Prosecco: tutto quello che c'è da sapere sulle bollicine più amate d'Italia
Il Prosecco, si sa, è un orgoglio nazionale. Lontani i tempi in cui veniva considerato un “semplice vino spumante”, si è affermato non solo in Italia, ma in tutto il mondo, sorpassando nelle vendite anche lo champagne francese. Sono molte però le cose che si devono sapere per conoscere alla perfezione il Prosecco. È, ad esempio, un vino o uno spumante? Come viene prodotto? Perché si chiama proprio così? E qual è la differenza tra Prosecchi dry, extra dry, brut, extra brut e così via?
A queste e ad altre domande cercheremo di rispondere in questo articolo.
Si tratta di un vino o di uno spumante?
La prima domanda che molti si pongono davanti ad un Prosecco è quella che riguarda la categoria di appartenenza del Prosecco. Un vino? Uno spumante? Un “bollicine”? Come definirlo? Cominciamo col dire che si tratta di un vino, in origine fermo, dalla storia millenaria, che dagli antichi Romani ha poi avuto grande tradizione fino al XVI secolo, in particolare nel Comune di Prosecco, in provincia di Trieste. Il suo utilizzo si è poi perso nei secoli successivi (troppo complesso da “creare”), per ritornare prepotente ai primi dell'800, grazie a Francesco Malvolti, che comincia a capire l'importanza della produzione su larga scala. Ancora oggi alcune cantine producono Prosecco fermo o “tranquillo”, sempre da uve di vitigno Glera, che si trova in Friuli-Venezia-Giulia o in Veneto. Da fermo il Prosecco diventa frizzante, o ricco di bollicine, grazie a diversi processi di lavorazione dovuti in parte al lavoro di lieviti e zuccheri aggiunti alla base di uve. Due sono i principali metodi di fermentazione: il metodo Charmat, più industriale, e quello Classico, più lento e artigianale, il che rende il Prosecco in questione anche più pregiato. Ovviamente il metodo Charmat, più veloce, consente di ottenere risultati maggiori per la vendita di prosecchi. Un vero intenditore, però, preferirà un Prosecco metodo Classico, addirittura ancestrale, altra metologia di lavorazione. Dunque: vino o spumante? È un vino che viene sottoposto alla spumantizzazione, perciò il Prosecco è un vino e uno spumante.
Dry, Extra Dry, Brut ed Extra Brut: quali sono le differenze tra queste diciture?
I Prosecchi, però, non sono tutti uguali. Non solo per quanto riguarda il metodo di lavorazione, ma anche per la quantità di zuccheri e di anidride carbonica che ogni bottiglia contiene. Il Prosecco può infatti essere molto dolce, dolce, secco, o decisamente a zero zuccheri. Il più dolce di tutti, a dispetto del nome (che in inglese vuol dire “secco”) è il Dry, con una quantità di zuccheri tra i 17 e i 32 grammi per litro di vino. Scendendo nella gradazione zuccherina troviamo l'Extra Dry (tra i 12 e i 17 grammi di zuccheri); il Brut (tra i 5 e 12 grammi di zuccheri); l'Extra Brut, vero Prosecco intenso (sotto i 5 grammi di zucchero); ed infine i Brut Nature, noti anche come Prosecchi a dosaggio zero: si tratta di prosecchi che hanno da 0 a 3 grammi di zuccheri per litro di vino. Se quelli più dolci sono perfetti su pietanze piccanti e speziate o con i dessert, soprattutto di piccola pasticceria, via via che il Prosecco diventa secco può essere utilizzato anche come vino a tutto pasto, indicato non solo per gli aperitivi, ma anche per pietanze a base di pesce (primi come risotti di mare, e poi secondi con molluschi e la frittura, che così risulta “sgrassata” al palato), pollame, formaggi non troppo stagionati, ma anzi piuttosto freschi e dalla consistenza di latte.
Infine, una dritta: se siete indecisi su quale vino portare ad una cena informale, acquistate online prosecchi di diverso genere e studiatene le differenze!











