Era per me come un’opera d’arte contemporanea, una di quelle che non si riesce a comprendere dalla prima occhiata. Come un Seurat che va visto da una certa prospettiva per essere apprezzato.
Cinico come Sartre e irriverente come Rimbaud.
Era per me “quelle occulte mani che m’intridono e mi regalano la rara felicità” di Ungaretti e l’albatro di Baudelaire.
Era arte, poesia, letteratura e musica tutte insieme. Uno sguardo sul mondo con occhi diversi, che io imparai a conoscere.
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