Cane da Pastore Croato
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Cane di incerte origini, ma che sembra autoctono della Croazia, selezionato dai pastori solo per il lavoro.
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Cane da Pastore Croato
foto: www.pgarazze.altervista.org
Cane di incerte origini, ma che sembra autoctono della Croazia, selezionato dai pastori solo per il lavoro.
CARATTERE
Simpatico e attivo, lavoratore instancabile, è anche piacevole compagno ma viene per lo più allevato come ausiliario nella pastorizia.
CARATTERISTICHE
Altezza al garrese cm.40-50. Testa leggera, muso leggermente più corto del cranio, stop poco marcato, tartufo nero, dorso corto e muscoloso, torace di media lunghezza come la groppa, arti anteriori in appiombo, posteriori con angolature mediamente aperte, pelo di colore nero.
Slovensky Cuvac
foto: www.welpen.de
“Cuvac” in slovacco vuol dire “ascoltare”, e il nome è stato attribuito a questi cani per le loro grandi doti di attenti guardiani.
Secondo una teoria elaborata in Slovacchia e suffragata da ritrovamenti archeologici, gli imponenti cani da pastore come il Cuvac, il Tatra, il Maremmano-abruzzese, ecc., discenderebbero dai grandi lupi artici, modificatisi a contatto con l’uomo fino ad assumere le forme oggi conosciute.
Quale che sia l’origine, il Cuvac è ancora oggi un cane potente e forte, capace di battersi col lupo e di proteggere il gregge affidato alle sue cure ma anche di condurlo sui difficili percorsi di quelle impervie zone.
La nazionalità è attribuita alla Repubblica Ceca e alla Slovacchia.
La razza è stata riconosciuta dalla F.C.I. nel 1964. In Italia il Cuvac è molto raro.
CARATTEREMeno aggressivo delle altre razze balcaniche, oltre che un ottimo cane da pastore si è rivelato un simpatico compagno, attento guardiano e possente difensore, senza eccessi di nervosismo nel temperamento.
CARATTERISTICHEAltezza al garrese: maschi cm. 62-70; femmine cm. 59-65.
Testa con muso lungo quasi quanto il cranio, tartufo nero, cranio forte e allungato, mascelle robuste con dentatura forte e che chiude a forbice, occhi di colore bruno, orecchie attaccate alte, di moderata lunghezza.
Arti anteriori diritti, muscolosi, alquanto alti, piedi forti e rotondi; posteriori con cosce muscolose, ginocchio ben angolato, piedi un po’ più lunghi di quelli anteriori.
Petto largo, costole arcuate, dorso diritto, moderatamente arcuato, posteriore forte.
Mantello di pelo fitto e bianco.
CÃO DA SERRA DE AIRES
foto: www.petyourdog.com
Diffusa sui monti dell’Alentejo, è chiamata nel suo Paese di origine anche “Cane scimmia”, a causa del simpatico e buffo aspetto.
La nazionalità è attribuita al Portogallo.
È una razza estremamente rara.
CARATTEREVivace, simpatico, buffo e attivissimo, è un validissimo conduttore di greggi e di mandrie in genere, ma anche un piacevole compagno oltre che un buon guardiano. Non concede molta confidenza agli estranei.
CARATTERISTICHEAltezza al garrese: maschi cm. 42-48; femmine cm. 40-46; peso per entrambi Kg. 12-18.
Manto dal pelo lungo, liscio o poco ondulato, colore giallo, marrone, grigio, fulvo, lupino. Testa con cranio largo e forte, muso più corto del cranio, stop pronunciato, tartufo nero, occhi di media grandezza, scuri, orecchie attaccate alte, di media lunghezza, integre (ricadenti),o tagliate (diritte).
Arti anteriori forti, in appiombo, posteriori con cosce di media lunghezza e muscolose, piedi di media lunghezza, unghie nere.
Petto ampio, costole poco arcuate, dorso diritto, o appena insellato e lungo, coda attaccata alta.
Cane da Pastore Catalano
foto: www.agraria.org
Conosciuto nel suo Paese come Gos d’Atura - Perro pastor catalán, è molto diffuso e stimato, e dal 1974 ha iniziato a essere importato anche in altre nazioni.
Riconosciuta nel 1929, per la redazione dello standard furono presi come modello gli esemplari Tac e Iris, i quali nello stesso anno conseguirono anche il titolo di Campione.
La nazionalità è attribuita alla Spagna.
In Italia è poco diffuso ma presente con qualche esemplare.
CARATTERE
Eccellente cane da pastore, in grado di condurre da solo, senza la presenza dell’uomo, il gregge a destinazione e di curarne gli spostamenti.
Frugale e rustico, è insensibile al caldo e al freddo e può lavorare in ogni condizione climatica.
La straordinaria intelligenza lo rende oltre che un eccezionale lavoratore, anche uno splendido compagno, tollerante con i bambini, vivace, allegro, furbo e simpaticissimo, anche se diffidente con gli estranei.
Il coraggio e la determinazione, unite alla forza data dalla taglia media, lo rendono un valido guardiano, un buon difensore delle persone e hanno permesso il suo impiego in operazioni di Protezione Civile.
