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@cartainchiostroeacqua
Cara Dottoressa, in questo mondo terrificante tutto ciò che abbiamo sono le connessioni che stabiliamo con gli altri. Capisci perché è così importante?
Le cose non vanno affatto come le avevo immaginate. Che ce po sta, non è che debba sempre andare tutto come lo immagini, insomma, il bello sta pure nell’inaspettato. Ma non così. Più se va avanti più sto male, riesco chiaramente a sentire pezzi che me se staccano e cascano facendo tonfi assurdi che rimangono inascoltati, manco l’eco come testimone. Più andiamo avanti più me sento che non valgo niente, più me pare che guardi ovunque meno che nella mia direzione. Se stamo da soli stamo bene, pe forza, stamo a letto, scopamo, ce stamo solo io e te, è facile sta bene quando se chiude tutto fuori e se seleziona quello che se vole vedè. Non riesco manco più a parlatte senza sta male, me urta vedemme sorride, me urta il suono della voce mia. Più sto con te più odio me stessa, e sta cosa non me pare esattamente sana.
Voglio conoscere gli abitanti della notte, camminare illuminata da lampioni e insegne, io che la notte l’ho sempre vissuta da dietro le finestre di una casa.
Mi piacerebbe avere lo stesso umore per più di mezz’ora. Mi piacerebbe mettermi una cosa in testa e riuscire a tenerla alta senza che la prossima ondata emotiva la spazzi via portando con se persino il ricordo. Cammino col mio ego in braccio e mi sento goffa, impacciata. Sta lì, tutto quel che sono. Il mio bagaglio, la mia vita, quel che credo di sapere di me stessa, chi credo di essere, lo porto in braccio e mi pesa, mi fa sentire in difetto, non so dove metterlo, non ho mai le mani libere. Vado a tentativi, cerco di capire come comportarmi e fallisco puntualmente. Guardo gli altri, guardo le persone che conosco, guardo le persone che amo cercando il trucco e allora un po’ mi piego, cerco un po’ di imparare, ma non funziona mai lo stesso. La verità è che io non so più chi sono, se mai l’ho saputo, e questa cosa mi fa venire da piangere. Ho un ricordo sbiadito di chi credevo di essere anni fa, mi piaceva o è la nostalgia a renderlo familiare? Sono stanca, vorrei davvero solo chiudere gli occhi e spegnermi. Cerco risposte da ogni persona che incontro sul mio cammino, che la conosca da una vita o da dieci secondi non mi interessa. Non so da dove devo cominciare, non so se voglio cominciare, è tutto così privo di senso, di scopo. La vita mi pesa. Mi pesa la sua delicatezza, il suo essere per sua stessa definizione temporanea, mi pesa la vulnerabillità dei nostri corpi, il nostro avere una scadenza. Mi pesano i bisogni umani. Dormire, mangiare, bere, andare in bagno. Odio il nostro essere così imperfetti, odio la prospettiva dei nostri corpi maciullati da un treno, un pazzo o una macchina. Odio la prospettiva delle malattie che ti consumano da dentro fino ad ucciderti. Odio, rabbia, come sempre, in realtà, mi rende tutto molto triste. Perché? Perché dobbiamo venire al mondo? Perché dobbiamo fare questa esperienza che non ci porterà a nulla se non alla morte e mentre la facciamo cercare continuamente di fare cose che ci portino a qualcosa? Perchè? Dove sta il senso?
Mi hanno detto che sono sbagliata. Non l’hanno fatto con cattiveria, ma me lo hanno detto, più e più volte. Mi hanno detto che sono troppo emotiva. Mi hanno detto che devo imparare a farmi scivolare le cose addosso. Mi hanno detto che devo smetterla di prendermela se qualcuno ha comportamenti che non rientrano nei miei standard. Mi hanno detto che il mondo gira così e che dovrei girare insieme a lui. Sono tutti ottimi consigli, immagino, ma significano tutti che sono sbagliata. Mi dicono spesso, o meglio, tutte le volte che dichiaro apertamente di stare male per il mio modo di essere, che dovrei essere fiera di me stessa. Dicono che sono una ragazza forte, dicono che ho superato un sacco di avversità da cui forse loro non sarebbero usciti come ne sono uscita io, dicono che sono una persona incredibilmente intelligente e dotata. Poi mi dicono di cambiare, inesorabilmente, tutti alla fine mi dicono che sono io il problema. Anche chi mi vuol bene, bene davvero, alla fine me lo dice. Dove sarebbe il senso? Sono persa, sono persa da quando sono nata. Sono stata catapultata su questa terra e non ho mai avuto idea di dove andare. Come tutti, lo so, lo so. Non c’è nulla che mi differenzi dal resto delle persone che vivono su questo pianeta. Siamo tutti in balia delle onde, c’è chi si lascia andare, chi nuota controcorrente, chi cerca di piantarsi in un punto e di tenere tutto sotto controllo, ma siamo tutti in balia di questo oceano, e non possiamo fare nulla per cambiarlo. Certe volte vedo delle persone che sembrano aver preso in mano la propria vita. C’è chi ha una piccola zattera, c’è chi ha grandi navi, e le invidio, le invidio davvero, mentre ingoio acqua salata che mi brucia la gola. In fondo però so che è un’illusione, l’oceano potrebbe rivoltare le loro grandi o piccole imbarcazioni con la stessa facilità con cui fa rotolare le conchiglie a riva, e a quel punto nessuno avrebbe più il controllo di nulla. Allora perché invidiarle? Quell’illusione di controllo non è altro che un’illusione, allora perché? Sono solo scuse. No, non è una scusa che la vita è