Dritta dritta tra i miei preferiti finisce questa autobiografia di Trevor Noah, attore, comico e conduttore TV sudafricano. “Nato fuori legge” è il racconto – potente, esilarante, ironico e precisissimo – dell’infanzia di un bambino, nato da madre nera e padre bianco, nel Sudafrica dell’apartheid, e dell’adolescenza di un ragazzino, dopo la caduta del sistema e la scarcerazione di Nelson Mandela. È il racconto di un uomo che riesce a sopravvivere e a fuoriuscire dalle brutture delle leggi razziali, della povertà, della violenza e delle ingiustizie di una società in cui la criminalità sembra essere l’unico destino possibile. Né nero né bianco, Trevor impara a farlo con l’incoscienza e quel senso di ribellione che appartiene solo ai bambini, alle menti brillanti e agli animi buoni. Impara a farlo grazie al rigore e all’amore smisurato di una madre che – a dispetto di una realtà brutale – gli regalerà l'indipendenza e la libertà di essere chi vuole. Senza mai risultare didascalico, Trevor Noah affronta una quantità enorme di temi storici, culturali, linguistici propri del contesto sudafricano. E, allo stesso tempo, non tralascia riflessioni universali: la questione dell’identità, il rapporto genitoriale, la violenza domestica, l’inefficienza delle forze di polizia statali, il sistema patriarcale, ma anche gli amori adolescenziali e l’amicizia. “Nato fuori legge” non è la storia di una sofferenza, ma di un’alternativa alla violenza – non è un libro pieno di odio o di rabbia, non lo è neanche per un momento. “Nato fuori legge” è una grandissima storia d’amore. Forse la più bella di tutte. Che bello sarebbe se libri come questo potessimo leggerli a scuola.