Con gli altri animali e con i cani in particolare è tollerante e accetta l’ordine gerarchico naturalmente costituito.
I riflessi sono rapidi, come i movimenti, e la capacità che ha questo cane di imporre la sua autorità al gregge o alla mandria è sorprendente.
Si tratta di una razza speciale, che dovrebbe essere più diffusa e apprezzata per i suoi meriti.
CARATTERISTICHE
Altezza al garrese: maschi cm. 47-55; femmine cm. 45-53.
Pelo lungo e piatto, ruvido, abbondante sottopelo, colore dato dalla mescolanza di peli di diverse tonalità che sono a) fulvo, b)sabbia, c) grigio.
Testa robusta e larga alla base, cranio pari a quattro terzi del muso, stop ben percettibile, muso diritto, tartufo diritto e nero, occhi molto aperti, color bruno scuro, orecchie inserite alte, terminanti a punta, triangolari, ammesse se tagliate in cani da lavoro, collo solido e vigoroso, denti forti, chiusura a forbice.
Arti anteriori forti, asciutti e in appiombo; i posteriori sono forti e muscolosi, coscia lunga, larga e muscolosa, garretti discesi, in appiombo, piedi ovali, doppi speroni ai posteriori.
Petto largo e ben sviluppato, garrese ben fatto, linea dorsale diritta, groppa rilevata leggermente, coda inserita piuttosto bassa.
Editoriale di Umberto Cuomo
Prima di maltrattare o abbandonare un cane guardatelo bene, e pensate che molto probabilmente l’umanità, la nostra civiltà, non esisterebbero se 15000 anni fa l’uomo non avesse iniziato a addomesticare i lupi, che in una continua evoluzione sono divenuti i cani di oggi. Il cane ha permesso cacce più facili, la pastorizia, il riposo dei nostri antenati ai quali faceva la guardia, e questo ha favorito la nascita delle scienze, dell’astrologia, madre dell’astronomia, della filosofia e di tutto il pensiero umano. Amare e rispettare il cane è il minimo che possiamo fare per un essere che ci ha accompagnato, favorendola, per tutta la nostra evoluzione.
foto: www.cleopa.it
Una delle razze che nel nostro Paese negli ultimi anni sta lentamente, ma costantemente, conquistando consensi tra i cinofili è il Bouledogue Francese: le ragioni sono molte e valide.
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Spino degli Iblei
Lo Spino degli Iblei è una antichissima razza della quale è documentata la presenza in Sicilia da secoli.
La povertà delle risorse del territorio ibleo ha contribuito alla formazione di diverse specie di animali da pascolo, ed ugualmente allo sviluppo di cani adatti a custodire e seguire le bestie, ma capaci di sopravvivere con poco o nulla.
In questa realtà sociale e geografica s’è sviluppata la razza di cani da pastore detta anticamente “Cani Spinu”, o, più recentemente, Spino degli Iblei.
Si tratta di cani la cui affidabilità come guardiani e conduttori di mandrie e greggi è ormai proverbiale.
Lo Spino degli Iblei è da secoli il guardiano delle masserie ed anche il custode del gregge, che deve proteggere dagli assalti degli animali selvatici (volpi, tassi, ecc.), ed anche dagli agguati dei cani inselvatichiti, che ormai, dopo che il lupo non è più presente da oltre un secolo in Sicilia, rappresentano un costante e reale pericolo per le bestie al pascolo.
Altro problema non ancora risolto è quello dell’abigeato, cioè del furto di capi di bestiame vivi da parte dell’uomo.
Anche in questo caso l’imponente mole dello Spino degli Iblei è sempre stato un valido deterrente verso simili attività ancora praticate nell’Italia Centrale e Meridionale.
Lo Spino degli Iblei possiede una grande intelligenza, tanto che è in grado di prendere decisioni autonome per quanto riguarda la guardia delle proprietà o la custodia degli armenti. Per questo può essere lasciato da solo anche per lungo tempo senza la supervisione dell’uomo.
Gelosamente allevato e custodito dai pastori della Sicilia Orientale, lo Spino è presente in un numero di esemplari consistente, che permette di pensare con ottimismo al suo futuro.
Sarebbe una cosa bellissima se qualche gruppo di appassionati si attivasse in modo importante per consentire il recupero di questa meravigliosa razza italiana. Lo Spino degli Iblei è parte della cultura del nostro Paese, è parte della sua storia e, se fosse possibile, il suo recupero ed il suo riconoscimento da parte della Cinofilia Ufficiale dovrebbero essere considerati un successo enorme per tutti i cinofili.
L’aspetto dello Spino degli Iblei è molto caratteristico ed inconfondibile.
Si tratta di un cane di grande mole, alto circa settanta centimetri al garrese o poco meno, caratterizzato da un mantello di pelo lanoso ed arricciato, che con l’avanzare dell’età tende a costituirsi in bioccoli.