fuori dal nostro controllo, che sciocchezza, ma sono comunque scuse. Le scuse di una persona che non ha mai concluso niente nella sua vita, le scuse di una persona che non è mai riuscita a controllare niente della sua vita. Le scuse di un’incapace. La verità è che se anche io potessi avere il controllo della mia vita non realizzerei un cazzo lo stesso. Non chiedetemi il perché, quello ancora non l’ho capito, ma hei, se tutti riescono a concludere qualche cazzo tranne me una ragione dovrà pur esserci, e dovrà per forza di cose essere nella mia persona. Sono arrivata al porto, signori miei. Sono arrivata al mio ultimo porto e ci sono arrivata da tanti anni. Sono nata finita, la mia esistenza è un errore fine a se stesso, non sono stata generata per dare, concludere, creare o realizzare nulla. Non sono che un grande, enorme recipiente in cui buttare merda. No, non sono felice, mi dispiace ma non sono felice, mi dispiace ma non sono grata alla vita anche se vorrei tanto esserlo. Mi dispiace, ma lo dimentico. Dimentico la meraviglia di poter vedere, la meraviglia di poter toccare, di poter sentire, annusare, vivere. Mi dispiace, sono un’ingrata, e forse è per questo che dimentico queste meraviglie. Non le merito perché non riesco più ad apprezzarle. Io sono quel genere di persona che non auguro mai a nessuno di essere. Sono condizionata da ciò che è stata la mia vita, mi piango continuamente addosso chiedendomi perché, perché a me, e non alzo mai il culo per cambiare le cose. Questa sono io. Sono già morta. Ho talmente tanto il terrore di fallire, il terrore di vedere che gli altri sanno che ho provato e fallito che nemmeno provo. Il terrore di fallire un’altra volta e guardarmi allo specchio e dirmi ancora una volta Complimenti, complimenti parassita di merda, non hai concluso un cazzo per l’ennesima volta. Certe volte ci provo ad essere più positiva di così, non so nemmeno io come ne perché ma ci provo, e sapete cosa? Non cambia un cazzo. Simone mi dice sempre di smetterla di piangermi addosso, di alzare il culo e di farle le cose invece di stare ferma ad aspettare che qualcosa cambi da sé. Eppure la merda arriva sempre da sé, sempre, puoi stare immobile quanto ti pare, la merda arriva sempre. Sai cosa Simone? L’ho fatto, l’ho fatto centinaia di volte, ho alzato il culo e ci ho provato. Timidamente, silenziosamente, ma l’ho fatto. Sai un’altra cosa? Non ho concluso un cazzo. Sono così maledettamente stanca di essere chi sono. Sono così maledettamente stanca di vivere una vita che cazzo, è chiaro come il sole che non mi ha mai voluta. Sono viva solo perché ho paura della morte. Non l’ho mai detto a nessuno ma è questa la verità, ho paura della morte, paura da morire, perché da qualche parte nella mia testa forse ho davvero la speranza che se aspetto un altro po’ di tempo su questo pianeta qualcosa possa cambiare, la vita possa prendermi in simpatia. Sono 14 anni che mi ripeto che se aspetto un altro po’ qualcosa cambierà, se aspetto un altro po’ non tutti i miei tentativi saranno buchi nell’acqua. Sono 14 anni che di nascosto prego che la vita sia un po’ più clemente con me. Io in realtà non credo di essere obiettiva. Non credo di esserlo più da tanto tempo. Sono confusa, sono sempre confusa, non ci capisco niente e questo mi fa anche un po’ ridere. Non so nemmeno quello che penso in realtà. Ne quello che sono, o chi sono. Non ci capisco più niente, vorrei solo spegnermi, mettere un punto a tutto questo una volta per tutte. Vorrei avere un cazzo di umore, vorrei avere delle reazioni normali. Quali sono le reazioni normali? Qualcuno lo sa? Qualcuno può spiegarmelo per favore? Qualcuno può aiutarmi per favore? Questo oceano in cui tutti galleggiamo come una massa di stronzi mi inghiotte e mi sputa, mi inghiotte e mi sputa, come una cosa indigesta e disgustosa. Grazie tante, ho sempre saputo di fare schifo anche alla vita. Pietà. Nei miei deliri l’ho chiesta una marea di volte. Pietà. Vi prego, vi supplico, abbiate pietà di me. Perché? Perché questa richiesta rimane sempre lì a ripetersi? Pietà… in che senso? Mi sento come una bestia in agonia che urla pietà, vi prego, datemi il colpo di grazia. Ma sono io questa? Chi sono io? Chi è che mi piacerebbe essere? Come fate voi a capire chi siete e chi invece fingete di essere? Qual è la maschera? Qual è la mia faccia? Amo la vita o la odio? Amo la gente o la odio? Sono positiva o negativa? Mi piace pensare che sono una ragazza positiva, radiosa, che anche nel momento più cupo riesce sempre a trovare la luce, ma sono davvero io questa? O sono piuttosto quella persona gonfia d’invidia, rancore e odio per tutto ciò che vive di quella vita che non credo di essere in diritto di vivere? Sono stanca, sono esausta, voglio spegnere tutto. A cosa serve vivere? Tanto alla fine tocca morire, in ogni cazzo di caso tocca morire, allora perché siamo qui? Perché dovrei continuare a sforzarmi di rimanere qui? Non c’è nessuna risposta nobile. Perché ti caghi sotto della morte, tutto qui. Mi sento in colpa, mi faccio schifo, vorrei strapparmi la pelle per soffrire nel corpo quello che soffro dentro e per punirmi. Ho la vita cazzo, ho la vita, sono viva, c’è gente che pagherebbe tutto il denaro che esiste nel mondo per poter vivere e io sto qui a piangere senza fare un cazzo.
