"Ho giocato con il fuoco
E qualcuna l'ho anche vinta
Ma ci è mancato poco
Mi giocassi anche la vita"
Michele Bravi - Il Diario degli Errori
YOU ARE THE REASON
trying on a metaphor
Aqua Utopia|海の底で記憶を紡ぐ

Andulka
I'd rather be in outer space 🛸
hello vonnie

Discoholic 🪩

❣ Chile in a Photography ❣
almost home

★

Janaina Medeiros
will byers stan first human second

Origami Around
ojovivo
Game of Thrones Daily
wallacepolsom
Claire Keane
DEAR READER

Kiana Khansmith
Xuebing Du
seen from United States
seen from United States

seen from United States

seen from United States

seen from United Kingdom
seen from Chile

seen from Australia

seen from Singapore

seen from Germany
seen from Argentina

seen from United States
seen from United States
seen from United States

seen from United States
seen from United States
seen from United States
seen from United States
seen from United States
seen from United States
seen from United States
@error404ambranotfound
"Ho giocato con il fuoco
E qualcuna l'ho anche vinta
Ma ci è mancato poco
Mi giocassi anche la vita"
Michele Bravi - Il Diario degli Errori
Quello che non si esprimea, il cuore lo ‘ntendeva con seco, in sé ritenendo ciò che, se di fuori fosse andato, forse libera ancora sarei.
Ugo Foscolo
“Io ho l'abitudine di tacere quando ho troppe cose da dire e troppo di cuore.”
— Guido Gozzano ventitreenne nel suo discorso per la laurea dei suoi amici Ettore Colla e Umberto Gaudina.
Nel mio silenzio
ho scritto lettere
piene d'amore.
.
Giuseppe Ungaretti
Le Jardins de Monet,
Giverny, Normandy, France
Eric Sander
Perché tu eri per me la mia vista, come per Montale lo era ‘Mosca’, con i suoi occhialoni graduati e il suo braccio confortante.
Tu eri il mio sguardo sul mondo. Uno sguardo sempre nuovo, a volte meravigliato, altre attonito, incantato.
Eri la pupilla che scorgeva i dettagli mai visti prima, una veduta vergine che scovava particolari in quel vecchio palazzo, in questa vetusta città.
-error404ambranotfound
Passo di fronte a Santa Croce, percorro quelle viuzze nascoste, mi fermo sempre davanti quel negozio nostalgia che ci piaceva tanto, e di sfuggita lascio il mio sguardo su quel palazzo in pieno centro che avevi sempre desiderato di poter comprare, un giorno.
Cammino sui nostri passi come se farlo potesse riportarti da me.
È passata l’ora dorata e con essa il tramonto.
È passato un giorno, una settimana, un mese dall’ultima volta in cui Lecce ci ha visti insieme, abbracciati, sorridenti. Che ci ha visto “noi”.
Da quel momento non ho smesso di pensarti.
Non un singolo minuto o secondo è scivolato via senza che io pensassi a te, a noi.
-error404ambranotfound
E non penso mai a me, quando penso.
Piuttosto rifletto sugli altri, su di te in particolare.
-error404ambranotfound
Era per me come un’opera d’arte contemporanea, una di quelle che non si riesce a comprendere dalla prima occhiata. Come un Seurat che va visto da una certa prospettiva per essere apprezzato.
Cinico come Sartre e irriverente come Rimbaud.
Era per me “quelle occulte mani che m’intridono e mi regalano la rara felicità” di Ungaretti e l’albatro di Baudelaire.
Era arte, poesia, letteratura e musica tutte insieme. Uno sguardo sul mondo con occhi diversi, che io imparai a conoscere.
-error404ambranotfound
Chi può capire una donna che sente e ama troppo, una forma indefinita, un colore diverso, in mezzo a tutto questo?
-error404ambranotfound
Lindoro di deserto
Cima quattro il 22 dicembre 1915, Giuseppe Ungaretti
Eterno
Tra un fiore colto e l’altro donato
l’inesprimibile nulla
Poi ti guarderei, Dio quanto pagherei per accarezzarti di nuovo con le mie pupille. Piano, dolcemente. Godendo di ogni angolo di te. Dello spazio tra l’indice e il medio che si allarga dopo aver preso un tiro dalla sigaretta. Delle spalle che ho accarezzato spesso e le quali, adesso, immagino come il posto perfetto in cui trovarmi. Con lo sguardo indugerei sulle tue dita morbide che disegnano il contorno del bicchiere di caffè appena bevuto. Rigorosamente in ghiaccio e con latte di mandorla.
Mi guarderesti negli occhi anche tu, da dietro le lenti scure dei tuoi occhiali da sole, e osservandomi soffieresti via il fumo della sigaretta. Un colpetto e la cenere cadrebbe per terra tra di noi. Il mio sguardo di rimprovero e il tuo sorriso colpevole e imbarazzato.
Poi io spererei in un bacio, e forse tu leggendomi lo sguardo capiresti e assaggeresti le mie labbra.
-error404ambranotfound
Sono tuoi gli sguardi di cui parlo.
Quelli fugaci e intermittenti così come quelli che indugiano su di me, indagatori. Quelli che mi scavano dentro, quando siamo veramente agganciati con gli occhi negli occhi, e io non guardo più solo il verde dell’iride, ma mi aggrappo al nero della pupilla: è quella la parte dell’occhio che vede. E io quando ti guardo così, vorrei che mi vedessi per come sono io. Vorrei che vedessi nel mio sguardo la rabbia e l’amore. Le domande che non ho mai azzardato porre e i dubbi che mi assalgono. Vorrei che trovassi qualcosa da amare, lì infondo, io in te l’ho trovato. Sono stata stupida, ostinata, talvolta troppo testarda; sono stata lenta, ho avuto i miei tempi, ma alla fine ho capito, ho cercato e ho trovato ed è stata la ricerca più interessante che io abbia mai fatto.
-error404ambranotfound