La testa è ricoperta da pelo ispido e spinoso (Spino), che forma sopracciglia e baffi significativi, che gli conferiscono perennemente un aspetto corrucciato. Questa espressione viene definita dai pastori come “ncazzatu friscu”, significando con questo l’aria sempre un po’ burbera del cane.
Le orecchie sono pendenti, inserite basse ed indietro nel cranio.
L’ossatura è forte, la testa potente e con muso lungo circa quanto il cranio.
Gli occhi sono scuri, con espressione vivace ma non molto confidenziale.
Il temperamento indomito, coraggioso, resistentissimo alle fatiche ed al dolore, equilibrato ma prudente ed attento.
Anche questa splendida razza italiana meriterebbe d’essere portata alla ribalta del mondo cinofilo per le sue straordinarie qualità fisiche e morali.
Cosa significa allevare
Salute, carattere e morfologia sono i primi obiettivi ai quali deve mirare un allevatore che sia un vero amante della razza.
Cosa importa vincere una coppa o un titolo, a cosa serve arrivare primo in un’esposizione? A saltellare nel ring come talvolta capita di vedere? A farsi pubblicità per vendere qualche cucciolo in più o a un prezzo più alto? A farsi riconoscere dai Giudici?
Un vero e serio allevatore seleziona solo per passione, per raggiungere un suo ideale di “perfezione”, per amore dei cani (tutti), per amore della natura, perché ha capito lo spirito della razza che sta selezionando, perché ne conosce miserie e grandezze; e per proteggerla dall’intrusione di chi vuole solo far soldi o soddisfare una malintesa e malata vanità.
Una razza non è un insieme omogeneo di cani: è qualcosa di più. E’ storia, è cultura, è civiltà, è l’avventura degli uomini che quei cani hanno seguito, è fatta delle gioie e dei dolori che nei secoli l’hanno accompagnata, è il testimone vivente di una vicenda che coinvolge tutti noi, è un frammento della nostra storia terrena: da 15.000 anni indissolubilmente legata a quella del cane. Risalendo di generazione in generazione la genealogia di un cane, si ripercorre anche la terribile e affascinante epopea dell’uomo, fino alla domesticazione del lupo, fino alle nebbie che precedono il periodo preistorico; fino ai frammenti che ci fanno balenare poche tracce d’epoche più remote dei cinquantamila anni fino ai quali riusciamo a spingerci con le nostre ricerche. Cosa sono cinquanta mila anni al confronto dei centocinquanta milioni di secoli di vita del nostro universo?
Ciascuno di noi dovrebbe avvicinarsi a ogni razza, anzi, a ogni essere vivente, con rispetto, in punta di piedi, stupito di quanto la Natura sia riuscita a produrre; stupito di quanto ancora, nonostante noi, riesca a conservare.
Guardate i cuccioli appena nati, e stupite. Stupite per la sorprendente sapienza che guida gli istinti della mamma; che rompe le placente, taglia i cordoni ombelicali, lecca i piccoli pulendoli e stimolandone la respirazione, e poi col muso li sospinge teneramente verso le mammelle. Stupite per la sapienza della Natura che porta quei piccoli esseri ciechi, sordi, indifesi, a piangere con forza, a cercare i capezzoli, a succhiare con tutto l’impeto che li spinge a voler vivere. Stupite per l’incredibile e misericordioso istinto che induce la madre a scostare dalle mammelle i cuccioli con problemi di salute: in natura non sopravvivrebbero, e la mamma evita loro la sofferenza della malattia.
Soprattutto stupite al pensiero che gli antenati di quei cuccioli potrebbero avere incontrato i nostri. Può sembrare impossibile, eppure se ci riflettiamo un momento la verità appare in tutta la sua straordinaria semplicità.
Noi, come tutti gli esseri viventi, abbiamo due genitori, quattro nonni, otto bisnonni, 16 trisavoli, e così via. Continuando la risalita attraverso le generazioni troviamo che verso l’anno Mille i nostri avi viventi avrebbero dovuto essere circa 8.500.000; e alla nascita di Cristo più o meno 600.000 miliardi; e gli antenati dei nostri cuccioli forse di più. Ciò è evidentemente impossibile, poiché mai tanta gente e tanti cani sono vissuti sulla Terra. Studiando gli alberi genealogici, come anche i pedigree, ci si accorge che le nostre linee di sangue sono più volte incrociate tra loro, e che più volte vi compaiono gli stessi nomi, come quelle dei cuccioli che davanti a noi stanno succhiando voracemente il latte. La cosa si può verificare proprio dai pedigree, nei quali molte volte compare il nome degli stessi avi.Ed ecco che, sorprendentemente, nonostante la nazionalità, il colore della pelle, la forma degli occhi, ci ritroviamo tutti fratelli; partiti – secondo i più recenti studi – circa 50.000 anni fa da una zona dell’Africa del Nord-Est da un nucleo di non più di 2.000 persone; come anche i cani, nonostante le razze e i vari incroci. Oltre i 50.000 anni è la nebbia, e i rarissimi reperti non aiutano più, come se qualcuno volesse custodire il segreto della comparsa dell’uomo sulla Terra.
Ecco perché allevare è qualcosa di grande, importante e che richiede un alto senso di responsabilità.