Ho bisogno di voi, di tutti voi, mi servono i vostri occhi, mi servono i vostri pareri. Voi mi guardate, voi mi vivete, voi sapete se sbaglio, se valgo la pena, se sono una bella persona, se sono buona, se ne vale la pena di volermi bene, di volermi qui con voi. Divento morbosa, divento saccente, divento aggressiva, divento asfissiante. Non mi basto, non mi conosco, non mi vedo. Qualcuno mi aiuti, per favore. Ditemi chi sono, ditemi chi siete, fatevi aiutare, datemi uno scopo, fatemi fare qualcosa che giustifichi la mia presenza. Ho paura, ho così tanta paura.
Vorrei qualcosa per riprendermi quando non riesco a contenere il dolore. Qualcosa, qualsiasi cosa. Una parola magica, un rituale di qualche tipo da fare per calmarmi, ma non ho niente.
Affondo, mi sento affogare e soffro, ma non muoio mai.
Sono persa, completamente persa, non so nemmeno da che parte girarmi. Non so come si vive, non so come si muore, non so nemmeno come si rimane a galla dignitosamente, ma anche sticazzi della dignità, come si sta a galla e basta.
Ma allora perché non cambio? Non riesco a capirmi, non riesco più a capirmi. Sono confusa, persa, smarrita, uso il parere degli altri per analizzare e giudicare me stessa ma poi non seguo i loro consigli come se avessi una qualche individualità da mantenere.
Ce l’ho? Me ne sono sempre vantata, ma mi appartiene davvero? Forse non mi arrendo al cambiamento perché quelle sono veramente delle parti di me? O forse le ho inventate, forse non mi appartengono e proprio per questo mi batto per non lasciarle andare?
Cosa significa essere una buona persona? Io lo sono? Mi dispiace perché so che alcuni mi vogliono bene, so che c’è chi mi ama, mi dispiace sopratutto per queste persone. Mi dispiace stare così, mi dispiace essere così, mi dispiace tanto. Non c’è soluzione di continuità nei miei pensieri. La mia testa brulica di informazioni e io le pesco come capita. Questo mondo non è come lo vorrei, ma in fin dei conti non è un problema così grande, il problema è un altro. Come fate voi a non essere confusi? Come fate voi a capire? Chi tra voi rinuncia, invece, come fa ad avere pace? Ho sempre pensato e così m’è stato insegnato che se qualcosa non mi piace allora devo cambiarlo. Mi hanno detto e ho sempre pensato che se il mondo non mi piace allora avrei dovuto fare del mio meglio per rendere quanto meno il mondo immediatamente intorno a me come lo vorrei e come lo ritengo giusto. Che cosa presuntuosa, ora che la leggo scritta nero su bianco. Ci farciscono la testa con tanti buoni propositi e poi ci guidano coi più beceri e umani degli esempi. Parlano di individualità e poi ci spingono all’omologazione. Parlano di bontà e poi inneggiano alla morte. Parlano di tolleranza e poi auspicano la violenza. Non mi piace come gira il mondo, mi fa male come gira il mondo, non voglio girare insieme a lui. Forse è questo il problema? Forse dovrei cambiare. Mi fa male e mi fa vergognare la sola idea di farlo. Ma posso farlo? Mi viene da vomitare, mi sento frustrata e mi fa male tutto il corpo. Non ne posso più, voglio fermarmi. Sono stanca e non immaginate nemmeno quanto. Di questo sono sicura, voi non potete capire. Ogni volta che mi giudicate, ogni volta che mi rimproverate, state chiaramente sbagliando. Non sbagliate a riprendermi, sbagliate i motivi. Non vedete i motivi. Se solo sapeste cosa c’è dentro la mia testa, se solo sapeste come mi sento. Il corpo pesante, il cuore, lo stomaco, la pancia pesanti. Gli arti intorpiditi, la mente confusa e lucida insieme. L’incessante scorrere dei miei pensieri, delle domande, del dolore, dell’odio, della rabbia, della disperazione, dell’angoscia. La stanchezza che ti inchioda, che ti schiaccia e ti impedisce di fare qualsiasi cosa. Ci sono momenti in cui anche girare gli occhi è uno sforzo immane. Alzarmi dal letto è uno sforzo immane, come lo è anche andarci. Una volta che riesci a metterti in moto, una volta che riesci ad orientarti almeno in casa, hai paura a stenderti di nuovo, hai paura di cedere di nuovo perché sai che succederà, sai che non appena ti sarai addormentata al tuo risveglio dovrai ricominciare tutto da capo. Tutto. Non puoi in alcun modo anticiparti il lavoro, non puoi in alcun modo evitarlo, e questo mi distrugge. So che devo cambiare, so che devo muovermi, dare una smossa alla mia vita ma non ci riesco, non ci riesco in alcun modo e ogni volta che me lo fate notare mi vergogno da morire, vorrei sparire dall’esistenza e dalla memoria. La mia vita è una gabbia, non posso scappare in alcun modo e sono io la carceriera di me stessa. Non c’è un nemico da sconfiggere, non c’è qualcuno da picchiare, da uccidere per ottenere la libertà se non io stessa, e tutto questo mi convince giorno dopo giorno che sarò libera solo quando sarò morta. Mi vergogno tanto per stare così, per essere così, mi sento in colpa ma tutto questo non basta a cambiarmi. Vorrei che qualcuno mi aprisse la testa e mi riparasse. Sono rotta, sono