Un profumo? «Il gelsomino». Un sapore? «Quello positivo di alcuni couscous che ho mangiato e quello negativo del grasso di montone in Turchia: dopo quindici giorni ne sentivo l'aria impregnata anche se stavo di fronte al mare, e mi girava la testa». Un colore? «L'oro dei tramonti». Un personaggio? «Un monaco di clausura di quelli che vedi solo da lontano. Era un monaco da iconografia tradizionale: avanti negli anni, barba bianca e capelli lunghi, palandrana nera e in testa un cappello alto, quella specie di mitra che portano loro. Tanto per cambiare era l'imbrunire, io ero affacciato a un balcone e lui nel suo cortile, un cortile nudo, di pietra color grigio chiaro. Ci guardammo solo un attimo, ma fu una comunicazione molto intensa. Mi bastò quell'unico sguardo per capire a che grado di evoluzione era arrivato». Ha mai pensato, Battiato, di piantare tutto e trasferirsi in uno di quei conventi? Mai. Uno si ritira quando non ne può più, oppure perché ha scelto come volontà di cambiare vita. Ma io qui, almeno per il momento, sto benissimo.
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Brano tratto dall’intervista di Fabrizio Zampa a Franco Battiato del Giugno 1994 riportata nell'articolo Incursioni pubblicato nel numero monografico dedicato al cantautore siciliano di Nuove Effemeridi - rassegna trimestrale di cultura, Edizioni Guida, Palermo, n° 47, 1999/III, Anno XII, pp. 53-54.
