American Pit Bull Terrier
foto: www.priolo.altervista.org
L’American Pit Bull Terrier, comunemente chiamato Pit Bull, appartiene alle razze non riconosciute dalla Federazione Cinologica Internazionale.
Non il Pit Bull, ma l’evoluzione dei cani che avrebbero poi portato alla sua nascita, iniziò molti secoli or sono.
Fin dal 1209 si ha notizia certa che in Inghilterra vi erano cani adibiti a combattere con i tori. Questi cani, già nel 1631, erano certamente chiamati comunemente Bulldog, com’è provato da uno scambio epistolare giunto fino a noi tra due persone in confidenza che risiedevano una in Gran Bretagna e l’altra in Spagna. I combattimenti tra cani e tori erano detti bull-baiting, e divennero popolarissimi in tutte le classi sociali, comprese le più elevate: compresa perfino la Casa Reale.
Sempre nel Regno Unito esistevano da tempi immemorabili, e venivano allevati dalle classi più umili, dei cani specializzati nella caccia, specie quella in tana dei selvatici nocivi, chiamati Terrier. Di questi Terrier ne esistevano molte varietà e ogni contea, se non addirittura ogni villaggio, andava fiera dei coraggiosissimi e indomiti cani da caccia allevati nel proprio territorio, e alcune varietà erano rinomate in tutta l’Inghilterra.
In nessuno dei due casi si trattava inizialmente di soggetti omogenei, poiché quello che interessava a chi allevava questi cani era la funzionalità per gli specifici compiti. Una spietata selezione naturale, aiutata spesso e volentieri dall’uomo, provvedeva a far sopravvivere solo gli esemplari più validi e idonei.
Non vi erano ancora pedigree, ma dei cani più capaci tutti gli appassionati conoscevano a memoria la genealogia, ammesso che quella dichiarata dall’allevatore fosse vera, poiché a quei tempi le strade seguite per selezionare i cani venivano raramente rivelate.
Circa agli inizi del XVIII secolo divenne pratica sempre più frequente quella di accoppiare Bulldog e Terrier al fine di ottenere cani più agili, per renderli più adatti ai nuovi combattimenti tra animali che si andavano via via affermando.
Infatti, il cane doveva scontrarsi non solo con il toro o l’orso, ma anche con avversari molto più agili, come asini, scimmie, tassi, perfino leoni e, naturalmente, anche altri cani.
Gli incroci tra Bulldog e Terrier erano chiamati comunemente Bull and Terrier, Half and Half, Pit Bulldog, (“pit” era chiamato il recinto di legno quadrilatero, dove avvenivano i combattimenti tra avversari di dimensioni piccole o medie). ecc.
Quando iniziò il flusso d’emigrazione dalle Isole Britanniche verso il Nuovo Continente, all’incirca alla fine del XVII secolo, molti dei coloni che s’imbarcarono per l’America portarono al seguito anche i loro cani. Alcuni di questi erano Bulldog, altri Terrier delle varie tipologie, e altri ancora Bull and Terrier: molti dei quali usati nei combattimenti.
In America i cani continuarono le loro attività, e furono praticati molti incroci al fine di ottenere le migliori caratteristiche per i diversi impieghi.
Una parte dei cani importati, impiegati nei combattimenti, proveniva dall’Inghilterra e dall’Irlanda, mentre meno importanti per questi scopi furono i cani scozzesi.
Nel 1865, Charly Loyd, detto “Cockney” per il suo accento tipico della periferia londinese, importò dall’Inghilterra due esemplari di Bull and Terrier chiamati Pilot il maschio e Paddy la femmina. Semplificando, da questi due esemplari e da un altro Bull and Terrier di nome Rafferty, sempre importato, ebbe inizio l’avventura di tre tipologie di cani oggi molto diffuse nel mondo.
I cani di quei tempi in America erano molto diversi tra loro e presentavano differenti taglie, colori, strutture, teste e attitudini. Tutti erano però coraggiosissimi, potenti e indomiti.
Nel 1898, C.Z. Bennet, fondò l’United Kennel Club (U.K.C.), con lo scopo di registrare i pedigree dei cani che furono chiamati American Pit Bull Terrier, unificando tutti gli altri nomi. Al numero uno fu iscritto Bennet’s Ring, dello stesso fondatore, e da quel momento non fu più permesso incrociare i soggetti iscritti all’U.K.C. con esemplari di altre razze, come invece s’era fatto fino a quel momento, e gli altri nomi con i quali questi cani venivano chiamati (Bulldog, Pit Bulldog, Half and Half, Blue Paul, Yankee Terrier, ecc), caddero lentamente in disuso.
Nel 1909, un’altra organizzazione d’allevatori, l’American Dog Breeder Association (A.D.B.A.), fu costituita a Chicago grazie all’entusiasmo di Guy Mc Cord, che ne fu il primo Presidente, e grazie anche all’incoraggiamento di Jhon P. Colby, che fu grande amico di Mc Cord oltre che un importantissimo allevatore di Pit Bull da combattimento. In questa organizzazione furono iscritti i cani da combattimento americani con il nome di “American Pit Bull”, senza la specifica “Terrier”, che venne aggiunta più tardi.