difettosa, c’è qualcosa che non va dentro di me e io da sola non riesco a porre rimedio. Non ce la faccio più, non ce la faccio più, non ce la faccio più da tanti anni e vado avanti nemmeno io riesco a capire perché o da dove prendo la forza. Sono stanca di essere spaventata da tutto, sono stanca di avere paura, sono stanca di essere sbagliata e inutile. Come si fa a vivere? Come si fa? Perché sono così? Perché? Qualcuno può rispondermi? Almeno ad avere un motivo, almeno ad avere un senso, uno scopo. L’avevo trovato ma era quello sbagliato, era quello malsano, era quello cattivo e ingiusto, ma almeno era uno scopo, almeno aveva un senso. Per favore svegliatemi, tiratemi fuori di qui, sono seppellita sotto me stessa e non riesco ad uscire. La mia vita è un incubo che ricomincia ogni volta che riapro gli occhi, e ogni volta è peggio. Mette in ombra tutto ciò che di bello ho, distrugge e consuma tutto ciò che di bello ho e continua a divorare la mia vita senza permettermi di farla finita. Non c’è via d’uscita, non c’è, è tutto buio e orribile. Impazzirò, se continuo così perderò completamente il controllo. Farmi del male mi aiutava, mi calmava, come se dai tagli insieme al sangue uscisse anche il dolore, ma non posso più farlo. Non è giusto che lo faccia, e tutti sarebbero tristi e delusi se lo facessi, ma che altra scelta ho? Sono piena, non ce la faccio più, continuo a implodere ma non so nemmeno più quanto ne rimane di me. Sono disperata e più sto così più provo odio e disgusto verso me stessa, è un fottuto circolo vizioso e non ne uscirò mai, mai.
Non riesco a capire. Ho paura. Non riesco a capire cosa stia succedendo. Ho davvero paura. Ho davvero paura di te, mio uomo senza volto. Ho paura della tua noncuranza, ho paura delle implicazioni delle tue parole, ho paura delle tue attenzioni, ho paura dei tuoi silenzi, ho paura delle tue promesse. Posso fidarmi? Ma io non voglio. Il mio cuore continua a fluttuare, ma ora è stranamente stabile. La paura l’ha stabilizzato, il terrore l’ha pietrificato. Non azzardo un capriccio o una richiesta, niente di niente, il solo pensiero di farti arrabbiare mi fa venire da piangere. Sarai in grado di gestire la cosa? Anche se ti ho detto di sì sai perfettamente che non è vero, sai perfettamente che non sono in grado di gestire questa cosa. Non ti preoccupi neanche un po’ per me? Non hai nemmeno un po’ di cura per i miei sentimenti? Hai capito cosa provo? I miei sentimenti sono palesi, o mi guardi così poco da non essertene accorto? Magari non la credi una cosa seria. Il tuo comportamento è così contraddittorio! Sei venuto da me quando sono stata male, hai sciolto il tuo silenzio per ascoltare la mia stupidità. Non hai avuto parole gentili. Da quant’è che non hai parole gentili per me? Da quant’è che non lodi nulla di me che non sia il mio corpo? Da quant’è che trattengo queste lacrime? Sono sola, sono incredibilmente sola, una solitudine costruita da noi due. C’è ancora un noi, dopotutto... ma che noi terribile! “Con questo ti sei assicurata la mia presenza al tuo fianco vita natural durante, sempre che non succeda qualcosa.” Sei tornato accanto a me quando mi hai vista in difficoltà, questo mi dovrebbe far pensare che tieni a me... eppure mi stai facendo questo nonostante tu sappia quanto io ti ami. Io piangevo, tu eri perfettamente controllato. Voglio urlare, voglio urlare, voglio urlare, voglio urlare, voglio urlare. Fino a sputare sangue, fino a strapparmi le corde vocali, fino a soffrire così tanto da non poter più nemmeno sussurrare. Cosa vuoi da me? Perché prima mi chiedi di stare al tuo fianco e poi mi eviti? Davvero ti interessa il mio corpo? Non riesco a crederci. Non sei il tipo, e inoltre, bello come sei potresti avere ragazze milioni di volte più belle di me, di qualsivoglia estrazione, tipo e carattere. Perché me? Cosa vuoi da me? Cosa vuoi da me?! Cosa nascondi dentro di te? Sono così impaurita e terrorizzata... se dovessi arrabbiarti e decidessi di lasciarmi... io non so cosa farei! Sei così testardo e deciso che probabilmente non riuscirei in alcun modo a farti cambiare idea, non voglio che accada. Quindi non posso fare domande, non posso capire. Diresti che io penso troppo e che dovrei smetterla. Probabilmente pensi anche che io parli troppo. Sicuramente parlo più di te. Cosa sto facendo? Questo scambio non è equo, il tuo corpo non potrà mai valere quanto il mio cuore... anche se per me ogni più piccola parte del tuo essere vale più di qualsiasi altra cosa. Pur di averti mi abbasso, mi abbasso, mi abbasso... così tanto che prima o poi finirò col farti schifo. Dignità, orgoglio, amor proprio, rispetto per se stessi... sono tuoi. Prendili e fanne ciò che vuoi, io non me ne faccio più niente. Non sono nella condizione di pretendere alcun che, sbagliata e in difetto fino alla fine. Cosa ne sarà di me? Cosa ne sarà di noi? Probabilmente lo scopriremo andando avanti per questa strada che insieme abbiamo deciso di percorrere.
