri che ti fermano il cuore Alle 5 di mattina la pressione dell’olio scende velocemente faccio uno stop, pulisco il parabrezza, controllo la benzina devo telefonare alla mia piccola farle sapere che il suo papino sta tornando a casa tieni duro, piccolina, sto arrivando ancora tre ore, ma guadagno terreno Gli occhi ti bruciano nelle prime ore del mattino il sole è solo una palla rossa che si alza sopra quelle ciminiere la radio è intasata di stazioni gospel anime perdute che invocano da lontano la salvezza hey, signor deejay, vuoi sentire la mia ultima preghiera hey, oh, rock’n roll, salvami da questo nulla
Tir (testo di G. Bella e Mogol) https://www.youtube.com/watch?v=iKkwGXrLuaQ
Chiuso dentro in questo camion, incrociando gli altri fari, faccio a botte coi miei pensieri ed ho voglia di gridare. A quest’ora tu stai dormendo, e chissà chi stai sognando? Ieri sera ho avvertito il gelo, io con te mi sento solo. Guarda dove vai! vado dritto nella notte. Guarda dove vai! Nella notte dritto là. Cosa senti mai? Il motore qui che va. Cosa senti mai? quanto male sai mi fai. Anima l’anima mia, che non voglio più morire. Anima l’anima mia, questa volta senza bere. Anima l’anima mia, nuovi giorni nuove sere. Anima l’anima mia, con un lampo di poesia. Guarda dove vai. Sulla lunga linea bianca, un’opaca vita stanca. Guarda dove vai. Il sorpasso di un’auto che va, quelle luci di un’altra città. Anima l’anima mia, che non voglio più morire. Anima l’anima mia, questa volta senza bere. Anima l’anima mia, nuovi giorni nuove sere. Anima l’anima mia, con un lampo di poesia. Sento già che mi arriva il sonno, come il vetro io mi appanno, ma dov’è un distributore? Non ruggisce il mio motore. Guarda dove vai. Sulla lunga linea bianca, un’opaca vita stanca. Cosa senti mai? Chiudo gli occhi per non vedere e ti vedo sempre più. Anima l’anima mia, che non voglio più morire. Anima l’anima mia, questa volta senza bere. Anima l’anima mia, nuovi giorni nuove sere. Anima l’anima mia, con un lampo di poesia. Guarda dove vai. Guarda dove vai. Guarda dove vai.