Non tutti i Pit Bull venivano però utilizzati nell’incivile e barbara attività dei combattimenti, ma molti di essi erano impiegati come ausiliari nella caccia ad animali pericolosi e per difendere le fattorie e le persone che vi vivevano. Così, verso i primi anni del XX secolo, si iniziò ad allevare questi cani per il loro coraggio e per la loro innegabile utilità, ma non venivano usati nei combattimenti, e nel 1936 nacque ufficialmente l’American Staffordshire Terrier: razza riconosciuta dall’American Kennel Club (fondato nel 1884), che è l’unica organizzazione cinofila affiliata alla Federazione Cinologica Internazionale (F.C.I.).
U.K.C. e A.D.B.A. non sono invece riconosciute dalla F.C.I.
Questi sono i fatti storici inconfutabili
Il Pit Bull ha continuato a essere inizialmente allevato quasi esclusivamente per i combattimenti, e aveva poca importanza l’aspetto: l’unica cosa che interessava era l’abilità come lottatore.
Bisogna segnalare che Pit Bull e American Pit Bull Terrier, nonostante quello che alcuni cercano di far credere, sono esattamente la stessa cosa.
Oggi il Pit Bull è un cane noto, anzi, famoso, anzi, famigerato.
Come ai tempi, neanche troppo lontani, della diffusione di altre razze che sono divenute per l’immaginario collettivo simbolo di aggressività e prepotenza, anche il Pit Bull subisce oggi lo stesso destino. Colpa come sempre dell’uomo e mai degli animali.
Di Pit Bull si dice ne esistano due versioni. In realtà queste sono molte di più e vengono spesso incrociate tra loro, poiché non esistono controlli ufficiali.
Una è la cosiddetta “A.D.B.A.” più simile al tipo originale. Snella, con testa tipo Terrier, ossatura robustissima ma non pesante, profilo smilzo anche se potente.
Un’altra è quella chiamata “U.K.C”, che è più simile all’Am Staff, tanto che è stato permesso negli anni ’40, ’50, e ’60 del XX secolo, in periodi limitatissimi di tempo e con regole severissime, il passaggio di alcuni soggetti U.K.C. di eccezionale valore e che non erano mai stati utilizzati nei combattimenti nel Registro dello Staffordshire Terrier americano.
Si tratta di cani più massicci, con ossatura forte, testa più grossa di quella dei Pit Bull A.D.B.A., taglia maggiore e soprattutto carattere meno follemente aggressivo verso i loro simili. In entrambe le varietà non importa comunque il colore del mantello, del naso, degli occhi; ed entrambe differiscono per il carattere e il livello di soglia di reazione agli stimoli dall’ American Staffordshire Terrier, come confermano anche alcuni allevatori americani che hanno scritto dei libri su questi cani e selezionano sia Pit Bull che Am Staff.
Spesso le due tipologie, A.D.B.A. e U.K.C. sono state mischiate tra loro, come sono stati fatti un gran numero di incroci con altre razze potenti e aggressive dai criminali che in passato, e ancora oggi purtroppo, hanno utilizzato e utilizzano i cani nei combattimenti clandestini, ancora molto (troppo) diffusi anche in Italia.
Vi sono così Pit Bull incrociati con Dogo Argentini, Cani Corsi, Dogo Canario, Fila, Tosa, mastini di varie tipologie, Bull Terrier, altre razze e molti meticci.
Questo ha portato a una situazione di assoluta incertezza, che non permette di riconoscere per ora questi cani poiché in ogni momento potrebbero far uscire dal cilindro degli accoppiamenti dei soggetti atipici ed estranei.
E’ per questo che, giustamente, la F.C.I. non riconosce i Pit Bull, che ancora ai nostri giorni, anche se spesso sono allevati da persone che con i combattimenti non hanno nulla a che fare e anche se alcuni appassionati stanno cercando di portarli a delle tipologie omogenee, sono in ogni caso cani che potrebbero presentare dei problemi caratteriali, e che sicuramente sono di difficile gestione da persone impreparate per quanto riguarda il rapporto con i loro simili. Per di più non presentano ancora una certezza di stabilità nel fenotipo (caratteristiche fisiche) e di affidabilità del carattere.
Solo una razionale e competente selezione che crei un tipo morfologicamente fissato e diverso dall’American Staffordshire Terrier (un doppione sarebbe inutile e inconcepibile essendo l’Am Staff già riconosciuto), e caratterialmente stabilizzato, potrebbe portare il Pit Bull a un riconoscimento ufficiale.
Cruditè di crudeltà
Astrid Biglino
La storia del Terranova
foto: www.chepkadog.com
Secondo alcuni studiosi, i cani di tipo molossoide furono introdotti nell’isola verso l’anno Mille dai Vichinghi, i quali raggiunsero quelle lontane terre, accompagnati anche dai loro grossi cani neri che avevano il compito di custodire le mandrie portate dagli uomini al seguito per sfamarsi, i villaggi e le imbarcazioni. Uno di questi cani, fedele compagno di Re Leif Eiricksson che, esiliato, si spinse fino a Terranova, si chiamava Oolum, ed era un gigantesco esemplare dal pelo maculato scuro, ottimo nuotatore e cacciatore. Oolum apparteneva a quei cani chiamati anche Pelshound presenti nella Penisola Scandinava fino al XIX secolo.