Anche oggi ho osservato quella porta. Anche oggi ti ho aspettato invano, come ogni volta che vado in quel posto. In realtà non ho grandi desideri, non ho alcun desiderio, non so più cosa provo e cosa penso. Me ne sto qui, ovunque, ti aspetto, ovunque. Vorrei solo vederti. Bugia. Per ora vorrei solo vederti, ma tu sei come la vita... sei come la mia vita. Rimango immobile ad osservarla, piango silenziosamente chiedendomi perché non esiste un posto per me in mezzo a tutti quei colori, poi i colori mi toccano, io torno a brillare, e una volta avuta una parte di questa vita ne voglio di più, sempre di più, non mi bastano le conoscenze, voglio le amicizie, non mi basta partecipare a feste e ad eventi, voglio organizzarli, non mi basta mai, non sono mai sazia. Con te è lo stesso, ora voglio solo vederti, magari salutarti, poi vorrò toccarti, e ancora vorrò parlarti, e ancora dopo vorrò stringerti, e vorrò tutte le tue attenzioni, e vorrò essere speciale per te, vorrò essere importante, vorrò illuminare ogni notte troppo scura e stemperare ogni giorno troppo rigido. Vorrò averti per me, vorrò baciarti, vorrò possederti fino all’ultima fibra del tuo essere. Sento qualcosa che somiglia a decisione, qualcosa che somiglia a volontà. Stasi, questa è la mia volontà. Ora è meno peggio di quanto potrebbe essere domani. Ora sei lì, in quella casa, a quel computer, in quella vita dove non hai spazio per me, sei lì. Io sono qui, nulla cambia, nulla muta, siamo entrambi qui. Ti aspetto, ti aspetto ogni momento. Non piango, non riesco più a piangere, sento un dolore lancinante ma stringo i denti e vado avanti. Cado e mi ferisco ma mi rimetto in piedi. Questa è la ragazza che ti piace, questo è il futuro che amavi vedere per me. Lo realizzerò, lo sto realizzando. Costruisco, mi muovo, prendo accordi, conosco persone, creo, continuo a creare. Creo gioia, creo dolore, creo amicizie e creo rivalità, creo odio e credo amore, stringo rapporti e ne sciolgo altri, non mi fermo mai. Questo tu ancora non lo sai, ma un giorno, quando tornerai a parlarmi, allora avrò un milione di sogni realizzati e da realizzare da raccontarti. Avrò esperienze ed emozioni da condividere, avrò delusioni e incazzature da donarti, avrò milioni di sorrisi, sospiri e lacrime da sacrificarti. Ti darò tutto, brillerò con tutta la mia forza, luciderò la mia corazza e ancor più sotto quel cuore vivo che batte e urla per te, sarò il più lucente tra i diamanti, ti abbaglierò, sarai fiero di me e tornerai a vedere la luce a cui ti eri avvicinato anni fa. Vedrai, ti stupirò con la mia incrollabile forza di volontà. Sono stremata, sfinita, esausta ed esaurita ma la strada è ancora troppo lunga, lunghissima. Ho anni ed anni davanti a me e dovrò prendere il controllo di ognuno, dovrò fronteggiare i miei demoni, sconfiggerli quando mi sbarreranno la strada, trasportarli quando cercheranno di affossarmi, io non perderò. Non c’è trauma che possa fermarmi adesso, non c’è fatica che io non possa superare, anche se dentro rimango distrutta più di quando mi hai conosciuta. Tornerai mai da me? Mi chiamerai di nuovo in quel modo? Mi guarderai di nuovo in quel modo? Potrò rimediare ai miei errori? Potrai mai perdonarmi? Certe volte penso di poter ricostruire quel che ho distrutto, certe volte credo di poterti sistemare, di poterti ridare quel che ho distrutto, quel che c’era prima di me. Conoscermi è stata una disgrazia. Quante volte avrai maledetto me e il giorno in cui ci siamo conosciuti? Forse mi sto dando troppa importanza, forse ti ho distrutto al punto che non mi dedichi più nemmeno un pensiero. Fluttuo, io, il mio cuore, le mie emozioni. Sono felice, sono triste, sono speranzosa, sono sconfitta. Rimane solo quell’incrollabile volontà di fondo, rimane solo quel cuore saldo. Ma saldo in cosa? Cosa sto custodendo? Cosa sta succedendo dentro di me? Continuo a non capire. Vorrei piangere e non ci riesco. Domenica ero felice, ero assurdamente