Mi chiamo Ilaria e mi piace sorridere. E non chiedetemi perché, ma amo la città di Seattle. Sono pallida e adoro scattare fotografie, in qualsiasi momento. Considero scrivere una via di fuga e rido tanto, troppo forse. A volte mi sento sola, però amo la pallavolo. Non mi piaccio e non mi accontento mai, non chiedo che tutto sia rose e fiori, ma ci metto un attimo ad affezionarmi alle persone. Sono una fanatica di arte, musica e libri, ma rigorosamente cartacei, perché sentire l'odore della carta e il rumore delle pagine quando si sfogliano é troppo bello. Viaggiare è uno stato dell'essere secondo me, e io voglio vivere così, libera, la fotocamera al collo, lo zaino sulle spalle. Penso troppo, tutt'altro che impulsiva: perdo occasioni preoccupandomi per il futuro, quando si vive nel presente. Ho fatto tanti errori, ma se dovessi ricominciare, non cambierei niente, ho imparato molto. Sono per il pericolo, per il coraggio e per il pericolo, sì. Sono per i vuoti nello stomaco mentre sei sospeso in aria e per le urla a squarciagola quando poi cadi verso il basso. Forse sono nata nell'epoca sbagliata: Gorgia avrebbe detto qualcosa come: “Chi può sapere se il vivere non sia morire e il morire non sia vivere?”, e Gorgia avrebbe ragione anche se sono passati più di 2000 anni. Pensare é l'arma più potente e la lama più affilata del genere umano, i Greci l'avrebbero definita un φάρμαχον: un veleno, che però a seconda dei casi é anche l'antidoto. Il mio sogno è quello di... No, non so quale sia il mio sogno, ma lo scoprirò: per ora, voglio solo essere felice. Parlo veloce e sono insicura. Mi preoccupo troppo per gli altri, ma mai abbastanza per me stessa: perdono difficilmente, ma dimentico in un attimo. Sono alla ricerca di qualcuno che mi porti in giro ovunque, e ci rimanga con me. Piango spesso, ma non permetterei a nessuno di vedermi. La mia vittoria più grande, voi direte, aveva stranamente un cespuglio di capelli cioccolato, due grandi occhi marroni, e si chiamava Giorgio: era la cura ai cataclismi del mio mondo. Ora le ferite posso curarmele io. Amo la musicalità delle lingue, amo conoscere nuove culture. Mi piace imparare, mi piace mangiare: le due cose vanno a braccetto. Se mi abbracci, potrei amarti, ma se mi toccherai i capelli, ti amerò ancor di più. Eccomi, sono io. In fondo, non ho niente di speciale, e forse proprio per questo sono diversa dagli altri..
Vorrei essere più leggera. Non far caso a tutto quello che viene detto e a tutto quello che non viene detto. Non pesare ogni gesto, ogni sguardo, ogni parola. Vorrei svolazzare come una farfalla e invece mi trascino come una chiocciola. Metto tutto nel mio guscio, non lascio andare niente, trattengo anche il superfluo, l’inutile e poi mi lamento perché ho gli occhi stanchi.
Hume: The sun has risen in the east everyday in the past, but there is no way to know for sure that it will rise in the east tomorrow
Descartes: The sun might not be real, tomorrow might not be real. I am real. God is real. That's it.
Kant: You will probably perceive the sun as rising in the east tomorrow because that is what your preset knowledge tells you will happen, but "tomorrow" and "the east" are concepts that don't exist without human perception.
“Ci sono dei momenti in cui accade un fatto strano. Ti trovi distante dalla persona con cui vorresti stare, magari non la senti, non sai cosa fa, ma per questo non ti rassegni a vivere senza. Non avere qualcuno vicino non t'impedisce di averlo dentro e se ce l'hai davvero dentro non riuscirai a lasciarlo lontano.”
Quando si prova sofferenza, non si è felici. La tristezza e l'angoscia ci pervadono, e spesso non si vede via d'uscita. Non resta che aspettare che passi, sebbene pensare a qualcosa di positivo spesso non basti.
-Fëdor Dostoevskij