Secondo il naturalista dottor Stubbart, i cani dei Vichinghi, accoppiatisi con cani originari dell’isola, introdotti forse dagli indiani, avrebbero, nei secoli, prodotto gli antenati del Terranova.
Per altri la razza deriverebbe dai cani portati da popoli orientali giunti prima in Canada e poi a Terranova attraverso lo stretto di Bering.
V’è poi chi pensa, come il cinologo svizzero prof. Heim, che l’evoluzione del Terranova sia molto più recente e debba essere fatta risalire ai cani introdotti nell’isola dai navigatori inglesi e francesi a partire dal XVI secolo. Questa tesi troverebbe conferma nel fatto che Giovanni e Sebastiano Caboto non hanno mai segnalato la presenza di cani, tanto meno di cani che, come i Terranova, certamente non sarebbero passati inosservati. Anche gli inglesi asseriscono che quando sbarcarono sull’isola nel 1622, non trovarono traccia di questi cani.
In ogni caso le lontane origini vanno ricercate, anche questa volta, nei grandi molossi orientali che hanno raggiunto migliaia d’anni or sono l’Europa.
Il capitano R. Withbourne, nel 1630, di ritorno dal suo secondo viaggio a Terranova, racconta dei cani locali, dicendoli affidabili e giocosi, e Sir Joseph Banks, membro della Royal Geographoc Society di Londra, recatosi più volte a Terranova, narra dei cani dell’isola, e di quelli molto speciali allevati a Trepassey, dei quali importò in Inghilterra diversi esemplari suscitando l’interesse dei cinofili europei. Erano cani abili nei salvataggi in acqua, amanti del nuoto e per questo molto utili agli equipaggi delle navi.
L’Onorevole Harold Mc Pherson, in un suo libro sulla razza scritto nel 1837, sostenne che furono gli europei a portare con le loro navi dei molossoidi sull’isola di Terranova, e questi cani, che erano di diverse tipologie, incrociandosi tra loro e con i soggetti esistenti in quella terra, generarono i Terranova.
La razza era comunque già conosciuta nel XVIII secolo in Europa, e in Inghilterra aveva importanti estimatori.
Tra i più celebri vi fu Lord George Gordon Byron (1788-1824), il famoso poeta romantico inglese, che ne possedette un esemplare e di lui scrisse alla sua morte: “Qui riposano i resti di una creatura che fu bella senza vanità, forte senza insolenza, coraggiosa senza ferocia, ed ebbe tutte le virtù dell’uomo senza averne i difetti”.
Anche il pittore, incisore e scultore Sir Edwin Henry Landseer (1802 – 1873) possedette un Terranova bianco e nero di nome Bob, che era molto indipendente, ed amava fare lunghe passeggiate lungo le rive del Tamigi. Nei 14 anni di vita Bob salvò 23 persone che stavano per annegare nel fiume londinese, e per questo fu insignito di speciale onorificenza e medaglia d’oro dalla Royal Human Society di Londra.
Landseer, nel 1837, pensò d’immortalare Bob in un quadro ma, poiché il suo cane non gradiva restare in posa, prese a modello un soggetto sempre bellissimo ma più tranquillo di nome Paul Pry.
Dal 1850 il Terranova bianco e nero fu chiamato Landseer, cosa che contribuì a diffondere questi cani, ma generò poi confusione quando un’altra razza fu chiamata anche lei Landseer, e fu (e spesso è ancora) confusa con il Terranova di colore bianco e nero.
Possedettero Terranova anche Giorgio III (1738 1820), Re d’Inghilterra dal 1760, la regina Vittoria (1819 – 1901), Sir Walter Scott (1771 – 1832), Edoardo VII (1841 – 1910), Charles Dickens (1812 – 1870), ed il compositore Richard Wagner (1813 - 1883).
Nel 1886 fu fondato in Inghilterra il primo Club di razza.
Nel 1887 apparve per la prima volta effigiato su di un francobollo un cane. Fu in Canada ed il cane era un Terranova.
Diffuso in tutto il mondo, il Terranova è ottimamente allevato negli Stati Uniti e in Canada, Paese al quale ne è attribuita la nazionalità.
E’ presente con eccellenti soggetti anche in Europa e in Italia, dove la razza è tutelata da un apposito Club.
Boerboel
fonte: www.dogbreedinfo.com
Jan Van Riebeeck costruì una stazione fortificata che fu il primo nucleo di Città del Capo, e rimase in questa roccaforte fino al 1662.
Come era consuetudine, assieme ai soldati giunsero anche numerosi cani, alcuni dei quali con strutture molossoidi, che erano chiamati dagli olandesi “bullenbijter”. Servivano come guardiani e come ausiliari nella guerra, e venivano anche impiegati per cacciare e catturare gli animali feroci e pericolosi.