felice, l’evento che avevo organizzato tanto duramente coi ragazzi dell’associazione era andato sin troppo bene, una partecipante mi aveva ringraziata, abbracciata forte, fatto un milione di complimenti. Ero davvero felice, stanca e felice, completamente esausta mi sono messa sotto la doccia. Volevo dirtelo! Volevo raccontarti tutto, volevo dirti cosa avevamo fatto, come, perché, secondo quale pensiero... a quel punto mi hai colpita. Ho sentito una stretta allo stomaco e sono crollata, stesa nella vasca mi sono coperta il viso, credevo davvero che avrei pianto da un momento all’altro. Niente. Nessuna lacrima è uscita dai miei occhi, quel dolore era sordo e costante. Mancano un paio di mesi... mi cercherai prima? Ci sentiremo prima? Ne dubito sinceramente. Stai solo prendendo tempo, altro tempo, sempre più tempo, sino alla chiusura. Cosa vuoi che faccia? Dimmelo chiaramente una volta per tutte. Dici che ti piace la mia compagnia, e poi continui a sparire. Dici che tornerai, poi non torni mai. Dici a più tardi, e poi sparisci sin quando non ti ricontatto io. Non mi azzardo a venirti a trovare. Potrei farlo in qualsiasi momento, non siamo nemmeno distanti, ma... direi che non voglio essere invadente, direi che voglio rispettare i tuoi tempi... la realtà è che sono terrorizzata. Se ti avessi di fronte, se ricevessi uno sguardo freddo e un saluto cortese, se avessi la conferma che davvero dentro di te tutto è morto, se non vedessi un’emozione, se non mi stringessi forte come per fondermi a te io non... non potrei... Il sole sta sorgendo, come due anni fa, ma non ho passato la notte a parlare con te. Ricordo che in quel periodo l’ansia mi divorava, ricordo la gastrite nervosa mordere come non mi è mai più successo. Dormivo male, ero costantemente in dormiveglia, aspettavo un messaggio, anche piccolo. Sognavo che mi scrivevi, sognavo che tornavi da lavoro o che tornavi dalla casa di quella ragazzina. Certe volte mi svegliavo e restavo immobile ad osservare lo schermo. Perché pesa così tanto? Il mio cuore è pesante, incredibilmente pesante. Dicevano che l’amore rende il cuore leggero, ma forse ho peccato troppo per un lusso del genere. Non parlo mai di te, mai. Non racconto a nessuno chi sei, cosa fai, dove sei, cosa ti piace, quanto sono luminosi i tuoi occhi o quanto gentili siano le tue mani. Queste palpebre pesanti, il tuo nome nella testa, l’attesa di un tuo messaggio. Quanta nostalgia. Mi piacerebbe, certe volte, chiudere gli occhi e rivivere quei momenti per sempre, in loop, dal giorno in cui decidesti che sarei stata tua a qualsiasi costo, al giorno prima della nostra separazione. Rivivere il nostro appuntamento, rivivere quelle poche ore rubate al mondo, passate in una libreria in stazione. Potrei stare con te per sempre, non mi interessa se sarebbero sempre le stesse cose, gli stessi posti, gli stessi discorsi. Mi andrebbe bene, perché saresti sempre tu. Davanti a me, lontani dal mondo, lontani dalla giustizia, lontani dalla vita che continuava a scorrere a pochi metri da noi. Ma in fin dei conti mi sta bene anche così, va bene anche così. Le nostre vite si sono separate, ho cercato di riunirle ma tu hai fatto davvero tanta resistenza. Probabilmente dovrei lasciarti andare. Non ci riesco, non riesco a lasciarti andare, non riesco a dimenticarmi di te. In realtà davvero a me basta anche solo starti accanto, a me basta anche solo sentirti ogni tanto, sapere cosa fai, dove, con chi, che ne è della tua vita e se stai bene o no. Posso vivere così, posso riuscirci, posso mordermi la lingua e stritolarmi il cuore. Davvero, se questo dovesse servire a riaverti qui io potrei farlo. Sono invincibile per te, niente può fermarmi o sconfiggermi se è per te. Ti prego, torna qui, ti prego... farò la brava, starò al mio posto, non dirò nulla di scomodo, non parlerò mai più del nostro passato. Torna da me, ti supplico... farò davvero la brava, farò qualsiasi cosa, qualsiasi...
Non ho alcun diritto di lamentarmi, tu mi stavi dando tutto, forse troppo, tutto insieme. Mi avevi chiesto di lavorare con te, mi avevi proposto di vivere con te, mi avevi chiesto di dedicarti la mia vita, mi avevi detto che se volevo potevi essere il mio amore. Ci ho creduto sai, ci ho creduto davvero. Spesso in quel periodo chiudevo gli occhi e potevo sentire il vento sulla pelle e il rumore delle onde. Immaginavo la nostra vita insieme, immaginavo un soffice gatto che ci dormiva sulle gambe, immaginavo gli sguardi d’intesa tra un tavolo e l’altro del locale. Avevo programmato tutto, tante piccole situazioni, e ogni cosa diventava magica se immaginavo di farla con te... ma non te l’ho mai detto. Mi sono innamorata di te... ma non te l’ho mai detto. Non so cosa darei per poter sentire le tue mani ancora una volta, cosa darei per sentirti sussurrare nel mio orecchio ancora una volta, darei la vita per poterti stringere ancora una volta. Quando abbiamo riparlato... tu hai detto che ti piacevo, non hai detto che mi amavi. Bè... non mi hai mai detto “Ti amo”. Sapevamo bene di non poterlo fare, e poi io... mi ero rimangiata tutto, ti dissi che eri solo un ripiego... Mi sento incredibilmente strana, come stordita. Sono lucida, non piango ogni dieci minuti ne tanto meno parlo continuamente di te... ma il mondo è strano. Ieri ero alla stazione, aspettavo mi dicessero dove andare, così mi sono messa fuori, davanti i taxi, a fumare una sigaretta. In un attimo, nonostante la giornata calda ed umida, tutto è diventato buio e pieno di luci, e quell’enorme albero di Natale era nuovamente lì. Ricordo come ridevamo delle lettere appese, degli errori grammaticali e della disperazione degli studenti, della loro voglia di studiare. Su un altro albero, in un’altra stazione, c’era anche la mia lettera per te. Ti prego Babbo Natale, fai in modo che sia felice, e che lo sia con me. Babbo Natale mi ha tradito, come io ho tradito te. Ci ho rivisti davanti quell’albero immaginario, io ridevo nervosamente a causa dell’imbarazzo, tu facevi lo splendido e mi sfioravi i fianchi. Ho il tuo regalo di Natale sempre accanto a me quando sono a casa. Il primo periodo in cui me lo regalasti lo tenevo sotto al cuscino, e lo abbracciavo mentre mi addormentavo. Dopo la nostra rottura lo spostai sulla libreria, nel ripiano più basso giusto accanto al letto, così da averlo a portata di mano in caso di bisogno. Sapevo che non l’avrei toccato così spesso, lo sapevo benissimo, ma averlo vicino mi rincuorava. Adesso l’ho rimesso sotto al cuscino da un bel po’ di tempo, e proprio in questo momento lo sto rileggendo. Mi hanno dato una parte da coprotagonista in un film, devo interpretare la manifestazione della malattia mentale di un serial killer e ho carta bianca sul personaggio. Volevo ispirarlo a lei, magari un giorno vedrai quel film... chissà se riuscirai a capire che è per te. Sì, so perfettamente che un fisico come il suo me lo sogno, ma facciamo finta di niente. Ahahahahahaha. Da quando ho scoperto che abbiamo nuove conoscenze in comune, ogni volta che le frequento tengo d’occhio la porta del bar, e il mio cuore si congela ogni volta che qualcuno suona quel campanello. Prego sempre sia tu, passato per una birra con gli amici. Non ti chiedo di toccarmi, non ti chiedo di baciarmi, non ti chiedo di parlarmi, vorrei solo vederti. Vorrei solo perdermi nei tuoi occhi come non ho mai avuto il coraggio di fare, vorrei solo guardarti apertamente in faccia col cuore traboccante d’amore come ho sempre evitato di fare, vorrei solo guardarti così intensamente da comunicarti tutto, ogni cosa, perché so che lo capiresti. So che guardandomi negli occhi tu capiresti ogni cosa, so che è sempre stato così, so che per quanto tu possa restare un enigma per me io per te rimarrò sempre facilmente decifrabile, per questo ho sempre evitato il tuo sguardo, per questo ho sempre abbassato la testa, per questo ho sempre chiuso gli occhi. Non piango quasi più per te, piuttosto rimango imbambolata, fisso il vuoto, la strada, i passanti, i colori e vedo te. Rivedo i tuoi occhi castani, rivedo i tuoi morbidi capelli scuri, rivedo le tue grandi mani, la tua vita stretta e quel cappottino leggermente avvitato. Rivedo quella sciarpa sottile e quei guanti delicati. Rivedo le tue dita lunghe e la tua frangetta a cuoricino, sento il tuo odore e fisso il tuo profumo nei negozi, per poi andar via a mani vuote, per non cedere. Se lo comprassi sarei in grado di berlo. Ogni tanto guardo le tue foto e mi maledico, ogni tanto mi concentro e cerco di ricordare il suono della tua voce, ammetto che è un po’ difficile. Ho cercato di farti cadere in trappola ogni tanto, ti ho chiesto di stare su skype, ti ho chiesto di giocare insieme, ti ho chiesto... di non abbandonarmi. Troppo tardi, davvero troppo tardi... Sai che ho degli orecchini a forma di volpe? Ahahahahaha. In fondo però va bene così, va bene anche così, se questo è il prezzo da pagare per averti avuto con me anche per un piccolo tempo, allora va bene così, non sono alla tua altezza, non sono degna di te, non posso fare altro che guardare la tua chat spegnersi e illuminarsi mentre