Con molta probabilità si trattava dei molossoidi diffusi in tutta Europa fin dall’epoca romana, e che discendevano dai grandi cani orientali allevati già diversi secoli avanti Cristo in Assiria e in Epiro.
I coloni che negli anni seguenti giunsero dall’Olanda, e che erano chiamati “Boeri”, portarono anch’essi al loro seguito dei cani che li proteggessero nelle nuove, selvagge e sconosciute terre. Dagli incroci tra tutte queste razze nacquero dei soggetti che col tempo svilupparono determinate caratteristiche di funzionalità.
La vita dura in quelle che allora erano inospitali terre, fece sopravvivere solo i cani che erano in grado di svolgere impeccabilmente il loro lavoro, facendo scomparire gli esemplari non idonei.
Per proteggere le fattorie, talvolta molto lontane una dall’altra, i cani dovevano essere forti e coraggiosi, e tanto garndi da poter affrontare anche animali seriamente pericolosi.
Poiché non era pensabile poterli curare, solo i più robusti sopravvivevano in condizioni talvolta terribili.
Quando venivano effettuati i lunghi viaggi per raggiungere le località più vicine per rifornirsi o vendere le merci prodotte, i cani dovevano essere in grado di seguire, talvolta per giorni, gli uomini, proteggendoli e vegliando nelle pause di sosta. Per fare questo dovevano essere costruiti in modo perfetto, e possedere notevole resistenza.
I cani che rimanevano alle fattorie per custodire le donne e i bambini che vi rimanevano, dovevano essere molto socievoli con le persone e assolutamente fidati.
Da questi antenati sono derivate le doti che ancora oggi contraddistinguono il Boerboel: coraggio, forza, decisione, robustezza, agilità nonostante la mole, e molta docilità con le persone amiche.
Questi molossoidi che, come abbiamo visto, erano molto funzionali, si formarono in Sudafrica nel corso di decenni, ed erano chiamati comunemente “bole”.
Sembra, ma non è provato, che alla formazione della razza odierna abbiano contribuito anche il Rhodesian Ridgeback, il San Bernardo e l’Alano. Secondo alcuni, data la somiglianza, non è escluso che anche il Bullmastiff sia stato impiegato, tanto più che quest’ultima razza è diffusa ed apprezzata in Sudafrica.
La civilizzazione della nazione e l’urbanizzazione del XIX e XX secolo, hanno creato dei problemi al Boerboel, che ha perso parte delle sue possibilità di utilizzo. Fortunatamente, nel 1980 alcuni appassionati e allevatori si riunirono nel “South African Boerboel Breeder Association”, che si batte da allora per far riconoscere la razza.
Nell’agosto del 1980 fu intrapreso da alcuni appassionati un viaggio in Sudafrica alla scoperta degli esemplari puri ancora esistenti. Furono percorsi oltre 5500 chilometri e visionati circa 250 soggetti, dei quali solo 72 vennero selezionati e iscritti al Registro del Boerboel.
L’Associazione che protegge la razza ha raggruppato più di 500 membri tra Sudafrica e Namib, e ogni anno, in novembre, organizza un importante incontro a Kroonstad, al quale partecipano innumerevoli appassionati con i loro cani.
Il prossimo passo sarà forse quello del riconoscimento ufficiale: un grande sogno per tutti gli amanti del Boerboel.
Carattere
Il Boerboel è un cane allevato e selezionato per la guardia. Il suo carattere deve essere deciso, la tempra forte, la disposizione alla protezione di cose e persone alta, ma deve anche essere completamente controllabile e mai ribelle alla disciplina.
Con i bambini è gentile ed è un ottimo “baby-sitter”: specie le femmine.
Con gli estranei innocui è amichevole, ma sempre attento a quello che accade, anche se pare sonnecchiare. Con i malintenzionati diviene però terribile ed estremamente pericoloso.
E’ il cane che accetta per padrone una sola persona, ma rimane dolce e affettuoso con tutta la famiglia: specie i bambini, dei quali è un formidabile difensore.
Necessita di un padrone equilibrato e giusto, che non sia mai brutale, ma che lo controlli con polso fermo.
Caratteristiche
Intelligente, di buon carattere, sicuro di sé.
Deve essere di grande mole, forte e muscoloso, molto proporzionato.
Testa grande e forte, con tipica “espressione da Boerboel”, molto proporzionata, occhi ben formati, non sporgenti e scuri, orecchie di media grandezza, a forma di “V” e integre, denti forti con chiusura preferita a forbice, prognatismo massimo consentito un centimetro, labbra pigmentate e non rilasciate.
Il dorso deve essere forte e muscoloso, arti anteriori forti, muscolosi e diritti, corpo proporzionato alla taglia, arti posteriori forti e muscolosi, non rivolti in fuori o in dentro.
Dove la cosa è permessa la coda deve essere amputata corta (integra è ammessa).
Pelo corto e liscio.
Movimento poderoso.
Non deve avere caratteristiche che ricordano altre razze.