parli con qualcuno che non sono io. Vuoi stare solo, io non sono ne tra le persone gradite ne tra le persone da frequentare per quieto vivere. Io sono... niente. Tu dicesti che di me ti piacevano i miei progetti per il futuro. Cosa dovrebbe significare? Una cosa del genere può avere tante, troppe implicazione per essere detta senza spiegazioni, Solo adesso lo capisco... quando me ne stavo a letto tutti i giorni non ti scrivevo, ho provato a rifarlo solo quando ho rimesso in moto la mia vita, e sono tornata a recriminare sulla tua assenza solo quando non avevo più nemmeno un attimo per fare una doccia... ho basato la mia vita sul desiderio di restituirti ciò che amavi... e tu non sai nemmeno che lo sto facendo, tu non sai niente perché non vuoi parlare ne con me ne con nessun altro. Amo quel che faccio, amo le persone con cui lo faccio, voglio continuare a farlo... ma la persona da cui più di tutti volevo un sorriso e una carezza chissà quando lo saprà, chissà se mai lo saprà! Tu andrai via per anni... sembra una sciocchezza, sei vissuto vicino a me per due anni e ti ho lasciato, ora che finalmente ho capito... tu stai andando via. Dirai che ti dimenticherò. Dirai che non è amore. Dirai che è troppo tardi. Dirai che ti dispiace. Dispiace anche a me, probabilmente non riuscirò mai a farmi perdonare da te. Sicuramente non riuscirò mai a farmi perdonare da me. Potrò essere felice e soddisfatta in tanti campi ma non sarò mai completa. Dunque è questo l’amore? L’amore è aspettare per anni una persona? L’amore è continuare a vivere tutti i giorni, convincersi che sia passato, pensare ad altre persone ed altri corpi, condividere la propria vita con un’altra persona... per poi tornare sempre da te come se avessi solo girato in tondo? Sei dunque tu l’amore per me? Se così fosse... l’amore è davvero bellissimo.
C’è stato un tempo in cui mi appartenevi, un tempo in cui eri il mio uomo senza volto e io ero la tua volpina. Per quanto io potessi scacciarti, per quanto ti rifiutassi, per quanto ti chiedessi di ragionare su quello che stavamo facendo tu eri sempre lì, rispondevi ad ogni mia obiezione, e insistevi, insistevi, dicevi di non volermi perdere. Io non avevo capito quanto tu mi amassi. Quando siamo stati scoperti e tu sembravi così distrutto per essere stato lasciato dalla tua ragazza, il mio cuore è scoppiato. Ho pianto e pianto per ore, credevo di essere qualcosa di più per te, e ho pensato, vedendoti così triste per lei, di essere in realtà solo un ripiego, solo l’ombra di quella stupida ragazzina viziata, ho pensato che tu non tenessi affatto a me. Sono passati più di due anni ormai da quel giorno, quella vigilia di natale è stata bellissima ed è il ricordo più prezioso che ho. Prezioso e unico. Unico perché ti ho lasciato, sono stata io a sparire, credevo che tu non mi amassi, rimanere col mio ragazzo era la cosa più semplice e in più ero così arrabbiata. Continuavi a ripetere di amarla, continuavi a dire di aver fatto un errore. Io, io ero quell’errore, io che ti amavo mio malgrado e ti amo ancora sono quell’errore, io che ho cercato di evitarti e di convincerti che stavamo facendo uno sbaglio ero l’errore. Sono due passati più di due anni dall’ultima volta che mi hai chiamata volpina. Due anni in cui non ti ho cercato, due anni in cui ho stretto i denti, ho scacciato il tuo pensiero, non ti ho cercato in nessun modo, non mi sono concessa nemmeno di leggere vecchie chat o di guardare fotografie. Spesso in questi casi si dice che se non lo vedi e non lo senti più poi te lo dimentichi, poi ti passa. Pare che non sia stato così per me. Ammetto di aver avuto periodi in cui il tuo pensiero non mi sfiorava nemmeno, ho provato passioni verso altre persone, ho creduto di essermi liberata di te nel mio non ricordarti, ma era solo un’illusione. La prima volta che vidi quel ragazzo mi si bloccò il fiato. Ti somiglia così tanto, ha qualcosa che mi fa pensare a te ogni volta. Scuotendo la testa mi sono detta che non c’era nulla di male nel trovare delle somiglianze, che non aveva niente a che vedere con quel noi che ho soffocato con le mie stesse mani. Bastò così poco a rompere quelle catene, bastò così poco ad evocare quel fantasma. Ultimamente invece, che scema, ho scambiato il tuo ricordo con un ragazzo appena conosciuto, ci ho persino litigato. Ti somiglia così tanto certe volte, il suo modo di muoversi, le cose che dice, ti somiglia così tanto che vorrei avere lui per poter avere una parte di te. Ormai è troppo tardi, lo so che è troppo tardi, ma voglio comunque dirtelo, lascia che ti risponda. Ti amo mio uomo senza volto, ti amo anch’io, anche se tu ormai non mi ami più.
I saw this post and couldn’t help myelf—
Bonus green ladybug:
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they aren’t as funny as this first bunch but whateves
11 Days until the US Premiere!
Art by Jishan-3g of Chow Mein Squad.
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Art by LuciaSatalina of Team Baguette
Adrien/Chat Noir + winking Miraculous Ladybug Birthday Gift #1 for: @ghostgirlninja1122
HAPPY BIRTHDAY, BAE!!!!
Cat noir+pokemon 블랙캣+포켓몬
Miraculous ladybug - Cat noir