Barbet
foto: www.agraria.org
Il Buffon pensava che il nome “Barbet” derivasse proprio dal fatto che questi cani provenivano dalla regione dell’Africa del Nord detta “Berberia”: la terra dei Berberi, i quali allevavano cani da acqua a pelo lungo e arricciato.
Si tratta di cani dall’aspetto primitivo, molto abili nella caccia in acqua e utilizzati un tempo anche sulle navi, dove venivano addestrati a svolgere diverse mansioni.
Razza antichissima, comune in tutta la Francia, utilizzata per la caccia agli uccelli acquatici, e descritta o citata in molte opere fin dal XVI secolo. Il Barbet era utilizzato, per riporto, anche nella Marina.
E’ diffuso quasi esclusivamente in Francia, a cui è attribuita la nazionalità della razza, anche se alcuni esemplari sono presenti in altri Paesi.
In Italia è ancora rarissimo e quasi sconosciuto.
Il carattere
Il Barbet è molto equilibrato, né aggressivo né pauroso, molto affezionato ai suoi padroni, molto socievole, amante dell’acqua.
Cane d’acqua per la caccia alla selvaggina da penna, è più di un semplice cane da riporto; deve ricercare e localizzare il selvatico nascosto nella vegetazione acquatica e farlo levare. In seguito riporta l’animale colpito dal suo padrone. Non teme il freddo, e va in acqua con qualsiasi tempo.
E’ un ottimo cane da caccia generico, abilissimo nel lavoro negli acquitrini e nei canneti, e capace di tuffarsi in acque gelide senza il minimo danno.
L’aspetto rustico e dall’espressione burbera, lo rendono un ricercato cane da esposizione, che non manca di suscitare ammirazione in chi lo osserva.
Con l’uomo è gentile, docile e affettuoso; è un po’ pigro quando è a casa, ma all’aria aperta si tramuta in un impetuoso e vivace atleta.
Possiede una salute proverbiale, solo il suo mantello va regolarmente curato e spazzolato per eliminare il pelo morto che potrebbe creare fastidiosi nodi.
Caratteristiche
Cane di taglia e proporzioni medie, caratterizzato da una spessa pelliccia lanosa che gli assicura una protezione efficace contro il freddo e l’umidità. Il pelo forma barba al mento, e da questa caratteristica deriva il nome della razza
Altezza minima al garrese: Maschi 58 cm; Femmine 53 cm
Il pelo del cranio deve ricadere fino alla canna nasale. La barba è lunga e spessa, i baffi ricoprono tutto il muso e sono molto folti.
Cranio rotondo e largo. Stop marcato. Muso ben squadrato. Canna nasale larga e corta. Labbra spesse, pigmentate di nero o marrone; interamente ricoperte di lunghi peli.
Occhi rotondi, preferibilmente marrone scuro.
Orecchi attaccati bassi (all’altezza dell’occhio o un po’ più in basso). Lunghi, piatti, larghi con lunghi peli che formano ciocche. Tirati in avanti, sorpassano il tartufo di almeno 5 cm (col pelo) La cartilagine degli orecchi sorpassa la commessura labiale.
Dorso linea superiore arcuata molto leggermente. Rene arcuato, corto e forte. Groppa profilo arrotondato. Torace largo, sviluppato, abbastanza profondo, con costole arrotondate. Coda un po’ rialzata ma non a livello orizzontale, attaccata bassa; forma un leggero uncino all’estremità
Arti anteriori diritti e con forte ossatura, coperti di lungo pelo, spalle oblique e braccia muscolose.
Arti posteriori con cosce leggermente oblique, muscolose, garretti bassi ed angolati, piedi rotondi.
Pelo lungo, lanoso, arricciato, che forma ciocche. Il pelo è fitto e, allo stato naturale, ricopre tutto il corpo. È una caratteristica essenziale della razza. Da tempo immemorabile il Barbet è sempre stato toelettato in modo tale da facilitare il suo lavoro e il suo stile di vita. Può essere presentato in modi diversi a seconda dell’uso per il quale è destinato.
Colore: monocolore nero, grigio, marrone, fulvo, sabbia, bianco, o più o meno pezzato. Tutte le sfumature del fulvo e del sabbia sono accettate. La sfumatura dovrà di preferenza essere la stessa su tutto il corpo del cranio che scende fino alla fronte e nasconde gli occhi, barba lunga e folta (da cui forse il nome), cranio tondo e largo, muso quadrato, maschera nera o marrone, occhi rotondi, marrone scuro, ricoperti di peli, orecchie attaccate basse, lunghe, larghe e piatte, ben coperte di pelo, collo corto e forte.
Tronco con petto largo, piuttosto alto, costole arrotondate, dorso leggermente convesso, rene inarcato, corto e forte, groppa tondeggiante, coda abbastanza rialzata, ad uncino all’estremità.
Mantello di pelo lungo e lanoso, a volte arricciato, con frange colorate, ricopre folto l’intero corpo, di colore nero, grigio, marrone, fulvo, sabbia, bianco, a tinta unita o misti.
Pastore della Russia meridionale
foto: www.agraria.org